Love.

happinessAvevamo qualcosa in comune, io e lui,
quella diffidenza scostante nei confronti della gente,
tutta la gente, senza distinzioni.
Avevamo gli occhi belli e tristi di chi ne ha viste troppe.
Raramente parlavamo, ma quando lo facevamo era sempre qualcosa di speciale.
Avevamo imparato a leggere le parole nella mimica delle persone,
perché nonostante tutto, avevamo una gran voglia di comunicare.
Eravamo disillusi e cinici, e ci andavamo bene così,
ma in quella piccola casa di periferia, col giardino sezionato per far più soldi,
andavamo accumulando sogni segreti di cui gli altri non ci avrebbero detti capaci.
Abbiamo amato entrambi gli stessi occhi, che esprimevano gioia di esistere e speranza,
ma più di ogni altro paio di occhi, abbiamo amato i nostri.
Sembravamo diversi a chi guardava,
eppure eravamo davvero molto simili,
la sua era una condizione clinica con un nome (e mi sono sempre chiesta se avesse anche un cognome), la mia, semplice insofferenza per il genere umano.
La nostra casa era piena di silenzi, e della musica punk che io facevo suonare a tutto volume.
Per la prima volta in vita nostra non ci trovavamo fuori posto,
ci andavamo bene esattamente così come eravamo.
E nonostante la fatica, le bollette da pagare e i soldi che non bastavano mai, la casa che si incasinava, eravamo felici.
Se dicessi che era sempe facile sarei una bugiarda patentata, certe mattine ci odiavamo a morte,
ma la sera, quando esisteva solo il sonno,
quel corpo accanto al mio emanava un calore familiare.
Era quando ci addormentavamo nel letto disfatto, con i vestiti per terra, in posizioni caotiche
che ci riconoscevo,
i nostri passati da punk di periferia diventavano visibili in tutte quelle piccole abitudini che ci rendevano sostianzalmente inadatti alla vita di famiglia.
Le piccole bugie borghesi, quelle che rivestono le case di quadretti ikea con scritto “home sweet home”, le cucine immacolate, non ci appartenevano,
tutte quelle cose a noi, nessuno le aveva mai insegnate.
Ci arrabattavamo a costruire una vita che non conoscevamo, imitata come meglio potevamo nella nostra ignoranza.
Eravamo perfetti?
Assolutamente no.
Eravamo felici?
Assolutamente si.

Image by: Chiara Bautista

4 pensieri su “Love.

  1. Penso che ognuno di noi, se si guarda con onestà dentro, nel più profondo dell’essere, può sentirsi a suo agio in questo breve testo.
    Forse poiché alla prossima frontiera dei sessanta, ho passato un momento speciale dopo il ’68… forse perché quand’ero giovane e piena di energie, anch’io ho trasgredito contro le regole dettate dai perbenisti, da chi, poi, le regole non le seguiva.
    Mi hai fatto rivivere un’attimo della mia libertà da ribelle… grazie… è un regalo speciale e proprio oggi ne avevo bisogno.
    :-)c

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