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Hýbris\Racconti – Agnus Dei (prima parte)

“(…)Ecco: ora io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe. Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai loro tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti ai governatori e ai re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani. E quando vi consegneranno nelle loro mani, non preoccupatevi di come o di che cosa dovrete dire, perché vi sarà suggerito in quel momento ciò che dovrete dire: non siete infatti voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi.
Il fratello darà a morte il fratello e il padre il figlio, e i figli insorgeranno contro i genitori e li faranno morire.E sarete odiati da tutti a causa del mio nome; ma chi persevererà sino alla fine sarà salvato. Quando vi perseguiteranno in una città, fuggite in un’altra;”  (Matteo 10, 16-23)

 

Lyly fissò la stanza ancora una volta, accarezzò con sguardo vacuo i mobili, passeggiando senza meta…i suoi occhi si soffermarono infine sulle fotografie attaccate alla libreria di legno: una se stessa più giovane sorrideva abbracciata a Gallagh.
Si, era esistito un tempo in cui erano stati felici; in cui si poteva quasi scordare da quale mondo venissero, e sognare di avere una vita normale.
Ma era falso.
Non si può rinnegare il proprio destino.
Fissò le fotografie con i gelidi occhi gialli, le labbra serrate in una smorfia di rabbia e disgusto; afferrò l’innaffiatoio e cosparse la libreria col liquido che conteneva, fece lo stesso con ogni pensile, mobile, armadio e persino con le pareti.
Poi, con calma, si arrotolò una sigaretta, si frugò nella tasca del chiodo e ne estrasse uno zippo d’argento con inciso un agnello con bandiera sormontato da una aureola, con movimenti aggrazziati lo aprì e ne fece scaturire la fiamma, lo avvicinò al viso e accese la sigaretta; tirò 4-5 boccate veloci, fissando il bassorilievo sull’accendino, alzò lo sguardo sulla stanza un’ultima volta, poi gettò lo zippo ancora acceso sul pavimento, assieme alla sigaretta.
In un secondo il liquido sparso ovunque si infiammò, facendo serpeggiare lingue infuocate in ogni angolo.
La ragazza rimase immobile, fissando davanti a sé il fuoco annerire le pareti, e le foto arricciarsi, divenire color dell’oblio e poi diventare polvere.
Sul suo viso non c’erano lacrime, o tristezza, non c’era alcuna traccia di emozioni.
L’aria iniziò a saturarsi di fumo, Lyly sentì gli occhi lacrimare, si girò e iniziò a camminare verso la porta, superato l’uscio della camera sentì l’aria mancarle, tutto era pieno di fumo e respirare era quasi impossibile.
Cercò di guadagnare l’uscita principale, ma si accasciò accanto al divano, tossendo.
Tra il fumo scorse una figura camminare sul fondo della stanza: era Gallagh….aprì la bocca per investirlo di male parole, ma di colpo si accorse che era suo padre, gli occhi azzurri pieni di lacrime, … o era il Rosso?
Lilian si sentì soffocare e riconobbe la Morte, che avanzava a grandi passi verso di lei, strinse i denti e si inginocchiò, tentando di rialzarsi.
Quando arrivò davanti a lei lo vide: la Morte aveva il viso di Gallagh; con sforzo immenso si rialzò, sudando; la Morte sorrideva, di un sorriso beffardo, rideva della sua sofferenza.
Poi si protese a baciarle le labbra e Lilian capì che era giunto il suo momento, la sofferenza la investì come una folata di vento, ricadde all’indietro e fissò il soffitto annerito dal fumo, pensando che presto sarebbe finita, era solo questione di attimi.
Poi, successe qualcosa.
La Morte si affacciò sopra di lei, e quegli occhi beffardi la fissarono, oscurando il resto.
Lei li fissò a sua volta, e si sentì investita da un odio senza pari.
Tentò di nuovo di muoversi, ma la Morte scosse la testa continuando a ridere di lei.
Il sangue le ribollì nelle vene, si morse le labbra e le risuonarono nella testa le sue stesse parole, dette al Rosso tanti anni prima, “ognuno è padrone del proprio tempo, delle proprie azioni e della propria morte…sta solo a noi decidere come e quando”.
Con gesti febbrili allungò la mano ed estrasse il pugnale dallo stivale, una forza sconosciuta la fece balzare in piedi, “non ancora”, sussurrò scoprendo i denti, affondò la lama nell’aria, con rabbia, e la figura si dissolse.
Si trascinò fino alla porta, tentando di aprirla, consapevole che presto ogni ogni traccia d’aria sarebbe sparita, soffocandola; la porta ancora non si apriva, la forzò, spingendola con la spalla: una, due, tre volte…al terzo tentativo la porta si spalancò e Lyly caracollò sul selciato, tossendo.
Sentì i polmoni riempirsi d’aria fresca.
Era salva.
Rimase un minuto a terra, incapace di alzarsi, respirando a fondo l’aria pulita.
Poi sentì le urla dei vicini, e in lontananza il suono di una sirena che si avvicinava.
“Devo filare”,  pensò, “prima che qui si riempia di maledetti sbirri”.
Non era certo sopravvissuta per finire a marcire in una prigione.
Tentò di rialzarsi, ma la testa le girava in maniera terribile.
L’anziana vicina accorse al suo fianco “Florence, dannazione, che hai fatto?” le chiese, dietro le sue spalle il figlio quarantenne in canottiera gridò “Ci hai quasi ammazzato tutti, ora verrà la polizia e farà un sacco di domande…cosa sei, una cazzo di drogata di merda?”.
Lilian riuscì finalmente a rialzarsi e, ansimando, fece un passo verso la vecchia Harley 883 parcheggiata poco distante.
L’uomo si frappose con aria strafottente.
“Non andrai proprio da nessuna parte, Florence, resterai qui e risponderai alle domande della polizia, evitando problemi a tutti noi”
“Levati di mezzo” ringhiò lei, l’uomo sorrise
“Credi di farmi paura, ragazzina?”
“Ti ho detto di levarti dai piedi”, Lilian avanzò di un altro passo
“Sta buona lì, Florence, è meglio per te” la minacciò l’uomo avanzando verso di lei con aria minacciosa; Lyly perse la pazienza, frugò sotto il chiodo ed estresse la pistola, i suoi occhi divennero fessure gialle: puntando l’arma contro l’uomo, la voce divenne calma e lenta “ora tu ti toglierai dalla mia strada”.
L’uomo impallidì e alzo le mani in segno di resa, annuendo senza fiato, e facendosi da parte; velocemente Lilian camminò fino alla moto, salì in sella e accese il motore, prima di partire si voltò un’ultima volta:
“Vedo che non sei più tanto strafottente, porco bastardo, dimmi, tua madre lo sa che ti fotti la cuginetta di 16 anni quando viene a tenerti i bambini?”
La anziana lo squadrò con occhi immensi e aria sconvolta, l’uomo serrò la mascella, la sua espressione stravolta dipingeva una confessione di colpevolezza inequivocabile sul suo viso, la ragazza sorrise, di un sorriso malvagio e divertito: “balla topolino, balla” sussurrò partendo, poi esplose alcuni colpi ai piedi dell’uomo costringendolo a saltellare da una parte all’altra per evitarli.
Girò l’acceleratore e il motore della 883 rombò, sparendo a tutta velocità verso l’orizzonte, tra le sirene assordanti delle volanti in arrivo.


L’uomo si avvicinò al poliziotto, dette uno sguardo alla casa annerita e ai vigili del fuoco che si stavano ancora assicurando che tutti i focolai fossero stati estinti.
– Che abbiamo? – chiese
– Incendio doloso, la ragazza ha dato fuoco alla casa e poi è scappata –
l’uomo annuì, poi si voltò verso il capo dei vigili del fuoco
– trovato niente di interessante dentro? –
l’uomo lo guardò interdetto e lui sorrise
– mi scusi, non mi sono presentato: Carlo Ministri, sceriffo del dodicesimo distretto – disse mostrando il tesserino
I due si strinsero la mano e il vigile del fuoco continuò
– Piacere di conoscerla, comunque no, niente di che…a parte questo –
gli porse uno zippo annerrito dentro una busta di plastica trasparente, lo sceriffo lo rigirò tra le mani
– Interessante…c’è una specie di bassorilievo –
– Un agnello, a quanto pare…-
L’ufficiale osservò meglio
– Si…e una bandiera… –
Il capo dei vigili fece spallucce
– Gusto dell’orrido – disse sorridendo e si allontanò.
Qualche secondo dopo un giovane in tenuta da vigile del fuoco si avvicinò timidamente
– Signore mi scusi… –
Lo sceriffo lo fissò sorpreso.
– Io lo so, lo so cos’è quel simbolo…è l’Agnus Dei –
Il poliziotto aggrottò la fronte e il giovane continuò
– Agnus Dei, qui tollis peccata mundi, miserere nobis….Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi; è parte della messa –
– Mh, interessante…è roba dei cattolici? –
Il ragazzo annuì e lo sceriffo gli pose una mano sulla spalla
– Grazie figliolo, sei stato molto perspicace –
Lo sceriffo tornò dai suoi colleghi
– Sappiamo chi è la ragazza? –
– Florence Falesser, nata a Edimburgo il 27 settembre 2030, ultimo indirizzo conosciuto: Talgarth Road 78 A , Londra – l’uomo gli porse una carta d’identità sbruciacchiata.
– Grazie – rispose l’uomo – torno in ufficio, questa storia puzza, chiamami se ci sono novità –


La 883 sfrecciava come un proiettile sull’asfalto, i capelli rossi di Lyly erano completamente coperti dal cappuccio nero della felpa.
Finalmente accostò e spense il motore, in corrispondenza di una palazzina a due piani.
Suonò al citofono e dopo un paio di minuti una voce gracchiò:
– Si? –
– Sono io Pa’ –
il cancello scattò e la ragazza lo spinse, salendo la ripida scala; la porta dell’appartamento al secondo piano era socchiusa, Lilian la spinse ed entrò: non c’era nessuno ad accoglierla.
Camminò per la casa, tutte le persiane erano chiuse, l’aria puzzava di chiuso, cibo marcio e sigarette, ovunque regnavano il caos e la sporcizia.
Nel salotto un uomo sulla cinquantina se ne stava in poltrona, avvolto da una coperta, una bottiglia di whisky irlandese su un bracciolo e un posacenere straripante nell’altra.
Lyly si appoggiò allo stipite della porta
– Ciao…Pa’. Dovresti aprire le finestre, c’è puzza di cadavere… –
L’uomo alzò appena lo sguardo su di lei e prese un sorso dalla bottiglia
– Che ti serve, Lilian? –
– Una targa per la moto, una pistola e un telefono prepagato –
L’uomo fece un cenno con la testa
– Trovi tutto nella cassa nella stanzina –
Lyly annuì e si diresse alla piccola stanza, passando lanciò un’occhiata alla cucina: i patti sporchi di 3 settimane erano accumulati nel lavandino, assieme a resti di cibo e muffa, su cui le mosche banchettavano.
Aprì la vecchia cassa militare e frugò sicura, non prestando alcuna attenzione ai due RPG, agli AK 47, alle mitragliette e alle altre armi contenute: scelse una targa tra decine di targhe da motocicletta, una pistola semiautomatica e pescò un vecchio modello di cellulare da una busta nera; poi tornò in salotto, mostrò la targa:
– Grazie -disse secca – dovresti pulire un po’, Pa’ –
L’uomo la fissò ancora, bevendo un altro sorso
– Insomma Gallagh ti ha mollata – disse aspro
– Non sono cazzi tuoi –
– Che farai adesso, Lilian? –
– Quello che faccio sempre, Pa’, sopravvivo –
– Io speravo in qualcosa di meglio, certo, senza Gallagh sarà tutto più difficile… –
– Le bombe le so ancora fare, eh – ribattè acida
– Già….i tuoi giocattolini…io alla tua età ero già vice di un generale – disse l’uomo scuotendo la testa, Lyly scoprì i denti
– Già…non fai che ripetermelo, infatti il generale era O’Brian….e lo è ancora, tu invece sei finito nella fogna con gli altri….complimenti, bel risultato –
L’uomo la incenerì con lo sguardo
– Attenta a come parli, ragazzina –
– Credi di farmi paura? – ridacchiò lei – Sei solo un vecchio ubriacone –
L’uomo la fissò di nuovo
– Quanto avrei voluto un figlio maschio….un ragazzo forte, a cui trasmettere tutta la mia conoscenza –
– Per tua sfortuna invece sono nata femmina, e con un cervello in grado di superare la tua limitatezza quando avevo 7 anni –
L’uomo scattò in avanti, la afferrò per il collo e la sbattè al muro, nello stesso lasso di tempo Lyly aveva estratto il coltello e glielo aveva appoggiato alla gola.
– Che vuoi fare, Mícheál? – chiese scoprendo i denti – Vuoi picchiarmi? Provaci e ti taglio la gola –
L’uomo strinse la presa e lei aumentò la pressione della lama, fissandolo con occhi gelidi:
– Non sto scherzando, ti sgozzo e ti lascio qui a morire come un cane –
Lentamente l’uomo lasciò la presa, e Lilian abbassò il pugnale.
– È sempre un piacere vederti, Pa’ – disse ironica – il giorno che solleverai il mondo dalla tua presenza sarà sempre troppo tardi – disse raccattando le sue cose e camminando veloce verso l’uscita
– Puttana! – le ulrò l’uomo da salotto
– Fallito – rispose lei, sbattè la porta senza voltarsi indietro.
Arrivata alla moto estrasse un cacciavite dal chiodo, allentò le viti della targa e la fece cadere a terra, col piede la spinse nell’apertura della fogna, poi montò quella nuova.
Si accostò al cellulare all’orecchio e rimase in attesa, al terzo squillo una voce rispose:
– Hello? –
– Rosso, sono io –
– Lyl! –
– Ho bisogno di un posto dove stare, posso venire da te? –
– Certo…tutto bene piccola? –
– Si, sto bene….ci vediamo stasera –
– Va bene –
Lilian compose un nuovo numero, dopo qualche squillo una voce profonda rispose:
– Sì? –
– O’Brian….Fearless, devo parlarti –
La voce si fece quasi divertita
– Mi aspettavo una tua chiamata, a quanto pare un uccellino ha bisogno di tornare al nido –
– Piantala con le tue stronzate, sto venendo lì, fatti trovare –
– Yes ma’am, ai suoi ordini –
Lyly attaccò e risalì in sella, allontanandosi nel traffico cittadino.


Lo sceriffo Carlo Ministri sedeva alla sua scrivania rigirandosi tra le mani la carta d’identita di Florence Falesser, era convinto che fosse un falso, sebbene fatto alla perfezione.
Inserì i dati nel suo computer più e più volte, ma il risultato era sempre lo stesso: nessun record associato.
Frustrato si alzò, sapeva cosa doveva fare, anche se il suo capo l’avrebbe preso per pazzo, afferrò il telefono e compose il numero;
– Giovanni? Sono Ministri, ti devo chiedere un favore… –
Esattamente sette minuti dopo una voce alterata lo rearguiva
– Carlo, tu sei un ottimo sceriffo, ma non posso darti l’autorizzazione per l’accesso totale ai dati perché tu hai “un presentimento”, una pazza ha bruciato casa al fidanzato, e allora? Chissene frega! Lo Stato non ha tempo per queste stronzate –
– Giovanni io… –
– Io un cazzo, Carlo, vuoi quell’accesso? Trovami qualcosa! – l’uomo riattaccò il telefono senza salutare, lo sceriffo sprofondò nella poltrona con aria abbattuta, poi, un nome venne fuori dalla sua mente: Massimo Guidi, era stato suo compagno all’accademia e ora era a capo di un’unità analisi del crimine violento, lui, forse, avrebbe potuto aiutarlo; afferrò la giacca e raggiunse a passo svelto la sua Audi di servizio; venti minuti dopo parcheggiò di fronte alla sede dell’UACV.
Un uomo piccolo e con i capelli impomatati lo accolse con un sorriso e allargò le braccia:
– Carlo! Saranno passati 16 anni, come stai? –
– Massimo, ne hai fatta di strada eh? Devo chiederti un favore, se puoi… – in poco gli esplicò la situazione, ma l’altro apparve dubbioso.
– Perchè uno sceriffo di distretto si interessa tanto a questa storia? Cosa temi ci sia sotto? –
– Prova solo a cercare nei vostri archivi, Massimo, se non ci saranno record io non ti chiederò altro… –
L’altro rimase pensieroso un paio di minuti, poi annuì.
– Va bene, ma non posso fare di più –
Lo scortò fino ad una stanza dove un ragazzo biondiccio sui 25 anni stava seduto davanti a un computer.
– Carlo, questo è il dott. Armini, uno dei nostri migliori uomini –
i due si strinsero la mano e lo sceriffo consegnò la carta d’identità
– È falsa! – esclamò il ragazzo dopo un’occhiata veloce
– Ne è sicuro? –
Il giovane annuì e indicò alcune lettere
– Qualche anno fa venne scoperta una banda di falsari in possesso di una stampa originale, sottratta alla sua leggitima sede poco meno di 10 anni fa, tuttavia alcune delle lettere erano scheggiate, se guardate bene esse sono state riqualificate successivamente –
– Può fare una ricerca sui dati? –
– Certamente – rispose il giovane digitando sulla tastiera – ma ci vorrà un po’, vi consiglio di prendere un caffè nel frattempo –
I due uomini uscirono e si diressero alla macchina del caffè, mentre rigirava pigramente la sua bevanda l’uomo parlò allo sceriffo:
– Davvero, Carlo, complimenti per il fiuto…ma qui rischi di impelagarti in una cosa più grande di te…sai che ti fanno se scoprono che hai usato i nostri archivi per le ricerche? –
– Lo so Massimo, hai ragione…ma è il mio lavoro –
– Sei uno sceriffo di distretto, il tuo lavoro è tenere buona la tua fetta di giardino e non fare domande –
Carlo Ministri sospirò.
Una mezz’ora dopo tornarono nel piccolo ufficio del ragazzo, che osservava il monitor con aria soddisfatta.
– Il tuo amico aveva ragione –
– Che ha trovato? – chiese Ministri tentando di mascherare l’ansia nella sua voce
– L’indirizzo ha dato un riscontro…e da lì ho scoperto diverse cose interessanti…il 78 A di Talgarth Road a Londra è stato il set di un film,“ Trainspotting”, nel 1995; anche la data di nascita è falsa, il 27 settembre è infatti la data di nascita di Irvine Welsh, autore del romanzo omonimo da cui fu tratto il film, ed Edimburgo è la città principale in cui la storia è ambientata –
Il suo capo emise un sonoro fischio – Non ti sbagliavi, Carlo –
– Già… – sussurrò Ministri, sudando freddo, un brutto presentimento gli fece correre un brivido giù per la schiena
– C’è dell’altro… – aggiunse il ragazzo, i due lo osservarono interrogativi
– Chi ha costruito questa identità non solo ha una cultura fuori dal normale, tutta questa roba è all’indice dall’inizio, ci sta letteralmente prendendo in giro…guardate il cognome, ho usato un programma per costruire degli anagrammi – mostrò una schermata con un lunghissimo elenco di parole, di cui una evidenziata in grassetto: “Fearless”.
– Che significa? Una sfida alla polizia? – chiese Guidi – come per dire che non ci teme? –
Il ragazzo scosse la testa
– Ho fatto una ricerca, a quel nome corrisponde un fascicolo dell’Interpol, ma abbiamo bisogno dell’autorizzazione per accedervi –

Carlo Ministri fisso il monitor con sguardo vitreo, qualcosa, in tutta quella storia, gli stava suscitando una paura matta

– Temo che avessi ragione, Massimo, mi sto impelagando in qualcosa di più grande di me…- sussurrò.

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