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Erotismo e Spiritualità – Parte prima: Dissolvere

Edizioni L’Età dell’Acquario; pp. 151; €14.50; Su Amazon

Erotismo e Spiritualità, Introduzione alla liberazione attraverso il piacere

di Claudio Marucchi

Ho ordinato questo libro presa da un raptus e come me lo sono ritrovato tra le mani ho iniziato a leggerlo furiosamente. Devo dire che conosco l’autore, so perfettamente quanto sia profonda e vasta la sua conoscenza degli argomenti trattati, e ritengo che queste pagine siano una miniera d’oro.

Dunque provo a condividerne qualche passaggio che mi ha particolarmente colpito, e qualche riflessione che ho prodotto leggendolo, ma certamente è un testo che va letto nella sua interezza e che a mio avviso gioverebbe moltissimo a chiunque provi interesse ad amare.

A detta dell’autore nell’introduzione, si tratta di un libro che vuole illustrare ‘i presupposti che rendono possibile il ricorso all’erotismo come strumento per l’evoluzione e la crescita interiore’.

Prima di cimentarsi nella lettura vera e propria è necessario fare alcune premesse:

Per SPIRITO qui s’intenderà l’invisibile potere che si nasconde dietro il sorgere dei desideri e delle volontà, […] che guida e orienta il soggetto su sentieri che non vengono scelti razionalmente. […] Lo spirito è matrice e motrice della soggettività, esige di emergere e affermarsi come sovrano della psiche, per realizzarsi. […] E’ il principio di differenziazione che rende ogni individuo ciò che è, […] include l’insieme delle possibilità realizzabili dal soggetto. Chiamiamo dunque spiritualità la messa in moto e in atto di questo potere, il suo agire come processo di auto-realizzazione. […] L’amore lo sospinge continuamente innanzi, la volontà lo realizza. Lo spirito sa abbracciare il progresso e il divenire, di cui l’amore universale (agàpe) è il motore. L’eros è il carburante di questo motore. […] Lo spirito in questo modo non è in conflitto con la carne e la materia – che ne rappresentano la solidificazione, l’espressione corporea.

DIO è un nome per designare ciò che sta oltre le frontiere del pensabile […] Il termine “Dio” fornisce l’opportunità di instaurare un rapporto personale con il trascendente.

Introduzione: Voltando le spalle all’ovvietà

Ci si deve opporre al falso bisogno di doversi sentire e rendere uguali, che cela l’incapacità a distinguersi e ad assumersi la responsabilità della propria unicità […] La diversità tesse un inno allo splendore e alla meraviglia, aprendo il cammino alla tolleranza […] Ecco la nuova frontiera dell’unità: l’unicità. E’ la diversità a promuovere l’amore […] Ci vuole il coraggio di abbandonare ciò che è noto e abbracciare l’ignoto, tentare nuove strade, smettere di seguire i sentieri battuti dai padri e aprire nuove vie.

C’è un passaggio particolare nell’introduzione che ha colto la mia attenzione:

Paradossi dell’era della comunicazione: all’aumentare dei mezzi di comunicazione si riducono drasticamente i contenuti da comunicare.

Avevo a mia volta indagato questo concetto relativamente alla comunicazione del concetto di morte, giungendo alla conclusione che, salvo poche eccezioni, non solo la morte ma in generale il valore non viene più comunicato. In questo modo la società delle comunicazioni si riduce a un si dice, si fa di stampo heideggeriano sottoponendosi al rischio di un’esistenza inautentica.

Da strumento a prodotto, il percorso della sessualità è la storia di un soggetto sacro convertito in oggetto preconfezionato, scontato, relegato in ambienti squallidi e sporchi.

*

Cercare di restituire dignità all’erotismo, vivificarlo con quella forza che lo ha reso espressione originaria, che lo ha reso comunione, relazione, disponibilità e apertura – fino a sconfinare nel sacro – è qualcosa che dobbiamo a noi stessi.

*

Prima parte – Dissolvere

Qualche citazione memorabile

E’ possibile porre l’erotismo al servizio della propria evoluzione spirituale?

L’amore più elevato sconfina nel sacro, e il sacro si realizza nell’estasi d’amore.

Sognare da svegli è l’origine delle vera lucidità, l’interazione attiva tra conscio e inconscio.

Serve un’attitudine visionaria.

Il vero amore esige un grado di follia che lo avvicina all’esperienza mistica o magica.

Non è un caso che in alcuni contesti antichi, gli amanti si chiamino fratello e sorella.

Ciò che il moralismo ha strappato, la pratica può ricostruire. La pratica è retta dalla dimestichezza con i simboli. […] Quando il simbolo tende la mano all’inconscio, la profondità del sacro risponde.

Questo tipo di amore è, a sua volta, un simbolo della ricerca di unità tra sé e trascendente.

I sensi veicolano un amore suscettibile di creare attaccamento; il senso interno o sesto senso, legato al terzo occhio, veicola invece un amore che crea libertà, mediante immaginazione. E’ il motivo per cui l’ideale poetico del romantico rasenta il linguaggio mistico e religioso, in cui il sentimento trabocca dal cuore, incontenibile, e si veste di parole cariche di sacralità. In questo senso l’amore è un mezzo che ha il proprio fine in un continuo superamento di sé. Il sacro indossa l’eros per muovere lo spirito verso la trascendenza.

Ecco, quest’ultimo passaggio mi ha subito riportato alla mente una battuta di Six Feet Under, una serie tv che mi ha tanto ossessionato da scriverci sopra una tesi di laurea: “Maybe the soulmate is the person who forces your soul to grow the most.” [Forse l’anima gemella è quella persona che costringe la tua anima a crescere di più]

Sul paragrafo L’Amore come Libertà ho un’obiezione (sarà che sono sempre quella moderata…) Sostiene l’autore:

Il più sano principio per approcciarsi a una dimensione tantrica è la libertà, nella sua accezione più intima e consapevole. Una libertà che non abbia più bisogno di essere “contro” qualcosa, che non sia in conflitto con ciò da cui pretende di liberarsi. Non aggressiva, ma unificante. […]Questa forma di libertà è particolarmente difficile da realizzare, perché non consiste in uno stato delle cose, ma in uno stato di coscienza. […] L’amore di cui stiamo parlando, al servizio dell’autorealizzazione, non può e non deve mai mettere in imbarazzo la libertà. Rinunciando alla libertà, l’amore perde se stesso. L’amore è una forza, non una debolezza, non può quindi concedere nulla alla dipendenza, alla paura, al possesso. […] Cedere la proprietà del proprio corpo o pretendere quella del corpo altrui implica rinnegare la natura dell’amore. […] Si deve sostituire la mutua dipendenza con una temporanea compenetrazione. […] La paura, il senso di colpa, il senso del tradimento: sono limiti alla libertà. I limiti imposti alla libertà sono imposti anche all’amore, ma per sua natura l’amore non conosce limiti.

In larga parte mi trovo d’accordo, e questa posizione si chiarisce meglio in seguito esprimendosi efficacemente nella formula: Finché amore non ci separi (che io semplicemente adoro). Ciononostante, ecco la mia obiezione: esistono infinite varianti di libertà, che possono essere contrattate o meno, di cui la libertà assoluta è una possibilità su un milione. Dunque, esistendo diverse forme di libertà, che possono variare da individuo a individuo e anche ovviamente modificarsi nel tempo, per non violare la libertà altrui è necessario trovare un altro individuo, o più individui, con una forma di libertà compatibile con la propria, ma in nessun caso questi individui saranno tutti. Quindi la mia opinione è che alcune, anzi immagino la maggior parte, delle interpretazioni dell’amore conoscono dei limiti, e sono proprio i limiti imposti dalla sfumatura di libertà che si è scelta. Allora a mio avviso, in un senso molto comune e non tantrico, evidentemente, il focus è sulla consapevolezza di dover scegliere a quale sfumatura di libertà aderire, e mai darla per scontata.

Seguono i Fondamenti dell’erotismo spirituale, di cui riporto due sole citazioni:

Dedicarsi al piacere del partner trattandolo come se fosse l’incarnazione di un Dio o di una Dea.

– Consacrarsi interamente alla propria evoluzione. Non rifiutare nulla. Abbracciare le esperienze con gioia, coltivando l’estasi per la vita e cercando di trasformare ogni cosa in uno strumento di pratica spirituale.

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