La continuità della specie

I bambini sono un po’ alieni. Non li si può considerare propriamente umani. Quella pancia liscia e sporgente, gli occhi enormi, la pelle elastica, le ossa molli e le mani tozze.
Inoltre il loro mondo non è quello degli adulti. O meglio: il mondo degli adulti non è più quello dei bambini.
Io ricordo vagamente come fosse avere dieci anni, ho qualche flash. Ricordo un passaggio segreto a casa del mio migliore amico, che passava da sotto il letto dei genitori e arrivava al tavolo della cucina. Era un passaggio segreto, ma ovviamente non lo era.
Tutta questione di fantasia? Mi sembra semplicistico. La verità, io credo, è che i bambini creino il loro mondo, e gli adulti perdano via via questa facoltà.
Ma poco importa, dal momento che a governare il mondo sono gli adulti… i bambini senza genitori tendenzialmente non sopravvivono, eppure…
Eppure i bambini sono necessari, se non altro alla continuità della specie.
Io credo che si mettano in moto dei meccanismi che fanno si che gli adulti per sopravvivere abbiano un assoluto bisogno dei bambini, se non vogliono spegnersi.

Guardavo con mio figlio i fuochi di Ferragosto. Era circa la quarantesima volta che li guardavo, e mi erano piaciuti solo le prime cinque, quand’ero una bambina.
A dire il vero tutto il contesto mi infastidiva. La sabbia umida, gli ombrelloni che deturpavano la spiaggia, i ragazzi ubriachi, i vecchi innamorati e le famigliole felici. Dopo i trentacinque la gente ha iniziato a darmi fastidio.
Mio marito però era convinto che nostro figlio dovesse vedere i fuochi, così l’ho accompagnato al mare. Certo, perché mio marito è rimasto a casa a ubriacarsi con gli amici.
Quindi ho preso la macchina, bestemmiato silenziosamente per trovare parcheggio, arrancato nella sabbia sporcandomi le scarpe e mi sono procurata un buon posto su un lettino vuoto.
Ed ecco, in mezzo alla folla che non aveva niente in comune se non gli stupidi fuochi e il naso all’insù, i tre colpi d’avvio. Alti e bianchi, come tutti gli anni.
Forse io sono una di quelle persone che a teatro guardano il pubblico, ma ai fuochi guardo la luna.

Con il braccio sinistro stretto attorno alle spalle del mio bambino sentivo i suoi commenti.
Entusiasti, naturalmente.
– Finisce in mare! Guarda mamma, guarda!
Allora mi sono girata a fissare il suo faccino concentrato, gli occhi sgranati pieni di meraviglia, e ho sentito… un dolore al petto, un dolore sordo. Ho alzato gli occhi vedendo esplodere un fiore dorato e ho sorriso, sentendo le spalle di Davide che si irrigidivano. Era lì a bocca aperta, e mi sono ritrovata così anch’io. Entusiasta, meravigliata.
Così ho visto i fuochi per la quarantesima volta, e a differenza delle precedenti non mi sono annoiata.
– Bello questo! – mi sono trovata a esclamare – L’hai visto?
– Certo mamma, guarda! Guarda quello!
E i riflessi di luce sulla pelle liscia del suo viso mi hanno fatto pensare a quando vedere il cielo illuminato di colore era qualcosa di nuovo e assolutamente inaspettato, qualcosa che faceva battere il cuore e sgranare gli occhi.
Così, attraverso lui, ho amato i fuochi di ferragosto, tanto che non ho più guardato la luna.

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4 thoughts on “La continuità della specie

  1. Ecco perchè tutto mi sembra straordinario quando sto con Asia, la mia nipotina . Lei raccoglie nel parco un fiorellino “guarda nonna, che bello” E a me pare il fiore più bello di tutto il giardino, anche se è malandato e sfiorito e qualcuno l’ha buttato via perchè non lo voleva più. Hai ragione, abbiamo bisogno dei bambini per non “spegnerci”.
    La tua scrittura mi emoziona, un sorriso a te (non so ancora come si mettono le emoticon, sono nuova di questi luoghi).

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