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Pellegrinaggio d’Autunno

“Pellegrinaggio d’Autunno” è un racconto che appartiene alla produzione giovanile di Hermann Hesse, dei primi anni del Novecento, dedicata ai temi del vivere e della natura. Narra il viaggio di un giovane uomo di ritorno al paese natale, per rivedere i luoghi di gioventù lasciati dieci anni prima e, soprattutto, la donna che fù il suo primo amore.
Il racconto da il nome a una raccolta, omogenea nei temi e nello stile: i protagonisti, spesso appartenenti o raffiguranti la borghesia del primo Novecento, si ribellano alle false imposizioni di una società in cui non si riconoscono, cercando in qualche modo di liberarsi dalle catene di una vuota ricchezza per ritrovare quella dimensione interiore che hanno abbandonato. Una ricerca che non prende i toni di una protesta rabbiosa o di una fuga sprezzante dal mondo, ma piuttosto di un ritorno. Il loro disagio nascosto e sommesso li manda alla deriva, lontano dalle false certezze del mondo “dei grandi”, ma verso la terra dell’interiorità, di una pacificazione dell’io, fragile e nostalgica, che guarda con dolcezza ai tempi in cui si sognava la felicità.
Le descrizioni della natura si fondono con i paesaggi interiori, in un clima di profonda intimità: sono episodi di anime che cercano la semplicità e un’antica purezza, nel tentativo di una vita raminga che soddisfi gli aspetti più autentici dell’individuo e restauri una conciliazione con la natura, dell’uomo e del mondo.

Vi propongo le righe finali di questo splendido racconto, nella quale il protagonista prima di ripartire e allontanarsi per la seconda volta dal suo paese, raccoglie con alcuni versi la destinazione di questo suo percorso interiore:

<< Tutto ciò ha qualcosa di fiabesco, ignoto, trasognato, e per qualche istante avverti con spaventosa chiarezza il suo contenuto simbolico. Come, in fondo, tutte le cose e tutti gli uomini siano sempre, gli uni rispetto agli altri, chiunque essi siano, degli sconosciuti, inesorabilmente, e come le nostre strade si incrocino sempre per pochi passi e istanti, conquistando la fugace parvenza della comunione, della vicinanza e dell’amicizia.

Mi vennero in mente alcuni versi che recitai piano, continuando a camminare:

È strano, vagare nella nebbia!
isolata è ogni pietra , ogni cespuglio;
non c’è albero che l’altro veda,
tutti sono soli.

Pieno di amici era il mio mondo
quando chiara era la vita mia;
adesso, che calata è la nebbia
non ne vedo più nemmeno uno.

Certamente non può esser saggio
chi non conosca le tenebre
che ineluttabili e lievi,
da tutto lo separano.

È strano vagare nella nebbia!
La vita è solitudine.
Non c’è uomo che l’altro conosca,
tutti sono soli.

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Hermann Hesse, Pellegrinaggio d’autunno, Tascabili Economici Newton 1993

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