Alchimia_Introduzione

L’alchimia è un antico sistema filosofico esoterico che combina elementi di chimica, fisica, astrologia, metallurgia, medicina, misticismo e religione. Il pensiero alchemico è considerato da molti il precursore della chimica moderna, prima della nascita del metodo scientifico.

Vi sono tre grandi obiettivi che si proponevano gli alchimisti:

– conquistare l’onniscienza;

– creare la panacea universale, un rimedio cioè per curare tutte le malattie, per generare e prolungare indefinitamente la vita;

– trovare un metodo per trasmutare tutti metalli vili in oro.

La pietra filosofale, sostanza di tipo etereo (che potrebbe essere una polvere, un liquido o una pietra) era il fine ultimo di ogni alchimista.

L’alchimia, oltre ad essere una disciplina fisica e chimica, implicava un’esperienza di crescita e un processo di liberazione e di salvezza. In quest’ottica la scienza alchemica veniva sacralizzata e ricondotta a un tipo di conoscenza metafisica e filosofica, assumendo connotati mistici, cosicché i processi e i simboli alchemici possiedono sovente un significato interiore relativo allo sviluppo spirituale in connessione con quello prettamente materiale della trasformazione fisica.

Il termine alchimia deriva dall’arabo al-kimiyahal-kimiyà o al-khimiyah, composto dell’articolo al- e della parola kimiyà che significa “pietra filosofale” e che a sua volta sembrerebbe discendere dal termine greco khymeia (χυμεία) che significa “fondere”, “colare insieme”, “saldare”, “allegare”, ecc. (da khumatos, “che è stato colato, un lingotto”).

Un’altra etimologia collega la parola con Al Kemi, che significa “l’arte egizia”, dato che gli antichi Egiziani chiamavano la loro terra Kemi ed erano considerati potenti maghi in tutto il mondo antico.

Il vocabolo potrebbe anche derivare da kim-iya, termine cinese che significa “succo per fare l’oro”.

***

Per comprendere l’alchimia bisogna considerare come la conversione di una sostanza in un’altra, che formò la base della metallurgia fin dal suo apparire verso la fine del Neolitico, appariva, in una cultura senza alcuna conoscenza formale di fisica o chimica, come un’opera magica. Nei tempi remoti, una fisica priva di una componente metafisica sarebbe stata parziale e incompleta. Pertanto, per gli alchimisti non vi fu ragione alcuna di separare la dimensione materiale da quella simbolica o filosofica.

[L’alchimista di Pieter Bruegel il Vecchio]

La trasmutazione dei metalli di base in oro simboleggia un tentativo di arrivare alla perfezione e superare gli ultimi confini dell’esistenza. Gli alchimisti credevano che l’intero universo stesse tendendo verso uno stato di perfezione, e l’oro, per la sua intrinseca natura di incorruttibilità, era considerato la sostanza che più si avvicinava alla perfezione. Era anche logico pensare che riuscendo a svelare il segreto dell’immutabilità dell’oro si sarebbe ottenuta la chiave per vincere le malattie e il decadimento organico; da ciò l’intrecciarsi di tematiche chimiche, spirituali e astrologicheche fu un processo tipico dell’alchimia medievale.

La scienza dell’alchimia ebbe inoltre una notevole evoluzione nel tempo, iniziando quasi come un’appendice metallurgico-medicinale della religione, maturando in un ricco coacervo di studi, trasformandosi nel misticismo e alla fine fornendo alcune delle fondamentali conoscenze empiriche nel campo della chimica e della medicina moderne.

Alcuni eminenti alchimisti del mondo occidentale furono Ruggero Bacone, San Tommaso d’Aquino, Tycho Brahe, Thomas Browne, il Parmigianino, Giordano Bruno, e fra gli ultimi Cagliostro. Il declino dell’alchimia iniziò nel XVIII secolo con la nascita della chimica moderna, che fornì una più precisa e reale struttura per le trasmutazioni della materia, e la medicina, con un nuovo grande disegno dell’universo basato sul materialismo razionale.

La storia dell’alchimia è diventata un prolifico campo per speculazioni accademiche. Via via che l’ermetico linguaggio degli alchimisti andava gradatamente decifrato, gli storici hanno cominciato a trovare connessioni intellettuali tra quella disciplina ed altre componenti della storia culturale occidentale, come le società mistiche, del tipo di quella dei Rosacroce, la stregoneria e naturalmente l’evoluzione della scienza e della filosofia.

Processo alchemico

[L’alchimista in cerca della Pietra Filosofale (1771) di Joseph Wright of Derby]

L’opus alchemicum per ottenere la pietra filosofale avveniva mediante sette procedimenti, divisi in quattro operazioni: Putrefazione,Calcinazione, Distillazione e Sublimazione; e tre fasi: Soluzione, Coagulazione e Tintura.

Attraverso queste operazioni la materia prima, mescolata con lo zolfo e il mercurio e scaldata nella fornace (atanor), si trasformerebbe gradualmente, passando attraverso vari stadi, contraddistinti dal colore assunto dalla materia durante la trasmutazione.

Il numero di queste fasi, variabile da tre a dodici a seconda degli autori di trattati alchemici, è legato al significato magico dei numeri.

I tre stadi fondamentali sono:

Nigredo opera al nero, in cui la materia si dissolve, putrefacendosi;

Albedo opera al bianco, durante la quale la sostanza si purifica, sublimandosi;

Rubedo opera al rosso, che rappresenta lo stadio in cui si ricompone, fissandosi.

Il concetto di sulphur et mercurius: si tratta, letteralmente, di “zolfo e mercurio”, cioè, nel linguaggio simbolico dell’alchimia, di due essenze primordiali visti nel quadro di un sistema dualistico che ritiene qualsiasi materiale come miscela di questi due componenti, vale a dire di un elemento “in combustione” (zolfo) e di uno “volatile” (mercurio), dotati di gradi diversi di purezza e in un diverso rapporto di mescolanza tra loro. Da Paracelso (1493-1541) venne poi aggiunto un terzo elemento, il sal (il sale), che doveva costituire la tangibilità: quando il legno è in combustione, la fiamma prende origine dal sulphur, il mercurius trapassa in evaporazione, mentre il sal ne è la cenere residua.

Simboli alchemici

L’universo alchemico è pervaso di simboli, che, intrecciandosi in mutue relazioni, permeano le varie operazioni e gli ingredienti costitutivi del processo per ottenere la pietra filosofale.

Così per esempio l’oro e l’argento acquisiscono nell’iconografia alchemica i tratti simbolici del Sole e della Luna, della luce e delle tenebre e del principio maschile e femminile, che si uniscono (sizigia) nella coniunctio oppositorum della Grande Opera (Rebis).

Simboli astrologici

 [Simboli da un libro sull’alchimia del XVII secolo]

Gli elementi cosmici avevano grande importanza non solo per la loro influenza sui processi alchemici, ma anche per il parallelismo che li legava agli elementi naturali, in base alla credenza che “ciò che sta in basso è come ciò che sta in alto”.

Tradizionalmente, ognuno dei sette corpi celesti del sistema solare conosciuti dagli antichi era associato con un determinato metallo. La lista del dominio dei corpi celesti sui metalli è la seguente:

– Il Sole governa l’Oro

– La Luna è connessa con l’Argento

– Mercurio, Mercurio

– Venere, Rame

– Marte, Ferro

– Giove, Stagno

– Saturno, Piombo

Sia i metalli che i corpi celesti erano in relazione con l’anatomia umana e le sette viscere dell’uomo.

Simboli animali

[L’Ouroboro in un’incisione di Lucas Jennis nel trattato alchemico De Lapide Philisophico]

Nelle illustrazioni dei trattati medievali e di epoca rinascimentale compaiono spesso figure animali e fantastiche. I tre principali stadi attraverso i quali la materia si trasformava, la nigredo, l’albedo e la rubedo erano rispettivamente simboleggiati dal corvo, dal cigno e dalla fenice. Quest’ultima, per la sua capacità di rinascere dalle proprie ceneri, incarna il principio del “nulla si crea e nulla si distrugge”, tema centrale della speculazione alchimistica. Inoltre era sempre la fenice a deporre l’uovo cosmico, che a sua volta raffigurava il contenitore in cui era posta la sostanza da trasformare.

Anche il serpente ouroboros, che si mangia la coda, ricorre spesso nelle raffigurazioni delle opere alchemiche, in quanto simbolo della ciclicità deltempo e dell'”Uno il Tutto”.

Storia dell’Alchimia

L’alchimia abbraccia alcune tradizioni filosofiche che si sono propagate per quattro millenni e tre continenti, e la loro generale inclinazione per un linguaggio criptico e simbolico rende difficile tracciare le loro mutue influenze e relazioni.

Si possono distinguere almeno due grandi canali, che sembrano essere in gran parte indipendenti, almeno nelle tappe più remote: l’alchimia orientale, attiva in Cina e nella zona della sua influenza culturale, e l’alchimia occidentale, il cui centro nei millenni è slittato tra Egitto, Grecia, Roma, il mondo islamico e alla fine l’Europa. L’alchimia cinese fu strettamente connessa al Taoismo, mentre quella occidentale sviluppò un proprio sistema filosofico, connesso solo superficialmente con le maggiori religioni occidentali. Se queste due tipologie abbiano avuto una comune origine e fino a che punto si siano influenzate l’una con l’altra è tuttora oggetto di questione.

Alchimia nell’Europa medievale

[Pagina dal trattato di alchimia diRaimondo Lullo (XVI secolo)]

Dopo essere caduta alquanto in disuso durante l’alto Medioevo, l’Occidente riprende contatto con la tradizione alchemica greca attraverso gli Arabi. L’incontro tra la cultura alchemica araba e il mondo latino avviene per la prima volta in Spagna, probabilmente ad opera di Gerberto di Aurillac, che più tardi divenne Papa Silvestro II (morto nel 1003). Nel XII secolo va ricordata la figura del più importante dei traduttori di opere arabe, Gerardo da Cremona, che interpretò Averroè, tradusse l’Almagesto, e forse alcune opere di Razes e Geberus.

Il rientro vero e proprio dell’alchimia in Europa viene in genere fatto risalire al 1144, quando Roberto di Chester tradusse dall’arabo il Liber de compositione alchimiae, un libro dai forti connotati iniziatici, mistici ed esoterici, nel quale un saggio, Morieno, erede del sapere di Ermete Trismegisto, insegna al Re Calid.

Il materiale alchimistico dei testi arabi verrà rielaborato durante tutto il XIII secolo. Alberto Magno (1193-1280) affronta la tematica alchemica nel De mirabilibus mundi e nel Liber de Alchemia di incerta attribuzione. A Tommaso d’Aquino (1225-1274) vengono attribuiti alcuni opuscoli alchemici, nei quali è dichiarata la possibilità della produzione dell’oro e dell’argento.

Il primo vero alchimista dell’Europa medievale deve essere considerato Roger Bacon (1241-1294) un Francescano che esplorò i campi dell’ottica e della linguistica oltre agli studi alchemici. Le sue opere, il Breve Breviarium, il Tractatus trium verborum e lo Speculum Alchimiae, oltre ai numerosi pseudo-epigrafi a lui attribuiti, furono utilizzate dagli alchimisti dal XV al XIX secolo.

Alla fine del XIII secolo l’alchimia si sviluppò in un sistema strutturato di credenze, grazie anche all’opera di Arnaldo da Villanova (ca. 1240-ca.1312), con il suo Rosarium Philosophorum, e soprattutto con Raimondo Lullo (1235-1315), che divenne presto una leggenda per la sua presunta abilità alchemica.

Nel XIV secolo l’alchimia ebbe una flessione a causa dell’editto di Papa Giovanni XXII (Spondent Pariter) che vietava la pratica alchemica, fatto che scoraggiò gli alchimisti appartenenti alla Chiesa dal continuare gli esperimenti.

[Misteriosi simboli alchemici incisi sulla tomba di Nicholas Flamel a Parigi]

L’alchimia fu comunque tenuta viva da uomini come Nicholas Flamel, il quale è degno di nota solamente perché fu uno dei pochi alchimisti a scrivere in questi tempi travagliati. Flamel visse dal 1330 al 1419 e sarebbe servito da archetipo per la fase successiva della pratica alchemica. Il suo unico interesse per l’alchimia ruotava intorno alla ricerca della pietra filosofale; in anni di paziente lavoro riuscì a tradurre il mitico Libro di Abramo l’ebreo, che avrebbe acquistato nel 1357 e che gli avrebbe rivelato i segreti per la costruzione della pietra dei filosofi.

Nell’alto Medioevo gli alchimisti si concentrarono nella ricerca dell’elisir della giovinezza e della pietra filosofale, credendo che fossero entità separate. In quel periodo molti di loro interpretavano la purificazione dell’anima in connessione con la trasmutazione del piombo in oro (nella quale credevano che il mercurio giocasse un ruolo cruciale). Questi individui erano visti come maghi e incantatori da molti, e furono spesso perseguitati per le loro pratiche.

Alchimia nel Rinascimento e nell’età moderna

[The Alchemist di Sir William Fettes Douglas, XIX secolo]

Nel contesto delle idee del Cinquecento è impossibile tracciare un confine netto che separi una disciplina scientifica dall’altra, come anche tracciare molte linee di separazione tra il complesso delle scienze da un lato e la riflessione speculativa e magico-astrologica dall’altro. In questo periodo magia e medicina, alchimia e scienze naturali e addirittura astrologia e astronomia operano in una sorta di simbiosi, legate le une alle altre in modo spesso inestricabile.

Agli inizi del XVI secolo uno dei maggiori interpreti di questo coacervo di discipline scientifiche fu il medico, astrologo, filosofo e alchimista Heinrich Cornelius Agrippa von Nettesheim, 1486-1535. Costui credeva di essere un mago e di essere capace di evocare gli spiriti. La sua influenza fu di modesta entità, ma come Flamel, produsse opere, fra le quali il De occulta philosophia, alle quali fecero riferimento tutti gli alchimisti posteriori. Ancora come Flamel fece molto per cambiare l’alchimia da una filosofia mistica a una magia occultista. Inoltre mantenne vive le filosofie degli antichi alchimisti, che includevano scienza sperimentale, numerologia, ecc., aggiungendovi la teoria magica, che rinforzava l’idea di alchimia come credenza occultista.

Il nome più importante di questo periodo è, senza dubbio, Paracelso (Theophrastus Bombastus von Hohenheim, 1493-1541), il quale diede una nuova forma all’alchimia, spazzando via un certo occultismo che si era accumulato negli anni e promuovendo l’utilizzo di osservazioni empiriche ed esperimenti tesi a comprendere il corpo umano. Rigettò le tradizioni gnostiche e le teorie magiche, pur mantenendo molto delle filosofie ermetiche, neoplatoniche e pitagoriche.

Per Paracelso l’alchimia era la scienza della trasformazione dei metalli reperibili in natura per produrre composti utili per l’umanità. La iatrochimica di Paracelso era basata sulla teoria che il corpo umano fosse un sistema chimico nel quale giocano un ruolo fondamentale i due tradizionali principi degli alchimisti, ovvero lo zolfo e il mercurio, ai quali lo scienziato aggiunse il sale. Paracelso era convinto che l’origine delle malattie fosse da ricercare nello squilibrio di questi principi chimici e non dalla disarmonia degli umori, come pensavano i galenici. Quindi, secondo lui, la salute poteva essere ristabilita utilizzando rimedi di natura minerale e non di natura organica.

[Il laboratorio dell’Alchimista diGiovanni Stradano, Studiolo di Francesco I nel Palazzo Vecchio a Firenze]

Anche molti artisti, come per esempio il Parmigianino e persino personalità politiche del periodo si interessarono all’alchimia. Tra questi: Caterina Sforza, Francesco I de’ Medici, nel cui studiolo di Palazzo Vecchio fece dipingere allegorie alchimistiche da Giovanni Stradano, e Cosimo I de’ Medici. In Inghilterra, l’alchimia nel XVI secolo è spesso associata al dottor John Dee (1527-1608), meglio conosciuto per il suo ruolo di astrologo, crittografo e in generale “consulente scientifico” della regina Elisabetta I d’Inghilterra. Dee si interessò anche di alchimia tanto da scrivere un libro sull’argomento (Monas Hieroglyphica, 1564) influenzato dalla Cabala.

Il declino dell’alchimia occidentale

Il declino dell’alchimia in Occidente fu causato dalla nascita della scienza moderna con i suoi richiami a rigorose sperimentazioni scientifiche e al concetto di materialismo. Nel XVII secolo Robert Boyle (1627-1691) diede avvio al metodo scientifico nelle investigazioni chimiche, alla base di un nuovo approccio alla comprensione della trasformazione della materia, che di fatto rivelò la futilità delle ricerche alchemiche della pietra filosofale.

Anche gli enormi passi avanti compiuti dalla medicina nel periodo seguente la iatrochimica di Paracelso, supportati dagli sviluppi paralleli della chimica organica, diedero un duro colpo alle speranze dell’alchimia di reperire elisir miracolosi, mostrando l’inefficacia se non la tossicità dei suoi rimedi.

[Distillazione con un alambicco]

Ridotta ad arcano sistema filosofico, scarsamente connesso al mondo materiale, l’Ars magna subì il fato comune di altre discipline esoteriche quali l’astrologia; esclusa dagli studi universitari e ostracizzata dagli scienziati, si cominciò a guardare ad essa come all’epitome della superstizione.

A livello popolare, tuttavia, l’alchimista era ancora considerato il depositario di grandi saperi arcani. Facendo leva sulla credulità popolare, molti imbroglioni si attribuirono titoli di guaritore e per dimostrare effettive capacità produssero manuali manoscritti che imitavano, nel gergo e nelle illustrazioni, i trattati di famosi autori alchemici (in tal modo, nacquero anche i cosiddetti “erbari dei falsi alchimisti” che solo di recente hanno iniziato ad essere analizzati in modo attento dagli studiosi).

Dopo aver goduto per più di duemila anni di un grande prestigio intellettuale e materiale, l’alchimia uscì in tal modo dal pensiero occidentale, salvo ricomparire nelle opere di studiosi a cavallo tra scienza, filosofia ed esoterismo, quali lo psicanalista Carl Gustav Jung, il pensatoreJulius Evola e l’esoterista, alchimista e scrittore italiano Giuliano Kremmerz.

[da Alchimia su Wiki: http://it.wikipedia.org/wiki/Alchimia]

Immagine Alchimia da: http://www.google.it/imgres?hl=it&sa=X&biw=1280&bih=685&tbm=isch&prmd=imvnsb&tbnid=6ChGGOPxGCtU6M:&imgrefurl=http://coscienzaliena.blogspot.com/2011/05/magia-bianca-e-nera-lalchimia-la-pietra.html&docid=eFfrhgQBlpEAQM&imgurl=https://philomela997.files.wordpress.com/2012/03/alchimia4qk4.jpg?w=300&w=400&h=335&ei=3n1cT6nEN4jltQa_5umxDA&zoom=1&iact=hc&vpx=994&vpy=184&dur=195&hovh=205&hovw=245&tx=160&ty=100&sig=110459340961983455020&page=1&tbnh=142&tbnw=175&start=0&ndsp=21&ved=1t:429,r:6,s:0

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13 thoughts on “Alchimia_Introduzione

        1. Se ti interessa leggere un’opera particolare sul “femminino sacro”… ti consiglio Il linguaggio della Dea dell’antropologa Marija Gimbutas. Una visione che ci riconduce nel tempo… per quelle donne [e uomini] che riconoscono il potere della “Grande Madre”
          Cordialmente
          :-)claudine

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  1. Potrei scriverci un romanzo :-)
    Hai portato un resoconto perfetto!
    Mi hai fatto ricordare che nel dicembre 2008 avevo scritto qc. su Zaratustra (Logos – Il Verbo)… che aveva suscitato qualche diatriba su di un’altra piattaforma!
    È bello confrontarsi con la Magia… con quella scienza che rapporta l’uomo (con o senza teosofia quale ponte) verso l’Essere supremo. In fondo, forse nella mia ignoranza, credo che fin dalla notte dei tempi, questo è stato il nostro unico cammino…
    Sereno fine settimana
    :-)claudine

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    1. “Il linguaggio della Dea dell’antropologa Marija Gimbutas” grazie mille del prezioso consiglio! Lo metto in coda di lettura ehehehe
      A dire il vero il resoconto è pressapoco quello di wikipedia, che è quello di Storia dell’Alchimia di una utore che non ricordo mai…….
      A breve una parentesi sulla Dolce Medicina di cui ho il piacere di conoscere un apprendista! :D
      Forse sto cercando in modo più o meno consapevole di fare un percorso a ritroso fino alla notte dei tempi. Dopo anni di ateismo sento il bisogno di riavvicinarmi a una dimensione religiosa (quella spirituale in fonfo in fondo non l’avevo mai lasciata) :)

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