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Marcuse, L’uomo a una dimensione – Il pensiero a una dimensione 5. Il pensiero negativo

Philo – Sophia

Robert Marcuse, L’uomo a una dimensione, Giulio Einaudi editore, Torino, 1999

[Robert Marcuse, One-Dimensional Man, Beacon Press, Boston, 1964]

Il pensiero a una dimensione

5. Il pensiero negativo: la sconfitta della logica della protesta

L’universo totalitario della razionalità tecnologica è l’ultima incarnazione dell’idea di Ragione. [p. 133]

Il chiuso universo operativo della civiltà industriale avanzata, con la sua terrificante armonia di libertà e oppressione, produttività e distruzione, sviluppo e regressione, è prefigurato in questa idea di Ragione come progetto storico specifico. [p. 134]

Per il Platone degli ultimi dialoghi e per Aristotele i modi dell’Essere sono modi di movimento, transizione dalla potenza all’atto, realizzazione. L’Essere finito è una realizzazione incompleta, soggetta a mutare. La sua genesi corrisponde ad una corruzione; esso è permeato di negatività e per tal motivo non è vera realtà, Verità. L’indagine filosofica prende le mosse dal mondo finito per costruire una realtà che non è soggetta alla penosa differenza tra potenzialità e attualità, che ha dominato la sua negatività ed è in sé completa ed indipendente – libera. [pp. 136-137]

Ma la linea che realmente divide la razionalità pretecnologica dalla razionalità tecnologica non è quella che divide una società fondata sulla non libertà da una fondata sulla libertà. La società è ancor sempre organizzata in modo tale che procurare le necessità della vita costituisce l’occupazione a tempo pieno, per tutta la vita, di classi sociali specifiche, a cui non è per tal motivo concesso di essere libere e di condurre un’esistenza umana. In questo senso la nozione classica per cui la verità è incompatibile con la schiavitù imposta dal lavoro socialmente necessario è tuttora valida. [pp. 137-138]

Il concetto ontologico di verità sta al centro di una logica che può servire come modello della razionalità pretecnologica. È la razionalità di un universo di discorso a due dimensioni che contrasta con i modi di pensare e di agire unidimensionali che si sviluppano nel corso della realizzazione del progetto tecnologico. [p. 139]

Le leggi del pensiero sono leggi della realtà, o meglio diventano le leggi della realtà allorché il pensiero scorge nella verità dell’esperienza immediata la comparsa di un’altra verità, la verità delle vere Forme della realtà, delle Idee. Per tal ragione tra pensiero dialettico e la realtà data v’è contraddizione piuttosto che corrispondenza; il giudizio vero giudica questa realtà non nei termini propri di questa, ma nei termini che configurano il suo rovesciamento. E in questo rovesciamento la realtà perviene alla propria verità. [p. 141]

Ma la potenzialità essenziale non è simile alle molte possibilità che sono contenute nell’universo dato di discorso e d’azione; la potenzialità essenziale appartiene ad un ordine assai differente. La sua realizzazione implica il rovesciamento dell’ordine stabilito, poiché pensare in accordo con la verità significa impegnarsi ad esistere in accordo con la verità. […] Il carattere sovversivo della verità conferisce quindi al pensiero una qualità imperativa. […] L’enunciato categorico si trasforma così in un imperativo categorico; non enuncia un fatto, bensì la necessità di realizzare un fatto. [pp. 141-142]

La filosofia condivide tale astrattezza con ogni pensiero autentico poiché chi non astrae da ciò che è dato, chi non collega i fatti ai fattori che li hanno prodotti, chi non disfà i fatti nella sua mente, in realtà non pensa. L’astrattezza è la vita stessa del pensiero, il segno della sua autenticità. [pp. 143-144]

I modi di dominio pretecnologici sono essenzialmente differenti dai modi di dominio tecnologici – differenti come la schiavitù dal lavoro salariato, il paganesimo dalla cristianità, la città stato dalla nazione, la strage della popolazione di una città conquistata dai campi di concentramento nazisti. Tuttavia, la storia è ancor sempre la storia del dominio, e la logica del pensiero rimane la logica del dominio. [p. 147]

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