Ma che cazzo stiamo facendo? aka Che cazzo sta succedendo ad Atene?!/What the fuck are we doing? aka What the fuck is happening in Athens?!

Contro ogni carcere giorno dopo giorno, perché di carcere non si muoia più, ma neanche di carcere si viva (motto di Scarceranda)

Mentre nel 2013 la Spagna approva la anti-riots law, nel 2014 la Grecia gli va dietro con l’istituzione delle prigioni di tipo C.
E l’Italia?
Assolve tutti i colpevoli di Genova, e condanna i manifestanti con una legge risalente al ventennio fascista.
Ieri mi passa sulla bacheca di facebook una serie di foto: ad Atene volano di nuovo le molotov, l’università è stata occupata….aspetta…ma….che cazzo sta succedendo ad Atene?
Cercare notizie in rete è un dramma, nessun giornale ne parla, nemmeno il guardian.
Indymedia Grecia ha il piccolo problema di essere scritto in greco, e non ci si capisce un cazzo.
Gli altri al massimo sprecano 3 righe con allegate un paio di foto di cassonetti in fiamme.
Finalmente si spiega qualcosa…da Marzo alcuni prigionieri sono in sciopero della fame, alcuni stanno rischiando le vite, per protestare contro l’istituzione delle prigioni C.
Il pensiero corre in un attimo ai blocchi H e a Bobby Sands.
Che sono ‘ste prigioni C?
Nessuno lo spiega, da nessuna parte.
Alla fine finisco sul sito di Al Jazeera (ma che davero?), che a sua volta rimanda a un altro sito…in cui qualcosa viene spiegato.
Le prigioni C sono prigioni di massima sicurezza, riservate ai “terroristi” ed al crimine organizzato;
unica nota: la decisione di essere mandati in questo inferno non spetta a nessun tribunale, è una scelta diretta del ministro dell’interno.
Non è permesso uscirne per nessun motivo, le visite sono vietate, niente telefono, internet, tv, insomma, nessun contatto col mondo esterno, vi si pratica l’isolamento sistematico, la tortura, il terrore.
C’è chi le definisce le Guantanamo bay greche.
I primi a finirci dentro sono stati gli anarchici….ma va?
Ma la storia, cazzo, non ci ha insegnato niente???
Inoltre, si chiede l’ospadelizzazione domicialiare per Savvas Xiros, invalido al 98% e attualmente ancora in carcere dal 2012; la sua richiesta di trasferimento in una struttura più adeguata ai suoi problemi di salute è stata più volte rigettata per vizi formali (leggi: scuse del cazzo).

La lista completa delle richieste degli anarchici in sciopero della fame dal 2 Marzo:

Ritiro della legislazione anti-terrorismo speciale per gli attivisti politici (leggi 187A e 187)
Ritiro delle leggi speciali repressive (legge “sul cappuccio”)
Abolizione delle carceri di tipo C
Delimitazione dell’uso e manipolazione del DNA nei processi.
Il rilascio immediato del disabile prigioniero Savvas Xiros (98% disabile)

Quindi, ricapitolando, Strasburgo condanna i fatti di Bolzaneto e della scuola Diaz al G8 di Genova e chiude gli occhi di fronte a questo?
Complimenti vivissimi.
Ma del resto, ormai, da Genova sono passati 14 anni e tutti gli aguzzini sono stati lasciati a piede libero grazie alle prescrizioni, mentre i manifestanti si stanno facendo anni e anni di carcere grazie a una legge del ventennio fascista.
E gli italiani non hanno fatto un cazzo, quindi, salvaguardia dello status quo raggiunta.
I compagni greci, però, non sono altrettanto addormentati…e si incazzano.
Viene occupato un edificio dell’università. (non ci è data sapere la data, a quanto pare)
Il 7 Aprile, circa 2000 anarchici si sono riuniti ad Exarchia in una manifestazione di solidarietà con i prigionieri, e nella speranza di dare voce e visibilità alla loro protesta.
Il 13 Aprile la polizia circonda l’edificio, intanto, nel centro città, iniziano gli scontri con lancio di molotov e fumogeni, mentre poliziotti in borghese arrestano indiscriminatamente chiunque passeggi per le strade, turisti compresi.
Il 15 Aprile una manifestazione di soliderietà agli occupanti si è radunata attorno all’edificio, ancora circondato dalla polizia, alcuni hanno lanciato sacche di cibo agli anarchici all’interno ell’edificio, incitandoli a resistere.
Oggi, 17 Aprile, alle 7.20 (ora locale) la polizia, sostenuta dai vigili del fuoco, ha fatto irruzione nell’edificio occupato.
Tutto ciò nella vostra democraticissima Europa.
Complimerda.
Così, dopo la “anti-riots law”, dopo i fatti impuniti di Genova, si aggrega anche la Grecia con ‘sta porcata.
Solo a me pare un piano un attimino fascista?
In 3 paesi della comunità europea è stato rispettivamente fatto divieto di manifestare davanti agli edifici istituzionali, di fotografare o filmare la polizia, la tortura è rimasta impunita e il ministero dell’interno si arroga il potere di non passare dal tribunale, dando briglia sciolta alla pulizia ideologica degli oppositori politici.
Ogni centimetro di libertà che ci siamo sudati con lotte e sangue nell’arco di una storia se ne sta scivolando via così?
E noi lo lasciamo andare?
Non facciamo niente?
Siamo arrivati al punto che nemmeno se ne parla?
In Italia sicuramente no, non sia mai che decidessimo di prendere esempio dai compagni di Atene e PROVARCI, almeno, a far sentire la nostra voce.
Forse c’aveva ragione quell’amichetto greco che, quando gli ho spiegato che era Casapound, mi ha guardato sorpreso, m’ha sorriso e m’ha chiesto: “ma perché glielo avete permesso? Noi non glielo avremmo fatto fare, proprio mai”.
Rabbia, solo rabbia, cazzo.

P.S.
scusate ma la ricostruzione dei fatti potrebbe non essere accurata, è il risultato di una ricerca un po’ frammentaria avvenuta in rete.
Di seguito una lista dei siti che ho utilizzato:
http://fromgreecetoanarchy.tumblr.com/
http://it.contrainfo.espiv.net/tag/savvas-xiros/
http://it.contrainfo.espiv.net/2015/03/07/prigione-di-domokos-grecia-sciopero-della-fame-di-nikos-maziotis-membro-di-lotta-rivoluzionaria/
http://it.contrainfo.espiv.net/2013/01/06/atene-aggiornamento-relativo-alla-mozione-di-savvas-xiros/
https://www.opendemocracy.net/can-europe-make-it/yiannis-baboulias/greece-is-creating-prisons-fit-for-era-of-austerity
http://www.aljazeera.com/indepth/opinion/2014/07/greek-prisoners-hunger-strike-20147355831605808.html
http://www.tovima.gr/en/article/?aid=611275
https://athens.indymedia.org/
http://www.utsandiego.com/news/2015/apr/17/greek-police-end-anarchist-sit-in-at-athens/


While, in 2013, Spain approves anti-riots law, Greece, in 2014, follows with the imposition of the prisons of type C.
And Italy?
Absolves every indicted of Genoa, and condemns the protesters with a law dating back to the Fascist period.
Yesterday passed on my facebook’s wall a series of photos: in Athens fly again Molotov, the university is occupied …. but …. wait … what the fuck is happening in Athens?
Look for news on the net is tragic, no newspaper talks about it, even the guardian.
Indymedia Greece has the small problem of being written in greek, and we can’t understand a fucking nothing.
The other sites waste as maximum three lines with attached a couple of photos of bins on fire.
Finally it explains something … from March some prisoners are on hunger strike, some are risking life, to protest against the establishment of the C prisons.
My thoughts ran in a moment to the H blocks  and Bobby Sands.
What are these C prisons ?
No one explains it, anywhere.
At the end I finish on the Al Jazeera’s website (but, really?), which links to an external site … in which something is finally explained.
C prisons are maximum security prisons, reserved for “terrorists” and organized crime;
only a note: the decision to be sent in this hell is not by court, is a direct choice by minister.
It is not allowed to get out of it for any reason, the visits are prohibited, no phone, Internet, TV, in short, no contact with the outside world, there is systematically practiced  isolation, torture, terror.
There is who defines it as the Greek Guantanamo bay .
The firsts to finish there are the anarchists …. what a surprise!
But the story, fuck, haven’t taught us anything?
In addition, it asks the home-hospitalization for Savvas Xiros, invalid at 98% and currently still in jail since 2012; his request for transfer to a more appropriate structure for his health problems has been rejected for formal reasons (read: fucking excuses ).

The full list of requests by anarchists on hunger strike since March 2:

– Withdrawal of the special anti-terrorist legislation for political activists (laws 187A and 187)
– Withdrawal of the special repressive laws (“anti-hoodie” law)
– Abolition of the “C-type” prisons
– Delineation of the use and processing of DNA as legal.
– Immediate release of disabled prisoner “Savvas Xiros” (98% handicapped)

So, in summary, Strasbourg condemns the Bolzaneto and the Diaz school’s facts during  the G8 summit in Genoa and closes eyes in front of this?
Congratulations.
But then, now, from Genoa has passed 14 years and all the jailers were left on the loose thanks to the statute barred, while the protesters are doing years and years in prison thanks to a law of the fascist period.
And Italians have not done a shit, so, preservation of the status quo reached.
The Greek comrades, however, are not so asleep … and they are angry.
A university building is occupied . (Not possible to know the date, apparently)
On April 7, about 2000 anarchists gathered in Exarchia in a demonstration of solidarity with the prisoners, and in the hope of giving voice and visibility to their protest.
On April 13, the police surrounding the building, meanwhile, in the city center, starting fights with Molotov and smoke bombs, while plainclothes policemen arrest anyone indiscriminately in the streets, including tourists.
On April 15 a demonstration for solidarity with squatters had joined up around the building, still surrounded by the police, some threw bags of food to the anarchists inside the building, urging them to resist.
Today, April 17, at 7.20 (local time) the police, supported by the fire brigade, stormed the occupied building .
All in your super democratic Europe.
Compli-shit.
So, after the “anti-riots law”, after the Genoa’s events unpunished,  the Greece joins with this shit.
Only to me it seems a plan a little bit fascist?
In three EU countries is respectively forbidden to protest in front of the institutional buildings, to photograph or film the police, torture remained unpunished and the Ministry takes the power not to pass by the court, giving free rein to ideological cleansing of political opponents.
Every inch of freedom that we sweaty with struggles and blood, along a story, is slipping away like this?
And we just let it go?
Doing nothing?
Are we at the point that no one not even talks about it?
In Italy certainly not, just in case we decide to take a cue from Athens’ comrades and TRY, at least, to make our voices heard.
Perhaps was in the right that greek friend of mine that, when I explained him what Casapound is, looked at me surprised,then smiled and asked me: “Why did you let them do it? We wouldn’t let them do it, no way!”
Anger, only anger, fuck.

P.S.
sorry but the reconstruction of events may not be accurate, it is the result of a search a bit fragmentary on the net.
Below a list of the sites that I used:

http://fromgreecetoanarchy.tumblr.com/
http://it.contrainfo.espiv.net/tag/savvas-xiros/
http://it.contrainfo.espiv.net/2015/03/07/prigione-di-domokos-grecia-sciopero-della-fame-di-nikos-maziotis-membro-di-lotta-rivoluzionaria/
http://it.contrainfo.espiv.net/2013/01/06/atene-aggiornamento-relativo-alla-mozione-di-savvas-xiros/
https://www.opendemocracy.net/can-europe-make-it/yiannis-baboulias/greece-is-creating-prisons-fit-for-era-of-austerity
http://www.aljazeera.com/indepth/opinion/2014/07/greek-prisoners-hunger-strike-20147355831605808.html
http://www.tovima.gr/en/article/?aid=611275
https://athens.indymedia.org/
http://www.utsandiego.com/news/2015/apr/17/greek-police-end-anarchist-sit-in-at-athens/

Ritratti famosi di comuni animali

Dopo qualche post dedicato alle oscurità tragiche della relazione preda-predatore, desideravo inserire nell’ambito del mio Progetto Fauno qualcosa di allegro e soprattutto di figurativo, tanto per riposare un po’ la mente e far gioire gli occhi. Il caso mi è venuto subito in soccorso: passeggiando per Bologna cercando Palazzo Peppoli sono capitata di fronte alla galleria d’Arte Forni, che esponeva proprio all’entrata una curiosa riproduzione di Madame Récamier di Jacques-Louis David.

Madame Récamier by Jacques-Louis David junakovic

C’è da dire che io ho una vera e propria fissa per quest’opera (che ho tentato più volte di copiare, ridisegnare, scarabocchiare, imbrattare e chi più ne ha più ne metta…) Potete indovinare quindi il guizzo di gioia che mi ha colto incontrando in modo del tutto inatteso questa simpaticissima versione, che porta la firma di JUNAKOVIC SVJETLAN.

La mia indagine sul pittore mi ha portata a questo libello illustrato dal titolo: RITRATTI FAMOSI DI COMUNI ANIMALI.

ritratti famosi comuni animaliLa raccolta ha questa presentazione: “Ci capita spesso, visitando un museo, una galleria d’arte o una mostra, oppure sfogliando le pagine di un libro, di incontrare re, regine, cavalieri, conti, vedove, avari, mercanti, artisti, scrittori o persone comuni. Dall’interno dei loro ritratti, dipinti da artisti più o meno celebri, queste persone ci osservano, a volte ci sorridono, desiderose di imprimersi per sempre nella nostra memoria. Per quanto riguarda gli animali, si pensa che non siano mai stati eseguiti loro ritratti. Una credenza che non corrisponde affatto a verità: il libro qui presentato è stato concepito proprio per dissipare queste false convinzioni, fugare ogni dubbio in merito e dimostrare, attraverso un’attenta selezione, quanto gli animali siano stati oggetto di diffuso interesse in epoche e circostanze diverse. La somiglianza che si può notare con alcuni dei più famosi ritratti del genere umano è puramente casuale. Quello di selezionare i dipinti a cui attingere si è rivelato un lavoro faticoso e, soprattutto, molto lungo; ci auguriamo però che riuscirà a cambiare la sensibilità corrente e a far apprezzare nella giusta misura la storia dell’arte degli animali. (Svjetlan Junakovic)”

pagsRETRATOSital_Page_21-800x800

Rembrandt: “La lezione di anatomia del dottor Tulp”- diventa “le rane”. Una trasformazione che mi sembra quasi un contrappasso, mentre mi viene in mente che quasi un secolo dopo la lezione di anatomia di Tulp, a Bologna teneva le medesime lezioni Luigi Galvani, mentre faceva esperimenti sull’elettricità condotta attraverso i muscoli utilizzando per cavie le rane morte.

Un’operazione divertente e colta, che permette di apprezzare contemporaneamente l’ironia e la maestria dell’illustratore e l’eterno valore delle opere a cui fa riferimento.

Svjetlan Junakovic: Diplomato all’Accademia di belle arti di Brera a Milano nel 1985, è illustratore di fama internazionale, oltre che apprezzato pittore e scultore. Nel suo studio di Zagabria, nascono le sue illustrazioni, ironiche e spiritose, piene di vita e allegria, realizzate con sensibilità tutta materica e segno impareggiabile. Con i suoi libri ha ottenuto numerosi riconoscimenti; i più recenti nel 2008: la menzione d’onore al Bologna Ragazzi Award e il premio Andersen per il libro Ritratti famosi di comuni animali. Segnalato tra i cinque migliori illustratori a livello mondiale.  Dotato di grandi doti comunicative, Junakovic è docente al reparto grafico all’Accademia di Belle Arti di Zagabria e tiene regolarmente corsi, seminari e workshop in Italia e all’estero. (http://www.wuz.it/)

Ritratti-famosi-pollo

http://www.galleriaforni.com/

http://www.mastermirror.com/canalgrande18/galleria/Mostre/Mostre.htm http://5cense.com/12/Roman_roundup.htm

http://www.libri.it/ritratti-famosi-di-comuni-animali

Divinità romane

Hail_Rome_Victorious_by_DoctorGurgul

Articolo correlato: Pantheon greco

Una delle peculiarità della religione romana è che essa è inscindibilmente legata alla sfera civile, familiare e socio-politica. Il culto verso gli dei era un dovere morale e civico a un tempo, in quanto solamente la pietas, ovvero il rispetto per il sacro e l’adempimento dei riti, poteva assicurare la pax deorum per il bene della città, della famiglia e dell’individuo. Altre caratteristiche salienti sono il politeismo e l’estrema tolleranza verso altre realtà religiose.

La ricchezza del pantheon romano è dovuta non solo al grande numero di divinità, siano esse antropomorfe o concetti astratti, ma anche al fatto che alcune figure divine fossero moltiplicate in relazione alle funzioni loro attribuite, come nel caso di Giunone. Una costante della religione romana fu anche la capacità di assimilazione nei confronti di altre religioni. Contestualmente all’espansione dell’Impero il pantheon romano si andò arricchendo grazie all’importazione di divinità venerate dai popoli con i quali Roma entrava in contatto.

[Fonte: Wiki Religione romana]

Anzitutto occorre distinguere il concetto di religiosità antica da quella più moderna e attuale. I Greci e i Romani non pensavano di doversi conquistare un paradiso nell’aldilà, le pratiche religiose servivano solo a evitare eventi spiacevoli nel quotidiano attraverso i riti. Gli Dei non chiedevano amore e timore, ma solo offerte e riti o sacrifici di animali. Le leggi da rispettare equivalevano grosso modo a quelle civili, per cui ci si rivolgeva agli Dei per questioni sociali o personali da risolvere. A quelle sociali provvedeva lo stato, per una guerra da vincere, un’invasione da evitare, un pericolo da sventare. Quelle personali erano un do ut des, ti do una cosa e tu me ne dai un’altra, per cui un rito per una protezione, e a volte si chiedeva una grazia promettendo qualcosa alla divinità. Ma il voto si scioglieva solo se la divinità aveva compiuto il prodigio.

[Fonte: Romano Impero]

*

I Dodici Dei

Apollo (il greco Febo)

Dio della musica, della poesia, della guarigione e della profezia. Fratello di Diana, simboli di sole e luna. Spesso raffigurato con la cetra per cui era appellato il citeredo. In parte corrispondente all’etrusco Apulo e al greco Febo, ma fu anche assimilato ad Elios, il Dio sole.

Cerere (la greca Demetra)

Dea delle messi con una corona di spighe sul capo, una fiaccola in una mano e un canestro di grano e di frutta nell’altra.

Diana (la greca Artemide)

Con un diadema a semiluna sulle chiome, Dea della luna e della caccia, con l’inseparabile cane cirneco nonchè il cervo e la faretra sulle spalle.

Giove (Il greco Zeus)

Re degli Dei e dell’Olimpo, Dio dei tuoni e dei fulmini, barbuto, marito di Giunone. Ha come attributo il fulmine. Corrispondente all’etrusco Tinia e al greco Iuppiter.

Giunone (la greca Era)

Antica Dea italica, antica Giovia tra i Marsi, e Iuno, moglie e medre di Iano. Per gli Etruschi Uni. Per i Romani ebbe come figlio Marte ma senza concorso di Giove. Come attributi lo scettro, il cuculo e il pavone.

Marte (il greco Ares)

Dio della guerra, amante di Venere, nella Roma arcaica, Dio del tuono, della pioggia, della natura e della fertilità. Fu il protettore dei soldati, e in qualità di padre di Romolo e Remo fu sentito come padre di tutti i Romani, quindi molto più sentito di Ares, il Dio greco della battaglia a cui fu assimilato. Armato di spada, con scudo ed elmo. Gli era sacro il picchio.

Mercurio (il greco Hermes)

Messaggero degli Dei, Dio dei commercianti, degli avvocati e dei ladri. Ebbe come amante Venere da cui ebbe il figlio Eros, munito di ali ai piedi e del petaso, cappello a punta a larghe falde. Anche psicopompo, cioè accompagnatore delle anime dei morti. Il suo attributo era il caduceo: due serpenti attorcigliati intorno a un bastone. Trasferito dalla chiesa su San Mercurio.

Minerva (la greca Atena)

Dea vergine della guerra, ma anche degli artigiani, e della guarigione (Minerva medica) attributi: la medusa sul petto, la lancia elmo e scudo, nonchè civetta e gufo. nacque da un mal di testa di Giove, per cui Vulcano gli spaccò la testa facendo uscire la Dea già armata.

Nettuno (il greco Poseidone)

Fratello di Zeus, antico Dio latino del mare, dei cavalli e delle corse, assimilabile al greco Poseidone, ma come moglie ebbe Salacia, la Dea salmastra del mare agitato. Gli era sacro il delfino e come attributo il tridente.

Venere (la greca Afrodite)

Antica Grande Madre e pertanto lussuriosa e bella, nata dal mare nuda ma presto vestita e ingioiellata. Sposò Vulcano che tradì con Marte, Mercurio e Anchise con cui generò Enea, progenitore di Giulio Cesare. Attributi: la colomba,il passero, la lepre, la collana, lo specchio.

Vulcano (il greco Efesto)

Dio del fuoco e della forgia, è lui a costruire i fulmini per Giove, ma pure a forgiare armature per gli eroi. Figlio di Giove e Giunone era brutto e zoppo, ciononostante sposò Venere che però lo tradì con Marte. Sorpresili insieme li catturò in una rete d’oro chiedendo vendetta agli altri Dei, ma questi si limitarono a ridere, tanto sembrava assurdo che la bellissima Venere potesse essere fedele a un Dio tanto brutto.

Vesta (la greca Estia)

vesta2

Antica Dea del fuoco assimilabile a Estia greca, le sue sacerdotesse erano le vestali che custodivano il fuoco e i cimeli sacri, Nel tempio l’area più sacra, interdetta a chiunque tranne le Vestali, era il Penus Vestae, un sancta sanctorum dove erano conservati oggetti risalenti alla fondazione di Roma, tra cui il Palladio, il simulacro arcaico di Pallade Atena e che Enea aveva portato da Troia. Il Palladio era il simulacro ligneo della dea Atena, che Zeus donò a Ilo, il fondatore di Troia, facendolo cadere dal cielo davanti a lui. Era conservato in un grande tempio appositamente costruito, perché vegliasse sulla città. Per i Troiani era il simbolo del favore degli dei: “fin quando esso fosse rimasto al suo posto i Greci non sarebbero riusciti ad espugnare Troia”. Per questo motivo Ulisse e Diomede riuscirono con l’ astuzia a rapirlo. Dopo la distruzione di Troia, Diomede consegnò il Palladio ad Enea, che lo portò in Italia e lo tramandò alle generazioni della sua stirpe fino a Roma. Qui fu conservato nel tempio di Vesta e venerato anche dai Romani come simbolo della protezione degli Dei. Quando Teodosio nel 391 fece chiudere il tempio l’ultima sacerdotessa distrusse il Palladio perchè non cadesse in mani profane.

[Fonte: Romano impero]

 

Img: Hail Rome Victorious by DoctorGurgul

Di angoscia, paura e rabbia/About anguish, fear and rage

Esce la sentenza di Strasburgo sul G8 di Genova 2001,
ripenso a tante cose, troppe cose….il G8 di Genova ha segnato quell* della mia generazione,
eravamo ragazzini all’epoca…e oggi, che adulti siamo?
Adulti a metà, non in grado di costruirci un paese dove vivere,
chiniamo la testa al precariato e sopravviviamo,
ripetendoci che la tempesta, prima o poi, passa.
Madonna che rabbia,
più leggo e più mi si incancrenisce dentro…
ma quando è che siamo diventati così?
Come è successo che siamo diventati parte di uno stato dove possono succedere queste atrocità e restare impunite?
Dicono “Eh ma i giudici, la cassazione, la pescrizione….”
Eh ma i giudici un cazzo.
Avremmo dovuto mandare a fuoco il paese.
Liberi cittadini sono stati torturati e noi che abbiamo fatto?
Niente.
Abbiamo lasciato che accadesse e che i responsabili restassero impuniti.
Vergogna.
Vergogna e rabbia.
Non mi resta altro, dentro, adesso.
E poi Langone con le sue idee geniali…
“L’Italia è si sta spopolando per la troppa scolarizzazione femminile”.
È vero, che il tasso di figli procapite si abbassa in maniera inversamente proporzionale alla scolarizzazione femminile.
Perchè se dai alle donne la possibilità d essere medici, fisici, letterate o qualunque cazzo di cosa vogliano essere, lo diventano; escono da quel ruolo di mamma per forza in cui le hai costrette.
E lui, sta merda, le scrive su un quotidiano nazionale le sue minchiate.
Pensi, “va beh che è Libero, cazzo t’aspettavi?” ma perché io muio di fame e questi hanno soldi e possibilità per scrivere ciò che vogliono e camparci pure?
Con ste stronzate sessiste, capito?
E io faccio la fame.
Vi odio, cazzo, vi odio dal profondo del cuore.
Vi odio indistintamente, e sono arrabbiata.
Vaffanculo a voi, al vostro sistema capitalista e al vostro sessismo di merda.
C’ho dentro un’angoscia che mi logora.
L’angoscia è un sentimento bislacco che ti si mangia da dentro,
una paura misto rabbia.
Mi ripeto che non c’è da aver paura,
che la verità vince sempre, in un modo o nell’altro.
Ma, forse, non ci credo più tanto nemmeno io,
che la verità l’ho vista calpestata troppe volte,
in maniera troppo violenta e ignorante.
Penso a questa vita, che mi pare tutta precaria,
dalla sopravvivenza alle relazioni,
è tutto una fuga senza il tempo di chiedersi cose, di darsi spiegazioni.
Cazzo, siamo una generazione di viagliacchi.
Fuggiamo dai confronti, dalle giuste cause, dalla rabbia.
E poi ci deprimiamo perché non c’è rimasto niente,
e allora prendiamo il prozac per non sentirci depressi,
così possiamo gioire dei nostri aperitivi al venerdì,
perché, volenti o nolenti, siamo parte di questo sistema di merda.
Ma io non voglio, cazzo non lo voglio,
mi tornano in mente quelle parole che Peppino Impastato gridò troppi anni fa:
“io voglio fottermene, io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda, io voglio urlare”
alle parole che qualcuno m’ha detto tempo fa…”E te le scrivi ste cose?” – “Si” – “Sta attenta, che un giorno o l’altro, te la fai la stessa fine di Impastato”.
Me l’accollo.
Io voglio scrivere che le parole di Langone sono una montagna di merda.
Che lo è una presunta giustizia che ha lasciato impuniti i carnefici di Genova,
quella stessa “giustizia” che ha dato pochi anni di carcere, che non verranno mai scontati grazie alla condizionale, a sti infami, e 25 anni di carcere per devastazione e saccheggio a chi ha spaccato una vetrina.
Mi fate schifo, mi rivoltate lo stomaco.
E non ci sto, a vivere sotto il giogo di uno stato del genere.
Non è accettabile.
Non lo tollero.
E penso che da sola posso fare poco,
ma almeno mi resta la libertà di dire quello che penso.
Quella, almeno, non me la potete togliere.
La voglia di lottare per me stessa e per tutt* quell* che non possono farlo,
e lo so che non potete riuscirci,
perché qualcuno c’ha provato già, a togliermi la voglia di ribellarmi a suon di botte,
e non c’è riuscito.
Perchè di fronte alla paura della morte, l’unica cosa che sentivo che davvero non mi poteva essere strappata, era la mia coscienza.
Quella, davvero, non me la potete togliere.
Affondare le proprie redici in un ideale dona una forza oltre l’inimaginabile.
Non mi arrendo, dannazione.
Non mi faccio togliere il cervello e le emozioni, non mi faccio mutare in automa del precariato.
Zitta non ci sto.
Sono una persona, cazzo, una persona vera.
E caro Langone, sono una donna, e fieramente ti dico, ficcatele nel culo le tue stronzate sessiste e xenofobe.
Sono una donna, ma mi sento la forza di cento uomini, dentro.
Te forse, caro politico, non ti sei mai dovuto chiudere nel bagno di casa tua terrorizzato,
sentendoti rispondere dalle forze dell’ordine che per intervenire, prima ti devi lasciar pestare.
Forse non hai mai urlato sotto i colpi di qualcuno molto più forte di te.
E non hai mai sentito il sapore ferroso del sangue che ti scorre in bocca.
Non hai mai sentito la tua libertà strappata ad ogni anfratto della tua persona.
Non t’è mai capitato di pensare “se devo morire, almeno muoio in piedi e fedele a me stessa”.
A me si, e sto ancora qua.
In piedi.
E sono incazzata.
Per queste e per molte altre cose.
Per cui smetti di parlare di me come se fossi una cosa, una figurina di cartone nel tuo bilancio degli oggetti di casa.
Smetti di minacciarmi, perché non mi fai paura.
Smetti di tentare di riprenderti la mia libertà di essere chi cazzo mi pare, perché me la vengo a riprendere.
In fondo, penso che la verità, in un qualche modo, vince sempre.
E che se voglio non essere partecipe di questo stato di cose,
devo solo cambiare modo di comportarmi.
Non arrendendomi,
all’inerzia,
alla paura,
alla prevaricazione,
al sessismo,
alle minacce.
La verità è che non lo farò mai.
La forza per ribellarsi a tutto questo,
a questa fabbrica di esseri umani vigliacchi e polverosi,
è dentro ognun* di noi.
Nelle nostre teste, nei nostri animi.
È sufficiente fermarsi un attimo a guardare queste cose e dire “NO.”


Exits the Strasbourg ruling about the G8 summit in Genoa in 2001,
I think about so many things, too many things …. the Genoa’s G8 marked my generation,
we were kids at the time … and now what adults are we?
Adults in half, not able to build a country in which to live,
we bow our heads to the precariousness and  we survive,
repeating to ourselves that  the storm, sooner or later, will pass.
Fuck, what a anger,
more I read, more I feel it festers inside me …
but when did it happen, that we became like this?
How it happened that we became part of a state where such atrocities can happen and be unpunished?
They say, “Oh, but the judges, the Court, the statute barred ….”
But the judges a fucking nothing.
We would had to set the country to fire.
Free citizens were tortured and what we have done?
Nothing.
We let it happen and the offenders remain unpunished.
Shame.
Shame and anger.
I have nothing more, inside me, now.
And then Langone with his brilliant ideas …
“Italy is going depopulated for too much female education.”
It is true, that the rate of children for every woman decreases in inverse proportion to female education.
Because if you give to women the chance of being doctors, physicists, philosophers  or whatever the fuck they want to be, they become it; leaving the role of mother by force where you forced them.
And he, the shit, writes his bullshit in a national newspaper.
Do you think, “okay that’s Libero, what the fuck did you expect from them?” But why I starve and they have money and opportunity to write what they want and live with it?
With these sexist bullshit, do you understand?
And I starve.
I hate you, fuck, I hate you from the bottom of my heart.
I hate you without distinction, and I’m angry.
Fuck you, your capitalist system and your shitty sexism.
I’ve inside an anguish that wears me out.
Anguish is a strange feeling that you eats you from the inside,
a fear mixed with anger.
I repeat to myself that I don’t have to be afraid,
that the truth always wins, in one way or another.
But, maybe, I do not believe it so much anymore ,
’cause I saw the truth trampled too many times,
in too violent and ignorant way.
I think about this life, that seems to me completely precarious,
from survival to relationships,
is all an escape without time to wonder things, to give ourselves explanations.
Shit, we are a generation of cowards.
We run from contrasts, from right causes, from anger.
And then we become depressed because we don’t have nothing more,
and then we take prozac to not feel depressed,
so we can enjoy our aperitifs on Friday,
because, like it or not, we are part of this shitty system.
But I do not want it, fuck, I don’t want it,
I think to those words that Peppino Impastato shouted too many years ago:
“I want to give a shit, I want to write that the Mafia is a pile of shit, I want to scream”
and the words that someone told me long ago … “And do you write these things?” – “Yes” – “Be careful, that one day or the other, you’ll do the same end of Impastato”.
I deal with it.
I want to write that Langone’s words are a pile of shit.
That it is the so-called-justice that has left unpunished the executioners of Genoa,
that same “justice” that have sentenced to few years, which will never be discounted, these infamous, and gave 25 years in prison for destruction and looting to who broke a shopwindow.
You make me sick, you make me puke.
And I decide that I don’t want, to live under the yoke of such a state.
It is not acceptable.
I don’t tolerate it.
And I think that alone I can’t do so much,
but that, at least, I still have the freedom to say what I think.
That, at least, you can’t take it from me.
The desire to fight for myself and for who can’t do it,
and I know that you can’t succeed,
because someone has tried yet, to take away from me the desire to rebel, and he used  blows,
and he didn’t win.
Because facing the fear of death, the only thing I really felt that he wasn’t able to extort from me, was my conscience.
That one, really, you can’t take from me.
Put your roots in an ideal gives a strenght that you can’t imagine.
I do not give up,  damn.
I don’t let them remove my brain and emotions, to mutate me into automaton of precariousness.
I will not shut up.
I am a person, fuck, a real one.
And, dear Langone, I am a woman, and proudly tell you, fuck off to your sexist and xenophobic bullshit.
I am a woman, but I feel the strength of a hundred men, inside.
Maybe you, dear politician, never had to close terrified in the bathroom of your own house,
hearing the police answer you that for to come and help you, before you have to be beaten up.
Maybe you’ve never screamed under the blows of someone stronger than you.
And you’ve never tasted the ferrous taste of blood that flows in your mouth.
You’ve never felt your freedom taken away from every cleft of your person.
You you never thought “if I have to die, at least I’ll die on my feet and loyal to myself.”
All these things happened to me, and I’m still here.
On my feet.
And I’m angry.
For these and many other things.
So, stop talking about me as if I would be a thing, a figurine made by cardboard in your home’s list of objects.
Stop threatening me, because you don’t scare me.
Stop try to take my freedom to be who the fuck I want, because I come to take it back.
Deep inside, I think the truth, somehow, always wins.
And what if I don’t want to be a part of this state of things,
I just have to change my behavior.
Not surrender myself
to passiveness,
to fear,
to abuse,
to sexism,
to threats.
The truth is that I never will.
The strength to rebel against all this,
against this factory of coward and dusty humans,
is inside every one of us.
In our heads, in our souls.
It’s enough just stop for a moment to look at these things and say “NO.”

Per info:

Inchiesta sul Guardian sul G8 di Genova

Articolo di Langone su Libero

Fare a pezzi la preda [.2]

Rubrica Scarabocchi- Progetto Fauno

Lo Sparagmos, ovvero fare a pezzi il dio.

I resoconti dei miti dionisiaci si assomigliano in modo sorprendente: cambiano i nomi degli eroi ma viene descritto lo stesso evento. Abbiamo visto nella puntata precedente il dramma di Penteo ne Le Baccanti di Euripide. Fare a pezzi la preda [.1]

Pochi altri esempi: Zeus fa allevare il neonato Dioniso dal re Adamante e la moglie Ino, sorella di Semele. Era punisce la coppia facendola impazzire: essi uccidono il figlio Learco scambiandolo per un cervo.Una fine simile tocca al re Licurgo, che in preda alla follia dionisiaca abbatte il figlio scambiandolo per arbusto; verrà poi egli stesso squartato da cavalli selvatici. Sovrapponendo queste storie ne emergono alcuni elementi comuni: la follia o frenesia divina, collegata a Dioniso; l’assassinio di un figlio maschio  facendolo a pezzi (sparagmos); il pasto con le carni della vittima. «Questo schema, nella sua nuda struttura, non è un mito, ma l’immagine di un rituale che commemora eventi accaduti all’inizio dei tempi, in illo tempore» (Mircea Eliade).

L’offerta sacrale è la ripetizione del primo sacrificio, che ci viene raccontato nell’UR-Mito, dice Jan Kott, nel mito dionisiaco originario, con il quale sono collegati altri due miti “indiretti”, forse varianti del primo. Il primo di questi è (guarda caso) la storia di Atteone.

Il secondo è la morte di Orfeo, profeta di Dioniso, iniziatore del suo culto: egli è una delle figure di Dioniso e il suo alter ego, come Giovanni Battista per Cristo. Orfeo viene fatto a pezzi dalle Menadi istigate dal dio, se ne salva solo il capo e la lira. Anche lui è un capro espiatorio: il surrogato che deve assomigliare a colui che rappresenta. anche il suo sacrificio è ripetizione del primo sacrificio, in illo tempore.
Dove trovare il mito dionisiaco fondamentale?
Karl Kerényi parte dalle tauromachie cretesi: Dioniso veniva designato come “Zagreus” (termine formato dall’intensivo za- e dal verbo agreo “prendo alla caccia”, “inseguo”) che indica in greco il cacciatore che cattura animali vivi. Kerényi si appoggia poi alla tradizione orfica, attraverso la testimonianza di Firmico Materno, De errore profanarum religionum, (la stessa fonte a cui guarda Jan Kott): il figlio neonato di Zeus, Dioniso o Zagreo, viene rapito dai Titani. Per sfuggire alla cattura prende la forma animale prima di caprone poi di un leone, di un serpente, di una tigre e di un toro. Quando si tramuta in quest’ultimo, i Titani lo fanno a pezzi e ne mangiano la nuda carne. Zeus fulmina i Titani (dalla loro cenere vengono creati gli uomini), poi Atena e Rea salvano la testa di Dioniso, raccolgono le disiecta membra che, ricongiunte, risorgono.

Nelle migrazioni da Creta il mito conosce un mutamento fondamentale nel momento in cui «nell’animale catturato vivo e divorato crudo viene riconosciuto il dio stesso» (K.Kerényi).

Dioniso si identifica nella vittima, e la tragedia attica offre testimonianza di questi rituali sia documentandoli, sia rivelandosi con essi strutturalmente coincidente.  Nelle Baccanti di Euripide Penteo, il “nemico di dioniso”, non è altri che Dioniso nella sua forma di vittima: «affinchè il dio stesso potesse essere impersonato da lui, in quanto vittima sostitutiva, il rappresentante doveva morire, e ancor prima doveva voler annientare il dio».

Atteone, Penteo, Dioniso; il mito, il rito, la tragedia. Il cacciatore si identifica con la preda, affinchè nel sacrificio del capro espiatorio si ricomponga la scissione che si è prodotta nella stessa figura divina, al punto che lo sparagmos, centro del rito offerto a Dioniso, figura originariamente l’immolazione del dio stesso, il dio che si fa capro, toro, leone. Il dio che si fa uomo, capro, toro, leone.

Dioniso bambino sopra una tigre, La casa del Fauno, Pompei

Fonti:

K.Kerényi, Dioniso. Archetipo della vita indistruttibile,(1935) Milano Adelphi, 1992

Jan Kott, Divorare gli Dei, Milano SE 1990

C.Gentili, G. Garelli, iI tragico, Il mulino 2010