Il Babau.

I Monologhi di Sana – Rubrica

The clockwork mask
The clockwork mask

She fascinates you because her soul is pure. To make her one of us, charm her, woo her, change her spirit, hypnotise her, set her free, bring her to you!

(Father – Legend, regia di R. Scott 1985)

 

Non so bene perchè,
ma mi sono svegliata e c’ho pensato.
Non riesco a ricordare che anno fosse.
Forse il 2010?
“E che facciamo? Partiamo così, all’improvviso?” – “Decidi tu cosa vuoi fare” – “Ok, andiamo.”
Il tempo di infilare due vestiti nella borsa ed eravamo per strada.
La prima vacanza mai fatta da soli.
La prima vera, intendo.
O forse sono io che la ricordo così, perchè è stato un primo e timido passo verso l’affacciarsi alla vita.
Quando ho iniziato a capire che non avevo bisogno di te.
Che tutte quelle storie che mi raccontavi erano, appunto, storie e nient’altro.
Perchè ricordo la prima mezz’ora da sola, immersa in una marea colorata di persone.
Nel tempo in cui tu sei andato e tornato dalla tua ricerca di non ricordo cosa, io avevo parlato, conosciuto e bevuto con almeno 10 persone.
E tu mi dicevi sempre che non dipendeva da me, ma dal mio aspetto.
Che la gente tentava di portarmi via.
Perchè sembravo una ragazzina, perchè ero bella, perchè ero indifesa, e innocente.
Mi dipingevi questo universo costellato di babau, e io non so perchè ci credessi.
Ricordo serate in cui abbiamo riso sotto le stelle, quando ti sei alzato contrariato e te ne sei andato, perchè rivolgevo i miei occhi a qualcuno che non eri tu…
per la prima volta non ebbi alcun desiderio di seguirti.
Volevo restare dov’ero.
In mezzo alla gente.
Eppure…eppure qualcosa mi ha impedito di farlo.
La paura del babau.
Ma i venti sono difficili da placare una volta che iniziano a soffiare.
Tempeste sottese che possono durare mesi, anni, secoli, prima di esplodere.
Successe che partii per lidi sconosciuti, quando il mio vento iniziò a soffiare troppo forte.
“Stai attenta al babau”, mi dicesti, incapace di fermarmi.
Già.
Pensavo che ormai non avevo più nulla da perdere, che se non riuscivo ad andarmene da sola tanto valeva abbandonarsi, farsi portare via dai mostri.
E successe ciò che avevi tanto temuto.
Ne incontrai uno.
Ma non era affatto come mi avevi detto tu, non faceva paura.
Non era crudele, egoista, meschino.
Non aveva pensieri piccoli, non era stupido e indifferente.
Il babau aveva splendidi occhi, ed era gentile, più di te quando eri gentile.
Il babau raccontava storie di mondi lontani, di terre ancora da vedere, di eroi ancora da scoprire, di avventure ancora da vivere, di amici ancora da incontrare.
Il babau mi diceva che ero bella.
E alla fine mi chiese di seguirlo.
Ma non ebbe alcun bisogno di portarmi via, poiché io volevo andare, inebriata da tanta vita, estasiata.
Avevo scoperto di voler seguire il mostro venuto per portarmi via.
Quando mi vedesti tornare avevo il sorriso sulla faccia e il petto vuoto,
capisti in un istante cos’era successo.
La favola del babau non aveva retto alla curiosità della scoperta, alla mia dannata curiosità.
E quando urlasti, imprecasti, piangesti, minacciasti…capii che non ero mai stata io ad avere davvero paura del babau, eri sempre stato tu.

 

Image:The clockwork mask by Dashiana

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