Festività pagane e Sabba

Quando si toccano i temi delle antiche religioni, soprattutto quella celtica, e in generale si cerca di avvicinarsi al paganesimo o al neopaganesimo è inevitabile imbattersi in una serie di false informazioni e fraintendimenti.

Sul web pare che le festività pagane vengano identificate con gli otto Sabba della Wicca, ma non sono esattamente la stessa cosa.

Il termine Sabbat

Innanzi tutto bisogna chiarire il termine Sabbat.

La wikipedia italiana, alla voce Sabbat, dice: “I sabbat sono le otto feste della wicca, dedicate al Dio, e legate ai movimenti del sole.”

[da Sabbat su Wiki: http://it.wikipedia.org/wiki/Sabbat]

Eppure le streghe si radunavano in congreghe quando la Wicca ancora non esisteva. Si parla in questo caso di Sabba (in italiano) o Sabbath (in inglese).

La Wikipedia italiana propone l’interpretazione cristiana del Sabba come riunione di adoratrici del demonio:

“Secondo la tradizione il sabba è l’incontro tra le streghe che si svolge principalmente nel giorno di sabato o, più precisamente, durante la notte tra sabato e domenica. Le streghe giungono al luogo prestabilito (di solito in prossimità di un albero di noce) a cavallo di un animale, un bastone, una panca o una scopa. Ivi trovano il Demonio ad attenderle (spesso con l’aspetto di un capro) e lo salutano con l’osculum infame. Prima di iniziare la festa, Satana accoglie le nuove adepte e fa loro praticare l’apostasia. Il procedimento comporta il rinnegamento della religione cristiana e il compimento di atti nefandi quali la parodia della messa, le bestemmie o il calpestamento di croci, ostie o altri oggetti sacri. In seguito il Demonio dà il via all’orgia e i convitati si accoppiano tra di loro, senza distinzione di sesso. Dopo l’orgia comincia il banchetto, caratterizzato dalla presenza di carne di bambini e vivande succulente che, però, non hanno sapore. I cibi ingeriti, tra l’altro, vengono magicamente rigenerati alla conclusione del pasto (per sottolineare la loro totale inconsistenza materiale). Al banchetto fanno seguito la danza e il canto accompagnati da una stridente musica. Al termine del sabba il Diavolo distribuisce nuove pozioni e conferisce poteri ai partecipanti, in modo da consentire loro di compiere malefici quando torneranno alle loro dimore. La realtà del sabba è stata posta in dubbio in diverse occasioni ed in diverse epoche storiche. Particolarmente interessanti sono le teorie espresse nel Canon episcopi e nel Malleus Maleficarum, due testi di riferimento per la caccia alle streghe.”

[da Sabba su Wiki: http://it.wikipedia.org/wiki/Sabba]

La Wikipedia inglese apre la pagina dedicata ai Sabbath sostenendo che si tratta generalmente di un giorno della settimana o di tempo dedicato alla devozione religiosa osservata dalle religioni Abramiche (monoteiste) e da altre pratiche. Molti punti di vista e definizioni sono sorti nei millenni.

Segue una serie di tradizioni religiose che hanno praticato o praticano il Sabbath: Israele, il Cristianesimo, il Buddhismo, l’Islam, la Wicca e altre.

[ da Sabbath su Wiki-eng: http://en.wikipedia.org/wiki/Sabbath]

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Le festività pagane:

– Samhain (31 ottobre)

E’ l’unica festività celtica indicata dal Calendario di Coligny (come Samonios).

I celti festeggiavano il nuovo anno a Samhain, oggi celebrato come Halloween o festa di Ognissanti, che segnava anche l’inizio dell’inverno. Il nome Samhain è irlandese moderno e deriva da una parola irlandese antica: samainsamuin, osamfuin, che potrebbe significare fine dell’estate.  In irlandese moderno Samhain è il nome del mese di novembre. È anche una festività neopagana che si celebra negli stessi giorni, in particolare nel Celtismo e nella Wicca.

Benché nel Calendario di Coligny, l’unica fonte archeologica che fa riferimento al computo del tempo presso i celti, l’unica festa chiaramente indicata sia Trinuxtion Samoni (Samonios), tradizionalmente si ritiene che dividessero l’anno in due parti: inverno detto geimhredh (il cui inizio era segnato dalla festa di Samhain) ed estate detta samradh (di cui l’inizio era segnato da Beltane). I Celti erano influenzati principalmente dai cicli lunari e dalle stelle che segnavano lo scorrere dell’anno agricolo che iniziava con Samhain (in novembre), alla fine dei raccolti, quando il terreno veniva preparato per l’inverno. La vigilia di Samhain (in irlandese Oidhche Shamhna) era la festività principale del calendario celtico, probabilmente celebrata il 31 ottobre, e rappresentava l’ultimo raccolto.

Oggi in IrlandaOíche Shamhna indica la notte di Halloween. I falò hanno sempre avuto un ruolo importante in questa festa. Anche in epoca cristiana i villici usavano lanciare nel fuoco le ossa del bestiame macellato (il bestiame aveva un ruolo prominente nel mondo gaelico pre-cristiano). Una volta che i falò erano stati accesi, tutti gli altri fuochi venivano spenti e ogni famiglia prendeva solennemente il nuovo fuoco dal falò sacro situato a Tlachtga, vicino alla reale Collina di Tara. Nella dimensione circolare-ciclica del tempo, caratteristica della cultura celtica, Samhain si trovava in un punto fuori dalla dimensione temporale che non apparteneva né all’anno vecchio e neppure al nuovo; in quel momento il velo che divideva dalla terra dei morti si assottigliava e i vivi potevano accedervi.

Come molte feste celtiche, veniva celebrata a più livelli: dal punto di vista materiale era il tempo della raccolta e dell’immagazzinamento del cibo per i lunghi mesi invernali. Essere soli in questa occasione significava esporre sé stessi e il proprio spirito ai pericoli dei rigori invernali. Spiritualmente parlando, la festa era un momento di contemplazione. Per i Celti morire con onore, vivere nella memoria della tribù ed essere ricordati nella grande festa che si sarebbe svolta la vigilia di Samhain era una cosa molto importante (in Irlanda questa sarebbe stata Fleadh nan MairbhFesta dei Morti). Questo era il periodo più magico dell’anno: il giorno che non esisteva. Durante la notte il grande scudo di Skathach veniva abbassato, eliminando le barriere fra i mondi e permettendo alle forze del caos di invadere i reami dell’ordine e al mondo dei morti di entrare in contatto con quello dei vivi. I morti avrebbero potuto ritornare nei luoghi che frequentavano mentre erano in vita, e celebrazioni gioiose erano tenute in loro onore. Da questo punto di vista le tribù erano un tutt’uno col loro passato e il loro futuro. Questo aspetto della festa non fu mai eliminato pienamente, nemmeno con l’avvento del Cristianesimo.

Samhain fa parte dei momenti dell’anno che segnano tangibilmente il ritmo solare – lunare – agricolo ed è una festa di distruzione e ricostruzione del tempo cosmico, per cui chi non vi partecipa rischia di essere distrutto poiché è escluso dal tempo. A questo proposito in un testo ogamico sta scritto che “Chi non veniva ad Emain in occasione della notte di Samhain perdeva la ragione. Si provvedeva ad alzare il tumulo, la sua tomba e la sua pietra tombale nella mattina seguente”  (Ogam, XI, 61). “L’autorità reale è sospesa, il re subisce la morte rituale, è annegato in una botte di vino e la sua casa viene incendiata” (Ogam , VII, 38).

Samhain è una festa mitico-rituale che presenta evidenti aspetti di culto orgiastico, di rottura delle norme tradizionali e di riti di propiziazione e fecondazione. A quest’ultimo proposito antichi testi gaelici irlandesi parlano di sacrifici di primogeniti di animali (è dubbio che venissero eseguiti anche sacrifici umani), offerti all’idolo Cromm Cruaich (Testa del Tumulo). Tale uso crudele sarebbe stato abolito da San Patrizio (Dindshenchas di Mag Slecht; Vita Triplice, I, 90-91).

Infine, dal punto di vista dell’ordine cosmico, il sorgere delle Pleiadi, le stelle dell’inverno, segna la supremazia della notte sul giorno. In alcune parti della Bretagna occidentale si usa cucinare le kornigou, torte a forma di corna di cervo, a simboleggiare il Dio cornuto che perde le corna prima di ritornare nel suo regno nell’Aldilà.

[da Samhain su Wiki: http://it.wikipedia.org/wiki/Samhain]

– Yule (21 dicembre – Solstizio d’inverno)

Nelle tradizioni germanica e Celtica precristiana, Yule era la festa del solstizio d’inverno. Nel neopaganesimo, soprattutto in quello germanico, rappresenta uno degli otto giorni solari, o sabbat; viene celebrata intorno al 21 dicembre nell’emisfero settentrionale e intorno al 21 giugno in quello meridionale.

Non si sa molto sulla festa di Yule nella tradizione norrena. È certo che la celebrazione avveniva durante il solstizio invernale in epoca precristiana. Nonostante vi siano numerosi riferimenti a Yule nelle saghe islandesi, vi si trovano solo pochi e parziali resoconti circa la natura delle celebrazioni. Si trattava comunque di un periodo di riposo e danze, che in Islanda continuò a essere celebrato per tutto il medioevo, fino all’epoca della Riforma. Si sa anche che durante la festa avveniva il sacrificio di un maiale in onore del dio norreno Freyr, una tradizione che è rimasta nella cultura scandinava, in cui a Natale si consuma carne di maiale.

Quando i missionari iniziarono la conversione dei popoli germanici, adattarono alla tradizione cristiana molti simboli e feste locali. La festa di Yule venne quindi trasformata nel Natale, mantenendo però alcune delle sue tradizioni originarie. Fra i simboli moderni del Natale che parrebbero derivare da Yule compare, fra l’altro, l’uso decorativo del vischio e dell’agrifoglio e l’albero di Natale. Così come gli alberi da frutta, anche i sempreverdi sono un elemento fondamentale delle celebrazioni del solstizio invernale. L’albero sempreverde, che mantiene le sue foglie tutto l’anno, è un ovvio simbolo della persistenza della vita anche attraverso il freddo e l’oscurità dell’inverno. La birra e il pane venivano offerti agli alberi in Scandinavia. L’albero di Yule rappresentava la fortuna per una famiglia così come un simbolo della fertilità dell’anno che sarebbe arrivato.

Nel neopaganesimo, Yule è una delle feste minori degli otto Sabbat e viene festeggiata il 21 dicembre. In alcune tradizioni si commemora la morte dello Holly King (Re Agrifoglio) che simboleggia l’anno vecchio e il sole al declino, per mano del suo successore, Oak King (Re Quercia), che simboleggia l’anno nuovo e il sole che inizia la sua ascesa. In altre tradizioni si celebra la nascita del nuovo dio Sole (vedi anche l’ antica festività Romana del Sol Invictus).
Il rituale tradizionale è una veglia celebrata dal tramonto all’alba successiva (la notte più lunga dell’anno) per assicurarsi che il sole sorga nuovamente. Fra i sabbat neopagani, Yule è preceduto da Samhain e seguito da Imbolc.

[da Yule su Wiki: http://it.wikipedia.org/wiki/Yule]

– Imbolc (31 gennaio)

Imbolc (o anche Oimelc) è l’antica festa irlandese del culmine dell’inverno, che cadeva tradizionalmente nel punto mediano tra il solstizio d’inverno e l’equinozio di primavera. La celebrazione iniziava tuttavia al tramonto del giorno precedente, in quanto il calendario celtico faceva iniziare il giorno appunto dal tramonto del sole.

Il termine Imbolc in irlandese significa in grembo, così come Oimelc sta per latte ovino, a indicare che in origine si trattava di una festa legata alle pecore da latte (in questo periodo venivano infatti alla luce gli agnellini). Il latte fresco, il formaggio, il burro e il siero di latte costituivano spesso la differenza tra la vita e la morte per le persone anziane e i bambini, durante il gelo pungente di febbraio.  La festività celebrava la luce che si rifletteva nell’allungamento della durata del giorno e nella speranza per l’arrivo della primavera. Era tradizione celebrare la festa accendendo lumini e candele.

In epoca cristiana la festa di Imbolc venne equiparata alla Candelora. Poiché la festa pagana era sotto gli auspici della dea Brígit, si trasformò nella ricorrenza di Santa Brigida.

Nel mondo romano la Dea Februa (Giunone) veniva celebrata alle calende di febbraio (nel calendario romano i mesi seguivano il ciclo della luna: il primo giorno di ogni mese corrispondeva al novilunio, luna nuova, ed era chiamato calende, da cui deriva il nome calendario).

Nel neopaganesimo Imbolc è uno degli otto sabbat della Wicca e attualmente si celebra il primo giorno di febbraio.

[da Imbolc su Wiki: http://it.wikipedia.org/wiki/Imbolc]

[da Candelora su Wiki: http://it.wikipedia.org/wiki/Candelora]

– Ostara (21 marzo – Equinozio di primavera)

Ostara (chiamata anche EostreEastre oppure Eostar) si celebra il giorno dell’equinozio di primavera.

La festa è di origine germanica, infatti prende il nome da quello della dea Eostre, patrona della fertilità. La divinità si diffuse, con relativo culto e usanze festive, a tutta l’Europa toccata dalle invasioni germaniche. Essa aveva alcune affinità con divinità di culture più antiche: in Grecia con Estia, nell’impero romano con Vesta.

La festa di Ostara celebra la rigenerazione della natura e la rinascita della vita, coincidente con l’equinozio di primavera. Nell’antichità, per l’occasione, le sacerdotesse della dea celebravano un particolare rito che vedeva l’accensione di un cero simboleggiante la fiamma eterna dell’esistenza. Il cero, all’interno dei templi dedicati alla dea, veniva spento solo all’alba del giorno seguente.

Durante la festività venivano celebrati rituali ierogamici, anche oggi ripresi da alcune correnti del Neopaganesimo e in particolare da alcuni gruppi wiccan, durante i quali la rinascita della vita veniva esaltata e sacralizzata attraverso l’unione sessuale.

I popoli anglosassoni chiamavano Eostre-monath il mese lunare corrispondente al nostro aprile e in questo periodo celebravano feste in onore della dea Eostre associata a vari aspetti connessi al rinnovarsi della vita quali la primavera, la fertilità e la lepre.

Con la diffusione del Cristianesimo la festa di Ostara venne assimilata dalla Pasqua, la cui data di celebrazione cade presso il primo plenilunio successivo all’equinozio di primavera. La nuova festa cristiana, ancora priva di un nome, in certe lingue assimilò anche la nomenclatura della vecchia festa. Ancora oggi, infatti, in inglese la Pasqua è chiamata Easter, e in tedesco Ostern. Anche parecchi elementi della tradizione antica furono inglobati dalle festività attuali, tra questi si possono citare il coniglio pasquale, simbolo di fertilità e prosperità e l’uovo, simbolo dell’embrione primordiale da cui scaturisce l’esistenza (concetto di uovo cosmico già presente in antichi miti della creazione della zona mediterranea e in molte altre culture extra europee).

[da Ostara su Wiki: http://it.wikipedia.org/wiki/Ostara]

– Beltane (1 maggio)

Beltane, o Vigilia di maggio, coincideva con l’inizio dell’estate e si svolgeva sotto la protezione dello Splendente, cioè il dio Belanu. Beltane è l’anglicizzazione della parola irlandese antica Bel(l)taine o Beltine, il nome gaelico che indicava sia il mese di maggio sia la festa del primo di maggio. Storicamente è una festa gaelica celebrata in Irlanda e Scozia.

In irlandese gaelico il mese di maggio è conosciuto come Mí Bhealtaine o Bealtaine, e la festa come Lá Bealtaine (Giorno di Beltane o Giorno di maggio). In scozzese gaelico il mese è noto sia come (An) Cèitean sia come a’ Mhàigh e la festa si chiama Latha Bealltainn o semplicemente Bealltainn. 

Nel neopaganesimo, Beltane è considerato un  cross quarter day, ovvero un giorno mediano nell’ascesa del sole tra l’equinozio di primavera e il solstizio d’estate.

[da Beltane su Wiki-eng: http://en.wikipedia.org/wiki/Beltane]

– Mezza estate o Litha (21 giugno – Solstizio d’estate)

Litha è uno degli otto sabbat Wicca che si celebra durante il solstizio d’estate (21 giugno nell’emisfero nord).

Il termine Mezza estate potrebbe semplicemente riferirsi al periodo del solstizio, ma più spesso si riferisce a specifiche celebrazioni europee che accompagnano il solstizio. Mezza estate è importante soprattutto in Scandinavia, dove è la festa più celebrata dopo il Natale. L’origine di queste celebrazioni è pre-cristiana.

Nonostante Mezza estate sia una festa originariamente pagana, è associata dal Cristianesimo alla nascita di Giovanni Battista.

Si credeva anticamente che i fiori dorati delle piante di mezza estate, come la calendula, avessero miracolosi poteri di guarigione. Questi fiori venivano raccolti la notte del solstizio. Dei falò venivano accesi come protezione contro gli spiriti maligni.

[da Litha su Wiki: http://it.wikipedia.org/wiki/Litha]

[da Litha su Wiki-eng: http://en.wikipedia.org/wiki/Litha]

– Lughnasadh o Lammas (1 agosto)

Lughnasadh segnava la riunione della tribù, o clan, in piena estate. Festival di Lugh o Matrimonio di Lúg, è una festa tradizionale gaelica celebrata il primo giorno di agosto. In origine era legata al raccolto, corrisponde all’inglese Lammas, dall’inglese arcaico Hlaf Mæsse, Raduno del pane.

Nel neopaganesimo Lughnasadh (o anche Lunasa Lughnasa) è uno degli otto sabbat, il primo dei tre che celebrano la stagione del raccolto (gli altri sono Mabon Samhain). La festa ricorda il sacrificio del Dio sotto forma di grano: nel suo ciclo di morte (per dare nutrimento alla popolazione) e rinascita, il grano veniva identificato come uno degli aspetti del dio Sole, che i gaelici chiamavano Lúg.

Viene anche usato il nome Lammas preso da una festa anglosassone poi cristianizzata che si svolgeva nello stesso periodo, che potrebbe o meno avere la stessa origine. Come indica il nome (da loaf-massFesta dei pani), si tratta di una festa di ringraziamento per il pane che rappresenta il primo frutto del raccolto. Alcuni neopagani celebrano la festa cucinando una figura del Dio fatta di pane per poi sacrificarla e consumarla ritualmente.

[da Lughnasadh su Wiki: http://it.wikipedia.org/wiki/Lughnasadh]

[da Lammas su Wiki: http://it.wikipedia.org/wiki/Lammas]

***

Gli otto Sabbat della Wicca

La tradizione Wicca attribuisce alle festività pagane il nome di Sabbat.

Sono festività  legate ai movimenti del sole, quattro sabbat minori, corrispondenti ai solstizi e agli equinozi (Yule, Mabon, Ostara, Litha) e quattro sabbat maggiori (Samhain, Imbolc, Lammas, Beltane). I Sabbat sono giorni di venerazione, di potere e festività.

La parola Sabbat nasce dalla stessa radice della parola ebraica Shabbath, nell’inglese arcaico sabat, francese arcaico sabbat, dal latino sabbatum, e il greco sabbaton (o sa’baton), che divenne l’ebraico Shabbath, con il significato di cessare inteso come smettere di compiere determinate azioni.

Pur essendo legati alle fasi solari, solitamente le cerimonie si svolgono di notte e ricalcano le feste stagionali tipiche di un’Europa pre-cristiana. Queste festività raccontano la vita del Dio e della Dea attraverso miti che possono differire da una tradizione all’altra.

In genere la prima festività è Samhain e l’ultima è Mabon, secondo l’ordine che segue:

– Samhain (31 ottobre) è il capodanno pagano;

– Yule, durante il solstizio d’inverno (il 21 dicembre);

– Imbolc o anche Imbolg, Imbolic, Oimelc, Brigid o Bride (2 febbraio);

– Ostara o anche Eostre o Eostar, il giorno della Dea, durante l’equinozio di primavera (21 marzo);

– Beltane o Beltaine (1 maggio);

– Litha o Mezza estate, durante il solstizio d’estate (21 giugno);

– Lughnasadh (scritto anche Lunasa o Lughnasa) oppure Lammas (1 agosto);

– Mabon o Modron, chiamato anche Casa del raccolto, durante l’equinozio d’autunno (21 settembre).

Le festività indicate sono calcolate in base alla posizione del sole nell’emisfero nord, infatti si rifanno a una tradizione pagana europea e rispecchiano quindi lo scorrere delle stagioni dell’emisfero settentrionale.

Alle festività solari, dedicate al principio maschile del divino, si affiancano cerimonie associate alle fasi lunari, molto più frequenti nel corso dell’anno, chiamate Esbat.

Storia del Dio e della Dea

I vari Sabba ricalcano la vita del Dio e della Dea nella tradizione neopagana e nella religione wiccan in particolare. La storia varia da tradizione a tradizione, ma ci sono alcuni punti comuni a ogni tradizione:

– L’anno inizia con Samhain, giorno in cui il Dio muore. Simboleggia la fine della fertilità dei campi, arriva l’inverno e molte delle attività agricole cessano. Vengono ricordati i propri morti. Nella tradizione wiccan è accettata comunemente l’idea della reincarnazione, quindi la festa assume connotati allegri.

– Yule segna la rinascita del Dio per intercessione della Dea. Si svolge nel solstizio d’inverno, il giorno più buio dell’anno. Da questo momento in poi la condizione dei terreni coltivabili non può che migliorare e tutte le attività riprendono il loro ritmo.

– Imbolc è una festa della Dea, che si riprende dal parto del Dio. È una festa di purificazione, in cui si celebra il ritorno alla fertilità della Dea.

– Ostara è l’equinozio di primavera, il Dio si avvia al suo massimo splendore e la Dea porta nuova vita. Simboleggia l’allungarsi delle giornate e l’arrivo di nuove gemme sulle piante.

– A Beltane il potere della natura è al suo apogeo, il Dio e la Dea si uniscono e portano la vita nel mondo. Molti detrattori della wicca hanno visto in questa ricorrenza una festività dedicata all’incesto. In realtà nelle credenze wicca il Dio e la Dea sono lo stesso aspetto di un’unica forza divina, sono inscindibili anche se nel corso dell’anno assumo vari aspetti. In questo modo il Dio può essere bambino, re e vecchio fino a morire, e la Dea è allo stesso modo vergine fertile, madre, amante, in un cerchio ben descritto nella Ruota dell’anno.

– Lughnasadh è l’inizio del raccolto e l’inizio del declino del Dio.

– Mabon è il periodo dell’ultimo raccolto e il Dio si prepara alla morte, che avviene in Samahain.

Così il ciclo si compie e inizia nuovamente.

Datazione dei Sabbat

Il calendario attualmente riconosciuto è quello gregoriano. Questo non è perfettamente allineato con le date dei solstizi e degli equinozi, che di anno in anno possono variare di un giorno. In genere i sabbat wicca sono calcolati in relazione alla posizione del Sole rispetto alla Terra.

Samhain, Imbolc, Beltane and Lughnasadh sono anche definite le Sabbat delle quattro metà e indicano l’inizio delle quattro stagioni. Recentemente queste date sono tornate ad essere anche ufficialmente l’inizio delle stagioni.
Attraverso le stagioni varia anche la durata del giorno e, come è stato descritto in precedenza, è proprio la durata delle ore diurne al centro del calcolo dei giorni di Sabbat. L’estate è la stagione dei giorni lunghi. L’inverno delle notti lunghe. La primavera e l’autunno sono stagioni di transizione tra le due.

[da Sabbat su Wiki: http://it.wikipedia.org/wiki/Sabbat]

Immagine da: http://www.google.it/imgres?hl=it&biw=1280&bih=685&tbm=isch&tbnid=ad5qZebzMILUyM:&imgrefurl=http://wicca.esoterya.com/wicca-il-credo-delle-streghe/4795/&docid=9z7fCB_BU9llLM&imgurl=http://cdn.esoterya.com/wp-content/uploads/2009/12/streghe.jpg&w=450&h=448&ei=XL1ZT52eC83ssgb3_oymDA&zoom=1&iact=rc&dur=403&sig=107010135647086809818&page=2&tbnh=153&tbnw=131&start=21&ndsp=25&ved=1t:429,r:8,s:21&tx=64&ty=74

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2 thoughts on “Festività pagane e Sabba

  1. Consiglio anche Edward Rutherfund…
    scrittore eclettico che riesce ad amalgamare in modo seducente storia e fantastico… Per chi è particolarmente interessato dai Celti, ecco che nei romanzi Irland Awakenig – Dublin oppure the Princes of Ireland troverà esaustivi scenari e contagiose trame.
    Ma restiamo al tuo tema: ciò che rende così speciale e seducenti queste celebrazioni, mia cara, sono il profondo legame con la nostra Madre… bisogna viverle, per sapere a cosa mi riferisco!
    :-) serenità Claudine

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