Il Teatro

Martedì alle ore 18:00 sul programma Voyage di Almaradio Elena Cirioni legge un mio racconto breve, “Il teatro”. Si può ascoltare via web: http://www.almaradio.it/almaplayer/

 

***

Il Teatro

Aveva la nausea e ogni cosa le sembrava deforme.

Il sole abbagliante dell’estate cuoceva i rifiuti lasciati a marcire nelle strade polverose di Porta Gioconda mentre Lucilla avanzava pesantemente sul selciato pieno di buche, sudando copiosamente.

Il fagotto enorme che si trascinava dietro le rendeva il cammino estremamente difficoltoso e il suo corpo non aiutava, in quanto a peso… e ingombro, aggiunse tra sé e sé, per onestà intellettuale.

In poco più di un metro e mezzo di altezza era distribuita la massa di un bue, muscolatura compresa. Non era certo quel tipo di ragazza che si poteva definire un bocconcino, ma i lineamenti del viso erano aggraziati quando non sbuffava come un mantice per lo sforzo, e i capelli rossi e lisci, se pettinati, risplendevano di luce propria.

Tutto questo, però, non rivestiva per Lucilla la minima importanza, perché lei aveva la Voce.

Il suo primo ricordo, vecchio circa di vent’anni, era della nonna che nella casa della sua infanzia le diceva con le lacrime agli occhi:- Tu hai un dono Lucilla, piccola mia, hai la Voce, hai una bellissima voce che ti farà far strada nel mondo.

Beh, senz’altro di strada ne aveva fatta tanta: a piedi, a cavallo o in carrozza, talvolta a dorso di mulo. Aveva girato in lungo in largo, cantando, ma non si era mai esibita nella Città.

Era tremendamente nervosa, tanto che il pranzo le era rimasto sullo stomaco e minacciava ogni tre passi di tornare da dove era venuto.

Presto sarebbe arrivato il tramonto, si diceva per farsi coraggio, la temperatura sarebbe scesa, il puzzo sarebbe stato meno intenso, lo sfregare delle cosce meno fastidioso e il dolore ai piedi… beh, quello sarebbe rimasto, anzi peggiorato, ma ci era abituata.

Il quartiere di Porta Gioconda sembrava infinito da attraversare, i volti degli abitanti sempre più emaciati man mano che si allontanava dalle mura cittadine.

Quando finalmente il sole fu tramontato Lucilla si fermò a riprendere fiato, rapita da una melodia dolce. In una nicchia minuscola scavata nel muro di una casa fatiscente stava un suonatore. Era vecchio ma le dita non avevano perso l’elasticità della giovinezza, le sue note erano fluide come il miele e il violino sembrava un prolungamento del suo corpo. Ai suoi piedi giaceva un cappellaccio logoro con qualche moneta di poco valore. Lucilla distolse lo sguardo. Non doveva fissarsi su quei pensieri poco costruttivi proprio quella sera. Quella sera, no. Non voleva lasciarsi commuovere da quel vecchio violinista che faceva la fame, né infervorarsi pensando all’intollerabile ingiustizia delle accademie musicali riservate a pochi eletti danarosi. Quella sera no, non avrebbe rimuginato su quei pensieri: doveva concentrarsi, rendersi presentabile, scaldare la voce.

Canticchiando e riprogrammando la serata per l’ennesima volta arrivò sulla netta linea di demarcazione tra Porta Gioconda, uno dei quartieri più poveri della città, e Piazza Duca Sigismondo, nota soprattutto come la Piazza del Teatro.

Appena svoltato l’angolo, senza alcun preavviso, Lucilla lo vide oltre le fronde degli alberi sul viale, il Teatro Ducale. Era grande, come glielo avevano descritto, ma era anche di più, era tanto bello da togliere il fiato. L’entrata era quella di un tempio, in marmo bianco, antica di migliaia di anni, e l’edificio si allungava in una serie armonica di portici dalle colonne esili e capitelli dal decoro finissimo, disseminati di statue, panchine e fontanelle.

Quale meraviglia.

Con uno sforzo distolse lo sguardo, una volta memorizzata la posizione del Teatro, e cercò un bagno pubblico in cui prepararsi: doveva lavarsi e cambiarsi, pettinarsi e truccarsi prima dell’esibizione di quella sera.

Quando uscì dai bagni la Città era buia. La piazza era lastricata di pietre grigie perfettamente allineate a formare un labirintico disegno geometrico, che sfumava nelle parti in ombra. Qui, poco distante dall’ingresso del Teatro, s’intravedevano le figure ingobbite dei mendicanti, disposte su una lunga fila ad aspettare l’elemosina del pubblico. Del suo pubblico, pensò Lucilla.

Ed ecco la pietà, insopportabile, che la schiacciava come un macigno. La pietà per tutti i mendicanti e i cantori di strada, i giocolieri e i pittori che non avevano di che vivere, se non la loro arte.

La pietà per se stessa, che avvicinandosi alla lunga schiera di pezzenti cenciosi e al loro odore inconfondibile si toglieva l’enorme fagotto dalle spalle, ne estraeva un piccolo palchetto di legno e vi gettava ai piedi un vecchio cappello. Poi saliva il gradino, prendeva la lira per accompagnare il canto e iniziava la sua esibizione nella Città, guardando il Teatro con le lacrime agli occhi.

I mendicanti la fissavano estasiati.

Foto da: http://www.google.it/imgres?q=teatro&hl=it&sa=X&biw=1280&bih=705&tbm=isch&prmd=imvnsbl&tbnid=BUoaDVjl4LimGM:&imgrefurl=http://www.teatrozircone.com/&docid=CaN8AjdjQzcA9M&imgurl=http://www.teatrozircone.com/maschere.jpg&w=383&h=290&ei=rDBLT_joFILusgaWqtWUBQ&zoom=1&iact=hc&vpx=584&vpy=414&dur=626&hovh=195&hovw=258&tx=124&ty=119&sig=102805516498459024137&page=4&tbnh=157&tbnw=205&start=56&ndsp=20&ved=1t:429,r:12,s:56

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6 thoughts on “Il Teatro

  1. Vedo che anche Euterpe ha lasciato [da te] le sue impronte…
    sono pentagrammi vaghi, a parte la fascinosa ossessione mia… che tutto profuma! Ma nell’abilità di attrarre l’attenzione è anche il riuscire a far percepire [l’olezzo]. Ed in verità, ci sei riuscita… incuriosita sarei, di conoscere di quale città si tratta ;-)
    Sempre sono spunti interessanti, ai quali vedrò di mettere il giusto peso… Serena serata
    :-)claudine

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    1. E’ una città immaginaria. Questo doveva essere un raccontino per descrivere un pezzo di una città fittizia in cui ambientare, con alcuni amici, una serie di racconti. Doveva descrivere appunto la zona di passaggio tra un quartiere povero e la piazza del teatro. Il progetto è naufragato (almeno per il momento) ma se fosse partito in città ci sarebbero state navi volanti e la temibile guardia rossa, famiglie di nobili corrotti in lotta per il potere ecc. :D

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