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Marcuse, L’uomo a una dimensione – La società a una dimensione 2. La chiusura dell’universo politico

Philo – Sophia

Robert Marcuse, L’uomo a una dimensione, Giulio Einaudi editore, Torino, 1999

[Robert Marcuse, One-Dimensional Man, Beacon Press, Boston, 1964]

La società a una dimensione  

2. La chiusura dell’universo politico

La negazione, insomma, esiste prima del mutamento, e la nozione che le forze storiche liberatrici si sviluppano entro la società costituita è una pietra angolare della teoria marxiana.

Ora è precisamente questa nuova coscienza, questo ‘spazio interno’ – il solo in cui possa attuarsi la pratica storica trascendente – ad essere escluso da una società in cui i soggetti come gli oggetti costituiscono strumenti in un tutto che ha la sua raison d’etre nei successi della sua strapotente produttività. La sua promessa suprema è una vita sempre più confortevole per un numero sempre più grande di persone, le quali, in senso stretto, non sanno immaginare un universo di discorso e d’azione qualitativamente differente, poiché la capacità di contenere e manipolare l’immaginazione e lo sforzo sovversivi è parte integrante della società data. [pp. 37-38]

La stessa organizzazione tecnologica che tende a produrre una comunità di macchine al lavoro genera pure una più vasta interdipendenza che finisce per integrare il lavoratore nella fabbrica. Si nota, da parte dei lavoratori, il ‘vivo desiderio’ di ‘partecipare alla soluzione di problemi produttivi’, un ‘desiderio di impegnarsi attivamente per applicare il proprio cervello a problemi tecnici e produttivi, che è precisamente ciò che la tecnologia richiede [Charles & Walker, pp. 213 seg. Automobile workers and the american dream, Doubleday, Garden city, 1955, passim]’. [p. 44]

Il nuovo mondo tecnologico del lavoro porta in tal modo a indebolire la posizione negativa della classe lavoratrice: questa non appare più come la contraddizione vivente della società costituita. […] I padroni e i proprietari capitalisti vanno perdendo la loro identità come agenti responsabili, per assumere la funzione di burocrati nella macchina delle corporations. [p. 45]

Gli schiavi della civiltà industriale sviluppata sono schiavi sublimati, ma sono pur sempre schiavi, poiché la schiavitù è determinata ‘non dall’obbedienza, né dall’asprezza della fatica, bensì dallo stato di strumento e dalla riduzione dell’uomo allo steto di cosa [Francois Perroux, La Coexistence pacifique, Press Universitaires de France, Paris, 1958. Trad. it. La coscienza pacifica, Einaudi, Torino, 1961]’. [p. 46]

Un circolo vizioso sembra davvero l’immagine più adeguata per una società che si va espandendo e perpetuando nella direzione che essa stessa ha prestabilito, spinta da crescenti bisogni che genera e che al tempo stesso mira a contenere. [p. 47]

[…] non v’è alcuna ragione di insistere sulla autodeterminazione quando la vita amministrata è così confortevole, è anzi la ‘buona’ vita. È questo il terreno razionale e materiale su cui si fonda l’unificazione degli opposti, il comportamento politico unidimensionale. Su questo terreno le forze politiche trascendenti che esistono entro la società sono bloccate, ed un mutamento qualitativo appare possibile soltanto come mutamento proveniente dall’esterno. [p. 63]

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