Lilian “Lyly” McGregor – 31 ottobre 2061

Hýbris

9 a.m. – Lyly si sveglia nel solito modo, aprendo gli occhi di colpo; per l’ennesima volta si è addormentata con le cuffie e la musica a tutto volume; nei casi migliori è riuscita a trascinarsi fino al letto, nei peggiori è crollata con la faccia sul tavolo davanti allo schermo.

Si stropiccia gli occhi, si guarda attorno preoccupata; da quando la sua storia è finita Lyly vive alla giornata, nella paranoia, nel pericolo vero.

Una volta aveva una casa, non era grande ma era carina, l’aveva arredata con impegno raccogliendo i mobili dalla strada o dai traslochi di quanlcun altro, restaurandoli, ridipingendoli; ci aveva messo tutta se stessa, tutto l’amore di cui fosse capace.

E poi era successo, lui, che era il più compagno dei compagni; lui, che era il più antiborghese di tutti, si era stufato. Come se la rivoluzione potesse essere un gioco. Basta Lyly, mi sono stufato, cambiamo gioco, facciamo che tu sei la mogliettina perfetta e stupida che mi aspetta con le pantofole e l’aperitivo in mano e io sono uno squalo che rovina l’esistenza alla povera gente, e lo fa per il bieco dio denaro.

No, non c’era stata; a lei quel gioco non piaceva, non lo sapeva fare.

Aveva continuato a viverci da sola, in quella che era stata la loro casa, dopo che lui se ne era andato ma non funzionava; tutta quella roba non era più sua, erano solo vestigia di un passato che non esisteva più.

Ora appartenevano a mondi diversi e opposti.

Ora erano nemici.

Abbiamo cambiato gioco, contento?

Ora giochiamo a guardie e ladri.

Io sono il ladro, tu la guardia.

Aveva preso il telefono e aveva composto il numero, dall’altra parte una voce le aveva detto un luogo e un’ora.

Due settimane dopo Lyly compiva il suo primo attentato.

Un chilo di tritolo mette a tacere il dolore dell’anima.

Di quel giorno aveva salvato solo la sua parte ancora buona; aveva preso i computer e qualche vestito; aveva stampato le prime pagine dei giornali e ci aveva tappezzato la casa.

Le colonne recitavo tutte gli stessi titoli: “Vittoria per la Sorvelliance Corp., spiare per conto dello Stato non è reato. Intervista al giovane avvocato” e “Esplosione del centro scanning nel quartiere storico: bucanieri elettronici o peggio? Ancora nessuna rivendicazione”.

Aveva acceso il fiammifero e l’aveva gettato tra gli articoli, soffermandosi un momento a guardare la carta prendere fuoco e poi le fiamme espandersi al liquido rovesciato ovunque; mentre fissava le ultime scorie della sua umanità bruciare le riaffiorarono alla mente le parole di una vecchia canzone.

–          Lontano dal ridicolo in cui lo lasciò solo, ma in prima pagina col bombarolo…-

Non si era voltata indietro lasciando la casa in fiamme.

Si era rintanata dal Rosso, nel vecchio quartiere ormai discarica.

Per settimane non aveva fatto altro che bere e drogarsi, rincantucciata in uno dei cunicoli; poi una mattina si era alzata, aveva rimesso in sesto la vecchia moto del Rosso, si era rasata i bei boccoli rossi lasciando solo una larga cresta, si era pierciata, tatuata, scarificata; aveva legato al collo una medaglietta d’argento con la figura della vergine Maria, dono di suo padre.

–          Santa Dea, madre di tutti noi, proteggici in battaglia…- aveva recitato sottovoce baciando la medaglietta.

Da quel giorno abita in uno dei tunnel, ci ha portato un letto e i suoi computer, non ha bisogno di altro.

Lyly dorme con un coltello sotto il cuscino; perché qualcuno potrebbe sempre trovare l’entrata del tunnel.

9.30 a.m. – Lyly si alza, la prima cosa che fa è riaccendere la musica, subito dopo si connette in rete sorseggiando il caffè, che sa di bruciato, come sempre.

Ha la passione per le vecchie chat testuali, le piace premere i tasti della tastiera quando ha qualcosa da dire.

Nel canale criptato le solite conoscenze le danno il buongiorno e lei sorride, perché in mezzo a quella ciurma di freaks informatici si sente a casa; si chiacchiera, proprio come se si stesse facendo colazione tutti insieme, solo che alcuni di loro sono insospettabili, rispettabili giovani signori in giacca e cravatta seduti in qualche ufficio della downtown.

Di colpo la musica viene interrotta da una sirena, uno squillo sordo, come quello dei primi telefoni.

Lyly molla tutto e salta in piedi, afferra una tracolla piena di pugnali e sale di corsa una scala metallica, ancora correndo attraversa la prima piazza d’armi e raggiunge il Rosso in cima alla postazione di vedetta.

–          Cos’è,  stavolta?- chiede

L’uomo sta scrutando l’orizzonte e senza smettere di fissare un polverone che si avvicina a tutta velocità al cancello; le risponde:

–          Non so, cacciatori credo-

Lyly sorride.

–          Me la sbrigo io –

–          Come vuoi, noi ti copriamo dalle mura –

Cinque o sei motociclette si fermano davanti al portone, una decina di uomini con caschi neri scendono dalle selle e lanciano pietre e molotov davanti al cancello; dalla torretta Lyly prende la mira, con calma, quando è pronta scaglia uno dei coltelli che arriva diretto al faro della moto più vicina, fracassandolo.

L’uomo alza la testa guardando verso di lei che sorride con aria sorniona e scuote un indice da destra a sinistra

–          Nah, nah, cattivi, cattivi skin, non si fa!-  lo sbeffeggia;  subito dopo si dirige alla piazza d’armi, entrando in uno dei portoni, pochi secondi dopo ne esce a tutta velocità a cavallo di una grossa moto, dirigendosi verso una delle porte secondarie.

Viene fatta uscire una passerella per permetterle di attraversare il largo fossato e da lì entra dritta nell’arena esterna, alle spalle del gruppo di motociclisti ancora impegnati a danneggiare la porta; sgomma e si ferma poggiando un piede a terra.

–          Allora, quante volte ancora ve le devo dare perché impariate?- urla

Quelli si girano e in un attimo sono a cavallo delle moto, alcuni tentano di raggiungerla a piedi ma prima che riescano a coprire metà del percorso lei ingrana la marcia e parte, investendoli.

Fuori 3.

Dopo un paio di giri per l’arena l’inseguimento si snoda per le vie del quartiere di cui Lyly conosce ogni buca, ogni cunetta, ogni sasso.

Un paio di ostacoli e curve pericolose mettono fuori gioco altre due moto.

Fuori 7, ne restano tre.

Mentre accelera sente un colpo, la ruota posteriore perde aderenza, la moto si inclina e Lyly cade, riuscendo a rotolare lontano dal mezzo che manda scintille scivolando sull’asfalto.

Si è bruciata una gamba a contatto con la marmitta ma in un secondo è di nuovo in piedi

–          Eh no eh, così non siete sportivi!- dice preparandosi a fronteggiare i tre da un pilastro di cemento.

Costretti a scendere dai mezzi gli uomini in nero le si fanno incontro mentre lei estrae un altro pugnale dalla tracolla, in un millesimo di secondo lo scaglia contro l’uomo al centro, colpendolo alla mano che impugna la pistola.

–          Tu hai il ferro, man, ma io sono irlandese…non lo sai che noi siamo culo e camicia con dio?-  lo apostrofa ridendo

L’altro uomo le è addosso in un attimo, scagliandola a terra, la colpisce forte sulla faccia con un tirapugni aprendole un grosso taglio sul sopracciglio sinistro.

Le monta sopra, continuando a menare colpi

–          Dov’è adesso il tuo dio, ragazzina? Piena di impianti fino alle ossa, mi fai schifo.  Noi non usiamo quella roba, siamo veri uomini. VERI UOMINI, PURI! – mentre le urla sulla faccia il volto è paonazzo.

Dimenandosi Lyly riesce a liberarsi una mano, col palmo lo colpisce al volto, fratturandogli il naso; il dolore gli fa abbassare la guardia quel tanto che dà a lei la possibilità di muoversi; una ginocchiata secca nelle palle.

Tak.

E di colpo le posizioni si invertono, Lyly gli è sopra e lo massacra di pugni, riducendogli il volto a una maschera sanguinolenta.

–          Impianto osseo- muscolare crackato e customizzato versus uomo duro e puro….mi spiace per te, vince implant! – gli dice tirandogli un paio di calci nelle costole.

L’uomo con la pistola intanto ha afferrato un coltello con la mano ancora buona, lei gli sorride estraendone a sua volta uno dalla tracolla.

–          Mi inviti a nozze…ancora non ti ho convertito, eh?-

Un paio di scambi veloci, due volte su due Lilian schiva il colpo

–          Acc…c’eri quasi…ritenta, sarai più fortunato…- gli dice mentre con un movimento veloce della mano destra gli pianta la sua lama nella spalla

–          …la prossima volta, magari –

Improvvisamente sente un grido alle sue spalle, l’ultimo uomo le sta correndo incontro con una mazza da baseball in mano.

–          A tuo piacere…-  sogghigna  estraendo il pugnale con noncuranza dalla spalla dell’altro e correndogli incontro a tutta velocità, schiva la mazza e gli atterra addosso  di peso, alzando il pugnale. L’avversario urla, in falsetto.

Lyly si blocca di colpo, aprendo la visiera del casco con la sinistra; è una giovane donna sui vent’anni , ha gli occhi spaventati incorniciati da un caschetto di capelli nerissimi.

Abbassa il pugnale scuotendo la testa, prende la mazza dalle mani della ragazza e la scaglia lontano.

–          Torna a casa, non picchio le donne, io-

Le dice rialzandosi e permettendo all’altra di fare altrettanto; la ragazza fa un passo verso di lei, Lyly mostra la lama che tiene ancora in mano

–          Non ci provare, sappiamo entrambe che te ne darei abbastanza da farti passare la voglia. Torna a casa, dì ai tuoi di piantarla e di lasciare in pace la mia gente…perché potrei arrabbiarmi sul serio. Intesi?-

Senza attendere una risposta si gira e se ne va, incamminandosi zoppicante verso il forte.

Al suo rientro il Rosso la sta attendendo al cancello, le passa un braccio attorno alle spalle e la aiuta a rientrare.

–          Guarda come ti sei fatta conciare, tu e la tua mania di fare tutto da sola…perché sei a piedi? Non mi dire che hai distrutto un’altra volta la moto? –

Lei resta in silenzio.

–          Cavolo Lyl, è la terza volta questo mese! Su, dov’è? Dico a Gelso e ai ragazzi di andare a recuperarla ma tu intanto fili da Priscilla a farti mettere dei punti-

–          È stato divertente, però- gli dice lei sorridendo

L’uomo la fissa ridendo e scuote la testa.

–          ‘Sti rosci, allora è vero che non potete morire…stirpe del demonio…vai va, corri a farti ricucire anche se credo che Priscilla non ne possa più di rappezzarti-

12 a.m. – Lyly è di nuovo rintanata nella sua “casa”, sta lavorando ai progetti per la società, più un paio di extra che le assicureranno tabacco e liquore fino al prossimo mese.

2 p.m. – Pausa caffè con il Rosso, quando sale nella sua stanza e non lo trova sa che è a fare qualche lavoro per i piani alti dell’IRA; quando è così Lilian si inginocchia e prega tenendo la medaglietta d’argento tra le dita.

–          Dea madre proteggilo;  Morrigan, signora dei Corvi, non lo chiamare ancora a te, ti prego, ti supplico. Possa la sua mano essere guidata dalla tua infinita saggezza e previdenza, abbattiti sui suoi nemici come la tempesta si abbatte sul mare, infondigli la forza e il coraggio del lupo.-

La preghiera finisce sempre nello stesso modo, con un bacio posato sulla figura in bassorilievo.

5 p.m. – Assemblea sull’accaduto della mattinata e rapporto sullo scontro, normale amministrazione.

6 p.m. – Aperitivo con il Rosso.

–          Lyl, il capo ti vuole parlare, dice che ha una proposta per te –

–          Sta bene, digli che ci vediamo alle 22 al solito posto-

–          Dovresti starlo a sentire, una volta tanto, loro ti possono proteggere Lyl-

–          Sai che non mi affilierò, vero? Non voglio finire come mio padre, io credo nella libertà, non nei padroni…di qualsiasi colore siano –

Mentre stanno ancora discutendo sentono bussare, il Rosso si alza e va alla porta; nel dubbio Lyly lascia scivolare una mano fino al pugnale che porta nello stivale.

Quando aprono la porta una ragazzina che non deve avere più di sedici o diciassette anni, visibilmente incinta, si sta nascondendo dietro Lucas, una delle vedette.

–          Rosso, è arrivata poco fa, chiedeva di te…-

Il Rosso annuisce e la fa entrare, offrendole del the caldo.

Lyly la osserva: capelli rossi, pelle chiara, lentiggini, occhi azzurri…non ci sono dubbi, è figlia di uno degli affiliati dell’IRA.

È sempre così: ragazzine scappate di casa, gente nei guai, donne sfruttate, ragazzi scappati al giro delle mafie, tutti prima o poi passano da casa del Rosso, che accoglie e aiuta sempre chiunque ne abbia bisogno.

Ma questo la colpisce, essendo cresciuta nell’ambiente sa cosa succede quando capitano queste cose, combattenti per la libertà che sanno essere padroni peggiori di chi li ha vessati per secoli, idioti bigotti.

Si alza e si avvicina alla ragazzina.

–          Ehi, come ti chiami?- sorride

–          Han…Hanna- risponde quella con voce insicura

–          Bene Hanna, lasciami indovinare…qualcosa col tuo ragazzo è andato storto?-

Osserva l’altra mentre gli occhi le si riempiono di lacrimoni

–          Se torno a casa mio padre mi ammazza, giuro, mi ammazza di botte. Lui non sa niente di me e James, se lo sapesse… –

–          Shh, conosco la storia –

Si alza, facendo qualche passo verso il Rosso.

–          Me ne occupo io-

–          Che vuoi dire? – la guarda poco convinto

–          La porto al L., con loro sarà al sicuro –

–          Era quello che pensavo anche io…-

–          Ho una riunione del Gal, stasera, me la porto dietro –

–          Va bene Lyl, ma mi raccomando…niente scorrerie mentre hai un passeggero!-

Lei sorride

–          Va bene, va bene, promesso…niente scorrerie!-

Torna verso la ragazza

–          Hanna, ascolta, ora riposati un po’, bevi il tuo the…più tardi ti porterò in un posto sicuro –

–          Dove? Credevo sarei rimasta qui… – chiede la ragazza con occhi grandi e una nota di spavento nella voce

–          Qui non puoi rimanere, piccola, ma vedrai che ti troverai bene, dove andremo sono tutti adorabili e molto ospitali…ne troverai parecchie di persone nella tua situazione e simili, insieme ve la caverete benone- Lyly sorride cercando di essere incoraggiante, sarebbe potuta essere lei a piangere su quella sedia.

9 p.m. – Lyly entra nella grande sala affollata di gente, la maggior parte degli avventori non deve avere più di trent’anni.

In parecchi la salutano con un cenno della mano o della testa e lei risponde; si trascina dietro una spaventatissima Hanna dirigendosi al bancone.

–          E questa chi è? Sai che non devi portare estranei, qui!- un ragazzo sui 25 anni già affetto da un’evidente calvizie e con un paio di occhiali tondi la sta fissando male mentre le parla con tono acido. Lyly avvicina il viso al suo scoprendo i denti come farebbe un lupo che ringhia

–          Non mi pare di aver chiesto il tuo parere, Bienne. Questo posto non è tuo, quindi torna a giocare con i tuoi programmi e vedi di levarti dai piedi – senza attendere una risposta si volta e si dirige al banco, salutando la ragazza che serve da bere.

–          Il solito. Gina, lei è Hanna, ha bisogno di un posto dove stare…non può tornare a casa –

Gina è una ragazza molto giovane con lunghi dread castani e molti piercing, serve da bere un bicchiere di liquore a Lyly e poi esce a salutare Hanna con un sorriso.

–          Ciao Hanna, benvenuta. Vieni con me, sono sicura che ti troveremo una sistemazione –

Lilian le guarda sparire ai piani superiori;  torna a gironzolare nella sala mentre sorseggia la sua bevanda, un ragazzo le si fa vicino sorridendo.

–          Hey… – lei lo saluta con un abbraccio, caldamente ricambiato dal giovane.

–          Che hai combinato, piccola furia? – le chiede indicando i punti sul sopracciglio

–          Solite storie…-  risponde lei facendo spallucce con un sorriso.

–          Ci sei alla riunione? –

–          Come potrei mancare? Lo sai che mi divertono da matti le vostre assemblee…-

–          Si ho visto che stavi già iniziando a divertirti senza di noi…- le dice il giovane accennando con la testa a Bienne.

Lyly sghignazza.

–          Fosse per me avrebbe preso tanti di quei calci tempo fa…siete troppo buoni a tenerlo qui –

–          Sai che noi nerd siamo sempre troppo buoni…-

–          Già…- lei per un attimo si fa seria, poi torna a sorridere.

–          Ora devo andare, torno più tardi…- prima che faccia in tempo a fare un passo il giovane le ha afferrato il polso e la fissa seria

–          Lyly…che succede?-

–          Ma niente, cose di lavoro…-  risponde lei con tono leggero.

–          È quello che penso io?- le chiede con tono serio, Lilian fissa il pavimento mentre risponde

–          Delan, è una mia scelta, lo sai –

–          Morire per un’idea è una cosa stupida…-

–          C’è qualcosa di più nobile per cui morire?-

–          Non mi piacciono i martiri, lo sai-

–          Non stiamo parlando di te-

–          C’è sempre un motivo per vivere, finirai col saltare in aria anche tu, un giorno o l’altro…non ci sarò sempre io a riprenderti per i capelli Lyly…-

Quel giorno del primo attentato, dopo aver piazzato l’esplosivo Lyly era uscita dall’edificio, stava per premere il tasto del controller per dare il via al conto alla rovescia, aveva esitato un secondo, l’aveva fatto, e poi era tornata a grandi passi verso l’ingresso.

Lyly voleva morire.

Era stato Delan, che all’epoca nemmeno conosceva, a fermarla.

Era fermo da tutta la mattina in un angolo della piazza, tentando di crackare la rete del centro scanning e aveva notato subito i movimenti sospetti della ragazza, quando l’aveva vista attivare il controller e poi tornare verso l’edificio l’aveva afferrata per il cappuccio, tirandola indietro appena in tempo; entrambi erano rimasti feriti nell’esplosione.

Delan l’aveva portata al Gal.

Era scappato di casa a 17 anni, per sfuggire a una vita d’inferno già scritta, e come molti era approdato al Laurentino; aveva il pallino della logica e Lyly lo invidiava per questo.

Da quel giorno Lilian si era sempre sentita in debito e vegliava sui suoi amici con la stessa ferocia di una lupa che protegge i cuccioli; aveva quasi ucciso un ragazzo che si era azzuffato con Delan e la voce si era sparsa; la voce che quella irlandese un po’ fuori di testa, ma con abbastanza impianti da uccidere un toro, era diventata parte del Gal e che quindi con loro era meglio non alzare i toni.

10 p.m. – Incappucciata nella notte Lyly attende sotto il ponte in rovina. La luce gialla dei lampioni illumina quello che sarebbe dovuto essere uno degli angoli più moderni di Roma, quasi un secolo prima.

Un suv nero accosta, ne scendono tre uomini sulla quarantina; due di loro indossano cappelli di lana, quello al centro, visibilmente più curato nell’abbigliamento, indossa un cappotto di cashmere grigio.

Si avvicina sorridendo.

–          Lilian, buonasera piccola –

Lyly alza la testa, lasciando scivolare all’indietro il largo cappuccio di lana nera, l’espressione è dura.

–          Ti ho già detto di non chiamarmi così –

–          Va  bene, va bene, non ti scaldare…- le risponde lui con tono sarcastico

–          Il Rosso dice che hai del lavoro per me-

–          Una proposta…-

–          Sentiamo…-  la ragazza si accende una sigaretta innervosita

–          Ormai è parecchio tempo  che collabori con noi Lilian, conoscevo bene tuo padre, sai che abbiamo fatto i primi anni insieme…solo Dio sa quante volte mi ha salvato il culo; e mi spiace saperti scoperta…capisco che tu non voglia un ruolo secondario ma posso assicurarti che ormai sei piuttosto conosciuta e io ti prenderei sotto la mia ala…se capisci quello che intendo…- l’uomo allunga una mano accarezzandole la cresta di riccioli ribelli.

–          Ti sei fatta proprio carina…-

Lilian gli afferra il polso, torcendogli il braccio

–          Non mi toccare – risponde con voce gelida

–          Sempre così astiosa…- l’uomo continua a sorriderle e senza scomporsi le afferra la vita, attirandola vicina

–          Potrei concederti degli extra, per esempio la possibilità di avere qualche uomo sotto di te per pattugliare questa fogna…non sia mai che a qualcuno dei tuoi amichetti fissati coi computer dovesse accadere qualcosa…- in un attimo si ritrova un coltello puntato all’inguine

–          Toccali, o’Donnel, e ti giuro che ti ammazzo –

–          Quanta avventatezza…non impari mai, vero Lyly?- gli altri due uomini le puntano contro le pistole.

–          Sempre pronta a morire per i tuoi sciocchi ideali di fratellanza e libertà…quella è roba del secolo scorso, Lilian-

–          Sai che non scherzo, digli gli abbassare le armi o ti giuro che non ci sarà Dio che ti farà ricrescere quello che ti taglierò…e ricordati, se succede qualcosa, anche solo un graffio, a qualcuno del Gal io cerco te e la tua gente e vi faccio saltare in aria, letteralmente- l’uomo ridacchia

–          Chissà come se la caverebbe il tuo amichetto con i capelli blu…ti è molto caro, vero?-

Lilian preme più a fondo la lama

–          Se scopro che uno dei tuoi cani ha anche solo guardato da lontano Delan ti distruggo – gli occhi gialli lampeggiano di rabbia

–          Va bene, va bene…- con la mano destra l’uomo fa segno agli altri di abbassare le pistole

Lentamente anche Lyly lo lascia andare, abbassando il pugnale.

–          Tieni, il tuo prossimo obbiettivo – le passa un foglietto di carta

–          Dovrai fare rapporto dopo aver eseguito, come sempre –

–          Sta bene…- Lyly si rialza il cappuccio e si volta facendo per andarsene, fermandosi quando sente la voce dell’uomo

–          E…Lilian…pensa alla mia proposta, mi raccomando – senza rispondere la ragazza ricomincia a camminare alzando il braccio e facendo il dito medio.

11 p.m. – Lyly rientra nella sala affollata, l’assemblea è iniziata, una trentina di persone stanno in circolo, chi seduto, chi in piedi.

Getta uno sguardo intorno e raggiunge Delan, prendendo posto in mezzo al gruppo intento a guardare con sufficienza Bienne che sta parlando con tono da pontefice.

–          …e quindi io dico che non dovremmo lasciarci abbindolare da questi metodi sovversivi ormai sorpassati, ma in caso sfruttare gli strumenti dati dal nemico-

Si accosta all’orecchio di Delan e sussurra:

–          Che è successo? –

–          Ma niente, le solite arringhe di Bienne…sta cercando di convincere l’assemblea a non distruggere i centri scanning –

–          Ma è pazzo? Sa cosa succede lì dentro?-

–          No. Figurati, da dove viene lui i centri scanning forse nemmeno ci sono –

Flok, un ragazzo alto sui venticinque anni si alza visibilmente alterato

–          Sta zitto infame! Tu non conoscevi Ringhio, qui combattiamo, non giochiamo. Tornatene ai tuoi quartieri bene –

–          Ha ragione!- gli fa eco un altro.

–          Già – interviene un terzo.

Lilian osserva gli interlocutori facendo schizzare lo sguardo ora da Bienne a Flok, a Delan, agli altri.

-Per favore! Mi risulta che questa dovrebbe essere un’assemblea democratica dove ognuno ha diritto di esprimere la propria opinione…– dice un ragazzo alzandosi;  ha lunghissimi dread biondi e profondi occhi azzurri.

– Smettila di difenderlo, Acanto- gli fa eco un altro dei presenti

– Sta solo dicendo cosa dovremmo fare, secondo lui. E forse non ha nemmeno tutti i torti…-

Un coro di fischi si alzano dal brusio.

–          Buffone!-

–          Venduto…-

Si sentono uscire dalla folla.

Flok si alza in piedi:

–          Voi sapete cosa è successo a Ringhio in quel posto? Noi non vogliamo più che nessuno torni a casa in una cassa da morto! Non distruggere i centri scanning è una follia!-

–          Ma potremmo cambiare le cose, se riuscissimo a creare un’istituzione che… – Acanto lascia la frase in sospeso e si risiede scuotendo la testa mentre un incontrollato chiacchiericcio fa dilagare il caos nell’assemblea.

Marlow, un uomo sui quaranta con la testa rasata fatto salvo per tre lunghi draed neri sulla nuca, si alza aprendo la mano per segnalare di fare silenzio

–          Abbiamo un altro problema, all’ordine del giorno, tra quattro giorni arriverà Klostos dal nord Europa, qualcuno deve scortarlo dall’aeroporto fino qui –

Lilian alza la mano e fa un passo avanti

–          Lo faccio io –

Marlow annuisce ed aggiunge

–          Serve almeno un’altra persona –

Delan alza la mano, subito Lyly gli afferra il polso riabbassandogli il braccio

–          Non ci pensare nemmeno! Vuoi farti ammazzare? – sussurra feroce

Il ragazzo la fissa offeso, nel frattempo Luk, un ragazzone alto e grosso, si è già fatto avanti.

–          Bene, che mezzi potete mettere a disposizione? – chiede Marlow

–          Ho una moto – risponde Lyly

–          Io ho un’auto – dice Luk

–          Ok, Klostos verrà in macchina con te, Luk, Lyly tu seguirai con la moto – lei annuisce

–          In caso di problemi: la macchina dovrà arrivare a destinazione il prima possibile per cui dovrai vedertela tu da sola –

–          Non c’è problema – risponde Lilian con voce ferma.

–          Bene, con questo direi che possiamo chiudere l’assemblea – aggiunge Marlow, lasciando la stanza subito dopo.

La folla si divide in gruppetti intenti a discutere gli eventi della serata, Lilian resta di fianco a Delan ma getta lo sguardo intorno; Bienne, Acanto e un altro paio di ragazzi si avvicinano al gruppo.

–          Sta attenta a non farti male, piccola Lyly –la schernisce Bienne con voce ironica

–          Già, fa’ attenzione… – aggiunge Acanto, ma con tono neutro

–          Vaffanculo Bienne, va’ al diavolo Acanto…impiccatevi con un bel cavo ethernet, eh? – risponde lei con un sorriso acido mentre il gruppetto passa oltre e si siede a un tavolo.

–          Che idioti… – dice Othello scuotendo la testa con una smorfia di disprezzo

–          Sono solo dei ragazzini, lasciali perdere – gli risponde Lyly facendo spallucce

–          Dai sediamoci, dobbiamo parlare… – li interrompe Delan indicando un tavolo libero.

1 a.m. – Lilian lascia la sala barcollando dopo molte chiacchiere e diversi bicchieri di troppo, sale la stretta scala costeggiando il muro ma a metà del percorso incrocia Acanto che si ferma a fissarla; dopo un attimo di silenzio in cui si scambiano uno sguardo silenzioso Lyly afferra il giovane per i dread sussurrando

–          Il tuo amico è un’idiota, dovresti piantarla di difenderlo –

Acanto le afferra le spalle, sbattendola al muro

–          Bienne ha ragione!- le dice con tono deciso, baciandola subito dopo.

–          Prima o poi inciamperà in qualche cavo, te lo dico io…- ridacchia lei, mordendo il labbro del giovane dopo aver ricambiato il bacio.

–          Dovresti ascoltarlo, lui stava dicendo che…- Lilian gli chiude la bocca con un bacio

–          Noi non parliamo di Bienne, ricordi? –

–          Hai ragione – le sussurra Acanto iniziando a risalire la scala; Lilian lo segue gettando uno sguardo intorno per controllare che nessuno possa vederli.

Appena varcata la soglia della camera di Acanto i due iniziano a spogliarsi con foga l’un l’altra; in un attimo sono sul materasso che profuma di bucato appena fatto, come sempre.

Lilian chiude gli occhi mentre Acanto la bacia, e il resto del mondo smette di esistere.

3 a.m. – Lyly si accende una sigaretta offrendone una anche ad Acanto, poi si alza afferrando la prima cosa che trova su una sedia

–          Posso? – chiede indicando la maglietta, lui fa spallucce

–          Fai pure – la indossa e subito dopo si infila le mutandine iniziando a raccattare i suoi vestiti dal pavimento.

–          Non ti va di restare? Sparisci anche questa volta?- le chiede lui dal letto

–          Devo tornare, lo sai –

–          Resta, dai –

Lilian ridacchia aspirando una grossa boccata di fumo dalla sigaretta

–          È ridicolo, mi hai guardata bene? –

Acanto la sta fissando sorridendo

–          Non sono i suoi vestiti a fare di una persona quello che è –

–          Ma dai, tu vieni dalla downtown; la tua vita è fatta di cene importanti e uomini d’affari…mi sentirei a mio agio come un elefante in una cristalleria –

–          Tu credi di essere così diversa da me ma non è vero, io voglio aiutarti Lyly, combattiamo per gli stessi ideali…-

Lei lo fissa poco convinta, sedendosi sul bordo del materasso in silenzio; lui le circonda le spalle con le lunghe braccia e le sussurra

–          Resta…- mentre lei scuote la testa

–          Siamo due pazzi, non potrà mai funzionare –dice, ma un sorriso felice le è affiorato sul viso; posa l’involtolo di vestiti e si alza.

–          Vado in bagno… – lascia per un attimo la frase in sospeso  –…ma poi torno – conclude, baciando il ragazzo sulle labbra.

Esce dalla stanza e cammina pigramente fino al bagno nel corridoio, sulla soglia incontra Delan che la fissa inespressivo mentre lei gli sorride

–          Ciao! – gli dice con voce allegra

–          Ciao… – gli risponde lui con poco entusiasmo

–          Ehi, che succede? Sei triste? –

–          No…non voglio fare il guastafeste ma stai attenta a chi ti accompagni, io di quello lì non mi fido per niente –

–          Ma chi? – lo incalza lei con aria sorpresa

–          Dai Lyly, credi che non lo sappia che ti vedi con Acanto? –

Lei fa una smorfia imbarazzata accarezzandosi i capelli

–          Lo sai, eh? Chi altro lo sa? –

–          Lo sanno tutti – le risponde mentre lei sbotta a ridere

–          Mmmhh…un segretissimo segreto, eh? – gli chiede, ancora ridendo

–          Già – risponde Delan iniziando a ridacchiare anche lui – Credevi davvero di poter tenere un segreto del genere, qui? Quanto sei scema! –

–          Dai, è simpatico in fondo…non è come Bienne –

–          Non è una questione di simpatia, è una questione di fiducia e io di loro non mi fido, per cui stai attenta. Me lo prometti? –

Lilian annuisce sorridendo

–          Si papà, promesso…e niente sesso prima del matrimonio! – risponde con voce canzonatoria; alza lo sguardo a fissare il ragazzo negli occhi.

–          Beviamo un the? – chiede

–          Certo, ti aspetto in camera – le risponde lui avviandosi

Dopo qualche minuto Lyly ripercorre il corridoio a ritroso, si affaccia alla porta della stanza di Acanto; lui se ne sta seduto nel letto a gambe incrociate, con la fronte corrucciata a fissare lo schermo di un portatile che tiene sulle ginocchia.

–          Ehi…- lo chiama lei, sentendo la voce il ragazzo alza lo sguardo, sorridendole

–          Ehi –

–          Vado a farmi un the da un amico, torno tra un po’… –

–          Ok –

Richiude la porta e si avvia lungo il corridoio, apre la porta che conosce così bene e si accascia sul letto mentre Delan le porge una tazza di the fumante.

–          Sono un po’ stanca…-

–          Ci credo! – le risponde Delan dalla sedia di fronte alla scrivania, senza staccare lo sguardo da un vecchio monitor a tubo catodico.

4 a.m – Lilian dorme profondamente rannicchiata sul letto, si è addormentata in pochi minuti, dopo il the.

Delan la scuote gentilmente

–          Lyly, forse è il caso che tu vada a dormire…-

Lei si rigira, svegliandosi e brontolando.

–          Mhhh, non mi va di arrivare fino da Acanto, dormo qui – gli risponde con voce impastata e si sistema arrotolandosi sotto la trapunta; Delan la fissa scuotendo la testa, sorridendo.

–          E va bene, ma lasciami un po’ di coperta almeno! – le dice stendendosi di fianco a lei.

–          Buonanotte, scemonerd – ridacchia il bozzolo di lenzuola e coperte

–          Buonanotte, irlandesepazza – gli risponde lui.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...