Olovisione

Descrizione di un luogo da un punto di vista cieco

Sento solo lo scricchiolio del terminale che carica il programma. Aspetto. So che è pesante e ci vorrà qualche minuto. Attorno a me c’è solo silenzio, e ovunque mi volti tutto quello che vedo è nero. Naturalmente. Il dispositivo olografico che porto a mo’ di occhiali mostra solo un ambiente vuoto, scuro. Per ora.

Sento la pelle formicolare, come quando si perde l’equilibrio, solo che anzichè essere questione di un attimo, questa sensazione durerà finchè non sentirò, finalmente, i suoni gracchianti e striduli del modem che si connette in rete.

Fa un caldo atroce.

So che la finestra è aperta e a cadenza regolare sento le folate d’aria del ventilatore. Ultimo modello, un prodotto di design, ultra silenzioso.

Nonostante questo sudo copiosamente, i vestiti appiccicati alla pelle. Questo aumenta la sensazione di vertigine, che a sua volta fa lievitare l’impazienza come una bolla.

Inizio a tamburellare le dita sulla scrivania polverosa.

Attorno a me ci sono solo il caldo, l’aria immobile e il puzzo stantio di cipolla che sale dall’appartamento degli slavi al piano di sotto.

Ma ecco che sento lo stridio del modem, finalmente, come un coro d’angeli. Il mio mondo si riempie di colori e una brezza leggera mi porta alle narici l’odore salmastro del canale.

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