“Viterbo Hardcore – 20 anni di punk nella Tuscia” – di Andrea Capò Corsetti

Rubrica autori emergenti

viterbo hardcore

Premettendo che non ho mai recensito un cavolo in vita mia…e non potevi iniziare da una roba più facile, tipo un romanzetto, direte voi?
Giusta osservazione.
Ma io, lo sapete, se non faccio sempre le cose al contrario non sono contenta :P
Comunque, mettiamo subito in chiaro un paio di cose prima di iniziare: sì, l’autore è un mio caro amico; no, non ne parlo bene per questo motivo.
Quando m’ha regalato il libro gli ho proposto di recensirlo su Philomela997 a patto di poter scrivere solo la verità, quindi smettetela di pensare che ci siano raccomadazioni e accattatevill’!

Ora veniamo alle spiegazioni di rito per quelli un po’ tardi a cui un titolo come “Viterbo Hardcore – 20 anni di punk nella Tuscia” lascia ancora qualche perplessità sull’argomento trattato…indovinate un po’? Sì, esatto, parliamo proprio di un saggio che racconta vicissitudini e accadimenti nella scena punk del viterbese e dintorni negli ultimi 20 anni, bravi!
100 paginette per meravigliarsi, insomma…

Ho iniziato a leggere un po’ scettica, devo ammetterlo, sulla lunga tratta Trenitaja Viterbo-Roma (anche detta l’anticamera dell’inferno) e nonostante non sia un romanzo l’effetto avuto su di me è stato lo stesso di un romanzo che mi piace, avete presente? Quella rota di “ommioddio devo assolutamente sapere cosa succede dopo!”….cosa che mi ha portata a finire il tutto nel giro di poche ore.
Devo dire che attraversare 20 anni di punk si è rivelato quanto mai fico e interessante, soprattutto per chi, come me, nonostante abbia vissuto nella Tuscia a smozzichi e bocconi per quasi 3 anni, la guarda ancora con gli occhi di un’estranea (specificatamente di una romana!).
Diciamo che il pensiero è oscillato spesso tra “ma davvero in questo posto dimenticato da tutti gli dei succedevano queste cose fichissime?!” e “e mentre succedeva questa cosa fichissima io dove cazzo ero?!?” (salvo spesso dirmi da sola: “Ah, ma era il ’98….alle medie, ecco dov’ero!” =P)
Aggiungeteci qualche espisodio a proposito di alcune band storiche e che amo dal profondo del cuore tipo i Ludd e gli Oi Polloi….e insomma, il gioco è fatto!
Il tutto condito da una scrittura piacevole, molto scorrevole, forbita e impegnata di tanto in tanto (l’avreste mai detto? Eeeehhh ‘sti punkabbestia letterati! =P) ma con picchi di autoironia notevolissimi…che insomma, non guasta mai…perchè a me quelli che te scrivono il saggio e pare che so tutto loro mi stanno pure un po’ sul cavolo.
Parliamo delle foto? Ne parliamo, sì.
Il libro è corredato da UN BOTTO di foto d’epoca…che vanno dalla fine degli anni ’80 a 2-3 anni fa.
Sorvolando sulla personale ilarità suscitatami dal vedere facce conosciute più giovini di quasi 30 anni, e nostalgie di luoghi che ho vissuto, seppur in maniera molto sfuggente, nella mia primissima giovinezza…le foto sono spettacolari, e aiutano parecchio a farsi un’idea di che cos’era la scena in una cittadina di provincia negli anni ’90.
So bell*! Tutt*! (Va beh ma i punk so sempre bellissim*, non c’è storia :P) però ecco, a me hanno trasmesso un fortissimo senso di voglia di fare/presa bene permeato di magnificenze DIY…dico, i concerti nelle cantine in tufo e nelle casette sperdute nei boschi…parliamone! :) con aggiunta di locandine e flyers che mi hanno conquistato il cuore in un attimo.
Insomma, il buon Capò ci racconta una “old school” che ci piace un sacco, almeno alla sottoscritta, spolverata da una buona rosicata per essere nata 10 anni troppo tardi e aver perso gli anni d’oro del punk…dannazione! :P
Ora le cose serie, per acquistare il libro (fatelo! ADESSO!): potete farlo direttamente dal sito della casa editrice Alter-ego  per il popolarissimo prezzo di 9,90€ oppure scrivete all’autore a rarecs@libero.it

(…)Nel periodo di cui parlo, invece, Viterbo era una semplice cittadina di provincia, praticamente dimenticata da Dio e con poco (se non nulla!) da offrire, collocata lungo la Strada Cassia ai piedi del suo “storico” monte, la Palanzana, facente parte del complesso dei Monti Cimini.
Era, insomma, una sorta di “buco nero spazio-temporale” incasellato fra la SS Aurelia e l’Autostrada del Sole, attraversato dalla millenaria Strada Francigena, che collegava la provincia romana alla Maremma toscana e, quindi, al resto d’Europa (…) (pag.11)

(…)Davvero niente male per una provinciale “armata Brancaleone” composta da tatuati skin & punk, anarchici e comunisti libertari, provenienti dalle loro rispettive e abuliche e spente periferie con il chiodo fisso della rivoluzione, la fiera appartenenza di classe, il tenace attaccamento all’identità etrusca e il chiassoso “vizio” di quel rumore chiamato hardcore.(…) (pag.59)

(…)L’estate di quell’anno, poi, mi vide nei panni di roadie, dispensatore di cazzate, driver diurno e notturno – attività, quest’ultima, che per ragioni lavorative svolgo quotidianamente! – e via dicendo, ai servigi degli Ingegno, in occasione del loro gigantesco tour europeo. La prima sessione, che ebbe luogo in Slovenia, fu “splittata” con i pompatissimi e sobri straight edger spagnoli Fuerza de Lucha, con il sottoscritto a far loro da perfetto contraltare, tanto da dover essere recuperato dalla propria ciurma, dopo essersi “spiaggiato”, in seguito a una lunga e tumultuosa nottata, in un prato nei pressi di Izola, località della selvatica costra istriana incuneata fra Friuli Venezia Giulia e il restante settore di Dalmazia e Quarnaro! Tournée interminabile e provante – terminata dopo quaranta giorni (!!!) nei Paesi Baschi – che ci vedrà girare on the road il vecchio continente con con tempistiche a dir poco folli. Tanto per fare qualche esempio, capitò di passare la notte in una tenda da campo montata tra i tir lituani che si trovavano nel parcheggio di un autogrill del ring berlinese, per poi passare il giorno successivo nello Scania e, il giorno successivo, pasteggiare su un ferry-boat baltico e, la sera stessa, dormire in una haus bohemien di Nimega, pronti a reimbarcarsi, l’indomani, a Calais, per un sound check a Sheffield…!(…) (pag. 73)

P.S. ora che avete letto tutto posso confessarvi che ci avevo già lasciato il cuore alla seconda pagina, cioè alla citazione “non è mai troppo tardi per decidere di riprenderti la vita” ;)

9 pensieri su ““Viterbo Hardcore – 20 anni di punk nella Tuscia” – di Andrea Capò Corsetti

      1. Comunque, mi sono sentito anche io spesso un “non-seguente”, non interessandomi di cosa avveniva nella mia città. A certi livelli posso essere intervenuto però, boh… Chissà. Se scrivessi un libro su cosa ho fatto io, tralasciando tutto ciò che non è veramente interessante, basterebbero 20 pagine… Ma almeno sono 20!

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          1. O si si, io ho fatto mio il senso del film The Rocker – il batterista nudo. Ok, il film è carino, niente di eccezionale , ma descrive il periodo più “mio” gli anni ’80 del metal… No, non ho mangiato pipistrelli, almeno non ancora.

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