Lyly / Appunti

Lyly

Delan prese il foglio tra le mani, sorrise interiormente riconoscendo la scrittura disordinata di Lyly.
Pensò che gli mancava, quella dannata irlandese fuori di testa, quella ragazzina idealista che più di ogni altro aveva saputo guardare il mondo con gli occhi della speranza.
Accarezzó il foglio ingiallito con la grande mano candida, i profondi occhi scuri, cerchiati di nero, scorsero lungo le righe: la data era di un anno prima,  della notte in cui Lyly aveva lasciato Roma alla volta di Torino,  in fuga dai propri demoni.
Pensò che forse, allora, se fosse rimasta, avrebbero ancora avuto una speranza.
Pensò che l’amava, che nonostante tutto, l’avesse sempre amata.

Delan, io devo andare via, _devo_.
Non cercarmi, lasciami andare.
Ti amo, Mo Rún, e ti amerò sempre,  perché tu mi hai ridato la vita, non una, ma cento e mille volte.
Mi hai ridato cuore e mente quando non ne avevo più.
Una parte di te sarà sempre con me, in me.
Grazie.
Tua,  Lyly.

Addio, ma con me
sarai, verrai dentro
una goccia di sangue circolerà nelle mie vene
e fuori, bacio che mi brucia il volto
o cinturone nella mia cintola.
Dolce mia, accogli
il grande amore che uscì dalla mia vita
e che in te non trovava territorio
come l’esploratore sperduto
nell’isola del pane e del miele.
Io ti trovai dopo
la tormenta,
la pioggia lavò l’aria
e nell’acqua i tuoi dolci piedi brillarono come pesci.

Adorata, vado alle mie battaglie.

Graffierò la terra per farti una grotta
e lì il tuo Capitano
t’attenderà con fiori nel letto.
Non pensar più, mia dolcezza,
al tormento
che passò tra di noi
come un fulmine di fosforo
lasciandoci forse la sua bruciatura.
Venne anche la pace, perché torno
a lottare alla mia terra,
e poichè ho il cuore completo
con la parte di sangue che mi desti
per sempre,
e poiché
reco
le mani piene del tuo essere nudo,
guardami,
guardami,
guardami per il mare, che vado raggiante,
guardami per la notte che navigo,
e mare e notte sono gli occhi tuoi.
Non sono uscito da te quado m’allontano.
Ora ti racconterò:
la mia terra sarà tua,
vado a conquistarla,
non solo per darla a te,
ma per tutti,
per tutto il mio popolo.
Un giorno il ladro uscirà dalla sua torre
E l’invasore verrà espulso.
Tutti i frutti della vita
cresceranno nelle mie mani,
prima abituati alla polvere da sparo.
E saprò accarezzare nuovi fiori,
perché tu m’insegnasti la tenerezza.
Dolce mia, adorata,
verrai con me a lottare a corpo a corpo
perché nel mio cuore vivono i tuoi baci
come bandiere rosse,
e se cado, non solo,
mi coprirà la terra
ma questo grande amore che mi recasti
e che visse circolando nel mio sangue.
Verrai con me,
in quell’ora ti attendo,
in quell’ora e in tutte le ore,
in tutte le ore ti attendo.
E quando verrà la tristezza che odio
a bussare alla tua porta,
dille che io attendo;
e quando la solitudine vorrà che cambi
l’anello in cui sta scritto il mio nome,
di’ alla solitudine che parli con me,
che io dovetti andarmene
perché sono un soldato,
e che là dove sono,
sotto la pioggia o sotto
il fuoco,
amor mio, t’attendo.
Quando diranno “ Quell’uomo
non t’ama”, ricorda
che i miei piedi son soli in quella notte, e cercano
i dolci e piccoli piedi che adoro.
Amore, quando ti diranno
che t’ho dimenticata, e anche se
sarò io a dirlo,
quando io te lo dirò,
non credermi:
chi e come potrebbe
reciderti dal mio petto,
e chi raccoglierebbe
il mio sangue
quando verso di te m’andassi dissanguando?
Ma neppure posso
dimenticare il mio popolo.
Vado a lottare in ogni strada,
dietro ogni pietra.
Anche il tuo amore m’aiuta:
è un fiore chiuso
che ogni volta mi empie del suo aroma
e che s’apre d’improvviso
dentro di me come una grande stella.

Amore mio, è notte.

L’acqua nera, il mondo
addormentato, mi circondano.
Poi verrà l’aurora,
e nel frattempo io ti scrivo
per dirti: “Ti amo”.
Per dirti: “Ti amo”, cura,
pulisci, innalza,
difendi
il nostro amore, anima mia.
Io te lo lascio come se lasciassi
un pungo di terra con semi.
Dal nostro amore nasceranno vite.
Nel nostro amore berranno acqua.
Forse arriverà un giorno
in cui un uomo
e una donna, uguali
a noi,
toccheranno questo amore, e ancora avrà forza
per bruciare le mani che lo toccheranno.
Chi fummo? Che importa?
Toccheranno questo fuoco,
e il fuoco, dolce mia, dirà il tuo semplice nome
e il mio, il nome
che tu sola sapesti, perchè tu sola
sulla terra sai
chi sono, e perché nessuno mi conobbe come una,
come una sola delle tue mani,
perché nessuno
seppe come, né quando,
il mio cuore stette ardendo;
solamente
i tuoi grandi occhi grigi lo seppero,
la tua grande bocca,
la tua pelle, i tuoi seni,
il tuo ventre, le tue viscere
e l’anima tua che risvegliai
perché restasse
a cantare fino alla fine della vita.

Amore, t’attendo.

Amore, amore, t’attendo.
Amore, amore, t’attendo.
Così questa lettera termina
senza nessuna tristezza:
sono fermi i miei piedi sulla terra,
la mia mano scrive questa lettera lungo la strada,
e in mezzo alla vita sarò
sempre
vicino all’amico, di fronte al nemico,
col tuo nome sulle labbra,
e un bacio che giammai
s’allontanò dalla tua bocca.

Lettera lungo la strada, Pablo Neruda, 1952

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