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Il punto fermo

Mi capita a volte leggendo una poesia di avere timore di pronunciarla, timore di romperne la magia.

After the kingfisher’s wing
Has answered light to light, and is silent, the light is still
At the still point of the turning world.

***

Dopo che l’ala del martin pescatore
Ha risposto luce alla luce, e tace, la luce è ferma
Al punto fermo del mondo che ruota.

[T.S. Eliot – Quattro quartetti]

Questi versi trasmettono prepotente l’idea della totale mancanza di stabilità, del ruotare, vorticare del mondo e degli eventi. E poi il punto fermo, il punto fermo nel mondo che ruota. Certo questo punto fermo non può essere identificato con un elemento materiale, non può essere nulla di fisico, perché tutto ciò che è fisico muta continuamente, panta rei, no? Dunque deve essere qualche cosa di spirituale, fatto della sostanza del pensiero.
Può essere forse un
 pensiero costante? Qualcosa che, naturalmente, non è continuativamente presente alla coscienza, ma anzi latente, pronto tuttavia a riaffiorare. Se può essere qualcosa di questo genere, ovvero un pensiero costante, allora forse è da qui che nascono gli ideali. I nostri pensieri costanti, pronti a riaffiorare quando se ne presenta l’occasione. Forse questa è l’origine degli ideali, e con essi dell’etica: la necessità di trovare un punto fermo nel mondo che ruota.

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