La spiaggia

_Esercizio: sulla spiaggia, di mattina presto, un uomo anziano e una donna giovane_

Gli altoparlanti, come ogni domenica mattina, iniziarono a strepitare: “Un saluto a tutti gli amici del Classic Club! Sono le cinque di mattina ragazzi quindi continuate a ballare! E se non ce la fai, statti a casa!”

Meri senza Y non si sentiva stanca, ma voleva uscire. Iniziò a spintonare i corpi sudati per uscire dalla ressa. Una minorenne attaccabrighe la guardò feroce per un secondo, ma la lasciò perdere alzando estatica le braccia al soffitto quando le valvole iniziarono a spruzzare acqua nebulizzata sulla pista.

Meri si allontanò e raggiunse l’ingresso, dove un ragazzino si contorceva a terra smandibolando un po’ troppo.

All’esterno l’aria era fresca, la luce dell’alba che iniziava a rischiarare il parcheggio. Meri non aveva una macchina, ma trovò quasi subito un passaggio per la spiaggia.

– Certo, amore, salta su!

Gay, peccato.

***

Meri senza Y aveva appena compiuto 18 anni e non era una brava ragazza. Quella mattina però si sentiva diversa. Nel suo stomaco il senso di colpa si mescolava alle anfetamine rendendola depressa.

La spiaggia era deserta, gli ombrelloni chiusi, l’unico suono l’infrangersi delle onde sulla battigia.

Meri strinse le braccia al petto cercando di scacciare il freddo che aggrediva il suo corpo quasi nudo.

Odiava la spiaggia, perchè mai si era fatta portare lì?

– Signorina, buongiorno! E’ mattiniera, èh?

Si voltò, i nervi tesi che la facevano muovere a scatti.

Di fronte a lei c’era un vecchio. Un bel vecchio, a dire la verità, forse nemmeno poi così vecchio. Poteva avere l’età di suo padre, forse qualche anno di più.

– Più che altro sono una nottambula… del tipo peggiore – aggiunse con un pizzico di strafottenza sperando di levarselo dai piedi.

– Ah, capisco. Allora non le dispiacerà farmi compagnia per qualche minuto? Mi alzo sempre così presto, sa, da quando mia moglie è morta.

– Oh Cristo.

– Come, prego?

– Ho detto “Oh, Cristo”.

– Ah, una signorina graziosa come lei ha certamente qualcosa di più interessante da fare che stare qui a sentire le lamentele di un vecchio, è così?

– Proprio così – fece Meri scrollando le spalle, seriamente intenzionata a girare i tacchi che affondavano nella sabbia e andarsene.

– Lei mi ricorda un po’ mia moglie, sa? Anche lei era una nottambula.

– Ma davvero?

– Sicuro! Pensi che l’ho conosciuta in una bisca clandestina dove giocavo a poker. Lei faceva la ragazza portafortuna. Ma solo la sera, di giorno lavorava per una sarta, una vecchia strega, se vuole sapere come la penso.

Meri sorrise:- Il mio condominio è infestato dalle vecchie streghe, anch’io le odio.

– Allora, mia cara, visto che abbiamo qualcosa in comune mi permetto di presentarmi, sono Mauro, Mauro Casavecchia.

– Meri, senza la Y – rispose lei stringendogli la mano. Era calda e asciutta.

– Dunque, Meri, dove sei stata stanotte?

Lei sollevò il mento con aria di sfida:- Dovevo fare Coco-Classic con una mia amica, ma lei è collassata così al Classic ci sono andata da sola.

Lui annuì:- Sono due discoteche, vero? Ti sarai sentita un po’ sperduta, tutta sola senza la tua amica?

Meri lanciò rapidamente un’occhiata in giro. Non si vedeva anima viva. Sul volto dell’uomo era dipinta una smorfia strana, che non indicava dolore ma nemmeno piacere.

Forse, pensò Meri in fretta, gli mancava la moglie morta. Eppure le sembrava strano, era inquieta e infreddolita, ma le sue gambe non volevano saperne di muoversi.

– Dimmi, cara, com’è che hai passato il tempo, in discoteca tutta sola?

Meri voleva che quell’uomo la lasciasse in pace, così disse qualcosa che in genere faceva scappare gli adulti come ragazzine impaurite:- Ho calato cinque pasticche, ballato e scopato. Qualche problema?

Lui rimase immobile, perfettamente composto nell’abito di lino blu:- Certo che no, nessun problema, mia cara. Anch’io ai miei tempi me la sono spassata, come si suol dire.

Meri si concesse un respiro di sollievo, l’ansia e il senso di colpa che l’abbandonavano. Possibile che avesse trovato l’unico adulto sulla faccia della terra che riuscisse a capirla?

Lui sedette su un un lettino e l’invitò ad accomodarsi.

Lei si trovò al suo fianco senza sapere come ci fosse arrivata.

– Non dovresti drogarti, sai? Fa male.

Meri lo guardò storto, poi scrollò le spalle e ammise:- Lo so, è da un po’ che ci sto pensando. Forse questo è il giorno giusto – cinguettò.

– Poi hai usato quella brutta espressione, “scopare”, ai miei tempi si diceva “fare all’amore”, era molto più romantico, non trovi?

Lei lo guardò, gli occhi che indicavano un principio di esasperazione:- Mauro, giusto? Non c’è niente del “fare all’amore” nei rapporto coi ragazzi del Classic, chiaro? Non mi stressare.

Lui sorrise come un lupo, ma lei non si ritrasse.

– Mi chiedevo, cara Meri senza Y – fece lui con aria divertita – L’hai mai fatto per soldi?

Lei sentì un’ondata di ghiaccio che le correva giù per la schiena.

– No – rispose – Non ancora – si trovò ad aggiungere, pentendosene subito dopo.

Spostava lo sguardo da un ombrellone all’altro, cercando un bagnino, un barista, qualcuno che arrivasse a fermarla. Ma non c’era nessuno.

– Allora, forse, mia cara, com’è che hai detto prima? “Forse questo è il giorno giusto”.

– Forse – rispose lei con un filo di voce.

Lui sorrise, aveva i denti gialli.

Lei s guardò intorno, lo prese per mano, gli disse:- Andiamo – come se recitasse delle battute scritte da qualcun altro, apposta per lei.

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6 thoughts on “La spiaggia

  1. E’ il primo che ho trovato il tempo di leggere. Pentito di non averlo trovato prima, il tempo. Sai costruire le storie. Un pizzico di esperienza in più e sarai pronta per volare. Sempre che gli “imprenditori” culturali te lo concedano.
    Ma non si può mai sapere. A volte succede di prendere il vento anche a dispetto degli editori.
    Tanta buona fortuna. Te la meriti.
    Mam

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    1. Eheh grazie! A dire il vero non credo di avere ancora scritto nulla di abbastanza valido da regalare… però mi ci metterò d’impegno (non appena avrò terminato un paio di progetti ^^) e ti manderò volentieri qualcosa!

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      1. Non ti sottovalutare. E’ lo stesso che sopravvalutarsi. Il presente esercizio non era niente male. Perciò ti prometto che appena avrò finito di revisionare un romanzo che sono 31 anni che aspetta di uscire, è programmato per i primi mesi del 2012, speriamo bene, andrò a leggermi qualche altra cosa di tuo.
        Sicuro che ne vale la pena.
        Hai idee, una tua apprezzabile visione delle cose, una certa padronanza del mezzo… non mi resta che augurarti ogni bene. 997 è la tua data di nascita?
        Mam

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