La fine del mondo

Mancavano tre giorni e la fine imminente era diventata il suo unico pensiero, che le corrodeva l’anima fondendosi con essa. Era diventata uno scheletro ricoperto di pelle raggrinzita, come se il suo corpo cercasse di invecchiare precocemente per darle l’illusione di morire vecchia e stanca, in pace.

Il 21 dicembre, perché proprio in inverno? Le risuonavano nella mente i versi di De Andrè, a crepare di maggio ci vuole tanto, troppo coraggio. Invece era inverno ma non per questo faceva meno paura. Non nevicava, l’erba del colore della sabbia spuntava dal terreno duro e secco. In lontananza i calanchi tagliavano la montagna e gli abeti ondeggiavano al vento. Tutto era quieto. Suo figlio. Aveva mai visto la neve? Cercava di ricordare ma la mente le sfuggiva, perdendosi nei vortici di terrore che le erano diventati così familiari.

Non era più come quando mancavano un migliaio di giorni e la vita sembrava lunga. Ma il migliaio era sfumato trascinando con sé le centinaia. Davide aveva imparato ad andare in bicicletta il giorno -632 e Monica aveva provato a consolarsi pensando che poter andare in bicicletta per 632 giorni fosse un dono. Molti bambini non avrebbero imparato affatto. Era scoppiata a piangere, come sempre quando suo figlio scopriva qualcosa di nuovo.

La sua mente aveva percorso migliaia di volte i circoli viziosi della rabbia, scarnificandoli fino alla rassegnazione, ma il pianto restava. Non riusciva a smettere di piangere e Davide la guardava con gli occhi grandi e scuri, e chiedeva: “Mamma, cosa c’è?”

Lei abbassava il volto, si strizzava il naso e rispondeva: “Niente, tesoro, solo che è così bello stare qui con te e vorrei che non dovesse finire mai.”

Allora Davide rideva, si grattava la testa ricciuta ed esclamava: “Ma mamma, tutto finisce!”

Monica sedeva sull’orlo del burrone di fronte alla casa, contemplando il panorama dell’appennino emiliano con gli occhi secchi. Sarebbero scomparse anche le montagne, o solo gli esseri umani? Nessuno lo sapeva. Quando ancora andavano in onda, i telegiornali si erano molto preoccupati di annunciare l’estinzione della razza umana dando alla notizia il tono sensazionale che meritava, avevano citato fonti scientifiche altamente qualificate ma nessuno sembrava sapere come la fine sarebbe arrivata. Sarebbe stata dolorosa?

Doveva raggiungere gli altri e aiutare con la cena, ma non aveva la forza di alzarsi. Il baratro che le si apriva davanti esercitava su di lei un’attrazione dolce. Perché aspettare, si chiedeva. Più di una volta aveva fantasticato di lanciarsi, stretta a suo figlio, tra le braccia della morte. Più di una volta credette di aver fatto la sua scelta. Eppure era ancora lì.

“Forse” bisbigliò. Si portò una mano alle labbra, un po’ sorpresa, come sempre quando i pensieri sgusciavano fuori dalla sua testa. Forse più del terrore la rodeva la speranza. Che fosse tutto finto, uno scherzo crudele, che si fossero sbagliati. Così l’attesa diventava tanto più insopportabile quanto più urgeva la necessità di sapere.

Si alzò di scatto, il corpo che si muoveva da solo. Mancavano tre giorni e presto avrebbe saputo. Qualunque fosse stata la loro sorte sarebbe stata meglio di quell’attesa.

Alla cena seguì la Messa, presto sarebbe stato Natale. Tutto sommato era quasi ironico che il mondo umano dovesse finire pochi giorni prima della Santa Nascita. Simbolico, ecco la parola. Il mondo finiva e il Creatore se ne restava al sicuro nelle sfere celesti.

I bambini della comunità erano tutti credenti, per forza. Gli adulti avevano deciso all’unanimità di farli crescere con l’idea che presto si sarebbero tutti ricongiunti al buon dio. Lei non credeva, invece. Non riusciva nemmeno a ricordare quando avesse perso la fede, ma era stato molto prima che iniziasse tutta quella storia. Guardava suo figlio in ginocchio a pregare, così certo che un dio l’ascoltasse, e le veniva voglia di mettersi a gridare. Si sentiva soffocare, come se le bugie che gli raccontava fossero rimaste bloccate nella trachea e le impedissero di respirare. Del resto, che altro avrebbe potuto fare? Dirgli la verità? Che tutto finiva così, semplicemente, senza motivo né redenzione? Che sarebbero tutti stati vittima della casualità del cosmo? No, meglio credere in dio. Tre giorni, quasi due ormai. Da qualche ora aveva iniziato a tremare e credeva che non sarebbe più riuscita a smettere, fino alla fine dei tempi. Sarebbe morta scossa dai brividi.

50 ore.

“Monica” la chiamò suo fratello poggiandole una mano sulla spalla.

Sobbalzò e si lasciò scuotere da un brivido che sembrava una crisi epilettica.

“Scusa, non volevo…” si ritrasse lui.

“Non è niente, sto bene” rispose stringendosi le braccia al petto.

“Non vuoi pregare con noi?”

L’abito talare gli aveva sempre donato.

“No, fratellino, non posso.”

“Non dico che tu debba credere, sai, ma il gesto ti offrirebbe un po’ di conforto.”

Era sempre stato un prete molto progressista.

“Prega tu anche per me, prega con Davide, vuoi?”

Suo fratello annuì. “Certo” disse.

L’indomani avrebbe offerto a tutti l’estrema unzione. Sarebbe stata una cerimonia all’aperto e si sperava nella neve, ma il cielo era di un sereno implacabile da settimane. Monica non ricordava un altro inverno così bello, così tiepido.

Il funerale, nessuno avrebbe potuto officiare la Messa funebre. In principio Monica si era stupita di quanta importanza le altre persone dessero a un problema di tempistica. Poi ci si era abituata, sopportando giorno dopo giorno le formule stereotipe, i gesti rituali. La loro piccola società viveva una costante Messa funebre, in attesa della morte. Le donne che coltivavano l’orto di crisantemi lo facevano in ginocchio, pregando. In ogni momento risuonavano nell’aria della casa gli Ave Maria e il ticchettio lieve dei grani del rosario, i Vespri e le Laude addolcivano l’atmosfera di una speranza amara. Monica avrebbe voluto credere, con tutte le sue forze lo desiderava, ma dio era muto. E sordo.

Passò la notte. Passò il giorno. Monica accettò l’estrema unzione perché Davide non stesse in pensiero. L’indomani sarebbe stato il 20 dicembre.

Si svegliò all’alba. Contò rapidamente, erano le sei, mancavano 18 ore. Era per quella notte. Non era pronta.

Uscì sul prato duro e trovò suo fratello che pregava. Rimase a guardarlo in silenzio, assorta. Era bello, suo fratello, in ginocchio a mani giunte. Per cosa pregava?

Pochi minuti dopo uscì anche Davide, infagottato nel piumino verde, stringendo il manubrio della sua piccola bicicletta.

“Mamma, posso fare un giro?”

Aveva gli occhi ancora impastati dal sonno.

“Certo, piccolino, ma non allontanarti troppo.”

Lo guardò saltare in sella e girare in tondo. Ogni tanto scompariva per fare il giro della casa ma tornava sempre davanti a lei e la guardava. Monica sorrideva la sua approvazione, cercando di dimenticare le ore.

Pian piano si svegliarono anche gli altri e uscirono a contemplare l’alba. Il cielo era sereno e il sole sorgeva in un tripudio di rosa e oro.

Fecero colazione e mentre gli altri si dedicavano con fervore alla preghiera Monica prese suo figlio e lo portò in bagno. Doveva lavarlo.

“Perché, mamma?”

Monica sorrise, aveva smesso di tremare. “Così, perché sei più bellino quando sei tutto pulito.”

Davide si spogliò da solo, aveva imparato molto presto a prendersi cura di se stesso. Monica riempì la vasca e vi sciolse dei sali profumati che aveva conservato per lungo tempo. Nell’aria si sprigionò subito un buon odore di lavanda.

“Ecco, a mollo adesso, su!”

Aveva un corpicino molto piccolo e snello. Monica tuffò la spugna nell’acqua e iniziò a passarla dolcemente sulle spalle, il collo sottile e il torace, le gambe. Quando arrivò ai piedi Davide rise per il solletico. Sarebbe diventato un bel ragazzo, il suo Davide, avrebbe trovato una brava fidanzata e un buon lavoro, le avrebbe dato dei nipotini. Sentì gli occhi che pungevano e smise di pensare. Lasciò che il suo corpo prendesse il sopravvento. Quando fu tutto insaponato lo sciacquò, lo sollevò afferrandolo saldamente sotto le ascelle e lo depose sul tappetino, avvolgendolo in un asciugamano pulito. Com’era leggero.

Lo asciugò lentamente, con movimenti precisi. Gli spazzolò i capelli ricci e lo rivestì come per il giorno di natale, con un maglioncino rosso su cui aveva ricamato una piccola renna.

“Ecco fatto, non ti senti meglio?”

Davide ci pensò un attimo. “No” disse e con una risata acuta scappò a giocare con gli altri bambini.

Il pranzo fu sereno. Sembrava che tutti si fossero svegliati col cuore più leggero, quella mattina.

Nel pomeriggio fecero una festa, qualcuno suonava la chitarra, altri sfornavano torte e pizzette, gonfiavano palloncini. I bambini giocavano sul prato, incuranti del freddo. All’ora di cena nessuno aveva fame, così decisero di continuare a suonare e ballare. Monica si sentiva felice. Presto divenne buio e gli uomini accesero un fuoco proprio nel mezzo del prato. Come falene, presto tutti accorsero a scaldarsi sedendosi in circolo. Raccontarono storie, risero e piansero, si abbracciarono.

Senza che nessuno controllasse l’orologio, tutti sapevano che la mezzanotte era vicina. Pian piano, a gruppetti, si allontanarono dal fuoco e scomparvero nel buio. Monica prese Davide per mano e si alzò. Il cuore batteva forte ma non aveva paura. Suo fratello li guardava sorridendo, poi si allontanò da solo.

“Vieni con me” disse Monica, e Davide la seguì.

“Dove andiamo?” le chiese.

“Sotto il nostro albero, ti va bene?”

Davide annuì e la seguì in silenzio.

Era un vecchio abete, per metà bruciato da un fulmine. Quando erano arrivati alla comunità l’avevano subito eletto a loro rifugio segreto. Sedettero sotto le fronde scarne, abbracciati. Nell’aria c’era un odore dolce come di primavera, ed ecco che tutto intorno a loro iniziò a formarsi una luce densa, bianca e brillante che li avvolse.

“Mamma, che cos’è?”

Monica sentì il cuore che rallentava e una serenità placida le invase l’animo. “È la fine, amore mio.”

“Ah” rispose lui, sul volto l’espressione di chi comprende. Poggiò il capo sulla sua spalla e chiuse gli occhi.

Fonte immagine

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...