Le giostre

_Situazione in cui l’ambiente stride col personaggio_

Aveva sempre provato amarezza nei Lunapark. Tutto quel divertimento affettato aveva un che di grottesco.

Quella sera avrebbe voluto rimanere in casa ad ascoltare il Te Deum di Bruckner, come faceva ogni volta che si sentiva privo di significato.

invece, a passo lento ma inesorabile, si stava dirigendo alle giostre, tenendo per mano la donna che avrebbe dovuto amare. Era graziosa, bassina, tinta di un biondo cenere che faceva risaltare qualunque cosa si mettesse addosso. Quella sera era un abito rosso, molto retrò.

Si iniziava sempre con lo zucchero filato o le mandorle caramellate, lo sapeva sin da bambino, quando a portarlo alle giostre era sua madre, convinta di farlo felice.

Attorno a lui risuonavano risate e gridolini, le tante musiche diverse si rimestavano in un crogiolo nauseabondo.

– Marica – fece, ma lei stava già correndo, i tacchi che battevano sordi sul selciato, verso il gruppo di amici che li aspettava davanti all’autoscontro.

– Marica – sussurrò tra i denti, sapendo che nessuno avrebbe potuto udirlo, tanto meno lei – io me ne vado.

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