Problematiche filosofiche nella narrativa fantascientifica – Conclusioni

Problematiche filosofiche nella narrativa fantascientifica

Analisi semiotico – filosofica di Scorrete lacrime, disse il poliziotto di Philip K. Dick

Conclusione

A. La filosofia nella narrativa

Philip Dick non può essere, a rigore, considerato un filosofo. Non presenta un’esposizione organica delle sue tesi e pone domande senza ricercare sistematicamente delle risposte. E’ tuttavia indubbio che nei suoi romanzi vengano posti ed emergano con forza dei temi propri della filosofia. Il problema fondamentale di Scorrete lacrime è gnoseologico, infatti le domande fondamentali su cui ci si trova a riflettere leggendo il romanzo sono: che cos’è reale? Esiste qualcosa che sia davvero reale? Esiste una differenza sostanziale tra la realtà di base e le realtà parallele? Questo tema si svolge parallelamente a quello riguardante la natura umana: che cos’è umano? Che cosa può conoscere l’uomo? Qual è il potere dell’uomo di controllare la situazione in cui è gettato? Il romanzo è una forma inconsueta per trattare temi filosofici; come ha mostrato Leopardi, però, è possibile tradurre in stile poetico (o narrativo) quelle domande che mettono in discussione la natura umana e la realtà. La filosofia di Philip Dick può sembrare ingenua. Andando però oltre ad una patina superficiale, scavando fino a raggiungere le fondamenta della storia, si trova un’istanza di rivoluzione dell’evidenza, o di ciò che appare evidente. Dick costruisce un mondo possibile e lo dà come reale, procedendo poi ad una distruzione sistematica di ogni certezza, ponendo il lettore in una situazione priva di qualunque appiglio razionale. Mettere in discussione ogni certezza apparente, interrogarsi sulla natura stessa della realtà e dell’umanità sono attitudini indispensabili alla formazione di un approccio critico e filosofico alla realtà. Attraverso le avventure dei protagonisti Dick stimola nel lettore domande esistenziali, metafisiche, morali; mette in evidenza i paradossi propri della natura umana, descritta nella sua più pratica e concreta esistenza, paradossi che vanno a toccare la più intima essenza di un’umanità tragicamente impotente. I personaggi prendono decisioni ed agiscono, ma qualunque cosa facciano si trovano di fronte all’insormontabile ostacolo di un fato generalmente avverso che seguendo percorsi tortuosi li spinge in un crescendo di incertezza che scava sempre più in profondità, fino ad eliminare le più scontate sicurezze (Sono vivo? Non lo sono? Io esisto, in qualche luogo o qualche tempo? Esiste qualcosa oltre a me?) Questa è una filosofia che porta naturalmente a riflettere su alcuni interrogativi fondamentali, che possono essere trattati in modo divulgativo proprio grazie alla forma narrativa del romanzo.

B. L’opposizione gnoseologico – metafisica tra oggettività e soggettività

Riprendendo il Percorso generativo di senso di Greimas è necessario constatare che in Philip Dick sono presenti molte e diverse possibili interpretazioni sul piano profondo delle opposizioni valoriali. Ciò che qui si vuole sostenere è che tutte queste differenti interpretazioni possono essere ricondotte alla dinamica metafisico – gnoseologica di soggettivo – oggettivo. C’è un continuo scontro tra queste due istanze profonde: l’oggettività statica e rigida delle regole e la soggettività come onnipresente pericolo di un vortice degenerativo e distruttore. Il punto d’incontro nel quale trovano un equilibrio è costituito, per esempio, dal lavoro quieto fatto con le mani di Mary Anne o in un rapporto umano in cui si esce dal proprio vortice soggettivo per andare incontro all’altro senza irrigidirsi in una struttura oggettiva e statica, come Buckman nel momento dell’incontro con l’estraneo alla stazione di servizio. E’ possibile quindi sostenere che il romanzo si focalizzi sull’opposizione tra un regime repressivo e l’anarchia, tra la rigidità delle regole e la duttilità del trasgredire. Si può interpretarlo come allegoria della soggettività che sprofonda sempre più in una spirale di caos e indeterminazione. E’ possibile vederlo come un racconto di denuncia nei confronti delle autorità repressive, al potere a causa dell’indifferenza di una popolazione troppo legata ai propri bisogni individuali per accorgersi del pericolo. E’ giusto anche considerarlo come apologia della condivisione e della simpatia in contrasto con il chiuso individualismo. Tutte queste chiavi di lettura, però, possono essere ricondotte alla dinamica soggettivo – oggettivo, che si riscontra in Scorrete lacrime come in molti altri libri di Dick, andando a formare un insieme omogeneo, e non discordante, di istanze critiche. Soggettivo ed oggettivo sono quindi due principi opposti ed estremi quasi sempre negativi, che si riconciliano in alcuni elementi salvifici: il mite lavoro manuale, la spontanea e naturale simpatia tra esseri umani, l’amore e il senso di protezione per i figli. Esiste di conseguenza una forte continuità tra metafisica e morale: quest’ultima si inserisce nella dinamica soggettivo – oggettivo seguendola passo passo. Si nota dapprima in Kathy: la disgregazione soggettiva del reale (presente in Kathy che è psicotica e quasi completamente slegata dalla realtà) va di pari passo con la perdita di moralità, della capacità di distinguere giusto e sbagliato che sono due principi fortemente connessi agli eventi e al materiale. Il personaggio di Kathy e la sua disgregazione soggettiva anticipano il delirio assoluto di Alys. Anche Kathy, nel suo piccolo, contagia altri individui nel suo delirio soggettivo, influenzando la loro vita in modo drastico. Alys si spingerà più oltre, arrivando a modificare l’intera realtà in concomitanza con una totale assenza di valori e di regole. Entrambe saranno punite dal mondo o dal destino, una finendo rinchiusa in un manicomio, l’altra morendo a causa della droga che le ha consentito di sovvertire l’ordine naturale delle cose (sempre che un simile ordine esista…).

C. Reale e percepito

Il tema filosofico che emerge con più prepotenza da Scorrete lacrime è quello della stretta correlazione tra ciò che è soggettivamente percepito e ciò che è realmente. Le domande che sorgono spontanee sono: le due cose coincidono? Fino a che punto la soggettività è costitutiva del mondo reale? Si può davvero parlare di un mondo reale? In altre parole: quella tra soggettivo e oggettivo è una distinzione possibile? Esiste qualcosa di realmente oggettivo? Gli interrogativi fondamentali di Dick sono due: “Che cos’è la realtà” e “Che cos’è l’uomo” ? Sono domande legate strettamente tra di loro e alla dinamica soggettivo – oggettivo. Dick parte dal presupposto che ogni essere umano viva in una propria realtà, data dalle proprie percezioni. In questo senso il mondo di uno schizofrenico non è meno reale del mondo di una persona generalmente considerata sana di mente. L’unico problema si ravvisa nell’incapacità di comunicare. Se uno schizofrenico potesse mostrarci chiaramente il modo in cui vede il mondo sarebbe possibile che riuscisse a convincerci di avere ragione. Quindi abbiamo da una parte una pluralità di mondi tutti ugualmente reali, dall’altra una pluralità di soggetti che creano o interpretano questi mondi. Ogni uomo dunque vive in un mondo chiuso. Dov’è allora la possibilità d’interazione tra individui? Senza di essa questa ipotesi si risolverebbe in un solipsismo senza via d’uscita. Possiamo presumere che esista una sorta di substrato comune, che ognuno interpreta in maniera differente ma che garantisce comunque la possibilità di comunicare, seppur in modo limitato? Sarebbe ragionevole rispondere di sì, Dick però sgretola questo substrato. In Scorrete lacrime ciò che era reale cessa di esistere in favore di una dimensione alternativa. Anche questa si sgretola per tornare alla realtà di partenza, e il protagonista inizia ad avere seri dubbi che il reale sia davvero reale. Se invece fossa tutta un’allucinazione dovuta alla droga? Se la realtà fosse sempre stata completamente diversa da come credeva? In questo succedersi arbitrario di mondi crolla ogni certezza riguardo all’oggettività. Certamente si parte da una situazione e a quella si torna, ma considerando che l’intera narrazione si svolge nell’arco di sole quarantotto ore, si può presumere che la traslazione non si sia davvero assestata. Una considerazione ugualmente interessante è che ad avere importanza non siano tanto le modalità e la tempistica di sfasamento spazio – temporale, quanto la sua possibilità. Perché uno sconvolgimento simile è possibile? Forse perché ogni singola mente crea un mondo solipsistico all’interno del quale vivere, producendo una complessa rete di mondi che si incrociano senza mai veramente toccarsi. Quando una di queste menti utilizza un catalizzatore come una droga diventa capace di trascinare con sé tutte le altre nel proprio mondo chiuso. All’interno di questo mondo chiuso poi ogni singola mente tornerà ad elaborare un proprio mondo chiuso e così via. Si entra in un circolo vizioso senza fine, che non lascia più nemmeno intravedere la realtà. Caos e indeterminazione, perenne impossibilità di comprendere cosa sia reale e cosa no. L’elemento costante è l’impossibilità di comprendere, di districarsi nella rete di mondi possibili, tutti ugualmente reali, per trovare una soluzione metafisica definitiva. Data questa impossibilità la soluzione sta nel concentrarsi su altro: l’arte, l’amore, la condivisione. Questo ricorda da vicino Kant, non quello da cui Dick prende spunto per costruire un insieme di mondi solipsistici, ma il Kant che ritiene insolubili i problemi metafisici, e che ritiene che la cosa in sé possa essere colta solamente attraverso la pratica, nelle azioni che mirano a legarsi ad una legge ideale e interiore ma allo stesso tempo universale. Anche in Dick il superamento degli incubi solipsistici non sta in una dimostrazione ma dipende da scelte semplici e quotidiane: schiettezza o tradimento, disinteresse per il prossimo o assunzione di responsabilità. Philip Dick sembra mostrare che lo scontro valoriale – metafisico si risolva sul piano del recupero di una relazione concreta con gli esseri umani da una parte e con le cose (da costruire, da plasmare) dall’altra. Traspare l’idea che l’equilibrio metafisico – ontologico fosse una componente dell’equilibrio nelle società umane, ormai perduto a causa dei meccanismi del capitalismo e delle strutture politiche tecnocratiche e burocratizzate, un equilibrio che può essere recuperato solo con fatica e senza alcuna garanzia di durevolezza attraverso l’opera delle mani, nel rifiuto di usare un essere umano come mezzo, nell’assunzione di responsabilità per le proprie azioni.

Lulù, testo completo: http://www.lulu.com/product/ebook/problematiche-filosofiche-nella-narrativa-fantascientifica/18185284?productTrackingContext=author_spotlight_4521152_

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...