Stroncature rapide / La retorica della rivoluzione

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Hunger games e Divergent. Premetto che non ho letto i libri, quindi il mio giudizio si basa sui film. Certo, certo, se uno dovesse giudicare Lo hobbit dai film di Peter Jackson lo manderebbe al macero senza passare dal via, quindi sia mai, voglio dare alle storie su carta il beneficio del dubbio, mai dire mai, per carità, ma ahimè la vita è breve ergo non leggerò né Hunger gamesDivergent.

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Ecco, Divergent. Sorvoliamo sul tatuaggio a gabbiani/rondini/uccelletti generici, sul figone dal cuore d’oro con il tatuaggio super figo coi simboli di tutte le case/corporazioni/caste quello che sono… perché sarebbe un po’ come sparare sulla croce rossa, non è carino. Però ecco, come dire, a metà film si è presentato prepotentemente alla mia cinica immaginazione un titolo alternativo: “Alice nel paese della lobotomia“. Che poi la lobotomia è una cosa seria e non bisognerebbe scherzarci sopra, chiedo scusa, ecco, però però però. Ma insomma, che cosa voleva essere? Una specie di parodia di Sparta? Una critica alle caste? Un invito alla ribellione adolescenziale? … commento finale: bbah.

MV5BMjA4NDg3NzYxMF5BMl5BanBnXkFtZTcwNTgyNzkyNw@@._V1_SX640_SY720_Hunger games, che poi era pure carino, eh. Lei per lo meno è una tipa tosta e la scena iniziale in cui si sacrifica per salvare la sorellina mi ha fatto venire i lacrimoni… anche se non è particolarmente difficile farmi commuovere quando si tratta di sorrelle, sacrifici per sorelle, sorelle indifese etc. La trama c’è, la storia prende, i personaggi sono meno plasticosi del povero Divergent… Ma pure qui, che cosa vorrebbe dimostrare questo film? Qual è la tesi che sostiene? Una critica ai reality? Ma che davero? Che gli Hunger games sono brutti e cattivi perché ci sono i ragazzini che si ammazzano mentre per fortuna che noi invece abbiamo Il grande Fratello dove tanto per cominciare sono adulti e poi si insultano solo? Domanda: ma non è che questa storia, bellina e avvincente, ci distolga dai problemi reali?

Senza secondi fini, eh, io le odio le teorie del complotto. Penso che sia una cosa innocente, indotta dalla famosa/famigerata industria culturale. Niente di premeditato. Però una volta la fantascienza ti scaraventava in un universo distopico e quando tornavi a camminare per le strade degli anni ’80 ti guardavi attorno con sospetto, se leggevi Philip Dick poi magari quando incontravi una pattuglia di polizia pensavi immediatamente a posti di blocco per arrestare studenti/dissidenti e simili.

La buona fantascienza ti mette in testa un filtro che poi ti porti dietro per tutta la vita, riaggiusta le tue categorie di pensiero, diventa parte di te. E’ come un vetro colorato, uno specchio deformante attraverso cui guardi fuori, ecco, dopo aver letto Philip Dick vedi tutto verde, per esempio (??? dai su, un po’ di immaginazione). Dopo aver visto Divergent e Hunger games… nno, niente grandi modificazioni alla mia percezione della realtà/società. Anzi, forse invece un filtro lo lasciano. Una specie di vetro zigrinato, come quelli che si mettono nelle finestre del cesso. Che se provi a guardarci attraverso sei un po’ un maniaco, ecco.

Questa retorica della rivoluzione, che la fanno i ragazzini che si ammazzano nei reality, o i ragazzini che i test scientifici della società classista hanno bollato come divergenti, secondo me questa retorica della rivoluzione young adult rischia di anestetizzare lo spirito critico, la capacità di ribellarsi davvero, di affinare la propria capacità di distinguere i diritti umani dalle opinioni più diffuse.

MV5BMTU3MjQzNjMxMF5BMl5BanBnXkFtZTcwMjIwNDgyMQ@@._V1_SX640_SY720_E comunque, per concludere: se mi fai leggere di un giovincello che fa la rivoluzione allora voglio che sia un imperatore dio, voglio che mi faccia accartocciare le budella e mi sconvolga la vita. Un libro del genere c’è, si chiama Dune. Non l’avevo mai pensato come young adult prima di leggere un articolo del Guardian che ne parlava in questi termini e bisogna ammettere che in effetti una somiglianza c’è. Ma soprattutto, mi spiace per i tentativi più recenti, ci sono le differenze.

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10 thoughts on “Stroncature rapide / La retorica della rivoluzione

  1. Ti adoro!
    Come ti avevo già accennato secondo me Divergent sarebbe potuto essere carino (e sottolineo carino, non bello o illuminante, caruccio). Hunger Games a me ha sempre fatto schifo.
    Se vuoi leggere qualcosa di veramente valido e critico nei confronti dei reality, ma in generale della visione “successo a tutti i costi”, consiglio vivamente Haunted di Chuck Palahniuk (lo stesso autore di Fight Club, tanto per capirci, mica robbetta).
    Concordo sull’idea del filtro percettivo al 100%, e in generale si, trovo che le ultime cose che mi è capitato di leggere a tema “rivoluzione” lascino un po’ sta patina di superficialità inutile, tipo i pomodori del supermercato che sanno di poco.
    Ultimamente mi hanno fortemente consigliato la trilogia di Paul Hoffman (The Left Hand of God/The Last Four Things/The beating of his wings), non l’ho ancora letta….ti farò sapere ;)
    :*

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    1. Bella Sana, vada per Haunted! Io ho letto The left hand of God, credo, ma e` il libro da cui hanno tratto Dexter! O meglio, la prima serie di Dexter… secondo me e` meglio la serie… ^^
      Si forse l`aggettivo per questi ya e` insipido :)

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  2. Mi ripeto: adoro leggere i libri (e se possibile) nella versione originale utilizzata dall’autore. Mi ricordo di Dune, anni ’70, tre grossi volumi che mi hanno veramente “presa”. Purtroppo la storia del film-flop è conosciuta (Lynch non aveva neppure letto il romanzo e neppure aveva dimostrato grande interesse…) il film non me lo ricordo bene, seppure sia presente quell’ombra oscura che avvolgeva tutto unitamente all’orrore di quelle creature sotterranee che apparivano improvvisamente. Certo Paul, il muhadib, il messiah è una figura coinvolgente poiché nel finale rinuncia a sé per salvare il mondo… Credo che Herbert abbia scritto con saggezza, forse chiaroveggenza. In fondo anche i buddhisti attendono la venuta dell’ultimo Buddha Maytreia…
    Per quanto concerne Hunger Games, ho solo visto i primi due film, “accompagnando” nella visione mia figlia. Se ero rimasta inorridita dai “Game of Thrones” per tutta la brutalità animalesca (e con certe scene da bordello africano)… Hunger Games mi ha provocato una profonda tristezza. Anche se nel secondo film (non ho letto i romanzi!) l’attenuante strategica della “rivolta” può iniziare a solleticare la fantasia, l’insieme stravagante e demenziale di questa sorta di Big Brother, può unicamente far riflettere.
    Purtroppo (o bene per l’autrice) il film è diventato un “culto” per gli adolescenti (mia figlia che si fa la treccia laterale e che vuole imparare a tirare con l’arco!) e tra le sue amiche l’eroia Katniss è una sorta di “modello”.
    Quello che mi ha lasciata un po’ sorpresa è che la stessa scrittrice ha partecipato alla sceneggiatura ed era produttrice esecutiva, di conseguenza il film è fedelissimo all’immaginazione trasportata dall’autrice su carta… non ci sono “reintrepretazioni” da parte di un abile scriptwriter.
    Ma sono ignorante in materia, semplicemente posso portare un giudizio personale e tale rimane. In fondo un romanzo può piacere o essere trovato scialbo, molte volte (e non cito esempi) molti scrittori, che hanno fatto “cassetta” hanno scritto cosette sotto cintura che però sono andate a ruba… C’est la vie, direbbero i francese.
    A volte si cerca (scrivendo) di far passare un messaggio fedele alla propria morale ecologiaca (eh eh eh), senza ambizione di fare milioni, ma bensì nella grazia di voler lasciare un messaggio specifico per le generazioni a venire. Non è il caso di Hunger Games, o forse, inclusa Sana, noi tre ci stiamo sbagliando.
    Ti dirò, non appena leggerò tutte le “puntate”…
    Grazie a Sana per il tip: cerco la versione originale dei tre romanzi di P. Hoffmann.
    E lì tutto OK? Abbraccioni :-)c

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    1. Grazie Claudine di questo bel commento! Si` effettivamente il film di Dune lasciava molto a desiderare, ma anche cosi` l`immaginario sconfinato di Herbert traspariva con forza!
      Anche a me non e` dispiaciuto Hunger Games, e se ha un`influenza positiva sulle ragazzine tanto meglio (la mia sorellina tira con l`arco tra parentesi), pero` poteva essere molto di piu`!
      Un abbraccio, e buona scrittura ecologica!!!

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  3. Ok, facciamo che confesso la mia colpa subito: a me Hunger Games è piaciuto, ma io pretendo molto di meno da film e libri di quel genere. Mi aspetto che una storia che cavalca la necessità dei ragazzi di sentirsi eroici, trasgressivi, liberi e ribelli sia una storia che funziona, non che abbia un qualche messaggio nascosto degno di attenzione. La storia funziona: ci sono tutti gli ingredienti della contemporaneità che fanno presa nella quotidianità dell’adolescente, mixati in un’ambientazione post guerra nucleare che permette anche tutti gli ingredienti un po’ più classici delle narrazioni di rivolte e rivoluzioni. C’è una chiara distinzione buoni-cattivi, semplicistica e appagante, tanta retorica della rivoluzione… che funziona! Allora, la mia domanda è questa: al di là delle oggettive differenze tra un buon libro (una vero opera, scritto bene e significativa) e un buon prodotto commerciale, perché stiamo ancora qui a cercare libri, storie, film che cavalchino il tema e lo spirito rivoluzionario? Ok gli adolescenti, ma il resto? Non so se riesco a farmi capire, perché non ho ben chiaro neppure io come esprimere la questione. Forse vi sembrerà una cosa ovvia, ma io non riesco a venirne a capo di questa “fame di ribellione” che mi sembra tanto diffusa quanto poco mirata… Ho più fame di complessità, di sfumature, di visioni dove non è tutto bianco o nero e agire richiede molta più cautela e meno voglia di spaccare tutto.

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    1. Oh Debby, quanto ti voglio bene!! Per quanto riguarda me io non cerco storie rivoluzionarie, preferisco storie anche piu` semplici, meno apocalittiche che pero` mi instillino un germe di dubbio, una domanda, che appunto mi facciano individuare una nuova sfumatura. Credo che la `retorica della rivoluzione` (se vogliamo definire cosi` la divisione semplicistica tra buoni e cattivi e l`eroismo spicciolo) serva a stemperare la frustrazione del fruitore e soddisfare il suo bisogno di sentirsi moralmente impegnato. E` una rivoluzione facile, in cui e` facile scegliere da che parte stare. Sono ideali, banali, preconfezionati, che non richiedono alcuno sforzo per essere digeriti. E per questo sono pericolosi, secondo me.
      ha senso?

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      1. Si, sono favorevole alla tua tesi del

        soddisfare il bisogno di sentirsi moralmente impegnato

        che equivarrebbe in realtà al bisogno impellente di “consumare” valori e ideali morali. Però c’è qualcosa che mi sembra di non riuscire a cogliere… non ho un’idea ben formata a riguardo e pertanto non riesco a dirlo. Parliamone ancora, pensiamoci ancora :-)

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