La notte che bruciammo Atene! / The night we burnt Athens!

-

“La notte che bruciammo Atene” è un progetto ancora in fase di brainstorming, ancora non sappiamo bene cosa diverrà alla fine, per certo sappiamo che conterrà un video, alcuni scritti e probabilmente qualche canzone.

È una collaborazione italo-greca (mi rifiuto di usare il termine coproduzione, perché non è una roba commerciale), infatti, verrà distribuito liberamente in rete sotto licenza creative commons.

Perchè questo titolo?

Per esprimere forte un po’ di concetti (e una citazione dai racconti di W. Gibson), il 6 Dicembre 2008, nel quartiere Exarchia di Atene, moriva Alexis Grigoropoulos, un ragazzino di 15 anni ucciso senza ragione alcuna da un colpo di pistola sparato da un poliziotto; l’8 dello stesso mese Atene bruciò dei mille fuochi accessi dalla popolazione in rivolta, quella stessa rabbia sarebbe diventata un simbolo in tutta Europa, portando allo scoperto una voglia di rivalsa e ribellione verso uno stato ingerente e fascista che attua la politica della violenza e del terrore.

Ma la nostra Atene non è solo quella delle rivolte nelle strade, degli studenti e dei cassonetti in fiamme.

L’Atene del titolo è anche (e soprattutto) una città immaginaria, quella di cui quando eravamo adolescenti ci parlavo a scuola, la culla della civiltà, madre dell’odierna società.

E cosa succede se a noi questa società non piace?

Se rifiutiamo i valori che tenta di inculcarci?

Se una notte decidiamo di ribellarci a questa fabbrica di esseri umani che dovrebbe portare pace e prosperità?

Succede che diventiamo anomalie, bug del sistema.

Ed è proprio a questa presa di coscienza che il titolo fa riferimento, decidendo di rifiutare tutto ciò che non riteniamo giusto in questa società, abbiamo dato alle fiamme questa utopia di plastica colorata, e abbiamo deciso di decidere di noi stessi.

E qui arriviamo al nodo centrale della questione: due persone con storie diverse, cresciute in nazioni diverse, con diversi background e diverse esperienze, che però si ritrovano a fronteggiare lo stesso tipo di orrore: la violenza e il tentativo di controllo, seppur espresso in manifestazioni differenti.

Storie diverse ma forse poi non così tanto.

Siamo i figli della crisi, non solo di questa, ma anche di quella di cui nessuno parla, negli anni ’80, che ci ha portato a crescere selvatici e solitari, imparando per strada a discernere il giusto dallo sbagliato.

Siamo in cerca di qualcosa che ancora non sappiamo cos’è, ma abbiamo certamente imparato qualcosa dal nostro passato.

Ed è questo che vogliamo raccontare, quanto può essere potente la volontà contrapposta alla costrizione e alla violenza, quanto essa possa renderci più forti di qualsiasi manganello, la volontà è la sola cosa che può renderci liberi.

Ciò che vogliamo gridare è che ovunque voi siate, qualsiasi cosa vi stia succedendo, siete liberi e libere di scegliere per voi stess*.

Non disperate, non vendete voi stess* e le vostre coscienze, mai.

Ricordate che l’amore non ha nulla a che fare con il possesso e l’annientamento di sé, e che i chilometri non fanno le distanze, le persone fanno le distanze.

Continuate a cercare, continuate a combattere.

P.S.

Chiunque voglia partecipare in un qualche modo, è più che benvenuto!



“The night we burnt Athens” is a project still in brainstorming, we do not know exactly what it will become in the end, we know for sure that will contain a video, some written things and probably some songs.
It is a collaboration between Italy and Greece (I refuse to use the term co-production, because it is not a commercial stuff), in fact, will be freely distributed on the net under creative commons license.
Why this title?
To express strongly some concepts (and a quote from the tales by W. Gibson[1]), December 6, 2008, in the Athens’s Exarchia district, Alexis Grigoropoulos died, a 15 years old boy, killed for no reason by a gunshot fired by a police officer; 8th of the same month thousand and thousand fires burnt Athens lighted by the population in revolt, that same rage would become a symbol throughout Europe, revealing a desire for revenge and rebellion against a fascist state accused of meddling, that uses the policy of violence and of terror.
But our Athens is not the only one about riots in the streets, students and dumpsters on fire.
The Athens of the title is also (and most of all) an imaginary city, the one when we were teenagers they spoke about in school, the cradle of civilization, society’s mother.
And what happen if we do not like this society ?
If we reject the values they try to inculcate?
If one night we decided to rebel against this factory of human beings, which would bring peace and prosperity?
Happens that we become anomalies, system’s bugs.
And it is precisely this awareness that the title refers about, deciding to reject anything that we don’t like in this society, we set fire to this utopia made by colorful plastic, and we decided to decide for ourselves.
And here we come to the crux of the matter: two people with different stories, grown up in different countries, with different backgrounds and different experiences, but that find themselves face-to-face with the same kind of horror: violence and the attempt to control, albeit expressed in different ways.
Different stories but then maybe not so much.
We are the children of the crisis, not only this one, but also the one that nobody talks about, in the ’80s, which led us to grow up wild and lonely, learning in the streets to discern what is right from what is wrong.
We are looking for something that we don’t know yet what it is, but we certainly learned something from our past.
And that’s what we want to tell, how much the will can be powerful against coercion and violence, as it can makes us stronger than any truncheon, the will is the only thing that can set us free.
What we want to shout is that wherever you are, whatever you’re going through, you’re free to choose for yourself.
Do not despair, do not sell yourself and your consciences, never.
Remember that love has nothing to do with possession and the annihilation of yourself, and that the kilometers don’t make distances, people make distances.
Keep looking for, keep fighting.

P.S.
Anyone who wants to participate in some way, is more than welcome!

[1] In Italy the book “Burning Chrome” was  published with the title “The night we burnt Chrome”

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...