Di paura, guardie e altre robe brutte…

I Monologhi di Sana – Rubrica

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“(…)a chi non conosce i chilometri, le facce sfatte, gli alberghi sporchi, i sogni mancati, i treni persi, le ore vuote
a chi non sceglie mai, a chi non rischia mai, a chi non sbaglia mai, a chi non brucia mai, a chi non muore mai
a chi non si perde mai
a chi non ha mai davvero paura
a chi è come sarei diventato io se per un po’ di paura in meno avessi scelto di non rischiare mai
fanculo a chi non si lascia cadere(…)”

(C’eravamo tanto sbagliati – Lo Stato Sociale)

“(…)e se hai tutta questa voglia di scappare e neanche un posto come dici tu
dammi un bacio che fuori è la rivoluzione che non passerà in tv(…)”

(La rivoluzione non passerà in tv – Lo Stato Sociale)

Sarà che è stata na giornata demmerda, sarà che avecce a che fa co le guardie a me non mi mette popo di buon umore, sarà che….sarà….
ma oggi c’ho le palle piene dell’umanità.
Sarà che il simpatico stato olandese c’ha appena inculato 800 euri, e noi non è che nuotiamo nell’oro.
Sarà che sto stanca, sarà che alla fine a ingoiare tutto prima o poi esplodi.
Ma….
Ma…
Ma….anche vaffanculo.
A tutt*.
Agli ipocriti che quando ti vedono ti sorridono, te chiedono l’amicizia su facebook, e come te giri tentano di distruggerti quel poco di felicità, perché rosicano.
A quei bastardi che te sottopagano, a quelle merde di guardie che te se bevono perché c’hai 18 anni e nessun posto dove vivere, allo stato che ti chiama diverso, matto, deviato, junkie.
Ai cojoni che fanno figli e non dovrebbero, e poi non sanno gestirsi le emozioni, la diversità, e allora panico e torte di psicofarmaci.
Ai finti alternativi, ai ragazzini che si credono profondi e invece dovrebbero solo smetterla di drogarsi.
A chi non ha mai passato la notte da solo, al buio, in uno squat in culo ai lupi, col freddo nelle ossa, piangendo perché c’hai paura e non sai che cazzo ne sarà della tua vita.
A chi ti dice come devi essere, per riuscire davvero a essere donna.
A chi si inaridisce e pensa di essere il centro del mondo.
A chi scende a troppi compromessi e passa dall’altra parte della barricata.
A tutti voi, grigi signori della classe media, che ci guardate con aria di superiorità, a bordo dei vostri intercity ingrassati dai pendolari.
Vaffanculo a quella città di merda in cui sono stata oggi, grigia e decadente, con l’aria che puzza di pesce e nessuna insegna.
E mi dispiace tanto, davvero, per voi.
Ma con le mani aggrappate le une alle altre, niente ci ferma.
Niente ci può uccidere più.
Quando hai passato la vita a dovercela fare da solo, a calci in culo, pure quando non ne potevi più, e avevi paura, e avevi fame, freddo, sonno, ed era tutto incerto, niente ti fa più paura.
E a voi, che mi giudicate dai vostri 4 gradini fatti di steccati bianchi, vestiti di media qualità, acessori troppo costosi e elettrodomestici inutili, dico che non sapete niente.
NIENTE.
Davvero, non sapete un cazzo.
Se pensate che l’importanza e la forza stiano lì, in quel quadratino di plastica col chip, se pensate che la vostra vita sia tutta lì, non avete visto niente, non avete vissuto niente, e soprattutto, non avete provato niente.
Interno notte, stesi sul letto, abbracciati si fissano:

– Grazie per essere venuta, è stato davvero importante per me –
– Prego, ricordati che ogni volta che avrai bisogno io sarò lì…è così che funzionano le famiglie, e noi siamo una famiglia, ora –
– E vale anche per te…quando avrai bisogno io sarò lì –
– Davvero abbiamo quasi finito i soldi? –
– Eggià….hai paura? –
Scuote la testa.
– Quante volte sei sopravvisuto senza soldi? –
– Eh, un bel po’… –
– E io pure, per il resto c’è sempre una soluzione…ne siamo usciti da soli mille volte, ne usciremo pure questa, e ne usciremo insieme –

E penso che in questo momento il mondo può andare a fuoco, che i treni possono deragliare col loro carico di piccolo-medio borghesi, che le guardie possono andare a farsi fottere, che non ho più paura di niente, che non mi importa, del resto davvero non mi importa, che la felicità è chiusa tutta qua, in 35 mq in un quartiere popolare.
E per voi, che non sapete, che non capite, che non vivete….davvero, provo una gran pena.

Image: Frania i kotki by Fukari

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