Il segreto degli Annwyn

Rubrica Autori emergenti

Il segreto degli Annwyn è un libro ‘dedicato ai Sognatori’, espressione che durante la lettura acquisisce un significato tutto nuovo.

L’ Incipit

La pioggia si riversa con furia sopra i tetti della città ancora avvolta dalle tenebre. I guizzi argentei delle saette squarciano la notte illuminando i passi della giovane che corre a perdifiato lungo la pista ciclabile che costeggia il lago. La lunga gonna a fiori, le si è incollata contro il corpo evidenziando la sua struttura minuta. Con un gesto stizzito delle mani, solleva il tessuto quel tanto che basta per liberare le ginocchia e così facendo agevolare i suoi movimenti. I lunghi capelli ambrati raccolti sopra la nuca, si divincolano ai lati al ritmo dei suoi lesti passi.

[Copertina di Michele Tanner]

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La Trama

Siamo nel 23esimo secolo e i pochi esseri umani che popolano il pianeta Terra sono sopravvissuti al cataclisma del 2022.

Chrisa e suo fratello Joshua, dopo la morte dei genitori, vivono sulla Avalon’s Mist (la loro barca) senza preoccuparsi troppo del denaro grazie a una rendita che assicura loro la sopravvivenza.

Chrisa però sa di essere diversa dal fratello e dagli altri esseri umani: è una Annwyn, una sognatrice, e ha uno scopo. E’ determinata a scoprire cosa sia successo ai suoi genitori, convinta che non si sia trattato di un incidente. Allo stesso tempo viaggia alla ricerca dei Codici, per distruggere lo Specchio sacro e uscire dalla Proiezione (metafora della nascita-morte-rinascita in un nuovo corpo).

La giovane Chrisa, come ogni Annwyn, è consapevole delle ragioni della sua presenza sul pianeta; non a caso, poiché assolutamente nulla era dato al caso, quindi neppure l’esistenza di suo fratello Joshua.

[Cap. 3 – Verità della mente]

E’ in sogno che Chrisa ha trovato uno strano oggetto, raccolto in fretta e furia durante una fuga precipitosa. Né lei né tantomeno Joshua riescono a capire di cosa si tratti, ma ad aiutarli è Marius, un vecchio lupo di mare loro amico.

Marius ama moltissimo i due giovani, in fondo al suo cuore è consapevole che uno straordinario qualcosa lo lega a loro. Da quando i genitori erano deceduti, forse Marius era stato l’unico ad entrare nella loro intimità e a riuscire a placare il terribile dolore che li aveva temprati più del necessario. C’era però qualcosa che sfuggiva anche alla giovane Annwyn: Chrisa era certa che Marius celasse un segreto!

[Cap. 3 – Verità della mente]

Marius riconosce lo strano oggetto che Chrisa ha trovato in sogno: si tratta di una Matrice Vibrazionale, che qualcuno ha lasciato proprio sul percorso di Chrisa, perché lei lo trovasse. Per quale motivo? Forse perché il misterioso proprietario dell’oggetto non era in grado di attivarlo e sapeva che invece, grazie alla sua natura, Chrisa avrebbe potuto farlo.

Marius gira e rigira tra le mani tremanti l’oggetto trovato da Chrisa: -Assomiglia maledettamente ad una Vibratory Matrix, una Matrice vibrazionale. È un artefatto che aiuta le persone a ricordare e a riconnettersi con il proprio posto nell’Universo. Una sorta di attivatore se preferite, che può aprire le diverse porte che permettono l’accesso alle altre Dimensioni!
[Cap. 8 – Artefatti divini]

Così la ricerca di Chrisa si arricchisce: potrà utilizzare la Matrice Vibrazionale per scoprire i Codici, distruggere lo Specchio Sacro e scoprire la verità circa la sparizione dei suoi genitori?

Lo stile

Il romanzo di Claudine ha uno stile particolarissimo, che ne rende interessante la lettura a prescindere dalla trama (peraltro ben congegnata). Si avverte lungo tutto il corso della narrazione un profondo affetto dell’autrice nei confronti dei propri personaggi, ma anche una profonda preoccupazione per il loro mondo (e il nostro, naturalmente).

La stranezza più evidente è l’utilizzo dei tempi verbali: la storia di Chrisa e Joshua è raccontata al presente, mentre l’ambientazione è presentata al passato. Questo produce da un lato un senso di realtà per quanto riguarda il mondo narrativo, dall’altro una sensazione di urgenza riguardo alla storia.

Il 23.mo secolo aveva portato gli umani a confrontarsi con cambiamenti drastici ed a volte terribili.

[…]

Molte persone, per vivere in tranquillità, si erano adattate a fingere e a non occuparsi di problemi etici o politici. Una sorta di non-vedo-non-sento-non-parlo. Anche questo è, paradossalmente, una situazione che si ripresentava durante i momenti cruciali dell’evoluzione umana segnandone di conseguenza la storia.
[Cap. 3 – Verità della mente]

Ecco un esempio di come, nel corso della narrazione, l’autrice presenti le sue riflessioni e le sue preoccupazioni circa il destino del pianeta e degli esseri viventi che lo abitano.

Lungi dall’appesantire la narrazione, questi brani conferiscono al testo un valore aggiunto, ancorando la storia fantastica al quotidiano. Tramite un viaggio nel territorio dei sogni, Il segreto degli Annwyn ci invita con un buffetto affettuoso (o una pedata nel sedere?) ad aprire gli occhi e assumerci le nostre responsabilità, ad avere cura degli altri e dell’altro.

L’intervista

1. Una domanda sull’ispirazione: che cosa è stato a farti capire che Il segreto degli Annwyn sarebbe diventato un romanzo? Non un semplice racconto, non una fantasia in cui perdersi tra il sonno e la veglia, ma un vero e proprio romanzo?

Ho incontrato Chrysalis in un mio viaggio onirico… tutti sogniamo, ma solitamente le persone o si dimenticano dei loro sogni oppure non ci danno alcun peso. Per me è diverso: ogni messaggio onirico è una sorta di premonizione e durante questo magico momento (nella nostra mente “liberata” si utilizzano facoltà stupefacenti) lì si posano idee e suggestioni specifiche. I musicisti compongono, i pittori dipingono… io scrivo.
Questo romanzo è dedicato ai “sognatori”… credo che, in senso metaforico, ho desiderato trasformare “una divinazione del futuro dell’umanità” (della quale abbiamo già svariate prove tangibili), cercando di portare maggior consapevolezza e sensibilità nel lettore. Ho la certezza di avere vissuto in Irlanda, moltissimi anni orsono, forse queste rimembranze di altre esistenze hanno fatto da “leva”…

2. Una domanda sulla scrittura: qual è la difficoltà più grossa che hai dovuto superare per portare a termine il lavoro di scrittura? Come l’hai superata?

Il fattore tempo è il mio unico reale antagonista… impiego parecchi mesi (anni?) per scrivere un romanzo come questo. Dopo la bozza, bisogna affinare, tagliare e rimodellare… quindi si passa all’azione di diffondere il testo a chi ti restituirà un parere sommario (e sempre molto soggettivo). Dopo questo primo esame, chi fa l’editing dev’essere dotato di tanta pazienza! Lo stile narrativo che utilizzo è genuino, spontaneo, con una interpunzione personale… non sempre facile da essere tollerata.
Come supero le difficoltà? Onestamente non ho la pretesa di affascinare ogni lettore: sono consapevole che chi legge i miei romanzi ha una particolare inclinazione all’amore per la Natura ed alla sua salvaguardia. Mi affido molto al passa-parola di chi è rimasto entusiasta, anche se non nascondo il desiderio di ricevere un parere anche da un pubblico più eterogeneo. Il Segreto degli Annwyn l’ho tradotto io in inglese (non senza difficoltà) ma ora devo trovare un editor paziente… molto, molto paziente!

3. Una domanda sulla pubblicazione: quando hai deciso che il tuo libro era pronto per essere valutato? A quante case editrici l’hai mandato? Quanto tempo è passato dal primo invio alla risposta positiva che hai accettato?

Necessito parecchio spazio per raccontare ciò che percepisco dentro… per il mio romanzo d’esordio Il Kumihimo del Sole, ho dovuto scrivere un proseguo. Ma forse Il Cristallo della Pace non è in realtà il fine della storia di Iggi e Tatina… che nella narrazione sono dei bambini, il loro compito da adolescenti potrebbe sicuramente essere rivelato in un terzo tomo!
Un po’ diverso è stato con il romanzo (in parte) autobiografico Nebbie nella Brughiera: ho, per ora, lasciato i protagonisti principali “gravidi” di fardelli e visioni interiori… ma non sono ancora pronta psicologicamente a far proseguire la narrazione dei fatti, quindi, Le ventisette pietre della Luna sono solo una bozza approssimativa.
Il Segreto degli Annwyn è stato come lo scorrere di un fiume in piena: avendo unicamente ricevuto il consenso di lettori privati, ed avendo avuto (purtroppo) un’esperienza non positiva con la casa editrice della quale mi ero fidata per i primi 3 romanzi… ho preferito attendere. In dicembre 2011 ho consegnato il manoscritto all’editore con il quale avevo appena pubblicata la silloge poetica Tracce scritta a quattro mani. Ho aspettato qualche mese (se non erro 4), non avevo nessuna fretta, e nessuna voglia d’inviare a diversi editori il testo.
Come affermavo prima, non ho ambizioni particolari, ma desidero che la pubblicazione sia curata nel dettaglio, l’editore Ulivo aveva effettuato un lavoro impeccabile con Tracce, perché cercare altrove? Se il testo fosse stato considerato da loro “interessante”, avrei pubblicato con questa piccola casa editrice. E così ho fatto!

4. Forma, contenuto e significato: come si intrecciano nel tuo libro?

Per quanto concerne forma, contenuto e significato, ti rimando a ciò che hanno scritto Jelmini, Colotti e Monte.

Mi sento una “profana”! Non ho frequentato nessuna facoltà o corsi di letteratura e come ho già detto prima, unicamente cerco di trasportare fuori delle emozioni.
I contenuti spaziano dall’esoterica alla teosofia, dall’amore all’odio, dal bianco al nero, dal reale al fantastico… Adoro l’alchimia (quindi Ermete doveva avere una sua nota particolare, che ho associata al grande pittore Waterhouse…)
Mi piacciono le metafore e ne faccio ampio uso anche se molte volte al lettore non è chiaro “il dove” o “il perché”. Fatto sta che se si ritrova a rimuginare su quanto ha letto tra le righe, magari davanti ad un ipotetico specchio… facendosi una bella analisi di coscienza, questo è per me stupendo: obiettivo raggiunto.
Ciò che cerco di fare è restare fedele alle mie emozioni, trasmettendo per mezzo dello scritto un’esperienza personale. In fondo tutto è però relativo: ciò che io percepisco è univoco… legato al mio modo di intendere/sentire le emozioni interiori o esteriori, mentre chi legge si rapporta alla sua esperienza personale e quindi ogni parola assume per lui una valenza oggettiva, tangibile e forte.

Vi sono anche capitoli collegati a doppio nodo con brani musicali: le Carmina Burana di Orff sono inserite in una scena dove l’ambiguità dell’Essere è evidenziata con particolari erotici sì, ma che lasciano spazio d’immaginazione alla fantasia del lettore. Volutamente ho mantenuto un livello di castità narrativa, senza entrare nella volgarità descrittiva che, forse, taluni desidererebbero…
Cito anche Bach e le sue meravigliose Suites per violoncello ma questa è “un’altra storia dentro la storia” e non è ciò che si vuole a questo punto svelare.
Ti dirò che con la meditazione si raggiunge un livello specifico (di vibrazione) che favorisce la creatività, questo mi riesce particolarmente bene con queste suites di Bach.
Ma come afferma a fine romanzo Hator Var Darquen de Aguillar, parlando con il comandante Fenix:

Navigant quidam et labores peregrinationis longissimae una mercede perputiuntur cognoscendi aliquid abditum remotumque…

Invero, certuni navigano e sopportano le fatiche di un viaggio lontanissimo per la sola ricompensa di conoscere qualche cosa di nascosto e di remoto. Ma nel voler essere spettatori, ci dimentichiamo d’essere principalmente attori! Ne abbia cura comandante Fenix e lo tenga occultato! Ci si rivedrà, penso molto presto. Signori: vi accompagno all’uscita, se volete compiacermi…

E per la gioia di chi apprezzerà… ebbene sì, ci sarà un proseguo!

L’ Introduzione di A. Jelmini

Trattandosi di personaggi che ruotano attorno alla protagonista, una giovane Anwynn (persona capace di separare la mente dal corpo e di spostarsi nello spazio), essi proiettano sulla stessa l’ombra del dubbio creandole profondi problemi di coscienza, anche dolorosi. Il più significativo, con meravigliosa scelta di
tempo e di spazio (un tasso secolare legato alle più antiche leggende irlandesi) riguarda l’amore che viene sottilmente a differenziarsi tra quello più sensuale, legato a bellezza e forza fisica e quello che invece propende verso la rettitudine dell’animo e la forza di sacrificio. Il tutto inserito in uno scenario ricco di chiaroscuri, di antri misteriosi e di nature selvagge, ci fa pensare alla Primavera di Botticelli, la quale, sebbene in un clima più sereno e più classico, ci dipinge questo dualismo, portandoci verso la soluzione data dalla vittoria dell’Amore più nobile.

L’autrice

Avendo girato il mondo di terra, di mare e d’aria sempre alla ricerca di nuove emozioni e per conoscere altre culture, mi piace definirmi “Una Cittadina del Mondo”.
Ho iniziato a scrivere già da giovanissima, riportando i miei appunti di viaggio ma anche tutto quello che mi frullava nella mente.
Mi ritengo molto sensibile e sognatrice, e guardo il mondo “con gli occhi del cuore”, poiché mi considero particolarmente unita alla Natura ed agli animali la cui presenza è per me indispensabile. Per questa ragione, in tutti i miei romanzi, il rispetto della Fauna e della Flora sono tematiche trattate con estremo rigore.
Sono convinta che “la nostra vita sia come un pentagramma: giorno dopo giorno vi inseriamo le nostre azioni, i nostri pensieri, i nostri sogni e queste note formino una melodia che varia man mano che gli eventi ci coinvolgono”. Mi sento perciò una compositrice che desidera lasciare la propria traccia sul pentagramma dell’esistenza… rivolta a difendere questo nostro meraviglioso pianeta Terra.
Precedentemente ho pubblicato i romanzi Il Kumihimo del Sole, Il Cristallo della PaceNebbie nella Brughiera come pure Tracce, una silloge poetica a quattro mani con A. Jelmini.

La casa editrice

GALEOTTO FU IL FELINO
A colloquio con l’editore ticinese Alda Bernasconi

Le Edizioni Ulivo hanno una fisionomia incentrata sulla varietà e sull’accuratezza. Una piccola casa editrice che punta alla qualità e alla esteticità delle opere da pubblicare. A portarla avanti da oltre un decennio è lei sola, Alda Bernasconi. Affascinante, perspicace, intraprendente. La casa editrice è in quel di Balerna nel canton Ticino in Svizzera, nelle vicinanze del confine con l’Italia. A catturare l’attenzione del visitatore una volta varcata la soglia, la fotografia, in bella mostra sul tavolo da lavoro, del personaggio che ha contribuito in modo essenziale, alla nascita delle Edizioni Ulivo: sguardo intenso e rassicurante di occhi scuri, baffi lunghi, vestito in bianco e nero. Non vi è immortalato un essere qualunque. Lui, è infatti il Gatto Ulivo.

Imbarcarsi oggi nell’editoria non è un’avventura da temerari?
Non so se sia un’avventura tanto ardita. È sicuramente un’avventura affascinante, pur essendo impegnativa poiché bisogna dedicare molto tempo e molte forze al lavoro, soprattutto in una piccola casa editrice come la mia nella quale sono io a occuparmi praticamente di tutto.
Il piacere di vedere l’invenzione di un autore concretizzarsi in un libro, che è pur sempre un oggetto, per me è grande. Mi sento corresponsabile della riuscita del libro perché ho corretto le bozze e l’ho composto interamente dal profilo grafico. È molto importante l’immagine di un libro, perciò la copertina deve essere accattivante perché è una sorta di biglietto da visita. Inoltre, contribuire a esaudire il desiderio di chi scrive a farsi leggere e partecipare all’emozione degli autori quando hanno il loro libro tra le mani per la prima volta è un motivo di vera soddisfazione e la commozione che manifestano in quel momento mi intenerisce. Assistere a questo particolarissimo evento -una sorta di parto- è per me molto gratificante. I libri delle Edizioni Ulivo occupano una nicchia un po’ particolare perché sono costruiti come delle piccole opere d’arte: un aspetto cui tengo. Non solo l’immagine di copertina è importante, ma anche la sua composizione, le parti scritte e non scritte. I miei libri devono essere un bel prodotto.

L’editore riesce, in qualche misura, a radiografare il variegato mondo dei lettori?
Io ricevo molte valutazioni critiche sui libri che pubblico, permettendomi di farmi almeno un’idea se il libro globalmente è stato apprezzato o no, e perché. Tuttavia, essendo delle opinione basate principalmente sul gusto personale, diventa quasi impossibile classificare i lettori.

Lei accudisce i Suoi libri come se fossero dei figli da crescere. Quali sono le Sue strategie per
promuoverli?
Partecipato a volte alle diverse Fiere del Libro, non sempre perché la strategia non è tanto efficace per le Edizioni Ulivo. Negli scorsi anni il fiore all’occhiello dell’editoria della Svizzera Italiana, è stata la ‘Mostra del libro’ che si è tenuta per la prima volta nel 2004. Una mostra a nostra misura, ben frequentata, che mi dà molto più riscontro che i Saloni Internazionali. Convoglio le mie forze anche verso altre strategie: come gli incontri con l’autore o gli autori nelle associazioni culturali, nelle scuole, nelle biblioteche, librerie dove spesso vengo invitata e dove mi offrono la possibilità di esporre la produzione della mia casa Editrice.

TitoloIl segreto degli Annwyn

Isbn: 978 88 98 018 079

Autrice: Claudine Giovannoni

Costo: 24,00 euro

Pagine: 248

Casa editrice: Ulivo

Si può acquistare con un’ordinazione presso l’editore

Il prossimo romanzo Piccoli passi nella Taiga – Gli sciamani del Lago Baikal, sarà dedicato interamente alla musica!

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