Nomadi Apolidi (altri vaneggiamenti)

Quando vivevo in Romagna non mi sentivo romagnola. Poi sono andata a Torino, e ho scoperto di non sentirmi neanche italiana. Europea, pensavo, mi sento europea. Ora sono a Bristol, Inghilterra, e ho la costante impressione di vivere in un paese di conquistatori vittoriosi. E c’è questa cosa, che forse mi porto dietro da un retroterra di gente che si è spaccata la schiena, che ha dovuto venire a patti col fascismo per non farsi ammazzare la faimiglia, che per lo stesso motivo deve venire a patti con la mafia, con la corruzione, con le cooperarive, i mille contratti di merda che non si capisce niente, e i diritti che non ci sono, e il sole e l’odore di terra calda sui nostri Appennini e penso… che a me stanno sul cazzo i vincitori.

Ora, dire che mi sento apolide è certamente un insulto nei confronti di tutti quelli che apolidi lo sono stati \ lo sono davvero, perché a livello politico essere apolidi è atroce, lo è stato per gli ebrei, lo è per i rom… ma lasciando da parte tutte queste considerazioni per un momento, ecco, è così che mi sento: apolide.

Eppure amo il mio paese e la mia gente, mi commuovo a sentire Bella ciao e credo che le notti romane siano le più belle al mondo. Ma tutto questo è, ed è sempre stato, molto lontano. Il motivo è che l’unico posto dove mi sento a casa è la mente. Casa mia è il mio universo interiore, sono i mondi narrativi che costruisco e di cui leggo, di cui parlo con gli altri nomadi apolidi che dividono con me un tratto del cammino.

E’ così che mi sento, e mi piace. Prima o poi, probabilmente, anch’io metterò radici, mi fermerò da qualche parte. Ma la mente no, quella continuerà a viaggiare per mondi sconosciuti, e a raccontarli a chi vorrà sentire. :)

2 pensieri su “Nomadi Apolidi (altri vaneggiamenti)

  1. Io ho girato per il mondo, varcando barriere di roccia e distese d’acqua…
    L’ho girato alla ricerca di “un qualcosa” che neppure riconoscevo, ne tra le folle dell’ovest ne tra le legioni dell’est…
    Ho studiato le lingue, almeno quello più consone all’utilizzo alla nostra latitudine… beh, ci ho provato anche con il giapponese, ad essere onesta, diatriba non ancora archiviata.
    Amo pure io la mia gente: la brava pulita confederatio che mette in risalto solo la parte buona, quella socievole e umanitaria, quella facciata che tanto fa discutere noi, che qui, siamo confrontati con il resto. A volta questo “resto” è difficile da digerire… ma la storia è lunga, sai, potrei scriverci un altro romanzo.
    Un giorno come tanti altri, in un luogo come tanti altri, mi sono detta che in fondo ho già vissuto in mille altri luoghi (che sempre hanno significato qualcosa di veramente viscerale –vedi l’Irlanda e il Giappone-) poiché la mia Mente/Anima è immortale e vaga ovunque, quando alla ricerca di un nuovo corpo, non guarda il mappamondo terrestre e neppure quello stellare!
    La prima volta che capii avevo forse vent’anni, decisi d’essere una “cittadina del mondo”. Sì, così semplice, non c’è bisogno di passaporto… e non importa più cosa dice la gente, importa che puoi davvero stare bene ovunque tu sia, se sei in pace con te stessa e con il concetto che tu hai di “confine-frontiera”…
    Tutto, mia cara Elisa, è solo una proiezione della nostra Mente, a volte troppo confusa, per davvero dare il giusto peso alla bellezza d’esistere, non importa dove…
    Un bacio :-) claudine (e tanta serenità al tuo cuore).

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  2. Eh mia cara tu ci sei arrivata prima di me, chissà perché mi sono bloccata a Torino per tanto tempo… però lì ho la sensazione di aver concluso un ciclo e quando me ne sono andata ho potuto farlo senza rimpianti. Credo di essere ancora all’inizio del mio viaggio, e chissà dove finirò.

    Come direbbe il nostro amico Bilbo…

    “La Via prosegue senza fine
    Lungi dall’uscio dal quale parte.
    Ora la Via è fuggita avanti,
    Devo inseguirla ad ogni costo
    Rincorrendola con piedi alati
    Sin all’incrocio con una più larga
    Dove si uniscono piste e sentieri.
    E poi dove andrò? Nessuno lo sa.”

    Un abbraccio,
    elisa

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