Italia e digital divide_ si ritorna a parlare di analfabetismo funzionale…

L’analisi Cittadini e nuove tecnologie1 condotta dall’ISTAT evidenzia che:

[2011] Rispetto al 2010 cresce la quota di famiglie che nell’anno in corso possiede un personal computer (dal 57,6% al 58,8%), l’accesso a Internet (dal 52,4% al 54,5%) e una connessione a banda larga (dal 43,4% al 45,8%).

[2012] Nel 2012 rimane stabile rispetto all’anno precedente la quota di famiglie che dispone di un accesso a Internet (55,5%) e di un personal computer (59,3%), mentre aumenta quella delle famiglie che accede al web mediante la banda larga (dal 45,8% al 48,6%).

Ne risulta che in Italia circa la metà delle famiglie non hanno accesso alla banda larga. Andando a considerare le differenze specifiche si riscontra che nel centro nord le famiglie che hanno accesso a internet sono il 58,1% (51,4% quelle che dispongono di una connessione a banda larga). Esiste inoltre un divario di 17 punti percentuali per quanto riguarda il possesso di un pc e la connessione a banda larga tra le famiglie in cui il capofamiglia è un operaio, e quelle in cui il capofamiglia è un dirigente.

Il 43,3% delle famiglie dichiara di non possedere l’accesso a Internet perché non ha le competenze per utilizzarlo; il 26,5% considera Internet inutile e non interessante, il 15,8% non ha accesso a Internet da casa per motivi economici legati all’alto costo degli strumenti o del collegamento, il 13% perché accede da un altro luogo.2

La recente Inchiesta sulle competenze degli adulti3condotta dall’OCSE, inoltre, colloca l’Italia agli ultimi posti nel campo della lingua e del calcolo. L’8 ottobre 2013 si legge su La Repubblica:

ROMA – Cittadini italiani in fondo alla classifica sui saperi essenziali per orientarsi nella società del terzo millennio. E in Italia, si ritorna a parlare di analfabetismo funzionale. Non importa, in altre parole, se gli italiani sanno tecnicamente leggere, scrivere e far di conto. Ma l’uso che sono in grado di fare delle informazioni che possono acquisire anche attraverso le tecnologie digitali. Nell’ultima classifica stilata dall’Ocse (l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), e diffusi oggi dall’Isfol, sulle competenze principali degli adulti il nostro Paese figura all’ultimo posto. Ci piazziamo in fondo alla classica – ultimi tra 24 paesi – per competenze in lettura e al penultimo posto sia per competenze in matematica sia per capacità di risolvere problemi in ambienti ricchi di tecnologia, come quelli delle società moderne.4

Sul sito dell’Agenda Digitale Italiana5si legge:

I dati statistici sul rapporto che i cittadini europei e quelli italiani in particolare hanno con le tecnologie confermano l’esistenza di un forte digital divide, soprattutto generazionale ma anche territoriale e, in parte, di genere: circa il 30% della popolazione non ha mai utilizzato internet.6

L’Agenda Digitale Europea7prevede un percorso di Alfabetizzazione informatica:

L’era digitale dovrebbe favorire la responsabilizzazione e l’emancipazione; le origini sociali o le competenze non dovrebbero costituire un ostacolo allo sviluppo di questo potenziale.

Visto che sempre più operazioni sono effettuate online, dalla candidatura per un posto di lavoro, al pagamento delle tasse fino alla prenotazione di biglietti, l’uso di internet è diventato parte integrante della vita quotidiana di molti europei. Tuttavia, la percentuale della popolazione europea che non ha mai utilizzato Internet è ancora molto elevata. […] In molti casi l’esclusione è dovuta a una mancanza di competenze da parte dell’utente, in materia di alfabetizzazione e di media informatici, che incide non solo sulla capacità di trovare un’occupazione ma anche di apprendere, creare, partecipare e usare con sicurezza e consapevolezza gli strumenti digitali. […] Colmare il divario digitale può aiutare i gruppi socialmente svantaggiati a partecipare alla società digitale a condizioni paragonabili a quelle degli altri cittadini e ad accrescere le possibilità di trovare un impiego superando la loro condizione svantaggiata.8

In conclusione, il contesto (europeo, italiano, torinese) in cui Bubamara onlus opera presenta una forte tendenza al digital divide, soprattutto per quanto riguarda le fasce disagiate di popolazione. A questo si unisce la questione italiana dell’analfabetismo funzionale, ovvero l’incapacità di orientarsi nel sistema di nuove tecnologie che regola la vita economica, sociale e culturale del nostro paese.

***

Lo scopo di Bubamara onlus è di contribuire a ridurre il digital divide stimolando parallelamente la produzione culturale e la sua comunicazione sul web, favorendo lo sviluppo di una coscienza critica e fornendo le basi per esercitare la libertà di espressione.

L’associazione porta avanti questa missione impegnandosi nella diffusione delle competenze necessarie a utilizzare pc connessi in rete, ad analizzare ed elaborare testi su piattaforme di condivisione online.

***

1Archivio ISTAT, 2011 [www.istat.it/it/archivio/48388]; Archivio ISTAT, 2012 [http://www.istat.it/it/archivio/78166]

7 The Digital Agenda for Europe (DAE) aims to reboot Europe’s economy and help Europe’s citizens and businesses to get the most out of digital technologies. It is the first of seven flagships initiatives under Europe 2020, the EU’s strategy to deliver smart sustainable and inclusive growth. [http://ec.europa.eu/digital-agenda/digital-agenda-europe]

Un pensiero su “Italia e digital divide_ si ritorna a parlare di analfabetismo funzionale…

  1. Interessante… comunque sono piuttosto critica! Non ho molta simpatia per le statistiche (ci devo convivere fin troppo di spesso)… Comunque, ammetto che preferisco condividere una tazza di tè e pasticcini, filosofeggiando sulla scrittura creativa… Quando troverai il tempo per venirmi a trovare? Sereno fine settimana :-)c

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