Mediterraneo – una storia di sempre…

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Tramonto in Grecia

“Avevamo tutti più o meno quell’età in cui non hai ancora deciso se mettere su famiglia o perderti per il mondo.” (Tenente Raffaele Montini – Mediterraneo)

Ieri sera ho rivisto per la milionesima volta Mediterraneo di Gabriele Salvatores, per me è uno dei miei film indispensabili, un cult.
L’ho visto almeno 150 volte. È uno di quei film che quando mi pare vada tutto male mi riguardo, una coperta di Linus.
È anche legato a bei ricordi personali, il primo amore, e soprattutto un viaggio nel Peloponneso intrapreso nel 2008.
E qui varrebbe la pena di aprire una parentesi, perché quel viaggio è stato molto significativo.
Estate 2008, io mi ero appena diplomata da privatista; dopo tanta fatica decisi di regalarmi una vacanza, una vera.
La mia amica M. aveva la possibilità di farsi prestare una casa in uno sperduto paesino nel sud della Grecia, così io, lei, il mio ex e un amichetto (che si rivelerà un accollo per gran parte del viaggio) ci imbarchiamo alla volta di Patrasso sulla sua punto grigia caricata all’inverosimile (essere campioni di Tetris negli anni ’90 è servito a qualcosa, dopotutto).
Dopo una notte passata sul ponte a bere rum con un gruppo di musicisti di strada, finalmente, a mezzogiorno, sbarchiamo.
E qui inizia la vera avventura.
Intanto dimenticate tutte le mete turistiche che avete in mente pensando alla Grecia, immaginatevi solo ulivi, greppi e paesetti in pietra per quasi 600 km, senza una indicazione stradale che sia una.
Dopo quasi 6 ore di viaggio (in cui gli utilissimi cavalieri hanno ronfato tutto il tempo sui sedili posteriori) approdiamo a Aeropoli, e in un inglese stentatamente compreso chiediamo informazioni…il paesetto che cerchiamo non è lontano, qualche decina di kilometri più là….ci inoltriamo nel buio e i fari illuminano l’inquietante cartello “last gas station”, che ci suggerisce che si, siamo quasi arrivati ai confini del mondo….e del tempo.
Il buio copre ai nostri occhi ciò che si rivelerà affascinante e straniante la mattina dopo.
Intanto devo premettere che Τσικαλιά, il paese dove stavamo, è composto da circa 10 case-torri, costruizioni tipiche della zona, in cima a una collina, senza acqua corrente (vi viene portata dalle autobotti circa ogni mese e ogni casa ha il suo serbatoio), e ci si arriva percorrendo una mulattiera a picco sul mare.

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Case torre

 
Il posto più vicino per comprare qualcosa, qualsiasi cosa, dal pane ai costumi da bagno alle sigarette, era un paesetto poco più sotto, un porticciolo sulla costa, con un unico spaccio incasinatissimo (sui cui scaffali abbiamo trovato delle merendine al cocco scadute nel ’93) e una griglieria. Fine.
Ora, immaginatevi la mattina dopo questo gruppo di 4 italiani bianco mozzarella scendere dalla punto, in un paese in cui tutti si conosco (saranno state 200 anime a dir tanto), tutti nerissimi per via del sole, e con una serenità sulla faccia che stento a descrivervi.
Nessuno, ovviamente, parla altro che il greco; e qui iniziano le similitudini con Mediterraneo (probabilmente sottolineate dal fatto che fu anche la colonna sonora del viaggio).
Intanto credo che ai loro occhi dobbiamo aver fatto lo stesso effetto della ridicola accozzaglia soldatesca del film, il nostro arrivo, infatti, suscitò notevole interesse nella popolazione, secondo poi…per tentare di farci capire io e M. rispolveriamo quelle 10 parole di greco antico che ricordiamo dal ginnasio, finché un tale, padrone della griglieria, un ragazzone dal largo sorriso ci viene incontro e ci dice, papale, papale ( e io ho avuto un fortissimo dejavù) “parlate pure italiano, ho abitato 15 anni a Rodi”¹.
Da quel giorno ci ha sempre aiutato per ogni cosa, anche mollando la grigleria per venire ad aiutarci con la vecchina dello spaccio. (rimasta storica durante la sua assenza la comunicazione tramite disegnini, per comprare dei chiodi, meno male che il mio ex è grafico :P )
Chiunque abbia visto il film conosce le atmosfere, la gente che gioca a dadi sulla piazza, che balla per strada, ecco….è tutto vero.
Nel Sud la gente è cordiale, almeno con noi italiani, spesso ci hanno offerto da bere o invitato a vedere cose nelle loro case, botteghe e pescherecci.
Anche le case di pietra abbandonate…sulla strada per l’unica spiaggia, che passava tra le colline, c’era un intero paesetto di pietra abbandonato, affascinantissimo.
C’era anche la pastorella, o almeno una ragazza simile, un giorno allo spaccio abbiamo incrociato questa ragazzetta rom, gonna lunga nera, maglietta strappata, treccia di capelli nerissimi, scalza.
La vecchina l’ha scacciata in malo modo e davanti alla nostra perplessità il ragazzo ci ha tradotto “non fidatevi, non sono greci…vengono da fuori, dalla Turchia” (“mai fidarsi dei Turchi”?²).
In questo angolo di mondo la tecnologia praticamente non esiste, le strade sono quasi tutte buie, sembra di essere fermi a 100 anni fa.
Si vive al ritmo del sole, del mare, e non si fatica affatto a scordarsi del mondo fuori, quello pieno di auto e telefoni cellulari e computer; la vita costa niente, per un pasto si paga(va) dai 2 ai 5 euro.
Ma forse per questo bisgna avere un po’ lo spirito del viaggiatore, la volontà di immergersi nella realtà di una paese sconosciuto, ricordo che incontrammo una coppietta di italiani, piuttosto giovani ma comunque più grandi di noi, si lamentarono dei prezzi, che tutto era carissimo, che un’insalata greca l’avevano pagata 10 euro…non abbiamo mai capito dove cavolo fossero andati.
Uno dei più bei ricordi che ho è stata la sera del mio compleanno, passata a guardare il tramonto e le stelle su una distesa di mare da sogno, dall’immensa terrazza della nostra casa-torre, bevendo margarita fatto con i limoni più buoni del mondo.
Ricordo che parlammo, parlammo tanto, dei sogni, del futuro, della vita che ci saremmo voluti costruire, avevamo vent’anni ed eravamo pieni di speranza.
Suonava più o meno così…

Farina – Ma dove? Dove? Non ho casa, non ho lavoro, non ho niente, sono solo. Perché dovrei partire? No!
Lo Russo – Tonino, sta cambiando tutto. C’è da rifare l’Italia, ricominciamo da zero. C’è grande confusione sotto il cielo, la situazione è eccellente! Dai? Andiamo. Costruiremo un grande e bel paese per viverci. Te lo prometto. Ma dai, è anche il nostro dovere.

Poi arrivò, dopo due settimane e mezza, il momento di tornare a casa…e l’effetto che mi fece il ritorno è quanto mai strano…fu come riavvolgere un nastro, tornare alla civiltà, al caos, alla puzza di gas di scarico…era strano, ci eravamo disabituati…e coi nostri vestiti di cotone frusciante, la pelle bruciata dal sole, i capelli imbionditi dal mare, e i sandali…era come non essere più calzanti…ma una parte di noi era sicura di andare a fare meglio, di andare a costruire un futuro che valesse la pena vivere…un gran bel paese dove vivere….
E oggi?
A praticamente dieci anni di distanza io in Italia non ci vivo più, come la maggior parte dei miei amici…stiamo scappando tutti.
Forse ci siamo arresi, forse abbiamo scelto altro, o forse, siamo semplicemente stanchi…io ho resistito strenuamente all’ondata di emigrazione, per anni mi sono intestardita a voler restare, perché  pensavo che con l’impegno si può tutto…beh, in Italia oggi, no…e se vorreste sapere perchè, vi risponderei esattamente così….

Lo Russo – Non si viveva poi così bene in Italia. Non ci hanno lasciato cambiare niente! E allora, allora gli ho detto: “Avete vinto voi! Ma almeno non riuscirete a considerarmi vostro complice!” Così gli ho detto e sono venuto qui.

“Dedicato a tutti quelli che stanno scappando”³

[1] Pope – Parla pure italiano. Sono stato venti anni a Rodi. (Mediterraneo, 1991, regia  di G. Savatores)

[2] Pope – Mai fidarsi dei Turchi. (Mediterraneo, 1991, regia  di G. Savatores)

[3] Disascalia a chiusura del film (Mediterraneo, 1991, regia  di G. Savatores)

Images:

Sunset in Greece – Thassos by Arth72

Case torre from Wikipedia

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