Fortune.

(…) – a me non interessa, ho tanti guai nella mia vita. –
– Ah si? E come ti posso aiutare? Io provo a batterti un ciak:
così facciamo finta di essere da un’altra parte,
viaggiare, conquistare, fare scopa con la Morte,
sapere la verità, fregare la realtà.
Puoi fare il papa, il pazzo, il furbo o l’assassino,
cercare di far ridere alle 7 del mattino.
Cacciare i guai dalla testa,
prima dell’ultimo ciak.
Spengono le luci, adesso è l’ora di dormire
son stanco al punto che sogno di non sognare
magari di non russare, dopo che battono il ciak…
Fateci addormentare, ci aspettano altri ciak.

(Ciak – F. Pannofino)

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Tutti, tutti indistintamente meritano nella vita di essere completamente felici almeno una volta.
Tutti meritano di sentirsi al proprio posto.
Di non sentirsi giudicati, sbagliati e dei totali perdenti.
Tutti meritano di avere qualcuno che li accolga quando sono tristi.
E li abbracci quando hanno paura.
Che ripeta fino alla nausea “io credo in te”, proprio quando nessuno lo fa più.
Qualcuno che tenda la mano e li aiuti a rialzarsi.
E che li ami indipendentemente dalle stagioni e dal loro umore.
Che ricordi loro che siamo umani, tutti spaventati da qualcosa o qualcuno,
e che insieme si resiste meglio.
E si ride meglio.
E si ama meglio.
E si scopre meglio.
Se qualcuno, molti anni fa, non l’avesse fatto per me io non sarei questa, probabilmente non sarei nemmeno qui a vivere la mia vita.
Mi piace questa me, che passa alla storia per la capacità di rialzarsi in ogni situazione, sempre pronta a combattere, a vendere cara la pelle e a non arrendersi mai.
Questa me bandita, anarchica e senza legge.
Questa me che non ha mai paura.
Ma di paura ne ho avuta, e anche troppa.
E c’è stata almeno una volta in cui, davvero, mi sono quasi arresa.
In cui il peso della paura e della tristezza era troppo, troppo immenso, troppo schiacciante.
Finchè qualcuno non ha semplicemente teso la mano,
era facile, era facilissimo…ma nessun altro l’ha fatto.
Questa me esiste solo grazie a un uomo.
Un uomo qualsiasi, un piccolo uomo, come tutti gli altri, e per nulla uguale agli altri.
Non era certo un gigante, né un super eroe, non era il più saggio di tutti e nemmeno il più forte…
un uomo, solo un uomo.
Ma mi ha insegnato prima di tutto ad amare me stessa.
A prendermi cura di me.
A combattere per quello che voglio,
a provare e riprovare e riprovare e a intestardirmi.
Mi ha insegnato che in me non c’è niente di sbagliato solo perché non sono come tutti gli altri, e soprattutto come le altre.
Mi ha insegnato come si cammina senza chinare la testa, perché non c’è nulla di cui vergognarsi.
Mi ha insegnato che l’affetto, quello vero, sta in fondo alle parole, ma soprattutto ai gesti.
Che ci si vuole bene anche quando si litiga, si discute e ci si tirano le scarpe.
Che le persone che ami vanno sempre, SEMPRE, lasciate libere di scegliere.
E solo così è amore.
Mi ha insegnato che il dono più bello che si possa fare a qualcuno è l’indipendenza, da chiunque, inclusi noi.
Che dipendenza non fa mai rima con amore.
Ma proprio mai.
Che ci si sceglie, tra milioni, per starsi accanto, proprio perché quella persona è quella persona, e non è sostituibile.
Che i kilometri non fanno le distanze, le persone fanno le distanze.
E che devo ricordare che dovunque io vada, da qualche parte, nel mondo, c’è qualcuno che tiene a me.
Qualcuno ha fatto questo per me, senza chiedere niente in cambio.
Non era tenuto a farlo, e l’ha fatto.
E da quel giorno io spero sempre di riuscire a restituire all’universo almeno un quarto di quello che ho avuto io.
È per questo che non voglio smettere mai di gridare, combattere e ribellarmi.
Non voglio più avere paura e voglio che nessun* più ne abbia.
Per cui, ovunque voi siate, in qualsiasi situazione siate,
non cercate gli eroi, di quelli non ne arriveranno,
ma guardatevi attorno,
siete circondati da piccoli uomini, uomini normali,
come voi, come me, come tutti.
Stringetevi, stringetevi, alzate la testa e resistete.
E ricordatevi delle cose belle.
I miei momenti più felici degli ultimi anni sono stati praticamente tutti nelle periferie,
in prati di periferia, appartamenti di periferia, squat di periferia.
Sapete perché?
Perchè niente rende felici come il sapore di polvere, amore e libertà. (e gelato al cioccolato).

2 pensieri su “Fortune.

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