Fare a pezzi la preda [.2]

Rubrica Scarabocchi- Progetto Fauno

Lo Sparagmos, ovvero fare a pezzi il dio.

I resoconti dei miti dionisiaci si assomigliano in modo sorprendente: cambiano i nomi degli eroi ma viene descritto lo stesso evento. Abbiamo visto nella puntata precedente il dramma di Penteo ne Le Baccanti di Euripide. Fare a pezzi la preda [.1]

Pochi altri esempi: Zeus fa allevare il neonato Dioniso dal re Adamante e la moglie Ino, sorella di Semele. Era punisce la coppia facendola impazzire: essi uccidono il figlio Learco scambiandolo per un cervo.Una fine simile tocca al re Licurgo, che in preda alla follia dionisiaca abbatte il figlio scambiandolo per arbusto; verrà poi egli stesso squartato da cavalli selvatici. Sovrapponendo queste storie ne emergono alcuni elementi comuni: la follia o frenesia divina, collegata a Dioniso; l’assassinio di un figlio maschio  facendolo a pezzi (sparagmos); il pasto con le carni della vittima. «Questo schema, nella sua nuda struttura, non è un mito, ma l’immagine di un rituale che commemora eventi accaduti all’inizio dei tempi, in illo tempore» (Mircea Eliade).

L’offerta sacrale è la ripetizione del primo sacrificio, che ci viene raccontato nell’UR-Mito, dice Jan Kott, nel mito dionisiaco originario, con il quale sono collegati altri due miti “indiretti”, forse varianti del primo. Il primo di questi è (guarda caso) la storia di Atteone.

Il secondo è la morte di Orfeo, profeta di Dioniso, iniziatore del suo culto: egli è una delle figure di Dioniso e il suo alter ego, come Giovanni Battista per Cristo. Orfeo viene fatto a pezzi dalle Menadi istigate dal dio, se ne salva solo il capo e la lira. Anche lui è un capro espiatorio: il surrogato che deve assomigliare a colui che rappresenta. anche il suo sacrificio è ripetizione del primo sacrificio, in illo tempore.
Dove trovare il mito dionisiaco fondamentale?
Karl Kerényi parte dalle tauromachie cretesi: Dioniso veniva designato come “Zagreus” (termine formato dall’intensivo za- e dal verbo agreo “prendo alla caccia”, “inseguo”) che indica in greco il cacciatore che cattura animali vivi. Kerényi si appoggia poi alla tradizione orfica, attraverso la testimonianza di Firmico Materno, De errore profanarum religionum, (la stessa fonte a cui guarda Jan Kott): il figlio neonato di Zeus, Dioniso o Zagreo, viene rapito dai Titani. Per sfuggire alla cattura prende la forma animale prima di caprone poi di un leone, di un serpente, di una tigre e di un toro. Quando si tramuta in quest’ultimo, i Titani lo fanno a pezzi e ne mangiano la nuda carne. Zeus fulmina i Titani (dalla loro cenere vengono creati gli uomini), poi Atena e Rea salvano la testa di Dioniso, raccolgono le disiecta membra che, ricongiunte, risorgono.

Nelle migrazioni da Creta il mito conosce un mutamento fondamentale nel momento in cui «nell’animale catturato vivo e divorato crudo viene riconosciuto il dio stesso» (K.Kerényi).

Dioniso si identifica nella vittima, e la tragedia attica offre testimonianza di questi rituali sia documentandoli, sia rivelandosi con essi strutturalmente coincidente.  Nelle Baccanti di Euripide Penteo, il “nemico di dioniso”, non è altri che Dioniso nella sua forma di vittima: «affinchè il dio stesso potesse essere impersonato da lui, in quanto vittima sostitutiva, il rappresentante doveva morire, e ancor prima doveva voler annientare il dio».

Atteone, Penteo, Dioniso; il mito, il rito, la tragedia. Il cacciatore si identifica con la preda, affinchè nel sacrificio del capro espiatorio si ricomponga la scissione che si è prodotta nella stessa figura divina, al punto che lo sparagmos, centro del rito offerto a Dioniso, figura originariamente l’immolazione del dio stesso, il dio che si fa capro, toro, leone. Il dio che si fa uomo, capro, toro, leone.

Dioniso bambino sopra una tigre, La casa del Fauno, Pompei

Fonti:

K.Kerényi, Dioniso. Archetipo della vita indistruttibile,(1935) Milano Adelphi, 1992

Jan Kott, Divorare gli Dei, Milano SE 1990

C.Gentili, G. Garelli, iI tragico, Il mulino 2010

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