Il racconto dei racconti

Specifichiamo: stiamo parlando del film di Matteo Garrone, presentato al festival di Cannes e uscito nelle sale poco dopo (il cui titolo originale è Tale of Tales), non del libro di Giambattista Basile da cui è stato tratto (il cui titolo originale è Lo cunto de li cunti).

Può piacere (tanto tanto), oppure fare schifo (tanto tanto). Siamo andati a vederlo in un gruppo di sei che si è equamente spaccato a metà. A me è piaciuto. Sembra che anche la critica abbia avuto la stessa reazione; si trovano recensioni entusiastiche o infamanti, oppure qualcuno più delicato che si limita allo scetticismo. Partiamo spezzando una lancia in favore degli scontenti: il film è indubbiamente lento, un difetto reso ancora più evidente dall’uso centellinato della colonna sonora (che, per quanto poca, è bellissima). Si potrebbe anche aggiungere una certa prevedibilità delle trame e il loro mancato intreccio, ma sono fattori inevitabili in questo caso (anzi, volgono a suo favore), a causa dell’origine letteraria dell’opera. Mi sembrano un segno della preferenza alla fedeltà verso l’opera che ha ispirato il film, in controtendenza con gli ossequi all’industria dell’intrattenimento.

Il film può non piacere sia a chi si aspetta un fantasy o un fiabesco per famiglie, sia a chi si aspetta da Garrone un lavoro impegnato che, con qualche simbolismo, critichi il mondo contemporaneo. Dal mio punto di vista questo è un problema loro, non del film. L’opera è semplicemente la trasposizione cinematografica di tre racconti tratti da una raccolta di favole scritta nel 1600, con tutti gli elementi classici di quel tipo di letteratura, che io ho adorato: circolarità, scontro tra opposte polarità, crudezza e violenza (che alle nostre generazioni edulcorate dalla Disney può risultare disturbante). Inutile, inoltre, accusare Garrone di essersi prostituito alle esigenze commerciali, rivoltando una tradizione letteraria dentro un formato fantasy-horror da botteghino. Gli unici effetti speciali usati in modo davvero massiccio sono le bellezze naturali e storico-architettoniche dell’Italia, enfatizzate da un’ attenzione manieristica alla fotografia, unite all’estetica barocca dei costumi e della scenografia.

Quindi: applausi a un un buon prodotto artistico cinematografico, fedele alla sua origine letteraria, che ti invoglia a tornare a leggere le fiabe (quelle vere).the-tale-of-tales-matteo-garrone

4 pensieri su “Il racconto dei racconti

      1. L’immagine l’ho scelta con la Pira, unendo il mio amore per l’estetica col suo amore per la crudezza: il sangue non poteva far meglio il suo effetto fuori da uno sfondo bianco con una sola nota nera. C’è da dire, però, che le possibilità di scelta altrettanto forti sono moltissime, perché questo film è davvero una festa per gli occhi (anche se non proprio nel segno dell’allegria). :-P

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