Invettiva contro l’Università italiana

 

 

Quando mi sono iscritta alla facoltà di Lettere e Filosofia avevo un’idea molto romantica dell’Università. Fantasticavo di seminari, discussioni, libero pensiero. Immaginavo un’esplosione di idee nuove e ingarbugliate argomentazioni. Immaginavo che i professori mi avrebbero insegnato un corretto filosofare.

Sbagliavo su molte cose, prima tra tutte: alla facoltà di filosofia non si fa filosofia, non si impara a filosofare (come io, ingenuamente, credevo).

Dopo aver passato il liceo a creare sistemi e inventare teorie (su basi poco solide, naturalmente, ma ha importanza?) la filosofia era per me una ragione di vita. Un motivo per alzarmi la mattina: sapere che la mia mente poteva indagare qualunque problema le sottoponessi, poteva macinare qualunque ostacolo, se correttamente nutrita di informazioni e tempo.

Ebbene, a novembre discuterò la mia tesi di laurea specialistica in Filosofia e Storia delle idee, a Torino. Una tesi di semiotica (branca della filosofia del linguaggio) in realtà, che cerca di riallacciare un tantino la filosofia al mondo reale, operando una critica sociale mediante l’interpretazione di testi.

Dunque, a novembre discuto la tesi. Ho scritto al mio contro relatore inviandogli una copia della tesi e chiedendogli di incontrarci al suo ricevimento. Non mi ha risposto.

Ho chiesto al mio professore se conoscesse a Torino qualcuno che si occupasse di argomenti affini ai miei. Mi ha detto di no, semplicemente.

Ma quale cultura? Quale amore della conoscenza?

Che tristezza, e dire che sulla carta è tutto tanto bello: questi sono alcuni articoli dello Statuto dell’Università di Torino.

Art. 1
(Finalità)

1. L’Università di Torino (di seguito denominata “Università”) è un’istituzione pubblica di alta cultura che persegue, in attuazione dell’art. 33 della Costituzione, finalità di istruzione superiore e di ricerca.

Art. 2
(Comunità accademica e organizzazione dell’Università)

1. L’Università è una Comunità di studio e di ricerca, cui partecipano, ciascuno con le rispettive responsabilità e i rispettivi compiti, professori, ricercatori, collaboratori ed esperti linguistici, dirigenti, personale tecnico-amministrativo, studenti, nonché tutti coloro che vi svolgono a qualsiasi titolo, anche temporaneamente, attività di ricerca, di insegnamento e di studio, di supporto amministrativo-contabile alle attività istituzionali.

5. Tutti i componenti della comunità accademica devono assicurare l’impegno adeguato per l’assolvimento dei loro compiti istituzionali. L’Università sostiene tale impegno con una dotazione di risorse che assicuri il pieno utilizzo e la valorizzazione delle competenze e delle professionalità.

Art. 3
(Autonomia didattica e di ricerca)

1. È compito dell’Università curare, combinando organicamente le attività di ricerca e di alta formazione, lo sviluppo, l’elaborazione e la trasmissione delle conoscenze, promuovendo la formazione di un sapere critico, lo scambio delle idee, la cooperazione e l’interazione delle culture.

3. L’Università promuove la più stretta connessione strutturale e funzionale tra ricerca e insegnamento.

Art. 7
(Pari opportunità)

1. L’Università garantisce pari opportunità nell’accesso agli studi e alle risorse, alla ricerca e nei meccanismi di reclutamento e di carriera, senza distinzioni di genere, etnia, lingua, età, religione, opinioni politiche, orientamento sessuale, condizioni personali o sociali.

Certo, come no, è proprio così che vanno le cose all’Università.

Se potessi tornare indietro nel tempo? Credo che mi iscriverei a ingegneria.

E la filosofia me la terrei stretta, senza dover ripetere a pappagallo le teorie elaborate da qualcun altro per non far arrabbiare il professore con qualche pensiero originale. Non sia mai. Credo che se alla maggior parte dell’organico universitario capitasse di avere un pensiero originale gli esploderebbe la teste!

La filosofia non è fatta per l’accademia, dove non è possibile comprenderla. La filosofia non può essere insegnata come la matematica, o l’ingegneria… la filosofia bisogna farla, cosa che all’università, purtroppo, è impossibile (o almeno molto disincentivato).

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One thought on “Invettiva contro l’Università italiana

  1. Per le stesse ragioni aggiungerei che la ricerca non è fatta per l’accademia o meglio, ci stanno convincendo che nel mondo accademico ci dobbiamo dimenticare della ricerca, delle domande scientifiche, delle risposte che inevitabilmente andrebbero cercate, della crescita intellettuale….ma con tutti i mezzi non dobbiamo mollare……….Mirco

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