La Libertà di Pensiero

Questa è una riflessione/sfogo sulle libertà di pensiero, parola, espressione…

Ma quale libertà di parola?

Posso dire, effettivamente: “Berlusconi e la sua cricca di mafiosi mi fanno schifo”. Certo, lo posso dire. Le ripercussioni sulla mia vita? Beh, se il mio capo fosse berlusconiano e leggesse questo blog forse andrei incontro a qualche turbolenza, ma le conseguenze reali sarebbero perfettamente gestibili. Perciò sembrerebbe logico pensare che sì: la libertà di opinione, ed espressione, esiste.

Tuttavia, il problema non è forse un po’ più sottile?

Bisogna considerare alcuni elementi differenti.

Pensiamo ai luoghi principe della libertà di pensiero. Le Università, per eccellenza, dovrebbero essere quelle istituzioni che meglio attualizzano il concetto di Libertà di pensiero (o di espressione artistica). Che prendono il concetto in potenza e lo tramutano in atto, lo pongono in essere. Ad oggi le Università (o per lo meno l’Università degli Studi di Torino, di cui ho un’esperienza diretta) non solo non favoriscono la libertà di pensiero, ma la limitano attivamente.

Quante volte, a un esame (e già sulla forma di verifica costituita dall’esame ci sarebbe da dire, e criticare, molto) ho visto privilegiare un’istruzione mnemonica rispetto ad una concettuale? Quante volte per i professori è più facile mettere un bel 30 a chi ripete a pappagallo le cosine che ha imparato a memoria, piuttosto che sforzarsi di capire i ragionamenti di qualcuno che ha davvero meditato sulla filosofia di un grande del passato, e che vorrebbe magari proporne una sua versione?

No, all’università è proibito portare pensieri nuovi. Guai a voi! Qualunque pensiero originale sarà bandito con sdegno dal tempio del sapere accademico.

Se proprio insistete a voler pensare qualcosa e metterla per iscritto, allora dovrete trovare delle autorità del passato che abbiano già più o meno detto la stessa cosa e riempire il vostro testo di note. Ecco, diciamo: mezza paginetta di idee in Arial 12 e mezza pagine di note in Times New Roman 10. Allora, forse, le vostre idee nuove (che dopo tale trattamento di certo non potranno più considerarsi nuove) potranno essere esaminate.

Le Università non sono più il posto migliore per pensare. Non sono più nemmeno il posto migliroe per imparare. Ecco: le Università italiane non sono più il posto migliroe per far nulla. Se non essere sommersi da volantini che pubblicizzano le cause più disparate, per prendere un numero n di caffè al baruccio vicino, in compagnia di una qualche cricca di alternativi dalle idee rivoluzionarie che frequentano l’università da decenni coi soldi di papà.

No, Le Università non possono più essere la soluzione. Perchè?

Perchè, come ogni altra cosa e istituzione, sono state inglobate dal sistema.

Per sistema, intendo (alla maniera dei filosofi Francofortesi) il sistema capitalistico, che include tra le sue caratteristiche essenziali l’industria culturale, la produzione di massa di cultura il cui scopo non è di stimolare il pensiero, ma di farlo addormentare cantandogli una piacevole ninna nanna fatta di reality, telequiz, telenovelas e altre aberrazioni.

Non solo le Università, dunque, ma l’intero sistema culturale hanno smesso (da decenni) di stimolare una versa, sana, produzione culturale per dedicarsi invece allo scopo opposto: far addormentare le coscienze, di un sonno eterno.

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