Backlog cleared

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Rubrica `Un nuovo romanzo`

Sono moderatamente sicura che chiunque si sia avvicinato, almeno per qualche anno della sua vita, a una qualunque pratica artistica, abbia accumulato una quantità variamente abnorme di robe informi, incompiute, abbandonate, in attesa di revisione, in attesa di ultimazione etc. di solito raccolte in una cartella nominata con qualche eufemismo del tipo progetti, materiale, da finire, uhhmmm, non aprire questa porta.

La maggior parte di questa roba è spazzatura, naturalmente, che non vale i bit che occupa sul pc, però è estremamente difficile da eliminare. La sfida sta, a mio avviso, nel separare con un sapiente setaccio quello che vale la pena di riprendere, revisionare, concludere dalla schifezza da mandare al macero virtuale.

Ebbene, negli ultimi mesi ho deciso che no: non avrei iniziato un nuovo romanzo senza prima smaltire i miei arretrati. E questo week end, finalmente, ce l’ho fatta. Non ho più due romanzi da rivedere nel mentre ne finisco uno e ne scaletto un altro. Ho finito la revisione di due romanzi che mi stavano sul groppone da anni, ne ho finito un altro che ora devo ‘solo’ revisionare e quando scaletterò quello nuovo lo farò, spero, con un senso di leggerezza.

Alla fine di questo lungo e faticoso processo ho voluto tirare un po’ le somme e devo dire che non è stato poi così male immergermi in vecchie storie, scritte con uno stile molto diverso da quello che uso ora, ma alle quali sono comunque affezionata. Mi ha dato un senso di compimento, di chiusura.

Ecco, soprattutto questo: ho chiuso un capitolo, il fantasy, che mi ha accompagnata per i primi anni del mio percorso di scribacchina e ora sono pronta per affrontare nuove mirabolanti avventure!

Un saluto a tutti gli amichetti scrittori e… buona fortuna col vostro backlog! ;)

Img: Backlog by Bendy623

Sulla strada (di nuovo)/On the Road (again)

I Monologhi di Sana – Rubrica

timdontgiveashitthoughthecuntkickedall http://www.youtube.com/watch?v=QlW-FEOEx6I Ritorno sulla strada, dopo l’ennesima delusione. Che esseri umani tristi e senza valore, che esistono. Per fortuna non sono i soli, rifletto. Anche da questa esperienza ho imparato qualcosa, e, alla fine, si torna sempre sulla strada. Sulla mia strada…di piccola, roscia, punk senzalegge. Quanto facilmente si scambia l’affetto per compassione e mancanza di forza. Troppe volte. Essere esseri delicati non significa essere senza forza, anzi, significa averne abbastanza da non necessitare di nascondersi. Come dice mia sorella: “Erano altri tempi, quando il punk era punk e non si nascondeva”. Ecco, io voglio essere così. Io non voglio nascondermi mai. Che quando ero piccoletta mamma mi diceva: “Se vedi qualcuno sbagliare di grosso, ecco, te trova il modo di fa meglio”. E quindi? E quindi si torna sulla strada a colpi di punk, che la musica non è mai troppa, a cercare nuovi orizzonti, ancora più belli, ancora più lontani. E capisco altre storie di me, altre cose sopite e ancora poco chiare… io non voglio essere come sta gente, mai. Io voglio fare di me stessa e della mia vita un’opera d’arte punk. E per tutti quelli che mi hanno detto che non potevo, per tutti quelli che non hanno retto il mio passo….beh….cazzi vostri! Sono Cappuccetto Rosso che attraversa il bosco…ma cammino da sola e senza paura, e vado a prendere a mazzate il cacciatore, con il sorriso sulle labbra. E più riesamino i miei passi e le persone della mia vita capisco che ero io il motore di tutto, che non so bene di chi pensassi di aver bisogno…o perchè avessi paura. Ero sempre io quella forte e capace, dei due. Sono sempre io quella che, alla fine, torna sulla strada e scopre qualche sentiero nuovo. E forse sto iniziando a capire le parole di chi m’ha conosciuta tanto tempo fa, e mi diceva che mi stavo arrendendo prima ancora di iniziare a provarci, e che non c’erano ordini costituiti e potevo diventare chiunque volessi, che non c’era fretta di capire. Bisogna, forse, prendersi il tempo per scoprirsi un po’ di più. E io, passo dopo passo mi sto scoprendo, lungo questo sentiero polveroso costellato di tappe non preventivate. Il mio è un viaggio senza una fine e senza paura. Bisogna scoprirsi per non arrugginire, bisogna costruirsi per migliorare. Essere capaci di starsene da sé, senza l’approvazione della maggioranza, non è roba per tutti. È una questione di punti di vista e differenze. Anche nell’essere diversi si può scegliere di conformarsi, aderire senza pensiero critico a una massa di concetti e persone, senza chiedersi mai niente. Ma io non ne sono tanto capace, di imparare a memoria i precetti senza capire mai, senza agirli mai, che pure da piccina a imparà a memoria le poesie ero un disastro. Io ho sempre fatto e detto tutto a modo mio, proprio non c’era verso, che il mio cervello segue schemi e fili logici tutti suoi. E quindi, tirando le somme di questa sporca faccenda, mi dico che no, che alla fine è andata bene così. Che m’ha dato la possibilità di scoprire qualcosina di nuovo su di me, e mi ha fatto vedere bene come voglio continuare a non essere, che sta gente me fa proprio un po’ tristezza e pietà. Che la rabbia è un sentimento sensato se ragionato e abbinato al coraggio, altrimenti sei un coglione senza cervello. Che senza coraggio, non se va da nessuna parte. Che è facile dirsi anti[inserire qui cose brutte a caso], ma se poi non si è capaci di dare rispetto a chi ci circonda, so solo parole vuote, dietro alle quali ci si nasconde per farsi belli e credersi meglio. Che la vera forza sta nel ribellarsi sempre, pure a chi ci copre di belle parole ma in realtà vuole trasformarci in bamboline col sorriso dipinto, in crocerossine della vita altrui. Ma anche no! Io ho una vita mia, e voglio vivermi quella! Se possiamo fare un pezzo di strada assieme da paura, ma non sarò mai una casalinga degli anni ’50, il tuo sessismo represso, fammi il favore, e tiettelo per te. Sfoga le tue frustrazioni di macho ferito altrove, che io c’ho altro da fa che curarti l’ego. Andare a scoprire il mondo, per esempio. Ascoltare buona musica. Salutare un amico che se ne va, con una lacrima e cantando a squarciagola una canzone antifa. Ricordarmi che bisogna vivere forte, pure per chi non può farlo più. Dipingermi la vita di bella gente, di viaggi improbabili e nuove scoperte. Riempirmi l’esistenza di colori. Combattere per quelli che amo e per quello in cui credo. Andare avanti senza paura, che se hai paura, allora, hanno già vinto loro. Innaffiarmi la coscienza di nuovi ideali. Trasformare me stessa in un terreno più fertile che posso, a dispetto di chi vorrebbe rendermi la testa e il cuore sterili e color pastello. Scegliermi sentimenti da provare, e non pentirmene, che avere un cuore e non essere merde non è mica na cosa brutta. Essere corretta e non mentire mai, che se sei davvero forte e fiera non hai bisogno né di mentire né di nasconderti. E infine ricordarmi i consigli degli amici cari: “Guarda, fondamentalmente, te te ne devi sbatte il cazzo, de tutto, de tutti….fai quello che credi giusto e vai avanti tranquilla!” E io ce vado, sulla strada mia. E de sta gente piccola e meschina, vigliacca, bugiarda e pure un po’ sessista….non me ne fotte un cazzo! :) Signore mie, stay angry, stay punx! ;)


I come back on the road, after the umpteenth disappointment. What sad and worthless humans, that exist. Fortunately they are not the only ones, I reflect. From this experience I learned something, and, in the end, I always come back on the road. On my road … of small, redhead, lawless punk . How easily is affection confused for compassion and lack of strength. Too many times. To be sensitive beings doesn’t mean to be without strength, on the contrary, means to have enough of it to don’t need to hide. As my sister says: “Those were different times, when punk was punk and wasn’t hiding himself.” I want to be like this. I don’t want hide myself, never. That when I was young  my mother said to me: “If you see someone does a big mistake, then, find a way to do better than him” And then? And then you go back on the road under punk’s strokes , that music is never too much, to find out new horizons, even more beautiful, even more distant. And I understand more stories about me, other things, dormant and still unclear … I do not want to be like this people, never. I want to do with myself and my life a work of punk art. And to all those who have told me that I couldn’t, to all those who couldn’t keep my pace …. well …. your business! I’m Little Red Riding Hood through the wood … but I walk alone and without fear, and I’m going to beat up the hunter, with a smile on my lips. And more I re-examine my steps and the people in my life more I realize that I was the engine of all, that I do not know who I was convinced to need … or why I was afraid. I was always the strong one and capable one of the two. I’m always the one who, in the end, comes back on the road and discovers some new paths. And maybe I’m starting to understand the words by someone that knew me long ago, he told me that I was giving up before even start to try, and that there were no prearranged orders and I could become whoever I wanted, that there wasn’t hurry to understand. Is necessary, maybe, take for us the time to understand ourselves a little more. And, step by step I’m discovering myself, along this dusty path dotted with not calculated breaks. Mine is a journey without an end and without fear. You have to discover yourself to don’t rust, you have to build yourself to improve. To be able to stand by yourself, without the approval of the majority, is not a thing for everyone. It is a matter about  points of view and differences. Even in being different you may choose to conform yourself to others, to join without critical thinking to a crowd of ideas and people, without ask yourself anything. But I’m not so able, to memorize the precepts without never understand them, without never act them, that even in my young age I was a disaster to memorize poems. I have always done and said everything in my own way,  there was just no way, ’cause my brain follows patterns and a logic all its own. So, summing up this dirty business, I say no, that in the end it went good. It gave me the opportunity to discover something new about me, and showed me how I want to continue not to be, that this people just make me feel a little bit of sadness and pity. That anger is a sensible feeling if reasoned and coupled with courage, otherwise you’re  just a brainless jerk. That without courage, you don’t go anywhere. That is easier call yourself anti [insert here random bad things], but if  then you are not able to give respect to those are around you, these are just empty words, behind which you are hiding to call yourself beautiful and to believe to be better. That the true strength is in the capacity to rebel everytime, even against who cover us with beautiful words but in truth wants turn us into dolls with a painted smile, Red Cross nurses for others’ lives. But no! I have my own life, and I want to live that one! If we can do a road’s piece together, fantastic! But I’ll never be an housewife from the ’50s, your repressed sexism, do me a favor, and keep it for yourself. Vent your wounded macho’s frustrations elsewhere, that I’ve other things to do rather than to heal your ego. To go to discover the world, for example. To listen to good music. To say “goodbye!” to a friend gone before the time, with a tear and singing out loud an antifa song. To remind me that you have to live hard, even for those who can’t do it anymore. To paint to me the life with beautiful people, improbable travels and new discoveries. To fill my existence with colors. To fight for those I love and for what I believe in. To go on without fear, that if you are afraid, they have already won. To water my consciousness with new ideals. To transform myself into the most fertile ground that I can, in spite of those who would make my head and heart sterile and pastel. To choose for myself feelings to feel, and do not regret, that to have a heart and not be a shit is not a wrong thing. To be correct and never lie, that if you’re really strong and proud you do not need either to lie or to hide. And finally, remember the advice by dear friends: “Look, basically, you have to don’t give a fuck, of everyone, of everything …do what you think is right and go quiet ahead!” And I’m going, on my own road. And of these people that are small and petty, coward, liar and a little bit sexist too …. I do not give a fuck! :) My ladies, stay angry, stay punx! ;)

Charlie Chaplin\Il grande dittatore\Discorso all’umanità

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Mi dispiace, ma io non voglio fare l’Imperatore: non è il mio mestiere; non voglio governare né conquistare nessuno. Vorrei aiutare tutti, se possibile: ebrei, ariani, uomini neri e bianchi. Tutti noi esseri umani dovremmo aiutarci sempre, dovremmo godere soltanto della felicità del prossimo, non odiarci e disprezzarci l’un l’altro. In questo mondo c’è posto per tutti. La natura è ricca, è sufficiente per tutti noi; la vita può essere felice e magnifica, ma noi lo abbiamo dimenticato. L’avidità ha avvelenato i nostri cuori, ha precipitato il mondo nell’odio, ci ha condotti a passo d’oca fra le cose più abbiette. Abbiamo i mezzi per spaziare, ma ci siamo chiusi in noi stessi. La macchina dell’abbondanza ci ha dato povertà; la scienza ci ha trasformato in cinici; l’avidità ci ha resi duri e cattivi; pensiamo troppo e sentiamo poco. Più che macchinari, ci serve umanità; più che abilità, ci serve bontà e gentilezza. Senza queste qualità la vita è violenza e tutto è perduto. L’aviazione e la radio hanno riavvicinato le genti; la natura stessa di queste invenzioni reclama la bontà nell’uomo, reclama la fratellanza universale, l’unione dell’umanità. Perfino ora la mia voce raggiunge milioni di persone nel mondo, milioni di uomini, donne e bambini disperati, vittime di un sistema che impone agli uomini di torturare e imprigionare gente innocente. A coloro che mi odono, io dico: non disperate! L’avidità che ci comanda è solamente un male passeggero, l’amarezza di uomini che temono le vie del progresso umano. L’odio degli uomini scompare insieme ai dittatori e il potere che hanno tolto al popolo ritornerà al popolo e, qualsiasi mezzo usino, la libertà non può essere soppressa. Soldati! Non cedete a dei bruti, uomini che vi disprezzano e vi sfruttano, che vi dicono come vivere, cosa fare, cosa dire, cosa pensare, che vi irreggimentano, vi condizionano, vi trattano come bestie. Non vi consegnate a questa gente senza un’anima, uomini macchina, con macchine al posto del cervello e del cuore. Voi non siete macchine, voi non siete bestie: siete uomini!

Voi avete l’amore dell’umanità nel cuore, voi non odiate, coloro che odiano sono quelli che non hanno l’amore altrui. Soldati! Non difendete la schiavitù, ma la libertà! Ricordate nel Vangelo di S. Luca è scritto: “Il Regno di Dio è nel cuore dell’uomo“. Non di un solo uomo o di un gruppo di uomini, ma di tutti gli uomini. Voi! Voi, il popolo, avete la forza di creare le macchine, la forza di creare la felicità. Voi, il popolo, avete la forza di fare che la vita sia bella e libera; di fare di questa vita una splendida avventura. Quindi, in nome della democrazia, usiamo questa forza. Uniamoci tutti! Combattiamo per un mondo nuovo che sia migliore! Che dia a tutti gli uomini lavoro; ai giovani un futuro; ai vecchi la sicurezza. Promettendovi queste cose dei bruti sono andati al potere, mentivano! Non hanno mantenuto quelle promesse, e mai lo faranno! I dittatori forse sono liberi perché rendono schiavo il popolo. Allora combattiamo per mantenere quelle promesse! Combattiamo per liberare il mondo, eliminando confini e barriere; eliminando l’avidità, l’odio e l’intolleranza. Combattiamo per un mondo ragionevole. Un mondo in cui la scienza e il progresso diano a tutti gli uomini il benessere. Soldati, nel nome della democrazia, siate tutti uniti!

Sono fortunata, perché i miei genitori mi fecero federe questo film quando ero piccola. Era già un film molto vecchio, allora, e non lo capii, naturalmente. Non sapevo bene cosa fosse stato il nazismo, non associao al concetto di umanità che un’idea molto vaga, però mi ha lasciato un’impressione profonda.

Mi è capitato di sentire di nuovo questo monologo in una canzone di Paolo Nutini (che ha un nome italiano ma è inglese): Iron Sky, nell’album Caustic love. E mi ha commosso constatare che l’arte si ibrida, richiamando ideali di umanità e gioia.

We are proud individuals
Living for the city
But the flames
Couldn’t go much higher

We find God and religions
To bait us with salvation
But no one, no nobody
Can give you the power

To rise
Over love
Over hate
Through this iron sky that’s fast becoming our mind
Over fear and into freedom

Oh, that’s life
That’s dripping down the walls
Of a dream that cannot breathe
In this harsh reality
Mass confusion spoon fed to the blind
Serves now to define our cold society

From which we’ll rise
Over love
Over hate
Through this iron sky that’s fast becoming our mind
Over fear and into freedom

You’ve just got to hold on
You’ve just got to hold on

[Charlie Chaplin’s speech from The Great Dictator]
“To those who can hear me, I say – do not despair. The misery that is now upon us is but the passing of greed – the bitterness of men who fear the way of human progress. The hate of men will pass, and dictators die, and the power they took from the people will return to the people. And so long as men die, liberty will never perish… Don’t give yourselves to these unnatural men – machine men with machine minds and machine hearts! You are not machines! You are not cattle!… You are men! You, the people, have the power to make this life free and beautiful, to make this life a wonderful adventure…. let us use that power – let us all unite.”

And we’ll rise
Over love
Over hate
Through this iron sky that’s fast becoming our mind
Over fear and into freedom
Into freedom

From which we’ll rise
Over love
Over hate
Through this iron sky that’s fast becoming our mind
Over fear and into freedom
Freedom, freedom

Oh, rain on me
Rain on me
Rain on me

Fidati/Trust

I Monologhi di Sana – Rubrica

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Fidati delle giornate così,
dei pomeriggi in pigiama spesi a fare niente, su un letto in periferia,
dei piatti che restano sporchi nel lavandino perché non ci va,
del riposo concesso quando ne hai bisogno,
del ridere come scemi nell’ascensore tornando a casa,
fidati dello strano, che insieme siete strani meglio;
fidati del “fai tu” e del muoverti come a casa tua, che tanto tutto è concesso
fidati del gelato buono mangiato al sole di un parco qualunque
fidati di quel lato del letto, il “tuo”, sempre lo stesso.
Fidati dei silenzi pieni di felicità, della calma profonda, della grazia implicita.
Fidati delle telefonate in mutande, degli scherzi scemi, delle stranezze comprese.
Fidati della sensazione di essere al tuo posto, esattamente lì, dove dovresti essere.
Fidati dei fatti e mai delle parole.
Fidati di chi non promette mai, ma mantiene sempre.
Fidati delle cose semplici, e felici, e reali…
Fidati delle cose persistenti.


Trust in days like this,
in afternoons in pajamas spent doing nothing, on a bed in the outskirt,
in dishes that remain dirty in the sink, because we are not in the mood,
in the rest granted when you need it,
in the laughs like idiots in the lift, coming back at home,
trust in the strange one, ’cause together you are strange better;
trust in the “do it yourself” and in the ability to move like in your own house, because everything is permitted
trust in a good ice cream eaten in the sun of any park
trust in that side of the bed, “your”, always the same.
Trust in the silences full of happiness, of deep calm, in the implied grace.
Trust in the phone calls did wearing underwear, in the silly jokes, in understood oddities.
Trust in the feeling of being in your place, exactly there, where you should be.
Trust in the facts and never in words.
Trust in who never promises, but always keeps.
Trust in simple, and happy, and real things…
Trust in persistent things.

Image: G and Chelle – first met – again by Fukari