Le du’ stanzette.

I Monologhi di Sana – Rubrica

A cercarlo nella testa, quel ricordo, mi sembra quasi mitico, leggendario.
La porta che si apre, io che scruto curiosa quel panorama che sarebbe diventato così familiare, anzi, il più familiare.
Ma in verità, mi si stava spalancando un mondo.
Le mie due stanzette impolverate.
Quanto le ho amate, e le amo.
Quelle, proprio quelle, alle quali si è affacciata una ragazzina curiosa e piena di paure.
Nelle quali ho iniziato a fare le prove per vivere di nuovo.
Le du’ stanzette polverose e incasinate, che mi tenevano al sicuro.
Quando il caos era troppo mi ci rifugiavo, e me ne stavo ore a scarabocchiare in silenzio sul mio quaderno.
E quante serate, forse un milione, passate muta sulla sedia.
Che ora lo so, avevo troppa paura di vivere, ancora.
Ma io, ero fatta proprio per arrivare a quelle due stanzette.
L’ho capito il primo giorno, quando mi sono guardata attorno, e ho saputo che ero a casa.
E sono diventate la mia origine, il luogo dal quale provengo.
Certo, come sarebbe potute essere diversamente? Che questa me che spera e combatte è nata così.
Il solo luogo al mondo che chiamo casa.
Casa è lì, proprio lì, in quelle due stanzette caotiche.
Ho viaggiato in lungo e in largo, in questo mondo, sicura, perchè sapevo che avevo un luogo al quale tornare.
Quel piccolo mondo a parte in cui riuscivo a essere me stessa, dal quale scrutavo di sottecchi la vita mentre sognavo di me, della donna che sarei voluta essere.
Sono state la mia palestra, mentre mi rimarginavo le ferite profonde, mentre guarivo la paura.
Le mie adorate stanzette, che mi sono mancate, in tutto questo tempo.
Con la loro polvere e l’umido imperante.
Ma erano belle, belle come non mai.
Erano calde dei nostri sorrisi, della vita che imparavo da capo.
Le stanzette in cui mi insegnavate a parlare, a sorridere, a credere, a costruire, di nuovo.
Quelle in cui, insicura, mi incoraggiavate a esprimere me stessa.
Penso alla donna che sono oggi,
quella che sorride e non si arrende,
così diversa dalla ragazzina spaurita che è entrata la prima volta,
quella che lascia tracce di sè per il mondo.
Ma c’è una traccia di me, la prima, che ho lasciato
in due stanzette impolverate
nel cuore della Roma che amo.
É il mio io che rimane lì, dove è stato accolto e salvato.

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