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Marcuse, L’uomo a una dimensione – La società a una dimensione 1. Le nuove forme di controllo

Philo – Sophia

Robert Marcuse, L’uomo a una dimensione, Giulio Einaudi editore, Torino, 1999

[Robert Marcuse, One-Dimensional Man, Beacon Press, Boston, 1964]

La società a una dimensione  

1. Le nuove forme di controllo

Una confortevole, levigata, ragionevole, democratica non-libertà prevale nella civiltà industriale avanzata, segno di progresso tecnico. [p. 15]

[…] una società che pare sempre meglio capace di soddisfare i bisogni degli individui grazie al modo in cui è organizzata. Una simile società può richiedere a buon diritto che i suoi principi e le sue istituzioni siano accettati come sono, e ridurre l’opposizione al compito di discutere e promuovere condotte alternative entro lo status quo. [p. 16]

In virtù del modo in cui ha organizzato la propria base tecnologica, la società industriale contemporanea tende ad essere totalitaria. Il termine totalitario, infatti, non si applica soltanto ad una organizzazione politica terroristica della società, ma anche ad una organizzazione economico-tecnica, non terroristica, che opera mediante la manipolazione dei bisogni da parte di interessi costituiti. Essa preclude per tal via l’emergere di una opposizione efficace contro l’insieme del sistema. Non soltanto una forma specifica di governo o dominio partitico producono il totalitarismo, ma pure un sistema specifico di produzione e di distribuzione, sistema che può essere benissimo compatibile con un ‘pluralismo’ di partiti, di giornali, di ‘poteri controbilanciantisi’, ecc. [p. 17]

La civiltà industriale contemporanea mostra di aver raggiunto lo stadio in cui ‘la libera società’ non può più essere definita adeguatamente nei termini tradizionali delle libertà economiche, politiche ed intellettuali; non perché queste libertà siano divenute insignificanti, ma perché hanno un significato troppo ricco per confinarlo entro le forme tradizionali. Occorrono nuovi modi di realizzazione, tali da corrispondere alle nuove capacità della società. Codesti nuovi modi possono venire indicati solo in termini negativi poiché equivarrebbero alla negazione dei modi che oggi prevalgono. In tal senso, libertà economica significherebbe libertà dalla economia, libertà dal controllo di forze e relazioni economiche […] Del pari la libertà intellettuale equivarrebbe alla restaurazione del pensiero individuale, ora assorbito dalla comunicazione e dall’indottrinamento di massa […] [p. 18]

I bisogni ‘falsi’ sono quelli che vengono sovrimposti all’individuo da parte di interessi sociali particolari cui preme la sua repressione […] Il risultato è pertanto un’euforia nel mezzo dell’infelicità. La maggior parte dei bisogni che oggi prevalgono, il bisogno di rilassarsi, di divertirsi, di comportarsi e di consumare in accordo con gli annunci pubblicitari, di amare e odiare ciò che altri amano e odiano, appartengono a questa categoria di falsi bisogni. [p. 19]

[…] in che modo delle persone che sono state l’oggetto di un dominio efficace e produttivo possono creare da sé le condizioni della libertà?

Quanto più l’amministrazione repressiva della società diventa razionale, produttiva, tecnica, tanto più inimmaginabili sono i mezzi edi modi mediante i quali gli individui amministrati potrebbero spezzare la loro servitù e conseguire la propria liberazione. [pp. 20-21]

Qui i controlli sociali esigono che si sviluppi il bisogno ossessivo di produrre e consumare lo spreco; il bisogno di lavorare sino all’istupidimento, quando ciò non è più una necessità reale; il bisogno di modi di rilassarsi che alleviano e prolungano tale istupidimento; il bisogno di mantenere libertà ingannevoli come la libertà di concorrenza a prezzi amministrati, una stampa libera che si censura da sola, la scelta libera tra marche e aggeggi vari. [p. 21]

Il rifiuto intellettuale ed emotivo di ‘allinearsi’ sembra essere un segno di nevrosi e di impotenza. [p. 23]

L’idea di una ‘libertà interiore’ appare qui nella sua realtà: essa designa lo spazio privato in cui l’uomo può diventare e rimanere ‘se stesso’.

Oggi questo spazio privato è stato invaso e sminuzzato dalla realtà tecnologica. […] Il risultato non è l’adattamento ma la mimesi: un’identificazione immediata dell’individuo con la sua società […]

In questo processo la dimensione ‘interiore’ della mente, in cui l’opposizione allo status quo può prendere radice, viene dissolta. La perdita di questa dimensione […] è il correlato ideologico dello stesso processo materiale per mezzo del quale la società industriale avanzata riduce al silenzio e concilia con sé l’opposizione. [pp. 24-25]

E’ un buon modo di vivere – assai migliore di un tempo – e come tale milita contro un mutamento qualitativo. Per tal via emergono forme di pensiero e di comportamento a una dimensione in cui idee, aspirazioni e obbiettivi che trascendono come contenuto l’universo costituito del discorso e dell’azione vengono o respinti, o ridotti ai termini di detto universo. [p. 26]

L’avvento di tale realtà a una dimensione non significa peraltro che il materialismo regni, e che le attività spirituali, metafisiche e bohémiennes stiano svanendo. […] Ma tali forme di protesta e di trascendenza non contraddicono più lo status quo e non hanno più carattere negativo. Esse sono piuttosto la parte cerimoniale del comportamentismo pratico, la sua negazione innocua, e sono prontamente assimilate dallo status quo come parte della sua dieta igienica. [pp. 27-28]

Al di sotto della sua ovvia dinamica di superficie, questa società è un sistema di vita continuamente statico, che si tiene in moto da solo con la sua produttività oppressiva e la sua benefica coordinazione. Il contenimento del progresso tecnico dà la mano allo sviluppo di questo nella direzione stabilita. […] Le aree più avanzata della società industriale mostrano da cima a fondo questi due tratti: una tendenza alla piena realizzazione della razionalità tecnologica, e sforzi intensivi per contenere tale tendenza entro le istituzioni stabilite. Ecco la contraddizione interna di questa civiltà, l’elemento irrazionale nella sua razionalità. [p. 31]

La più alta produttività del lavoro può venir usata per perpetuare il lavoro e la fatica, e l’industrializzazione più efficiente può servire a limitare ed a manipolare i bisogni.

Quando si raggiunge questo punto, la dominazione – sotto specie di opulenza e di libertà – si estende a tutte le sfere dell’esistenza privata e pubblica, integra ogni opposizione genuina, assorbe in sé ogni alternativa. La razionalità tecnologica rivela il suo carattere politico allorché diventa il gran veicolo d’una dominazione più efficace, creando un universo veramente totalitario in cui società e natura, mente e corpo sono tenuti in uno stato di mobilitazione permanente per la difesa di questo stesso universo. [p. 32]

3 pensieri su “Marcuse, L’uomo a una dimensione – La società a una dimensione 1. Le nuove forme di controllo

  1. Libro relativamente recente, ma comunque di 50 anni e passa fa, che sembra scritto venti minuti fa. Tra l’altro il concetto generale è applicabile anche a micro contesti come ambienti di lavoro e piccoli gruppi socio-politici. M’hai dato un’ennesima idea di lettura.. Spero mi basti il tempo. ;)

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