Giustizia.

I Monologhi di Sana – rubrica

"Sacred Gift" by V. Kush
“Sacred Gift” by V. Kush

Avete mai provato la certezza, l’assoluta certezza, di essere amati?
Io si.
Era una sera fredda di tanto tempo fa.
E da allora è cambiato tutto.
E non ringrazierò mai abbastanza per tutto quello che mi è arrivato, non cercato, inaspettato.
Quando temevo che non ci fosse davvero più niente da salvare, qualcuno ha salvato me.
E solo due anni fa scrivevo “Dio, questo senso di inutilità, di resa che schiaccia e toglie il fiato” e invece oggi, con gli occhi pieni di gioia, dico “Dio, questo senso di sconfinato e felicità, che sovrasta tutto e io non so spiegare”.
Vorrei darvi la misura, ma ogni parola è riduttiva.
Del senso di serenità,
di calma,
di pace profonda.
All’infuori di tutto, anche di chi mi ha aiutata a costruirlo.
Della certezza, assoluta, splendida, certezza che io sono io.
E non è vero che non valgo niente, non è vero che sono invisibile,
che non posso nulla per cambiare le cose.
Perchè finchè ci sarà solo una persona, anche solo una, che crede in me, io sono sicura di potercela fare.
So che per ogni volta che avrò paura ci sarà un sorriso, e il mondo, l’infinito, mi si spalancherà davanti come se fosse sempre stato lì.
E io sentitò di potere tutto; ogni cosa, in questo cosmo, sarà mia e io la potrò dirigere come più mi piace.
Potrò afferrare la materia direttamente dalla mia testa e creare qualcosa di bello, qualcosa di meglio.
Perchè ci sarà sempre, per me, quella vocina rassicurante che mi ripeterà “ma non è vero, ragazzina, che non vali niente…chi te l’ha detto? Io credo in te”.
Dicono che ogni volta che si dice “io non credo nelle fate” da qualche parte c’è una fata che cade morta.
E se fosse il contrario?
Se un ragazzino, con più sogni di quanto gli piaccia ammettere, avesse ripetuto all’infinito “io credo nelle fate”, forse, da qualche parte, una fata è tornata alla vita.
Vorrei conoscere abbastanza parole ed essere abbastanza brava da descrivere quello che mi sento dentro, ma non ci riesco mai.
C’è così tanta poca paura, così poco bisogno di catene, di possesso, c’è così tanta libertà…e amore, amore sopra ogni cosa.
Che il mondo non mi sembra mai stato così bello.
Così poco bisogno di prossimità.
E non mi importa niente, proprio niente, se tutto il mondo pensa che sia brutto, malato, distorto, sbagliato.
Io non mi sono mai sentita più felice, e serena, e al sicuro.
Quindi andate al diavolo, voi e il vostro giusto.
Che ne sapete, voi, della giustizia?
Lo sapete, come ci si sente, quando la speranza rinasce, piccola e fragile, niente più che un lumicino, dopo tanto buio?
Sapete che sapore ha la gentilezza di una carezza, dopo tanto sangue nella bocca?
O, magari, sapete che odore ha la felicità di un sogno per noi stessi così a lungo dimenticato, e finalmente ritrovato?
Sapete che sensazione da levarsi la maschera che ride, lasciarla infrangere in mille pezzi, e lasciare solo le lacrime, perchè non riesce ad esserci altro?
O conoscete tutte le mie paure, le mie incertezze, le mie dicotomie e avete avuto la pazienza di non divorarmi l’anima?
Avete forse risposto voi “prenditi il tempo, abbiamo tutto il tempo”?
A qualcuno di voi è mai importato di sapere cosa provassi?
Di asciugare tutte quelle lacrime?
Di sorridermi quando non ce ne era motivo e dirmi “ehi, guarda che non è tutto finito”?
Di abbracciarmi e dirmi “non sei sola, non lo sarai mai più”?
Qualcuno si è mai preoccupato di sorridere con me per ogni piccola, stupida cosa?
E si è mai impegnato a farmi librare nel cielo, sempre più lontano, verso l’orizzonte, solo perchè era quello che io desideravo?
E nelle notti di un inverno, lontano da tutto e da tutti, si è mai preoccupato di augurarmi la buonanotte, perchè potessi ricordarmi che ero amata, almeno da qualcuno, in questo mondo?
No.
E allora non azzardatevi a sputare giudizi.
Non avete certezze come non le ho io.
La verità non esiste.
La verità è che della verità non me ne importa un fico secco,
così come della vostra giustizia.
Giustizia.
Che sapore amaro sapete dare alle cose.
Giustizia non fa rima con moralità, soprattutto con la vostra moralità.
Giustizia è far sentire a qualcuno che può tutto,
giustizia è farlo sentire meraviglioso,
giustizia è dirgli “io ti apprezzo per quello che sei, non perchè sei come gli altri, ma proprio perchè non lo sei”.
Giustizia è non approfittarsi delle sue debolezze.
Giustizia è dire sempre la verità, anche a costo di soffrirne.
Giustizia è dire “ti riconosco quale essere umano e partecipo della tua sofferenza, mi indigno per l’ingiustizia che hai sofferto, ti proteggo dalla malvagità”.
E sarete anche tanto saggi, e bravi, e retti, e morali
ma nessuno di voi l’ha fatto.
Nessuno m’ha stretta tra le braccia dicendomi “non voglio mai più che tu abbia paura, per favore, non averne”,
nessuno di voi m’ha ricordato che ero forte, e capace di combattere l’ingiustizia.
Nessuno di voi m’ha ricorato che avevo ancora un cuore, e volevo ascoltarlo.
Nessuno m’ha ridato la ragione quando non ne avevo, né cuore quando non lo sentivo.
Nessuno di voi, grandi cavalieri che vi riempite la bocca di giustizia.
È stato un piccolo uomo, che pensa spesso di non valere niente, e di avere paura della propria ombra,
ma s’è fatto di fuoco, di fronte ai miei mostri.
M’ha fatto sentire che non c’era niente, proprio più niente, di cui dovessi avere paura.
M’ha permesso di essere un essere una creaturina delicata,
di poter dire “davverodavvero?” e un sacco di altre stupidaggini,
perchè ne avevo bisogno.
M’ha insegnato che ogni volta, ogni ogni volta, che vorrò togliere la maschera della Donna Rossa
e dimenticare la cattiveria, l’aridità
potrò bussare alla sua porta.
M’ha insegnato che non è il numero di cose a cui rinunci quello che fa la somma del bene che vuoi a qualcuno,
ma solo il risultato del bello che riuscite a condividere.
M’ha insegnato a non pretendere,
a mettere da parte la prepotenza,
a lasciare solo la delicatezza.
E quella,
m’ha insegnato, che avrà sempre una risposta.
È amore?
Non lo è?
Ma che me ne importa?
Io mi addormento con la certezza che spazio, tempo, voglia, per me ce ne sarà sempre.
Magari non subito,
magari non tutta,
ma ci sarà.
Sempre.
Non importa quanti chilometri io sia lontana, quante persone stia amando, quanti sogni avrò nella testa.
Io potrò essere la Donna Rossa e la creaturina delicata tutte le volte che lo vorrò,
potrò essere me,
integra, intera,
coi miei sorrisi, con le lacrime, con le mie convinzioni.
Cosi come sono sempre stata.
E sono stata, sono, e sarò amata.
Così come sono,
per chi sono.
Cosa provo in questo esatto momento?
Gratitudine,
e bellezza,
e ogni altro sentimento positivo vi venga in mente.
Vorrei poterlo scolpire nel cielo,
perchè tutti potessero vederlo,
vorrei poterlo raccontare con le parole esatte
perchè tutti lo potessero comprendere,
perchè capissero quanto spesso ci si accontenta,
perchè vedessero com’è
a sentirsi certamete, sicuramente amati.

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