Un dramma

Rubrica Scarabocchi

Urla

A squaciagola, per abbattere le pareti degli uomini.

Orecchie ingabbiate da torturanti stanghette, impalcature per archi nasali imponenti: pomposa magnificenza nasconde palpebre flaccide.

Il protagonista invecchia istantaneamente. Forse non è mai stato giovane. Si lagna.

Al palcoscenico accorri solo per la curiosità famelica dell’osservare minuzioso

la voce permanere nell’aria,

imbiancarla come talco per le guance.

Parole imbellettate e vanitose.

Passa una scritta sul fondo del teatro, tirata mollemente da un manichino di carne.

Si legge: << APPLAUSI!>>.

Sembra che questo renda tutti felici.

Ti pare di urlare ma sulla tua bocca nessuno ha posto la scritta <<USCITA>>.

Non si alza nessuno. Restano tutti a ciarlare dentro la tua testa.

Cominci a temere che qui non calerà mai il sipario.

 La mente è una specie di teatro, dove le diverse percezioni fanno la loro apparizione, passano e ripassano, scivolano e si mescolano con un’infinita varietà di atteggiamenti e di situazioni. Né c’è, propriamente, in essa nessuna semplicità in un dato tempo, né identità in tempi differenti, qualunque sia l’inclinazione naturale che abbiamo ad immaginare quella semplicità e identità. E non si fraintenda il paragone del teatro: a costituire la mente non c’è altro che le percezioni successive: noi non abbiamo la più lontana nozione del posto dove queste scene vengono rappresentate, o del materiale di cui è composta. (D. Hume, Trattato sulla natura umana)

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