Stratificazione sociale

Progetto Epistole politiche – Ambientazione

Dal momento che lo stato di diritto non è più abbastanza forte da redistribuire il reddito, e in questo modo crollano i fondamenti del suo essere, mette in atto una strategia del terrore (paura del terrorista, dell’immigrato, del criminale ecc.) per giustificare la sua esistenza parassitaria agli occhi della popolazione.

La stratificazione sociale è molto netta. Ci sono i cittadini che stanno veramente male, che non hanno lavoro e fanno fatica a tenere un tetto sopra la testa, che vivono nell’estrema periferia delle città, lontano dagli occhi degli altri. All’opposto c’è la casta dirigente e nel mezzo si collocano molte classi sociali, il cui censo ne determina gli obbiettivi/desideri.

La casta dirigente è composta dagli alti gradi della politica, della magistratura, dell’esercito, dell’istruzione, dei media. Si tratta di una specie di loggia massonica che comprende tutti i potenti del paese. Sulla carta la divisione dei poteri esiste e la legge è uguale per tutti, ma nella pratica i politici sono amici dei magistrati che sono amici dei generali e tutti sono amici della mafia.

In confronto al 2000 il livello medio di benessere è decisamente più alto, ma gli strati sociali sono di più e il differenziale economico tra la casta alta e lo strato più basso è vertiginoso. Non è nemmeno quantificabile, perché il reddito individuale non è pubblico e le “fughe di informazioni” a riguardo riportano dati a volte pilotati dagli hacker dello Stato. L’appartenenza a un determinato ceto sociale è data dal proprio potenziale di acquisto, che dipende dal proprio reddito e quindi dalla specificità del proprio lavoro, in 2 modi:
– 1 – ogni professione ha costi, prezzi e utilità legate al proprio mercato specifico domanda-offerta (la professione di contadino o commerciante non permette gli stessi guadagni di una professione avvocatizia, ad esempio);
– 2 – l’utilità sociale o valore sociale della professione (ovvero l’asservimento della professione alle necessità di controllo politico dello Stato). All’interno di ogni singolo strato sociale, come di ogni categoria professionale, lo Stato porta avanti una politica di aiuti tramite agevolazioni, premi, incentivi ecc. a coloro che “si fanno promotori di trasparenza, meritocrazia e utilità sociale con il loro lavoro”, ovvero:
utilizzano canali d’informazione e persuasione ufficiali (di proprietà, gestitone e controllo statale), come alcuni informatici, pubblicitari, lavoratori nell’ambito dei media e del marketing virtuale;
favoriscono la diffusione del pensiero politico dominante,  come alcuni insegnati, professori universitari, studiosi, ricercatori, giornalisti, reporter e tutto il mondo della cultura e dell’informazione;
favoriscono la tutela dell’ordine e il rispetto delle limitazioni legali per favorire onestà, trasparenza e merito, come alcuni giuristi nell’ambito della privacy, dell’acquisto e vendita di spazi virtuali e canali pubblicitari; le commissioni che giudicano i candidati ai concorsi e agli appalti di qualunque genere, ecc.

In parole povere: non è il solo mercato a determinare la redditività di una professione, ma anche la possibilità di questa (e al suo interno la disponibilità del professionista-lavoratore) ad essere utile allo Stato, diventando spontaneamente un canale di controllo delle informazioni o dei gruppi sociali, facendosi diffusore dell’indottrinamento politico o fornendo strumenti concreti affinché legalmente ed economicamente lo Stato possa far sparire chi gli è scomodo.

La scalata sociale per i ceti medi è difficile: i figli tendono a seguire i padri, questo tutela la qualità del mestiere e la fedeltà allo Stato che passa ai figli assieme al mestiere (e questo consente premi per “meritocrazia”). Si può diventare più ricchi, anche molto, ma non per questo si accederà alle caste alte se non si è giunti in esse nei 40-30 anni precedenti. La questione non è banale, perché solo le caste alte hanno potere politico e possibilità di esercizio degli altri diritti. Ad esempio: i diritti politici dei singoli sono proporzionati alla loro possibilità di entrare nel meccanismo della propaganda.

I ceti bassi, soprattutto il ceto inferiore, è povero alla fame. Eterogeneo e multietnico, oscilla tra immigrati senza casa e lavoro, famiglie con alle spalle un fallimento economico, anziani, disabili… e tutte quelle realtà che adesso arrivano alla sopravvivenza abitando in 10 in una casa diroccata e lavorando in nero. Sfruttamento di ogni tipo: quello sessuale è il più devastante; grazie alle nuove frontiere dell’informatica la pornografia e la prostituzione assumono forme nuove.

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