Calendari Celtico e Arboreo

Calendario celtico

Abbiamo una sola prova dell’esistenza del calendario celtico: il Calendario di Coligny gallico, ritrovato nel 1897 a Coligny (in Francia). Risale al I secolo d.C. circa e consiste in frammenti di bronzo incisi, dalla cui analisi lo studioso J. Monard ipotizzò che fosse un autentico calendario lunisolare druidico. Il reperto è conservato al museo della civiltà gallo-romana di Lione.

Il calendario rappresenta tutti i mesi dell’anno celtico, di 30 o 29 giorni, divisi in due quindicine e numerati in cifre romane (15+15 o 15+14) con annotazioni relative alle feste o all’indicazione dei mesi buoni (nel senso di “completi”, indicati dalla parola MAT(U) sul calendario per i mesi pari) e cattivi (nel senso di “incompleti”, indicati dalla parola ANM (ATU), per i mesi dispari).

La sua impostazione «corrisponde a un sistema lunisolare molto complesso, che presuppone una conoscenza secolare dei moti degli astri, come pure la capacità di costruire modelli matematici che ne descrivano le regole». Segue, come dice Cesare a proposito della misurazione del tempo presso i Galli, un corso lunare e perciò ha solo 355 o 385 giorni, il che spiega perché ci siano cinque anni: ogni 30 mesi si rendeva necessario l’inserimento di un mese intercalare (Sonnocingos), di cui bisognava tener conto, portando il computo dei giorni a 385. I mesi intercalari, sull’arco di 5 anni, erano quindi due: essi si inserivano all’inizio del lustro e a metà del terzo anno.

Grazie a esso ci sono pervenuti i nomi dei 12 mesi ordinari celtici, indicati per esteso o in abbreviazione all’inizio di ciascun periodo: Samonios (estivo, probabilmente il primo di ogni anno ogni lustro), Dumannios, Riuros, Anagantios, Ogronios, Cutios, Giamonios (invernale, settimo mese dell’anno), Simiuisonna, Equos, Elembiu, Aedrinios, Cantlos.

Ci fornisce inoltre la sola menzione esplicita di una festività celtica, il trinox samoni (che cadeva nel mese di Samonios), equivalente alle tre notti di Samhain del calendario irlandese; il quindicesimo giorno del mese era chiamato Atenoux (col significato, forse, di ritorno al periodo buio) e divideva il mese in due quindicine, la prima chiara (segnata dal plenilunio) e la seconda scura (novilunio), di 14 o 15 giorni.

[da Calendario di Coligny – Wiki: http://it.wikipedia.org/wiki/Calendario_di_Coligny]

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Attributi dei mesi:

Mat – fausto, favorevole

L’attributo matu- è riservato ai mesi di 30 giorni, normalmente sotto l’abbreviazione mat o m, e si oppone all’attributo anm[atu-] tipico dei mesi di 29 giorni. Eccezione a questa regola il mese di Equos che pur avendo 30 giorni è classificato Anm[atu-]. Nel celtibero troviamo il termine matuś che potrebbe significare “buono, favorevole”, interpretazione rafforzata dall’irlandese arcaico maith “buono, eccellente, vantaggioso, fausto”, dal gallese mad “fortunato, di buon augurio” e dal bretone arcaico mat “buono”. Anche il latino mātūrus “favorevole, che si produce nel momento giusto” evidenzia il prefisso mat-. Altre conferme derivano dagli antroponimi (i nomi delle persone) gallici che dovrebbero confermarne l’interpretazione, il nome celtico Matu-genos ad esempio significherebbe infatti “fortunato, nato sotto una buona stella”.

Anmat – infausto, sfavorevole, incompleto

Anm[atu-] è l’attributo dei mesi di 29 giorni. An rappresenta il prefisso negativo del termine matu-, ne ribalta perciò i significati. Evidentemente i mesi di 29 giorni erano visti come mesi incompleti e per questo poco propizi.

Atenoux – ritorno ciclico, rinnovamento

Troviamo questo termine all’inizio di ogni seconda quindicina di giorni di ogni mese del calendario di Coligny. Esso è composto dal termine noux preceduto dal prefisso ate- il cui significato è ben conosciuto in quanto attestato in altri testi gallici e indica la ripetizione di qualcosa. L’interpretazione del termine noux invece si è evoluta con i progressi della linguistica gallica, inizialmente era stato associato allindoeuropeo nokt- “notte”, ipotesi che si è poi rivelata sbagliata in quanto questa radice non accetta mai il dittongo -ou- che invece riscontriamo nel termine noux ed inoltre nel calendario “notte” è tradotto con il termine -nox nella parola trinox- relativa alla festa di Samain. È invece più probabile che noux derivi dall’indoeuropeo neuk- “oscurità” il che darebbe unito al prefisso ate- il significato “di nuovo l’oscurità, ritorno al periodo scuro”, già più coerente con la struttura del calendario (atenoux coincide con la luna nuova) e l’approccio druidico al tempo. L’ipotesi è confermata dalla comparazione con l’irlandese arcaico athnughud “rinnovamento”, con l’irlandese moderno athnuaigh “rinnovare” e athnuachan “rinnovamento”, basati sulla radice indoeuropea neu- “nuovo”. Altra interpretazione, sempre nella stessa direzione, è quella che vede atenoux composto da ate- en oux (o oups-) da tradursi in “di nuovo in ascesa”, cioè come segnale di lettura posto sul calendario di Coligny ad indicare il ciclico inizio della fase montante della luna.

I mesi:

Samon(ius) – Mese dell’incontro con gli Avi

È il nome abbreviato del primo mese del calendario di Coligny, il termine originale samonios o samonos o anche samonis lo troviamo in altre forme abbreviate: samo-, sam- e samoni al genitivo. Il termine sembrerebbe contenere la particella samo- che sia nelle lingue galliche che nell’indoeuropeo significa “estate” ed essendo posizionato esattamente a 6 mesi di distanza dal mese di Giamoni(o)s, il cui significato è attestato come “Fine dell’inverno”, la traduzione che sembrerebbe essere più probabile è “Fine dell’estate”. Nonostante queste apparenti evidenze è forse più verosimile che Samonios abbia anche altri significati, lasciando al mese di Edrini il compito di chiudere ufficialmente la bella stagione, anche in accordo con i tempi agricoli. Secondo alcune ipotesi sempre più accreditate tra gli studiosi il termine irlandese Samain così come il gallico Samoni(o)s, pur contenendo il prefisso samo-, avrebbe poca attinenza con l’estate, anzi alcuni ritengono che potrebbe addirittura fare riferimento al solstizio invernale anche se tale ipotesi è poco accreditata. In effetti è verosimile che il significato di samonios sia prossimo a quello di “assemblea, riunione”, da cui l’antico irlandese samain (termine che deriva da essaim e che indica le api), anche in sanscrito sàmanam significa “assemblea, riunione, festa”, nell’antico norreno saman significa “insieme, gruppo”, infine la radice indoeuropea sem-, som-, sm- significa proprio “insieme”. Dal gallico samoni(o)s deriva indubbiamente il nome della festa panceltica di Samain, dedicata ai morti. Infatti troviamo sul calendario di Coligny in coincidenza con il 17º giorno di Samonios l’indicazione trinox samo[ sindiv (trinoxtion Samoni sindiu) “da oggi la festa delle tre notti di Samonios”. La festa è ancora celebrata oggi sotto altri nomi e secondo il folklore moderno durante questo periodo le entità soprannaturali e gli spiriti degli Avi e dei morti in generale entrano in contatto con i viventi. Ricollegando perciò la festa di Trinoxtion Samoni alla moderna festa irlandese di Samain, passata in tempi più recenti al resto del mondo anglofono come Halloween, e facendo riferimento poi a allocuzioni simili in greco e sanscrito il significato diventa “momento (luogo) di incontro con gli Avi” o “riunione con i Padri” (sm-uid- e sam-vid).

Duman(nius) – Mese delle fumigazioni

È la forma abbreviata di dumanios o dumanos o dumanis, secondo mese del calendario celtico, la si trova anche come dumann, dumn ed al genitivo come dumanni, dumani. È prossima al termine latino fumus, sanscrito dhumah, lituano dumai “fumoso”, greco thumos “anima, cuore” e thumiao “fare fumare”. La relazione tra “fumo, vapore” e “anima, forza vitale” è insita nel termine e potrebbe indicare la natura sacrificale e senza dubbio rituale di questo mese.

Riuros – Mese del freddo intenso

È nome del terzo mese del calendario di Coligny e non ne sono conosciute abbreviazioni. Normalmente il termine riuros viene messo in relazione all’omologo dell’ irlandese arcaico réud “grande freddo”, al gallese rhew “gelo, freddo intenso”, al bretone reo e rev “grande freddo”, tutti termini derivanti dalla comune radice indoeuropea preus-, che ritroviamo anche nel latino pruina “gelata bianca” da cui l’italiano brina, nel germanico friosan “gelare” e nel sanscrito prusva “gelata”. Qualche studioso lo fa derivare da ro-iuos che significa “grande festa”, ma è una traduzione che contrasta troppo fortemente con l’interpretazione più comune.

Anagan(tios) – Mese del riposo

È la forma abbreviata del termine [a]nagtio- che troviamo sul calendario di Coligny e il cui nominativo dovrebbe essere anagantios, benché di questa parola potrebbero essere possibili altre versioni. La particella an- iniziale è senza dubbio privativa e il tema -agantio- sembra essere una forma participiale della radice ag- “condurre, andare, portare”, nell’irlandese antico troviamo infatti ag- con il medesimo significato, nel gallese agit “essi vanno”, nel latino ago, etc. Perciò Anagan indicherebbe un periodo nel quale non si viaggia o forse vige il divieto di viaggiare, cioè in cui si resta e, probabilmente, si riposa. Il periodo dell’anno al quale fa riferimento, la fine dell’inverno, indica un momento in cui le provviste sono quasi terminate, la selvaggina scarseggia e la natura non si è ancora risvegliata, indicato perciò a preservare le energie.

Ogron(ios) – Mese del freddo

Abbreviazione, anche nella forma ogronn, del nominativo ogronnios o ogronnos. È attestata anche una forma ogronu, che potrebbe essere però un errore di compilazione da parte degli autori del calendario di Coligny. Il significato del termine sembra piuttosto chiaro e deriva dal celtico insulare ougro- che significa “freddo”. Lo stesso significato lo troviamo nel termine arcaico irlandese ùar e òcht e nel gallese oer. Ogron è perciò un mese moderatamente freddo in rapporto a Riuros, mese del “grande freddo”.

Cutios – Mese delle Invocazioni

Lo troviamo al nominativo come gutios, cut- e al genitivo cutio, qutio, quti. Da notare l’alternanza della “c/q” con la “g”, già presente anche nel termine indicante il mese di cantlos/gantlos, con una netta predominanza della “c/q”. Cutios/Gutios è prossimo al termine dell’irlandese arcaico guth “voce” e al gallico gutuater “invocatore”. Il significato della parola sarebbe dunque: “mese delle invocazioni”.

Giamon(ios) – Fine dell’inverno

Abbreviazione di giamonios o giamonis dall’etimologia molto chiara in quanto la parola contiene direttamente il termine gallico che indica l’inverno giamo-. Potrebbe in tal senso indicare l’inizio o la fine dell’inverno, ma il nome del mese successivo simiuisonna contenente il termine celtico per la primavera non lascia dubbi sulla seconda ipotesi. Fine dell’inverno.

Simiuis(onna) – Metà primavera

Anche questa è una forma abbreviata e nel calendario di Coligny la troviamo anche trascritta in semiuiso-, simiuiso-, -sonna- ecc. Il nominativo è simiuisonna e con tutta probabilità è un parola composta dal prefisso simi- o semi- “mezzo”, da cui il latino semi, il greco hemi-, il sanscrito sami- e il termine uisonna- che indica anche nell’indoeuropeo arcaico la primavera e che diventa in gallese arcaico guiannuin, nel cornico arcaico guaintoin, da cui uesnteino, in latino uer, in greco éar, in sanscrito vasantà- ecc. Ossia, traducendo letteralmente: metà della primavera. Un’altra ipotesi vede nel termine sonna- il nome del sole e lo equipara a sonno-cingos “corso del sole”, ma in questo caso non viene preso in considerazione il prefisso simi- per cui l’interpretazione non è accettabile.

Equos – Mese dei Cavalli

Il nome di questo mese rappresenta un piccolo enigma, se sembra evidente che faccia riferimento ai cavalli avendo come omologo il termine greco indicante questi animali, con la trasformazione labio-velare della sequenza k + u in p, non si comprende allora perché ovunque altrove i celti indicassero i cavalli con la radice epo-! Si suppone perciò che il termine equos sia un arcaismo la cui conservazione sia giustificata all’interno di un documento istituzionale quale il calendario druidico oppure che il termine sia derivato direttamente dal latino all’epoca della trascrizione dalle fonti orali del calendario stesso (I sec. d. C.).

Elembiu – Mese del Cervo

Decimo mese del calendario di Coligny, lo troviamo abbreviato anche in elemb. Il termine contiene in maniera molto evidente la parola indoeuropea che indica il cervo elem-(bhos), affine al greco élaphos (elnbhos) “cervo”, al gallese elain (elani), all’irlandese arcaico elit (elnti) “capriolo, cervo”, ecc. L’elembiu celtico ha forti corrispondenze con il nono mese del calendario greco-attico durante il quale si celebravano feste dedicate alla dea della caccia Artemide.

Edrini (o Aedrinios) – Fine dell’Estate

Trascritto anche come aedrini-, probabilmente un arcaismo del periodo nel quale il dittongo ai non si era ancora contratto in ē, analogamente al caso di equos con la sua labio-velare inattesa. Il significato è ancora sconosciuto, ma alcune ipotesi vedono in edrini- la radice aidh- che significa “ardore, fuoco” da cui poi il termine latino aestas da cui è derivata la nostra parola “estate”. In tal caso potrebbe significare l’inizio o il termine dell’estate, e vista la posizione del mese nel calendario si dovrebbe interpretare come “Fine dell’estate”. Se si considera il significato della radice aidh- possiamo interpretare il termine come “Fine del periodo dell’ardore” nel senso in cui in questo periodo dell’anno cessavano le guerre, come è poi attestato anche storicamente. Quest’ultima ipotesi è però meno consistente della prima, da preferirsi.

Cantlos – Tempo dei canti rituali

Il significato del termine Cantlos, con la variante Gantlos così come per il mese Cutios/Gutios, probabilmente è simile a quello dell’irlandese arcaico cétal “canto, recitazione”, del gallese cathl “canto, poema, inno”, del bretone quentel “canto liturgico”, tutti contenenti la radice indoeuropea kan- “cantare”, da cui il latino canō, ecc. Cantlos è dunque il mese del canto rituale.

[Da Calendario celtico su Wiki: http://it.wikipedia.org/wiki/Calendario_celtico]

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Scrittura ogamica e Calendario arboreo

di Dario Giansanti (http://web.tiscali.it/angolodidario/unmondodiscritture/Ogamico.html)

Scrittura ogamica

Sembra che gli antichi Celti non fossero molto amanti della scrittura. Cesare racconta che i Galli utilizzavano l’alfabeto greco, integrato con lettere speciali, per i loro scritti di natura pubblica o per la corrispondenza privata. I druidi preferivano però affidare alla memoria le loro più sacre tradizioni e fu questa la causa principale per cui, con la romanizzazione della Gallia e l’avvento del Cristianesimo, l’intera sapienza celtica andò irrimediabilmente perduta.

L’unico originale alfabeto celtico fu il cosiddetto ogam, di cui restano circa cinquecento iscrizioni epigrafiche trovate in Irlanda, Scozia, Galles e Inghilterra, datate tra il IV e il VII secolo. Si tratta per lo più di stele funerarie, riportanti nomi e luoghi. Le iscrizioni sono in forme arcaiche di gaelico e pittico e presentano grossi problemi di interpretazione.

Le iscrizioni sopravvissute sono eseguite sugli spigoli di grosse pietre conficcate verticalmente nel terreno. È presumibile che si incidessero iscrizioni anche su aste di legno, ma nessuna di esse ci è pervenuta. Solo eccezionalmente troviamo iscrizioni in ogam nei manoscritti medievali, e l’esempio più notevole sono le Glosse del Prisciano di San Gallo (IX sec.).

Il termine ogam deriva dal nome del dio Ogma, che secondo la tradizione ne fu il creatore. Gli studiosi pensano che tale tipo scrittura si sia evoluta a partire da qualche sistema di conto basato sulle tacche.

L’ordine o la trascrizione dei suoni diverge a seconda della fonte a cui si fa riferimento, anche peché non vi è identità di vedute tra i vari studiosi di questa scrittura. Tra le varie serie proposte, diamo qui quella di MacAllister, accettata dalla maggior parte degli specialisti: B L F S N – H D T C Q – M G NG Z R – A O U E I

L’alfabeto ogamico era composto di 20 lettere, divise in quattro gruppi di cinque. Ogni gruppo consisteva in una serie crescente di tacche parallele, da una a cinque.

Le prime tre serie consistevano di consonanti. La quarta di vocali. Dunque 15 consonanti e 5 vocali in tutto.

La prima serie di cinque tacche veniva praticata sul lato sinistro dello spigolo. La seconda sul lato destro. La terza su entrambi i lati, con tacche oblique. Anche la quarta veniva praticata su entrambi i lati, con tacche perpendicolari allo spigolo.

Questo sistema di scrittura verticale, procedente dal basso verso l’alto, richiamava la forma di un albero, un tronco da cui si diramavano i rami. Se poi contiamo che le singole lettere sembra prendessero appunto il nome da vari alberi e arbusti di cui erano le iniziali, è perfettamente giustificata la dicitura neoirlandese di ogham craobh (scrittura arborea).

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Calendario arboreo

Da un’attenta analisi dei testi gnomici e sapienzali degli antichi gallesi, il poeta e scrittore Robert Graves ha ricostruito, a partire dall’alfabeto ogamico, una sorta di antico calendario arboreo utilizzato dagli antichi irlandesi. Tale calendario sarebbe stato formato da tredici mesi lunari (le consonanti) più cinque giorni intercalari (le vocali).

Questo è lo schema del calendario arboreo. Ad ogni “mese” è collegata la lettera e l’albero corrispondente. Ogni albero è dato nel suo nome gaelico e in italiano; il nome scientifico corrispondente è, in alcuni casi, ipotetico, non essendo possibile identificare con sicurezza la specie indicata dal termine tradizionale celtico.

Alcuni studiosi hanno preteso di localizzare il luogo d’origine della scrittura ogamica a partire dalla distribuzione di tali alberi e arbusti. È vero infatti che in Irlanda non si trovano tutte le specie indicate; le troviamo invece in una vasta area che comprende l’Italia, la Francia e la Germania. In ogni caso, la non precisa identificazione di molte specie rende assai problematici esperimenti di questo genere.

 

Immagine Calendario arboreo

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