Problematiche filosofiche nella narrativa fantascientifica – Introduzione

Problematiche filosofiche nella narrativa fantascientifica

Analisi semiotico – filosofica di Scorrete lacrime, disse il poliziotto

di Philip K. Dick

Prefazione alle II edizione [2011]

Questo testo, per molti versi ingenuo e acerbo, voleva in origine fornire un punto di vista collocato a metà strada tra la filosofia e la narrativa. Si tratta dunque di un’analisi semiotica aderente al testo, a cui si affianca (soprattutto nella conclusione) un’interpretazione filosofica.
L’idea sulla quale si fondava in principio questo lavoro è che la narrativa in generale (e la fantascienza di Philip Dick in particolare) fossero veicoli per dei contenuti filosofici.
A questo aggiungo ora che nel quadro dell’industria culturale novecentesca, Philip Dick riesce a sfruttare un genere letterario di nicchia come la fantascienza per proporre scenari distopici, apocalittici, sempre estremamente critici.
In un contesto storico, sociale e culturale in cui la filosofia (che dovrebbe farsi carico della responsabilità della critica e costituire l’avanguardia della rivolta culturale) si concentra invece su problemi ininfluenti al fine di un miglioramento sociale, culturale, umano; in un concesto del genere è nella narrativa che si colloca il germe della critica.
Philip Dick raccoglie la sfida del suo tempo mettendo in scena mondi che cadono a pezzi, certezze che crollano o svaniscono nel nulla, personaggi inermi di fronte al mondo eppure capaci, in qualche modo, di salvarsi, appellandosi proprio alla loro fragile umanità.

Introduzione [2008]

Il motivo per cui, da studentessa di filosofia, ho deciso di scrivere una tesi di semiotica, è dato dalla convinzione che la filosofia estenda i suoi confini oltre al canonico ed usuale modo di filosofare, arrivando a toccare la letteratura e la narrativa.
Philip Dick, come anche Leopardi prima di lui, può essere considerato un letterato filosofo, poiché indubbiamente ha prodotto letteratura, ma altrettanto indubbiamente ha instillato in essa una
filosofia forte e dirompente, che traspare da ogni pagina dei suoi romanzi.
In questo lavoro cercherò, quindi, di svelare la filosofia dickiana attraverso l’analisi semiotica di un
romanzo poco noto ma molto significativo: Scorrete lacrime, disse il poliziotto, romanzo che rappresenta in modo peculiare una concezione del mondo che, nell’opinione di chi scrive, merita di essere considerata filosofica.
Filosofia: termine che deriva dal greco e significa alla lettera “amore della sapienza”. […] Un “senso proprio” della filosofia è lungi dall’essere stabilito una volta per tutte nella tradizione occidentale: ogni sistema filosofico comincia, in un certo modo, con una ridefinizione dell’essenza della filosofia.
E’ definibile come filosofica la spinta a porsi domande, a crearsi e a creare problemi, a porre dubbi relativi a questioni la cui realtà sembrerebbe scontata; la filosofia tende a distruggere le certezze e a riformularle. La filosofia è l’espressione di ogni mente insoddisfatta dalla conoscenza in suo possesso.
Se si intende dunque la filosofia come metodo critico per rapportarsi al mondo si può affermare con una discreta sicurezza che oggi si sta sviluppando un filone parallelo di filosofia: quella legata all’arte e alla narrativa, di cui Dick è un fondamentale esponente.
Scorrete lacrime presenta la distopia americana nel pieno della sua carica autoritaria, dove la polizia sembra sostituirsi o coincidere con lo Stato. Questo lo sfondo della vicenda di Jason Taverner, il nostro eroe, che si dibatte in una situazione allucinatoria in cui, smarrita la propria identità, cerca di sfuggire al sistema oppressivo che lo esilierebbe in un campo di lavoro forzato, assieme a studenti e dissidenti.
Il romanzo viene scritto nel 1970 e pubblicato nel ’74, anno in cui Nixon dà le dimissioni dopo lo scandalo Watergate.

Dick ha sempre avuto un rapporto controverso con le forze dell’ordine e col sistema in generale, non risulta strano, dunque, che proprio in quegli anni si dedicasse alla creazione di distopie che sembrano la versione narrativa di una critica filosofica alla società moderna.
In conclusione, dal momento che tra lettore e testo esiste un rapporto cooperativo, stando alla teoria di Umberto Eco, allora in questo lavoro cercherò di dare la mia interpretazione del romanzo di Dick, interpretazione che risulterà, inevitabilmente, di stampo filosofico.
Ecco un breve esempio della filosofia dickiana:
La sofferenza è l’esito finale dell’amore, perché è amore perduto. Tu capisci, lo so. Però non vuoi
pensarci. E’ il completamento del ciclo dell’amore: amare, perdere, soffrire, lasciare e lasciarsi, poi
amare di nuovo. Jason, soffrire è la consapevolezza che dovrai essere solo, e al di là di questo non
c’è nulla, perché essere solo è il destino ultimo, definitivo di ogni creatura vivente.

Lulù, testo completohttp://www.lulu.com/product/ebook/problematiche-filosofiche-nella-narrativa-fantascientifica/18185284?productTrackingContext=author_spotlight_4521152_

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