Stardust

I Monologhi di Sana – Rubrica

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With unsteady steps I enter in Wonderland, beautiful like a dream, and scary as a nightmare, and … I wander on my little feet wrapped in steel, because my little soul of crystal doesn’t get hurt.
I lie.
I lie all the time.
Inside me I have a fucking fear.
The night is courted by a serenade of notes and flames, and I do not know what to do with this child’s soul, that was expecting, maybe, something different.
While I walk alone in the night seems to me to go through all my travels of the last 4 years … when the only companion was my confusion.
It’s like a journey in stages in all my anxieties, my fears.
I find myself stronger than how much I believed,on these little feet.
So accustomed, by now, to walk alone in the dark.
Of taking care of myself by myself
After all, it is not so different from the thousand Wonderlands that I have seen before.
And while something terrifyingly begins to crumble, I think that I don’t care, after all, I don’t care.
While the hope wrecks against the rocks of misunderstanding, something that does not click, the pieces do not go to the right place and I do not know what to do, I even stop to ask it to myself, and I give up to the idea that doesn’t matter … in my nape plays an old song by CCCP, mother and companion of my lonely days.
Suddenly I smile,melting my coils in the night wind, it’s just for me this sick pleasure, is only mine, the certainty of my feet on the ground.
I don’t need to beg, not anymore, never again.
And slowly, I abandon pieces of this new feeling along the dusty paths that are going to lose themselves in the woods, I’m a creature of one thousand and one years old, and I feel that my eyes have already seen all this, and I do not need any guide.
While I drag myself to the side of my grieved homeboy, I think I’m loosing something.
Then, two blinding flashes of light, full of intense blue.
In the blazes of darkness a alienating spiral unravels, and I, I only would like to be elsewhere.
I run away, on my little feet, I run away from my fear.
I think that if I walk enough, towards the bottom of the forest, in the blackest black, my fear will not find me, will not be able to see me.
I stop for ten minutes wondering if, maybe, would be better simply to don’t come back, don’t come back at all, simply, run away.
No.
This is not me.
I walk back on my steps, with a heavy heart tied between anguish, hope and resignation.
Those flashes blue, shining like diamonds in the night, are planted on me and I feel my soul analyzed from top to bottom.
I pull out my best smile, and I’m not lying, a chilling calm dominates me: I’m ready to lose, to lose everything.
I look myself from outside while I rattle off  digressions of which I thought I couldn’t be able.
Heck, it’s really me, that one?
That creature absolutely calm, master of herself and fascinating?
Yes, I really am.
We walk side by side in the night, and I feel the west wind blow away my panic at every step, and take it to the bank of the river, for drowning it.
The scenery is nothing more than a box of matches, but something sounds familiar to my skin … the two small dusty rooms.
MY two small dusty rooms.
My voice glides lightly on the moldy air, like a long musical scale by a violin.
Memories too close, too painful, too frightening leap to my mind … and I lead the stage, watching the shadows by my sides devouring my soul with their eyes.
And I hand it to them, happy, quiet, safe.
I think it is different, I’m different, the entire world is different, the universe is different.
“A minute of silence, the eye will glow,
a minute please, to remove the pain,
a minute to think about death and laugh… ”
The darkness unfolds in a dawn wonderfully full of gold.
And I smile, leaping myself in curious questions that awaken the little child in me.
Although this is different.
Different from the silence in which I shut myself at the time of the two small rooms.
And the ease with which my curiosity is satisfied leads me to not be afraid anymore to ask.
A melodic, fantastic journey unravels in front of our eyes effortlessly, glides easy and rewarding in its own existence.
Then, suddenly, something thrusts open itself.
It was there, it was always there, at the edge of an unexpressed explosion.
And I think that this strange thing has stood the most difficult challenge.
I think it, while I keep at bay an infamous outburst of terror from my past.
And I think that no, I will not let it destroy nothing anymore.
Everything is confused, but something, after all, within me, came to the surface.
There is only silence, now, in my head, while we walk in the sun.
For an infinite half an hour, there’s only morning, and a silky feeling of happiness,
soft as silk, and equally resistant.
The universe gave me something new, difficult, interesting, frightening with which deal to
a glimmer of the past that I have the power to destroy for ever.
For a second, just one, seems to me to see that awful face behind me … he, the monster, is gazing me from the edge of the woods.
He looks at me with his mischievous smile, full of all my suffering.
I almost cold sweat.
– Hey you, what is it?- the crystalline voice brings me back to the present
I turn myself, smile (can go to hell, he and the past!)
– Nothing … only shadows … – I say, while we start to walk again to the horizon.


A passo incerto entro nel paese delle Meraviglie, bello come un sogno, e spaventoso come un incubo…mi aggiro sui miei piccoli piedi fasciati in acciaio, perché la mia animetta di cristallo non si ferisca.
Mento.
Mento tutto il tempo.
Dentro di me ho una paura fottuta.
La notte è corteggiata da una serenata di note e fiamme, e io non so che farmene, di quest’ anima bambina, che si aspettava, forse, qualcosa di diverso.
Mentre cammino sola nella notte mi sembra di ripercorrere tutti i miei viaggi degli ultimi 4 anni…quando l’unica compagna era la mia confusione.
È come un viaggio a tappe dentro tutte le mie angosce, le mie paure.
Mi scopro più salda di quel che pensassi, su questi piccoli piedi.
Così abituata, ormai, a camminare sola nell’oscurità.
A prendermi cura di me stessa.
In fondo, non è tanto diverso dai mille paesi delle meraviglie visti prima.
E mentre qualcosa inizia spaventosamene a sgretolarsi, io penso che non mi importa, in fondo, non me ne importa.
Mentre la speranza naufraga contro scogli di incomprensione, qualcosa che non scatta, i pezzi non vanno al posto giusto e io non so che fare, smetto anche di chiedermelo, e mi arrendo all’idea che non importa…nella mia nuca suona una vecchia canzone dei CCCP, madre e compagna dei miei giorni solitari.
Di colpo sorrido, sciogliendo le mie spire nel vento della notte, è solo per me questo piacere malsano, è solo mia, la certezza dei miei piedi sul terreno.
Non ho bisogno di supplicare, non più, mai più.
E abbandono lentamente bocconi di questo nuovo sentimento lungo i sentieri polverosi che si perdono nel bosco, sono una creatura vecchia di mille e uno anni, e sento che i miei occhi hanno già visto tutto questo, e non necessito di alcuna guida.
Mentre mi trascino al fianco del mio dispiaciuto compare penso che sto perdendo qualcosa.
Poi, due lampi di luce acciecante, colmi di un azzurro intenso.
Nei bagliori di tenebra si dipana una spirale straniante, e io, vorrei solo essere altrove.
Fuggo lontano, sui miei piccoli piedi, fuggo lontano dalla paura.
Penso che se camminerò abbastanza, verso il fondo del bosco, nel nero più nero, la mia paura non potrà vedermi, non riuscirà a trovarmi.
Mi fermo dieci minuti a chiedermi se non sia meglio semplicemente non tornare, non tornare affatto indietro, semplicemente, fuggire.
No.
Questa non sono io.
Torno sui miei passi, col cuore stretto tra angoscia, speranza e rassegnazione.
Quei lampi azzurri, che brillano nella notte come diamanti, mi si piantano addosso e io mi sento rivoltare l’anima da cima a fondo.
Sfodero il mio sorriso migliore, e non sto mentendo, una calma agghiacciante mi domina: sono pronta a perdere, perdere tutto.
Mi osservo dall’esterno mentre snocciolo digressioni di cui non mi credevo capace.
Diamine, sono davvero io, quella?
Quella creatura assolutamente calma, padrona di se stessa e affascinante?
Si, sono davvero io.
Ci incamminiamo fianco a fianco nella notte, e io sento il vento dell’ovest soffiare via il mio panico a ogni passo, e portarselo verso la riva del fiume, per annegarlo.
Lo scenario non è nulla più di una scatola di fiammiferi, ma qualcosa risuona familiare alla mia pelle…le due stanzette polverose.
Le MIE due stanzette polverose.
La mia voce scivola leggera sull’aria stantia, come una lunga scala di violino.
Mi balzano alla memoria ricordi troppo vicini, troppo dolorosi, troppo spaventosi…mentre tengo banco, osservando le ombre ai miei fianchi, che mi divorano l’anima con gli occhi.
E io le lascio fare, contenta, tranquilla, sicura.
Penso che è diverso, io sono diversa, il mondo intero è diverso,  l’universo è diverso.
“Un minuto di silenzio, l’occhio si illuminerà,
un minuto per favore, per rimuovere il male,
un minuto per pensare alla morte e ridere…”
L’oscurità si dipana in un’alba meravigliosamente piena d’oro.
E io sorrido, lanciandomi in domande curiose che risvegliano la bambina dentro di me.
Anche questo è diverso.
Diverso dal mutismo in cui mi chiudevo all’epoca delle due stanzette.
E la facilità con cui la mia curiosità viene soddisfatta non mi fa aver più paura di chiedere.
Un melodico, fantastico viaggio si schiude ai nostri occhi senza sforzi, scivola facile e appagante nel suo esistere.
Poi, di colpo, qualcosa si spalanca.
Era lì, era sempre stato lì, sul ciglio di un’esplosione inespressa.
E penso che questa strana cosa ha superato la prova più difficile.
Lo penso, mentre tengo a bada un rigugito di terrore infame del mio passato.
E penso che no, che non gli lascerò più distruggere niente.
Tutto si confonde, ma qualcosa, in fondo, dentro di me, è venuto a galla.
C’è solo silenzio, ora, nella mia testa, mentre camminiamo nel sole.
Per un’infinita mezz’ora, c’è solo mattino, e una sensazione serica di felicità,
morbida come seta, e altrettanto resistente.
L’universo mi ha regalato qualcosa di nuovo, di difficile, di interessante, di spaventoso con cui venire a patti,
uno spiraglio di passato che io ho la facoltà di distruggere per sempre.
Per un secondo, uno solo, mi sembra di vedere quel terribile viso alle mie spalle…lui, il mostro, mi sta scrutando dal limitare del bosco.
Mi guarda con quel suo sorriso maligno, carico di tutte le mie sofferenze.
Quasi quasi sudo freddo.
– Ehi, che succede? – la voce cristallina mi riporta al presente
mi volto, sorrido (che andasse al diavolo, lui e il passato!)
– Niente…solo ombre… – rispondo, mentre ci incamminiamo di nuovo verso l’orizzonte.

Image: Mine to give away – HEA by  Vongue

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