Di partenze, appartenenza e angoscia…/About departures, belonging and anguish …

I Monologhi di Sana – rubrica

Osservo a ritroso la mia vita incasinata, fatta di viaggi e intrecci improbabili di affetti e persone…
Mi sento l’angoscia nel cuore.
Sto per partire e andare a costruire il gradino successivo di questa vita che ho scelto, ma allora, perché non sono propriamente felice?
Perchè ho paura di perdere le persone che amo, di dimenticarmi di loro, e che loro si dimentichino di me.
Ma ferma no, non riesco a stare; in questo contesto asfittico e banale non riesco a trovare più il verso giusto della vita.
Mi accorgo che mi sto dimenticando come si è felici, che l’esistenza è perenemmente sospesa tra battaglie per la sopravvivenza e tentativi vani di non sentire il gusto dell’amaro.
Un po’ come in quella canzone dei Rancid che amo tanto, che se leggi il testo ti si spezza il cuore, ma il ritmo ska ti trasmette tutt’altro…e io mi sento un po’ così, che mi sveglio sempre col sorriso a mezza bocca, consapevole che condividerò la mia giornata con ‘sta angoscia, ma me la faccio prende a bene e cerco di non affondare del tutto, di andare avanti, che se ti fermi un attimo a pensare ti si spalanca il gorgo e non ne esci più.
Mi accorgo di fingere una tranquillità che in verità non provo, ‘sta vita, sotto sotto, a me fa schifo.
Questa in cui non puoi mai essere quello che vuoi, in cui non c’è mai spazio per i tuoi sogni, in cui ogni giorno è uguale all’altro, in un ciclo infinito di mattine difficili e notti deluse.
E dopo l’ennesima delusione mi chiedo se c’è ancora spazio, e tempo, per cambiare tutto?
Ma certo che c’è, c’è sempre.
Scrivo nel mio diario mentale un nuovo desiderio per me stessa, allargo la visione a una donna molto più bella di quella che già sono…e scopro nuovi sogni sopiti che non sapevo di avere.
Ripenso al punto di partenza, ormai 4 anni fa, alla ragazzina con l’anima in frantumi che ero, alla senzalegge che sono diventata…alla ragazza ancora piena di paura che approdò a Torino, che per sentirsi un po’ meno spaventata s’era scolpita un mohawk sulla testa.
E mi sembra ironico e significativo che tutta questa storia sia iniziata e si concluda con la stessa persona, che io al caso non ci credo mai…
E mi chiedo se forse non è che si appartiene alle persone e non ai luoghi…perchè io ai luoghi mi sento di non appartenere mai, ma alle persone, a quelle si.
Che alle persone a cui voglio bene io un pezzettino di me lo regalo volentieri.
Certo, resta la nostalgia per le persone perdute, che magari avremmo potuto fare un pezzo di strada assieme stando felici.
Però, tutto sommato, le scelte sono scelte, e non è che si può cambiare la testa degli altri…nè io voglio più smettere di desiderare per rientrare in uno schema soffocante e altrui.
E forse la differenza più tangibile tra quell’inizio e questa fine sta proprio lì…in quel mezzo metro di solo mio che con tanta fatica ho coltivato e costruito in questi 4 anni…che ora, anche se potessi, non baratterei né cambierei più nulla di me per tornare al prima.
Che sono me stessa molto più di quanto io sia mai stata.
E decido di disegnare questa parte di vita con la mia simbologia…che è fatta di bombe che esplodono, di musica-rumore, di versi e testi troppo esistenzialisti e politicizzati, di libertà a ogni costo.
Forse, la differenza è proprio nel non aver più paura di essere questa, nel non sentiri più sbaglita nell’esserlo e nell’averlo tanto desiderato.
Di non sentirsi più una ragazzina sperduta e abbandonata in questo grande mondo, ma una donna che che questo mondo lo attraversa.
Vedo bene l’obbiettivo…mi si chiarificano tante cose…e in questa luce di speranza l’angoscia si placa.
Penso che il resto conta poco, che l’appartanenza non è un dato fondamentale.
Che, a dispetto di tutti i consigli sensati degli altri, non posso e non voglio scegliere (ancora) di essere stanziale, perché ancora non sento il desiderio di fermarmi e appartenere.
Che ho imparato a essere un organismo autosufficiente e di questo vado molto fiera, che autosufficiente non significa “non in grado di amare”, ma che so vivere bene pure senza.
Che io sono io a prescindere dall’amare, e questo va bene.
Che voglio imparare a essere senza paura, talmente tanto da essermelo scritto sulla pelle, ma che l’unico modo per farlo è, come sempre, andare nel muso alla paura, che ‘sta vita è una battaglia continua contro gli stereotipi di ogni tipo, compresi quelli nella nostra testa.
Per cui l’unica soluzione è costruirsi una cosmogonia simbolica di ribellione…farsi sacerdoti di se stessi, senza paura, che la vera forza è ben piantata in fondo al nostro essere.
E partire.


 
I look back to my messed up life, made by travels and improbable plots of love and people …
I feel anguish in my heart.
I’m leaving and going to build the next step of this life that I chose, but why I’m not really happy?
Because I’m afraid of losing the people I love, to forget them, and that they forget me.
But stationary no, I can’t stay; in this oppressive and trivial context I can’t find anymore my way to live.
I realize that I’m forgetting as to be happy, that existence is always suspended between battles for survival and vain attempts to not feel the bitter taste.
A little like in that Rancid’s song that I love so much, that if you read the lyrics you heart breaks, but the ska rhythm conveys another thing … and I feel a little bit like this, I always wake up with this half-smile , knowing that I will share my day with anguish, but I can take it well and try to not sink completely, to move on, that if you stop for a moment to think this will open the abyss and from which you’ll come out anymore.
I realize that I pretend a tranquility that in truth I don’t feel, this life, deep down, disgusts me.
This one where you can never be what you want, where there is no space for your dreams, where every day is like another, in an endless cycle of difficult mornings and disappointed nights .
And after the umpteenth disappointment I wonder to myself if there is still space, and time, to change everything?
Of course there is, there is always.
I write in my mental-journal a new desire for myself, I broaden the vision ‘till a womanreally  more beautiful than the one I’m yet … and I discover new dreams dormant, that I didn’t know to have.
I think back to the starting point, four years ago, to the girl with the shattered-soul that I was , the lawless that I’ve become … the girl still fearful that landed in Turin, that to feel a bit less scared  carved a mohawk on her head.
It seems to me so ironic and significant, that all this has begun and will end with the same person, that I never believe in Fate …
And I wonder myself if perhaps it is that you belong to people and not to places … because I never felt to belong to places, but to people, yes.
That I gift to people who love me a little piece of me willingly.
Of course, remains the nostalgia for the lost people, that maybe we could do a littleroad’s  piece together being happy.
But, all in all, choices are choices, and I can’t change others’ mind … nor I want stop to desire to fin into a
suffocating pattern by others.
And perhaps the most tangible difference between that beginning and this end is right there … in that half square-meter only mine, that I have cultivated and built with great efforts in these four years … now, even if I could, I wouldn’t exchange or change nothing to return to past.
I am myself much more than I ever was.
And I decided to draw this part of my life with symbolism of my own … which is made by exploding bombs, noise-music, lyrics and texts too existentialists and too politicized and freedom at any cost.
Perhaps the difference is really in the fact of  don’t to be scared to be this one anymore, in to not feel myself wrong ‘cause I’m this one and in being like this and desired it so much.
To don’t feel myself anymore a little girl, lost and abandoned in this big world, but a woman who goes through this world.
I see the target … it clarifies many things … and in this light of hope anguish subsides.
I think that the rest matters really a little,  that “to belong” is not a fundamental fact.
That, in spite of all the sensible advices by others, I can’t and I won’t choose (yet) to be settled, because I don’t feel yet the desire to stop and belong.
I learned to be a self-sufficient entity and of this I am very proud, self-sufficient does not mean  “not able to love”, but that I know how to live well without.
I am me apart from love, and that’s fine.
I want to learn to be fearless, so much that I wrote it on my skin, but the only way to do this is, as always, go into fear’s mouth, that life is a endless battle against stereotypes of any kind, including those in our heads.
So the only solution is to build a symbolic cosmogony of rebellion … become priests of, ourselves without fear, that the real strength is well planted in the deep of our being.
And to leave.

ska heart“She had a very unusual, complicated, little, ska-heart” by Sana (sorry!)

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2 thoughts on “Di partenze, appartenenza e angoscia…/About departures, belonging and anguish …

  1. ‘Che voglio imparare a essere senza paura, talmente tanto da essermelo scritto sulla pelle, ma che l’unico modo per farlo è, come sempre, andare nel muso alla paura’
    Sante parole! E paga _quasi_ sempre. Sicuramente quella del vagabondo\espatriato è una vita più solitaria, nel senso che di amici nuovi se ne trovano tanti ma c’è una sensazione di solitudine in sottofondo. Però le persone che ami dvvero, e che ti amano davvero, restano. Vedrai che sarà un’esperienza incredibile, spaventosa all’inizio ma come al solito ti adatterai in un baleno. In fondo è impossibile non avere paura, il merito sta secondo me nel non lasciarsi ingabbiare dalla paura. Un bacione bella! :D

    Liked by 1 persona

    1. Fosse solo quella, la mia paura, starei già un pezzo avanti….sono tutti i cocci che mi lascio dietro, che mi preoccupano…ma risolverò pure questa, del resto, come dico sempre, 28 anni di problem solving, no? =P
      La paura è un sentimento normale, soprattutto in situazioni come queste, ma ormai mi conosco e so che mi impanicherò molto più PRIMA che DURANTE :P
      L’importante è appunto non farsi ingabbiare, che se lasci vincre la paura hai già perso tutto…per il resto vedremo cosa succederà!
      Un bacio tesssoro :D

      Liked by 1 persona

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