Psyco.

I Monologhi di Sana – Rubrica

Richiami, echi folli e psichedelici da un tempo immemore, realtà distorte ed altisonanti, malessere, odio vento e luci sfocate, un mare di città notturna ai miei piedi, occhi liquidi e pulsanti.
Cos’è che ho ritrovato? Cos’è che avevo perso?
Una minuscola vitarella nella mia mente, che sembra aver fatto andare a posto ogni cosa, così, di colpo, senza una ragione apparente.
La pioggia sembra quasi inesistente oltre il vetro, la casa investita da un vortice ibrido di vita e silicone.
Sensazioni lontane che tornano, improvvisamente, come venissero a galla, per poi riscomparire sotto la superficie.
Quel senso di sconfinato ed illogico, quel senso di fastidio, quel tenersi sulle spine.
Lasciarsi andare ad ogni cosa, immergersi, nella musica, nelle risa, fuori da ogni tempo, da ogni istante, questo è solo un sogno, vero?
E nei sogni si può anche…morire.
Libertà totale in un sogno grigio-nero, toccato appena da neon colorati.
La mente stordita che torna a comprendere, a rinascere, i cuori che palpitano, le paure svaniscono, la maschera cade, labbra che si schiudono, occhi che ammiccano, sorrisi che brillano.
Labbra di rubini, occhi di smeraldi, diamanti la carne, ossidiana le ciglia.
Meccanici rintocchi di un cuore ad orologeria, esploderò.
O forse sarete tutti voi ad esplodere nel mio sogno, che gioia lasciarsi portare da questa corrente così dolce, così ovattata, così aspra, così acre, così…sintetica.
Che mi importa del resto? Riesco finalmente a respirare…questo respiro dal sapore di plastica e vernice.
Beffardo, è il sorriso che mi si stampa sulle labbra, ecco chi ero, finalmente ricordo…finalmente rivivo.
Sapevo tenermi stretti al cuore quei desideri così bramosi, così impuri, così poco misericordiosi, così terribilmente vivi, dove vi avevo spersi?
La tensione sale al limite, è tutto nelle mie mani, nel mio impareggiabile sogno, devo solo volere che accada e sarà vero.
Lacrime purpuree, una freccia scagliata verso il cielo, sensazioni torbide e derisorie.
Il freddo, è sparito, rimane il dolore, la rabbia, la voglia.
Quest’anima ferita che grida tutto il suo orrore, il suo odio, e si prende la sua rivincita, la sua vendetta, desiderio…che bella sensazione!
Tenderò la mano ai tuoi desideri più impuri, più nascosti, e ti porterò con me nel nero della notte, dove ogni cosa non ha logica e tutto è una scommessa, un tiro di dadi che tocca solo a me.
Questo sapore lontano e casuale, questo odore di casa, io, la strega, io, l’infame, io, l’insensibile, è la mia mente a crearlo, è la mia mente a volerlo, una dolcissima allucinazione per dipingere il nero di una notte stellata troppo romantica con colori innaturali.
Lasciarsi alle spalle le paure, le insicurezze, per vivere di puro desiderio, come era vero, lo rivoglio, ancora e ancora e ancora e ancora e ancora e ancora.
È solo un sogno, il mio sogno, tocchi lievi, ma gelidi come il ghiaccio, corpi caldi, che ardono come il fuoco, ambiguità, non è una parola con un bel suono?
Nascondersi non serve, fuggire non serve, arriverà quando meno te lo aspetti, come una pallottola in pieno petto, come un pugno in pieno stomaco, arriverà a stordirti e chiamarti e tu dovrai rispondere.
Io, ti impedirò di resistere, regina assoluta di questo gioco senza fine, terribile come la notte, dolce come un veleno.
Il cuore batte in una corsa folle, io, la grande tentatrice, io, consolatrice, io, ammaliatrice.
Sale lo stordimento, sale la follia dentro di me, non mi importa delle conseguenze, non ce ne saranno se io non vorrò.
Il mondo è una piccola sfera nelle mie mani.
Scrollarsi di dosso questa apatia, questo senso di inadeguatezza, di paura, di incapacità e tornare, oltre la notte, oltre i sogni, ad essere il peccato incarnato, qualcosa di tremendamente malvagio ed allo stesso tempo dolcissimo, tentazione degli umani e splendente desiderio, Lucifero in persona…vale la pena?
La sensazione, il desiderio, vale il baratto?
Si, lo vale.
Si, lo vale.
Si, lo vale.
Si, lo vale.
Allora lasciamo questo mondo ottuso, stupido, normale, ed entriamo nell’incubo notturno di un folle, torniamo da dove siamo venuti, torna ad essere il desiderio.

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