76df073e64c0c37fe1727d4659edd493_big

Marcuse, L’uomo a una dimensione – La società a una dimensione 4. La chiusura dell’universo di discorso

Philo – Sophia

Robert Marcuse, L’uomo a una dimensione, Giulio Einaudi editore, Torino, 1999

[Robert Marcuse, One-Dimensional Man, Beacon Press, Boston, 1964]

La società a una dimensione  

4. La chiusura dell’universo di discorso

La Coscienza Felice, la credenza che il reale è razionale e che il sistema mantiene le promesse – riflette il nuovo conformismo che è un lato della razionalità tecnologica tradotta in comportamento sociale. [p. 96]

La tortura è stata nuovamente introdotta come procedura normale, ma in una guerra coloniale che si svolge ai margini del mondo civile; e laggiù viene praticata con la coscienza tranquilla, perché la guerra è la guerra. Questa guerra, inoltre, si svolge ai margini, devasta solamente i paesi ‘sottosviluppati’. Altrimenti regna dovunque la pace. [p. 96]

Il linguaggio dell’amministrazione totale

Nei modi di parlare che oggi prevalgono si delinea il contrasto tra i modi di pensiero bidimensionali, dialettici, ed il comportamento tecnologico, ovvero gli ‘abiti di pensiero’ sociali.

Nell’espressione di questi abiti di pensiero la tensione tra apparenza e realtà, fatto e fattore, sostanza e attributo tende a scomparire. Gli elementi di autonomia, di scoperta, di dimostrazione e critica recedono dinanzi alla designazione, all’asserzione, all’imitazione. Elementi magici, autoritari e rituali permeano la parlata ed il linguaggio. [p. 97]

E’ il ragionamento tecnologico, che tende ‘ad identificare le cose con la loro funzione [Stanley Gerr, Language and science, in ‘Philosophy of Science’, 1942]’. [p. 98]

La parola diventa cliché e , come cliché, governa la parlata o la scrittura; la comunicazione preclude per tal via uno sviluppo genuino del significato. [p. 99]

I nomi di cose non indicano soltanto ‘il loro modo di operare’, ma anzi il loro (presente) modo di operare definisce e ‘chiude’ il significato della cosa, escludendo altri modi di operare. [p. 99]

Cos’ il fatto che il modo prevalente di essere liberi è la servitù, e che il modo prevalente di essere uguali è una disuguaglianza imposta dall’alto, non può trovare espressione a causa della rigida definizione di tali concetti nei termini di poteri che plasmano il relativo universo di discorso. Il risultato è il familiare linguaggio orwelliano (‘la pace è guerra’ e ‘la guerra è pace’, ecc.), che non è certo un tratto esclusivo del totalitarismo terroristico. [p. 100]

Al di fuori della sfera relativamente innocua della promozione commerciale, le conseguenze sono piuttosto serie, perché un linguaggio del genere è insieme ‘intimidazione e glorificazione [Roland Barthes]’. Le proposizioni prendono forma di comandi suggestivi – sono evocative piuttosto che dimostrative. Il predicato diventa una prescrizione; l’insieme della comunicazione ha un carattere ipnotico. [p. 103]

Codesto linguaggio, che impone senza tregua delle immagini, milita contro lo sviluppo e l’espressione di concetti. Immediato e diretto com’è, esso è d’intralcio al pensiero concettuale, ed in tal modo impedisce di pensare. Il concetto, infatti, non identifica la cosa e la funzione. […]

Prima di venir usato in senso operativo, il concetto nega l’identificazione della cosa con la sua funzione; esso distingue ciò che la cosa è dalle funzioni contingenti della cosa nella realtà stabilita.

Le tendenze oggi prevalenti nel linguaggio, che respingono le predette distinzioni, esprimono i mutamenti nel modo di pensare discussi nei capitoli precedenti; il linguaggio funzionalizzato, abbreviato e unificato è il linguaggio del pensiero unidimensionale. [pp. 106-107]

L’abbreviazione del concetto in immagini fisse; l’arresto dello sviluppo in formule autovalidantisi di carattere ipnotico; l’immunità nei confronti della contraddizione; l’identificazione della cosa (e della persona) con la sua funzione – queste tendenze rilevano la mente unidimensionale nel linguaggio che parla. [p. 108]

Il linguaggio unificato, funzionale, è un linguaggio irrimediabilmente anticritico e antidialettico. In esso la razionalità tradotta in norme operative e di comportamento assorbe gli elementi trascendenti e negativi della Ragione, e l’opposizione che essi rappresentano. [p. 108]

Se una dittatura burocratica governa e definisce la società comunista, se regimi fascisti sono ammessi come membri del Mondo Libero, se l’economia del benessere del capitalismo illuminato è liquidata col definirla ‘socialismo’, se i fondamenti della democrazia sono armoniosamente aboliti nella democrazia, allora i vecchi concetti storici sono invalidati da nuove definizioni operative debitamente aggiornate. Le nuove definizioni sono falsificazioni che, imposte dalle potenze in atto e dai poteri di fatto, servono a trasformare la falsità in verità. [p. 109]

Il Manifesto comunista fornisce un esempio classico. In esso ciascuno dei due termini chiave, borghesia e proletariato, ‘governa’ dei predicati contraddittori. La ‘borghesia’ è il soggetto del progresso tecnico, della liberazione, della conquista della natura, della creazione di ricchezza sociale, e della perversione e distruzione di questi risultati. In modo simile, il ‘proletariato’ regge gli attributi dell’oppressione totale e della sconfitta totale dell’oppressione. [p. 111]

Il linguaggio chiuso non dimostra e non spiega, bensì comunica decisioni, dettati, comandi. [p. 113]

Il controllo viene esercitato da tale linguaggio mediante la riduzione delle forme linguistiche e dei simboli usati per la riflessione, l’astrazione, lo sviluppo, la contraddizione, mediante la sostituzione di immagini a concetti. [p. 114]

La nuova finezza del linguaggio magico-rituale è piuttosto da vedersi nel fatto che le persone non vi credono, o non se ne curano, eppure agiscono in conformità ad esso. Uno non ‘crede’ nella proposizione che esprime un concetto operativo, ma essa si giustifica nell’azione, nel portare a termine un lavoro, nel vendere e comprare, nel rifiuto di ascoltare altre opinioni ecc. [p. 114]

Le vicessitudini del linguaggio hanno un parallelo nelle vicessitudini del comportamento politico. Nella vendita di apparecchi che permettono di rilassarsi divertendosi nel rifugio antiatmonico, nella ripresa televisiva dei candidati in lizza per coprire i ruoli più importanti della nazione, la congiunzione tra politica, affari e divertimento è completa. Ma la congiunzione è fraudolenta e fatalmente prematura, poiché affari e divertimento sono ancora la politica del dominio. Non si tratta ancora della satira dopo la tragedia, non è finis tragediae – la tragedia puà cominciare da un momento all’altro. Ed ancora una volta, vittima del rito non sarà l’eroe ma il popolo. [p. 115]

La ricerca dell’amministrazione totale

Le istituzioni della libertà di parola e della libertà di pensiero non intralciano il coordinamento della mente con la realtà stabilita. Ciò che avviene è una ridefinizione totale del pensiero stesso, della sua funzione e contenuto. Il coordinamento dell’individuo con la società giunge fino a quegli strati della mente in cui si elaborano proprio i concetti intesi a comprendere la realtà stabilita. [p. 115]

Il termine ‘concetto’ è preso qui a designare la rappresentazione mentale di qualcosa che è afferrato, compreso, conosciuto come risultato di un processo di riflessione. [p. 116]

Se il concetto di una qualsiasi cosa concreta è il prodotto d’una classificazione, organizzazione ed astrazione mentali, questi processi mentali portano alla comprensione solo nella misura in cui ricostituiscono la cosa particolare nella sua condizione e relazione universale, trascendendo in tal modo la sua apparenza immediata verso la sua realtà.

Per lo stesso motivo, tutti i concetti cognitivi hanno un significato transitivo; essi vanno oltre al riferimento descrittivo a fatti particolari. E se i fatti sono quelli della società, i concetti cognitivi vanno pure al di là di ogni particolare contesto di fatti, sino a toccare i processi e le condizioni su cui poggia la società considerata, e che entrano in tutti i fatti particolari, in quanto fanno, sostengono e distruggono la società. Facendo riferimento a questa totalità storica, i concetti cognitivi trascendono ogni contesto operativo, ma la loro trascendenza ha carattere empirico poiché rende i fatti riconoscibili per ciò che realmente sono.

L”eccesso’ di significato rispetto al concetto operativo illumina la forma limitata ed anzi ingannevole in cui è possibile esprimere i fatti. [p. 117]

Dove questi concetti ridotti governano l’analisi della realtà umana, individuale o sociale, mentale o materiale, essi pervengono ad una falsa concretezza, una concretezza isolata dalle condizioni che costituiscono la sua realtà. [p. 117]

L’individuo ed il suo comportamento sono analizzati da un punto di vista terapeutico al fine di adattarli alla società. Pensiero ed espressione, teoria e pratica devono esser portati ad aderire ai fatti dell’esistenza, senza lasciare spazio per la critica concettuale di tali fatti. [pp. 117-118]

La traduzione metodologica del concetto universale nel concetto operativo diventa quindi una riduzione repressiva del pensiero. [p. 118]

Ed a causa di questa limitazione – questa avversione metodologica verso concetti transitivi che potrebbero mostrare i fatti nella loro vera luce e chiamarli con il loro vero nome – l’analisi descrittiva dei fatti blocca la loro comprensione e diventa un elemento dell’ideologia che li sostiene. [p. 130]

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...