follow your heart....

Tutti gli uomini più il Deficiente…

I Monologhi di Sana – Rubrica

Inizialmente questo non era un testo pensato per essere pubblicato, anzi, era uno «sfogo» autoironico a puntate sulle mie (dis)avventure amorose scritto a beneficio di un ristretto gruppo di amici; i quali però, dopo averlo letto, hanno insistito che dovessi assolutamente pubblicarlo.

A seguito dell’ennesima disavventura ho deciso che finalmente era ora; non vuole essere na cosa seria, quindi non fatevi troppe pippe mentali leggendolo, enjoy!

follow your heart....

Puntata 1:

Allora, bamboli, famo a capirci perché qua stamo messi male, ma MALE…

Ma che gli è successo agli uomini? Quelli de na volta, dico?

Quelli normali, che te c’uscivi insieme una, due volte, e se vi stavate simpatici magari ci si faceva pure un allegro giro di lenzuola e poi, boh, chi vivrà vedrà…

Ultimamente la sottoscritta viaggia basso, oscillando tra due categorie quantomai inquietanti; iniziamo da quelli che trovo gradevoli io: la carne fresca, quei rincoglioniti dal faccino ingenuo e un accenno di barba, ma dal cervelletto sempre in moto.

I giovani d’oggi parlano con le frasi da telenovelas, roba che manco “Sentieri”…e la tirano altrettanto per le lunghe.

La storia infinita.

Dobbiamo uscire insieme almeno 175 volte, dirci almeno 4273 parole e poi FORSE valutare se c’è una simpatia…

Allora, tesoro, iniziamo dalle cose semplici…io se uno mi sta sulle palle me ne accorgo abbastanza facilmente, eh; ma una roba breve…tipo che non ci esco a prenderci na birra, tanto per dirne una.

Comunque, ti armi di pazienza e stai al gioco…che devi fa’?

E poi nel momento clou della serata, quello in cui parte la frasona, loro se ne escono con una di quelle cose che te ti chiedi con chi cazzo hai parlato le ultime 72 volte che vi siete visti…

“Perché io non so se sono pronto per una relazione…”

Ma va?

No guarda, io invece non vedevo l’ora…

Ti conosco da mezzo minuto praticamente e stavo già scegliendo i nomi da dare ai nostri 19 figli, ho già inviato le partecipazioni per le nozze.

Ma che ti dice il cervello, cretino?

Il medioevo è finito da un po’, nel caso non te ne fossi accorto, tesoro; non bisogna per forza convolare per passare oltre il bacio.

La meglio me l’ha detta uno con cui almeno allo step uno ce semo arrivati: “Per quanto riguarda la nostra STORIA”

Ho dovuto rileggere la frase tre volte tentando di capire dove fosse l’ironia.

Poi ho scoperto che non c’era.

E lì ero indecisa se ridere, piangere o prendere una lavagna e andare a spiegarglielo con i disegnini.

Storia? Ma quale storia??

Amore caro della zia, quando ci si vede tutti i giorni per mesi, quando non si fa altro che parlare e stare insieme, quando una persona sa tutto di te, QUELLA è una storia.

No quando ci conosciamo da due ore, ci troviamo graziosi, e decidiamo di passare la serata in maniera diversamente divertente.

Ma i giovani ce l’hanno un po’, sta fissa qui, per i termini importanti, le relazioni monogame, stabili e durature.

Ma io alla loro età non ci pensavo proprio.

A quell’età lì io mi innamoravo na volta a settimana.

Mica cercavo il principe azzurro.

Ma poi come fai a decidere A PRIORI che stai insieme io mica l’ho capito…ma se usciamo cinque volte e poi scopro che non ti sopporto?

O che fare nel fare l’amore con te mi sorprendo a intervallare il ritmo con “ora pro nobis”?

Puntata 2:

Ora c’è purtroppo da prendere in considerazione la seconda categoria, cioè quelli a cui piaccio io: i quarantenni rampanti, i per sempre giovini, i filosofi fallitoni.

Intanto partiamo dal dato più triste e sconcertante: tutti sono mediamente fidanzati, convolati, conviventi e pure un po’ conniventi, oltre che decisamente coglioni.

E se la tirano.

Diocaro, hai quarant’anni suonati e ce stai a provà con una che c’ha la metà degli anni tuoi, che te la tiri? Se per caso ti dovesse riuscire bacia in terra e ringrazia, idiota!

Sono quelli che si atteggiano con quel modo di fare e quelle frasine tipo “si bambola, quello è il mio nome, ma non sciuparmelo” che già mi stanno discretamente sul cazzo a venti, figuriamoci a quaranta che hanno pure perso l’estetica – che poi è la loro e unica attrattiva, nel caso-

E pure qui riattaccano la pippa: “Perché io non voglio illuderti, non cerco una storia seria….”

Intanto, giusto per sapere, chi cazzo te lo ha chiesto?

Secondo poi, di nuovo…. io invece no, ero qui che mi crogiolavo nell’attesa del mio principe azzurro sull’orlo della terza età; chi di noi del resto, giulive principessine, non sogna un omaccione frollato, un po’ appassito…un Khal Drogo brizzolato, via?

(no, ok Khal Drogo andrebbe bene pure brizzolato e il paragone non era dato dal fatto che voi tristoni assomigliate nemmeno vagamente al nostro sogno proibito….o magari si, un po’, dopo che s’è fatto dieci anni di coma vegetativo)

E poi, la cosa che trovo più squallida, orrenda e irritante è che parlano per doppi sensi.

Solo e sempre doppi sensi.

Tutti tristissimi, ovviamente.

Non importa che tu abbia detto “mi preferisci timida coniglietta o provocante volpacchiotta?” o “scusa ti piscio che mi parte il cotral, ciao eh!” loro, i tristoni, ti risponderanno sempre e solo con un doppio senso; che poi normalmente viaggia su una media qualitativa di “va bene, grandi baci allora…perché tutto di me è grande…e a te piacciono le cose grandi, vero?”

Si, soprattutto le grandi mazze da baseball.

Le grandissime palle che mi hai fatto col tuo atteggiarti, ti dirò, amico tristone, già molto meno…

Puntata 3:

Ed eccoci finalmente arrivati a lui, il Deficiente, il minchiones maximus, il grande e potente Idiota.

La mia personalissima genesi col Deficiente segue sempre un canovaccio più o meno univoco:

1 conosco il Deficiente

2 lo classifico come tale e non  me lo cago

3 lui si fila me, facendo una serie di cose carine

4 puntualmente finiamo a parlare da qualche pizzo e io scopro che in verità è una persona interessante

5 inizio a farci un pensiero

6 il Deficiente smette di filarmi, ma mai del tutto

Sarà che i miei deficienti sono accomunati da una manciata di caratteristiche orrendamente simili, ma finisce sempre così.

La principale e suprema caratteristica che distingue il Deficiente è l’indecisione; non c’è via di scampo, il Deficiente non dice mai di si, ma nemmeno di no. Il Deficiente dice “forse”, che è la cosa più odiosa che si possa dire…a una come me poi, che non è che rosica poco, forse non glielo puoi proprio dì.

Dimmi no, dimmi si, dimmi una di quelle frasi idiote tipo “non sei tu, sono io” ma deciditi, perché poi il Deficiente non è non rosichi se te vede con qualcun altro, ovviamente non potendotelo dire fa l’offeso, lo scazzato, quelle scene da “oh ma che c’hai?” – “no, niente, cose mie” peccato che tu ce le abbia solo con me, le tue cose.

Comunque dicevo, le caratteristiche del mio deficiente tipo:

la prima in assoluto è “la dote”: il Deficiente è sempre un genio di qualcosa, non importa di cosa, però lo è…perché se non mi sento in continua sindrome da inferiorità io mica sono contenta.

Da qui deriva la seconda caratteristica, quella più sòla*: il Deficiente non è cretino, assolutamente, è uno che sa dipingerti una visione del mondo e della società praticamente perfetta…quando ci parlo mi si illuminano tutte le lucine e il mio flipper inizia a fare “ding, ding, ding”, poco convinta approfondisco, viro sui rapporti umani, che è l’asino su cui cascano tutti…col cazzo, nella teoria il Deficiente è un centrometrista da medaglia d’oro, un fine filosofo.

Con gli occhi a stellina e un “tilt” lampeggiante sulla fronte inizio a pensare “ommadonna, sto parlando con uno dei pochi esseri dotati di cerebro rimasti su questo pianeta! Questo ha capito tutto, è il Sun Tzu dei rapporti umani!”

Mai deduzione fu più sbagliata.

Ricapitolando:

Teoria: Sun Tzu, autore del famoso manuale “l’arte dei rapporti umani sensati”.

Pratica: un incrocio tra Jar Jar Binks di Star Wars e il protagonista di Shining.

Ma questo lo scoprirò solo dopo, molto dopo, per la precisione quando sarà troppo tardi.

Terza caratteristica del Deficiente: la bipolarità.

No, non je la po’ fa’ porello, comportarsi tutti i giorni nello stesso modo sarebbe troppo noioso e complicato per cui un giorno sono l’astro nascente di ogni suo orizzonte, la sua stella del mattino, la Beatrice del suo paradiso…e mezz’ora dopo so na merda che deve morì, anzi, se mi levo di ‘ulo e pure in fretta faccio un favore.

E qui inizia quella spiacevole sensazione da montagne russe; quelle lente salite, trick trick, di piccoli passetti in avanti e cose carinecarine che accadono, in cui io sono felice-felice-felice e baratri improvvisi in cui la sensazione dominante è la voglia di sbrattare, possibilmente in faccia a lui.

E poi da capo, il tutto con un ciclo continuo di salite e baratri.

Ho analizzato il mio ultimo Deficiente attentamente: il suo ciclo era di 15 giorni.

E quando finalmente mi saturo, arrivo a pensare che “no, non è storia…ma a che minchia stavo pensando?” ecco che accade:

accade qualcosa, quale che sia.

Il Deficiente si muove. Torna alla vita.

Puntualmente inizio a fa’ la vaga, magari esco pure con qualcun* altr*, e dopo XY giorni lui mi chiama; improvvisamente ha milioni di cose da dirmi.

Ma se non mi hai filato per un mese, maledetto infame, che se non ti cercavo io non ti ricordavi manco che esistevo…mo che non te cerco più te sei ricordato che avevi casualmente messo da parte una treccani di argomenti da sbrogliare con me??

E siccome la forza scorre potente nella mia famiglia, ma la cretineria di più, ecco che mi si riaccende la luce della vana speranza, e son fottuta, ahimè solo in senso metaforico.

E qui arriviamo al punto dolente: io so na testa dura, lo riconosco.

I miei primi appuntamenti finiscono sempre in un nulla di fatto, per colpa mia di solito, perché sono lenta.

Nun je la posso fa.

A me tirarla così, al primo che passa, non mi riesce.

Ma col Deficiente è tutta un’altra storia.

All’inizio lui smania, mi divora, un altro attimo e mi strapperà i vestiti a morsi come fossero di pan di zucchero…e quando finalmente mi decido? È lui che c’ha le paturnie.  Avoja a tirargliela in faccia con la violenza di un sasso. Niente.

Ma io, ora, cosa dovrei pensare?

Che sono diventata repellente nel giro di quindici giorni?

O che è tuo uso appartarti con quelle che te fanno schifo?

Che fine ha fatto la regola di saggezza dettata da “Come te nessuno mai”? Quella che “se è molto carin* e ce parli pure bene insieme allora je dici che se po fa’?”

Un po’ di chiarezza, dannazione!

Il nocciolo della questione però è da un’altra parte.

Eh si.

Perché quella qui sopra è la descrizione di uno stronzo, un semplice, lineare stronzo.

Ma il Deficiente si differenzia, si, perché ogni volta che concludo che stavolta ho capito, che ho a che fare con un infame vero lui fa qualcosa o, peggio, DICE qualcosa che mi spiazza completamente e rivela tutta la sua idiozia.

La situazione base è quasi sempre un discorso riguardante qualcuno che conosciamo entrambi, tipo :”Ao hai visto Tizio e Caia che carucci? Era ora che si mettessero insieme, ce stavano a girà intorno da sei mesi!”

E lì vedo la sua espressione mutare, lo sconcerto gli si dipinge sul volto: “ah ma perché tu l’avevi capito?”

“beh si, un po’…lo sospettavo, ecco. Tipo quella volta che lei ubriaca gli ha messo in mano le sue mutandine e quell’altra che lui aveva scritto a caratteri cubitali “Caia sei il mio sogno proibito” sul muro…sai, mi ci avevano fatto pensare”

E lui: “ah, io invece non l’avevo capito…ma che tipo nemmeno lo sospettavo vagamente”.

E allora capisco, mi si spalanca un mondo.

Mi illumina di immenso con tutta la sua candida demenza; non è che è stronzo è che è proprio Deficiente.

E me viene il dubbio che le mie sottili allusioni non siano state colte; no, nemmeno quelle due strizzate in un push-up che mi sono ostinata a sbattergli in faccia per tutta la sera; mi guardo attorno imbarazzata e improvvisamente la lavagnetta coi prezzi e il menù prende tutto un altro significato…giuro, io ogni tanto vedo me stessa alzarmi dal tavolo, cancellare il gesso con la manica del vestito e redigere una semplice opera d’arte: “tu piace me. io piace te? Noi può provare se incastro funziona, se no funziona possiamo continuare prendere the e parlare di massimi sistemi, come sempre; se si, noi fatto buona scoperta”

Cavolo, ci devo provare.

Che ve devo di’? A ognuno la sua croce…

*: termine romano che sta per «fregatura»

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