Deliri… [o: lettura, scrittura e godimento]

Spesso, temo più di quanto sia normale, ho delle conversazioni con personaggi immaginari (o con Philip Dick). Data questa premessa non dovrebbe suonare troppo strano se dico che pensicchiavo, tra me e me, a una possibile lettera di presentazione da mandare all’agenzia letteraria Vicolo Cannery per proporre un romanzo. Romanzo che non ho ancora scritto, peraltro, o per lo meno revisionato, ma comunque.

[[Tra parentesi, quest’agenzia mi sembra seria. Se ne parla sul WD e la valutazione di un manoscritto costa 100€, un prezzo più che onesto viste le alternative.]]

E mentre pensavo a cosa avrei potuto scrivere per presentare un fantasy medievale (genere che non pubblica più nessuno o quasi, me ne rendo conto) mi sono ricordata un episodio risalente alle elementari. (20 anni fa per gli dei!)

Una qualche maestra aveva espresso una qualche opinione circa la necessità dei buoni libri di avere a che fare con la vita reale. O con il mondo reale, o qualcosa del genere, insomma, sono passati 20 anni ^^

Ricordo distintamente che il mio cervellino ipercritico si era subito ribellato a quest’idea: un buon libro non doveva avere assolutamente NULLA a che fare col mondo reale, pensavo. Ero già una fan di Tolkien.

Tornando a casa ne avevo parlato con mio padre, certa che la pensasse come me, e con supremo orrore l’avevo sentito dire che nei libri più belli lui trovava spesso dei legami con la vita reale. Anche nel Signore degli anelli.

E la storia finisce qui. 20 anni più tardi devo ammettere che la mia opinione è cambiata e assomiglia a quella di mio padre e della maestra, MA.

Ma per me leggere è, ed è sempre stato, prima di tutto un divertimento.

Se leggo Guerra e pace è perché ci godo da morire, non perché Tolstoj sia il più grande romanziere dell’800, non perché svisceri con crudeltà l’animo umano, certamente non perché è un classico. Lo leggo perché è avvincente, perché sono innamorata dei personaggi, perché non trovi una sbavatura di stile neanche a pagarla. Leggere capolavori è godimento.

In definitiva, leggere è divertimento, e scrivere è un tentativo di upgrade :P

2 pensieri su “Deliri… [o: lettura, scrittura e godimento]

  1. Tolkien è mitico… la prima volta che sono entrata nel suo mondo, avevo 12 anni… l’ho riletto, riletto, riletto… l’ultima volta lo scorso anno mentre scrivevo Piccoi Passi.
    Ho passato il vizio a mio figlio (lo ha già letto due volte) e poi alla più piccola, che non lo ha ancora finito ;-)
    A mio padre lo avevo letto quand’era all’ospedale, era quasi cieco… ed io sono stata i suoi occhi… e sono felice che abbia conosciuto il mondo della Terra di Mezzo… Anche lui, che la seconda guerra mondiale l’ha vissuta sulla sua pelle, aveva trovato molti punti di riferimento con la vita reale…
    Certo è diverso da Tolstoj… ma come dici giustamente, leggere dev’essere divertimento.
    Perdona se sono divagata… serenità con un abbraccio :-)c

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