Sull’isola di Pag

La vita scorreva lenta per le capre sull’isola di Pag, che mangiavano erba salata sferzata dal vento del mare. Zora viveva in un grande recinto con suo padre e le sue sorelle, e ogni anno si commuoveva per l’aria dolce dell’estate e l’ozio placido che seguiva la stagione degli amori.

Un giorno che il caldo faceva bollire gli occhi, da lontano vide un gruppetto di umani che si buttavano in mare sollevando spruzzi. Senza pensarci troppo, Zora uscì dal recinto e si mise a brucare vicino a loro.

Il sole era così luminoso e il mare così azzurro che sentì un grande calore in corpo e una leggerezza gioiosa nel cuore. Allora un umano incontrò il suo sguardo e sorrise. Dalla sua bocca uscirono parole che Zora non comprese, perché non parlava la sua lingua, ma percepiva il tono buono della voce e si avvicinò.

L’umano si chinò verso di lei, poi si lanciò in acqua. Zora non sapeva nuotare, e l’ariete suo padre diceva sempre di non entrare nel mare, che era troppo salato e faceva impazzire, ma lo seguì lo stesso. Quando gli zoccoli smisero di toccare il fondo le sembrò di volare, come se potesse toccare il sole, ma presto iniziò a inghiottire grandi sorsate d’acqua. L’umano le si avvicinò subito e la tenne a galla, mormorando parole gentili. La riportò a riva e giocarono a lungo.

Poi il sole tramontò, l’aria si fece fresca e gli umani smontarono l’ombrellone mentre gli occhi liquidi di Zora versavano lacrime. Un umano l’additò ridendo, poi se ne andarono.

Zora ripensò al padre e alle sorelle, ma fu presa da una malinconia grande come il mare. Non sarebbe tornata nel recinto, non avrebbe più mangiato erba salata. Una zampa dopo l’altra, lentamente, arrivò alla battigia. Si chinò a bere l’acqua del mare, perché aveva una sete insaziabile. Entrò nell’acqua, finché gli zoccoli smisero di toccare il fondo. Lo immaginò lì accanto, pronto a sostenerla, ma tutto quello che sentì fu il sapore del sale.

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