Piccolo racconto di una notte.

Per tutti i “nostri silenzi”, che solo noi capivamo.

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Se ne stava all’aria della notte dritta, integra, piantata sulla terra come un albero; la sigaretta all’angolo della bocca, le mani in tasca.
Il ragazzo si avvicinò, a passi alti, veloci, con un’andatura quasi balzellante, si fermò davanti a lei.
Si guardarono, si sorrisero.
Una folata di vento gelido le fece ondeggiare la corta gonnellina nera.
Continuarono a fissarsi, in silenzio.
Lei prese a giocherellare con la lunghissima treccia di capelli biondi che le arrivava alla vita.
Lui fece un cenno con la testa, per invitarla ad andare, la ragazza annuì e si avviarono.
Per tutto il tragitto si camminarono al fianco, lanciandosi occhiate curiose di tanto in tanto; attorno a loro la città scorreva come sempre, illuminata dalle luci a neon; languida, umida e dall’aria malsana come una vecchia puttana.
Arrivarono a una panchina di pietra bianca, davanti a una villa di inizio novecento, dal giardino si protendevano i rami di un arancio.
Sembrava una panchina come tutte le altre, sul viale.
Si sedettero, sotto l’arancio, schiena contro schiena, così da non guardarsi in faccia.
Finalmente lei si accese la sigaretta.
Dopo un poco il ragazzo parlò:
– Da quanto sei arrivata? –
– Da troppo – rispose lei con voce asciutta
– E quanto resti? –
– Troppo poco –
– Sempre in fuga, eh? –
– Da una vita…- disse la ragazza, e ridacchiò.
Tirò due boccate dalla sigaretta e fissò l’albero:
– È buffo, è qui che è iniziato tutto.
Oggi sono stata da mia madre –
– E che hai fatto? –
– Abbiamo parlato –
– E poi? –
– A prendere l’aperitivo con mio fratello, e abbiamo parlato –
– Ah, e poi? –
– E’ passata a salutarmi Clara, e abbiamo parlato; e tutti lì, a chiedermi la stessa cosa –
il sorriso aguzzo del ragazzo scintillò nella luce gialla del lampione:
– Perchè non parli mai? –
– Esattamente – annuì lei.
Le voci si spensero e una pioggerellina sottile riprese a cadere.
In sottofondo solo lo “swiiish” delle macchine sull’asfalto bagnato.
Passarono cinque minuti, poi dieci, poi altri cinque, e forse venti.
Rimasero in silenzio, schiena contro schiena, a osservare la notte.
La ragazza riaccese la sigaretta, espirò una gran nuvola di fumo, e parlò:
– È solo allora che sai di aver trovato qualcuno davvero speciale: quando puoi chiudere quella cazzo di bocca per un momento e condividere il silenzio in santa pace – [1]

[1]: Mia  – Pulp Fiction, 1994 regia di Quentin Tarantino

Image:  Back from the party by Fukari

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