Manuale eclettico di semiotica – 2. Comunicazione

Manuale di semiotica

Dal Manuale di Semiotica di Ugo Volli, Editori Laterza, Bari, 2006

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2. Comunicazione

Primo assioma della comunicazione: “Non è possibile non comunicare”

Comunicare significa semplicemente diffondere informazione su di sè, avere un qualche aspetto che viene interpretato, significare, avere senso.

Il mondo ci appare sensato: vediamo le cose e i comportamenti secondo certe categorie.

Il comportamento (o la sua assenza) di ogni ente è una potenziale sorgente di comunicazione.

Questo fatto, che il mondo abbia senso, questa condizione di ricchezza di senso, prende il nome di SIGNIFICAZIONE.

Sulla base dell’ipotesi che tutto ciò che accade abbia senso, noi costruiamo delle regole ipotetiche per spiegare quel che accade e le applichiamo ai casi che stiamo esaminando. Questo processo, teorizzato da Peirce, prende il nome di Abduzione.

La significazione è diversa dalla comunicazione vera e propria, in quanto la COMUNICAZIONE prevede che ci sia qualcuno (un emittente) il quale trasmette qualche cosa (un messaggio o testo) a qualcun altro (un destinatario).

In questo processo c’è un lavoro da parte dell’emittente che deve dare forma al messaggio, ma anche da parte del destinatario che deve interpretare il messaggio.

Si può produrre comunicazione modificando la significazione di un oggetto (ad esempio truccandosi o vestendosi in un certo modo, ottenendo una certa immagine). Spesso la significazione nasconde una comunicazione vera e propria

I fenomeni semiotici della significazione e della comunicazione si incrociano fittamente e si contengono spesso l’un l’altro a diversi livelli.

L’INFORMAZIONE è un concetto ancora diverso: può essere intesa come la capacità di ridurre l’incertezza sullo stato del mondo.

Ridondanza: informazioni trasmesse non nella maniera più economica, ma ribadite in diversi modi.

Rumore: disturbi della comunicazione.

Informazione ellittica o implicita: sottintesi.

La comunicazione non serve solo al passaggio d’informazione, ma consiste in vari tipi di azione: convincere, promettere, sedurre.

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 RICEZIONE è il momento in cui in un testo emerge per qualcuno un senso.

In questa attribuzione di senso si colloca il punto di partenza del processo di interpretazione, di conseguenza si tratta dell’atto decisivo della comunicazione. .

Non vi è affatto comunicazione senza ricezione (che può essere implicita, immaginaria ecc. ma sempre presente).

L’emittente produce il tentativo, solo l’avvenuta ricezione realizza la comunicazione vera e propria.

L’atto semiotico fondamentale non consiste dunque nella produzione di segni, ma nella comprensione di un senso.

In ogni testo si possono ricostruire dei simulacri della ricezione del testo stesso immaginata dall’autore, è quello che Eco chiama Lettore modello: una certa competenza linguistica e di genere, un atteggiamento ideologico, un bagaglio enciclopedico ecc.

Nessun testo può fare a meno di un lettore modello perché necessariamente ecco deve formularsi secondo un codice linguistico e dare per scontate certe conoscenze sulla realtà, che sono presupposte comuni al destinatario.

Diverso dal Lettore modello è il Destinatario rappresentato, come il pubblico in studio, che costituisce una enunciazione enunciata (in cui l’atto della comunicazione viene rappresentato oltre che eseguito).

La ricezione, dunque, è certamente un atto del ricettore e non solo una condizione passiva.

Alla base di ogni ricezione esiste un Orizzonte d’attesa del soggetto: conoscenze, gusti, interessi ecc.

Esistono diversi atteggiamenti del lettore, analizzati dai Cultural Studies: lettura succube, lettura resistente.

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La comunicazione si può schematizzare come segue:

Emittente –> Messaggio –> Destinatario

Il messaggio non è un insieme di idee ma un oggetto materiale (una successione di suoni, lettere su un foglio) che può essere spostato da una persona all’altra.

Il messaggio è un oggetto materiale che funge da sostituto dei contenuti mentali che si vorrebbero trasmettere.

Gli oggetti sostitutivi dei contenuti mentali vengono tecnicamente definiti segnali.

A teorizzare gli Elementi della comunicazione è Roman Jakobson, linguista russo.

Il contatto è necessario per mettere in comunicazione emittente e destinatario (spesso viene indicato come canale, che può essere di ordine psicologico o sociale).

Il canale costituisce il contatto, ma anche il filtro materiale tra emittente e destinatario. Sul piano immateriale il filtro è costituito dal codice (come la lingua).

I messaggi, infine, vengono prodotti generalmente per parlare di qualcosa, per riferirsi alla realtà o a un certo contesto (o contenuto).  Sotto questo nome si indica la capacità del messaggio di riferirsi a elementi del mondo reale.

Da questo schema si evincono le tre principali dimensioni della comunicazione, che corrispondono a tre discipline degli studi linguistici e semiotici:

– la dimensione sintattica della comunicazione, che si occupa del rapporto tra messaggio, canale (o contatto) e codice;

– la dimensione semantica della comunicazione, che si occupa del rapporto tra messaggio e contesto (o contenuto);

– la dimensione pragmatica della comunicazione, che si occupa del rapporto tra messaggio ed emittente e destinatario.

Allo schema che raggruppa gli elementi della comunicazione si possono sovrapporre le Funzioni della comunicazione:

– la funzione emotiva (o espressiva) riguarda la capacità dell’emittente di esprimersi;

– la funzione fatica consiste nel lavoro che si fa per garantire il contatto;

– la funzione metalinguistica definisce il codice in uso;

– la funzione referenziale consente di mettersi in rapporto col mondo, col contesto;

– la funzione conativa è quella per cui si cercano effetti sul destinatario.

Ogni atto comunicativo contiene, potenzialmente, tutti gli elementi e le funzioni della comunicazione.

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Approfondimenti

Wiki – Scuola di Pragahttp://it.wikipedia.org/wiki/Circolo_di_Praga

Il Circolo linguistico di Praga, più noto come Scuola di Praga è stato un gruppo di critici letterari e linguisti cechi e russi della prima metà del ventesimo secolo che elaborò il concetto di funzione nel linguaggio, concetto che fu il fulcro e il punto in comune dei lavori del circolo. Negli anni trenta i suoi componenti, prendendo le mosse dagli studi di Ferdinand de Saussure, svilupparono metodi di analisi strutturalista del linguaggio, influenzando i successivi sviluppi della linguistica, della semiotica e della fonologia.

Fondato nel 1926 dal linguista ceco Vilem Mathesius (presidente del circolo fino alla sua morte, nel 1945), il gruppo era formato da emigrati russi come Roman Jakobson, Nikolaj Trubeckoj, Sergej Karcevskij, il critico letterario René Wellek, l’anglista Bohumil Trnka, lo slavista e boemista Bohuslav Havránek, lo studioso di estetica Jan Mukařovský, ed ebbe il suo periodo di maggiore attività nel periodo precedente lo scoppio della seconda guerra mondiale.

I componenti del circolo tennero incontri periodici regolari e pubblicarono i Travaux du cercle linguistique de Prague (trad. it. Lavori del circolo linguistico di Praga). L’opera più significativa associata alla scuola è Fondamenti di fonologia di Trubeckoj, che l’autore terminò poco prima di morire.

Wiki – Cultural Studieshttp://it.wikipedia.org/wiki/Cultural_studies

Cultural Studies costituiscono un particolare indirizzo di studi sociali che ha origine in Gran Bretagna come ampliamento del settore della critica letteraria verso i materiali della cultura popolare di massa.

La loro data di nascita viene fatta risalire all’uscita dei lavori di Raymond Williams (Culture and society, 1958) e Richard Hoggart (The Uses of Literacy, 1957).

L’indirizzo si consolida successivamente come corrente definita nell’area culturale britannica intorno al Centre for Contemporary Cultural Studies (CCCS) dell’Università di Birmingham, fondato dallo stesso Hoggart nel 1964.

Lo scopo primario del centro era lo studio dei cambiamenti nella cultura del proletariato inglese dal secondo dopoguerra in poi e in particolare dei mutamenti nell’orientamento della gioventù della working class. Sia Hoggart che Williams provenivano dall’insegnamento scolastico per adulti. Questo tipo di approccio è influenzato dal marxismo, dalla psicologia e dall’antropologia. Infatti la cultura è vista come la somma delle interrelazioni tra le pratiche sociali (cioè le azioni concretamente effettuate dagli individui sia a livello mentale che pratico). Questo approccio si basa sull’attribuzione di senso alla realtà e allo sviluppo di una cultura vista anche come insieme di significati e valori comuni. Secondo i cultural studies un’adeguata sociologia deve studiare le strutture e i processi con cui le istituzioni della comunicazione di massa permettono la stabilità sociale e culturale. I Cultural studies si specificano in due diverse applicazioni:

– studi sulla produzione dei mass media come sistema di pratiche per l’elaborazione della cultura;

– studi sul consumo di comunicazione di massa come luogo di negoziazione tra pratiche comunicative diverse.

L’attività del centro di Birmingham si estende negli anni successivi fino a comprendere le tematiche del razzismo, del femminismo e dell’etnicità.

Sul piano metodologico, i Cultural Studies si distinguono per un approccio quasi etnografico ai contesti indagati, attento alle pratiche concrete degli attori sociali. Sul piano teoretico, è da segnalare una tendenza programmatica a non rinchiudersi in confini ideologici definiti. Nei lavori prodotti dal gruppo è possibile rintracciare un dialogo costruttivo e incessante con le più importanti correnti del pensiero europeo continentale: György Lukács, Antonio Gramsci, Walter Benjamin, per citare qualche nome. Questo atteggiamento rende la corrente di studi particolarmente viva e attuale e degna di grande attenzione.

Foto Jakobson

Immagine Elementi della comunicazione

Immagine Funzioni della comunicazione

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