Ladri.

 

La felicita’ e’ una rapina permanente. (Leo Ferrè)

 

 

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La distanza si riaccorcia nella mia testa, non e’ piu’ un’insormontabile strada senza fine.

E la tua voce non suona piu’ arrabbiata, nella mia testa, ma e’ la voce gentile che conosco da sempre.

Mi sembra quasi di sentirti, abbracciarmi e poi dirmi “scema, ma che vai a pensare?”

me lo hai detto cosi’ tante volte.

Circa tutte le volte che mi spaventavo e non riuscivo piu’ a credere al tuo affetto.

E allora con pazienza me lo rispiegavi, tutto da capo, di nuovo.

E si, e no, e forse.

Eri gentile e sorridevi, che sai che di tanto in tanto le paure mi mordono il cervello.

Nonostante questo gli anni si fanno sentire, annacquano lentamente tutto, ma io so che e’ normale, non che mi piaccia, ma capisco il perche’.

Ma paura no, non ne ho piu’.

Ripenso a te, stringermi forte sulla soglia della camera, sistemandomi con pignoleria il cappuccio del tuo giacchetto perche’ fuori Roma sta annegando nella pioggia e io devo andare via.

A te che ridi e mi fai ridere quel primo maggio di tanti anni fa.

A te che mi fissi con sorpresa e amore in quel cortile della Bolognina, che m’avevi riconosciuta nella folla, e io che non riesco a fare altro che essere stronza, perche’ avevo troppa paura a dirti che mi eri mancato.

A quegli abbracci che tolgono il fiato.

A quel lunghissimo momento di silenzio che ci siamo scambiati, incontrandoci per caso, dopo cosi’ tanto tempo, in quel posto dove i casi non sono mai casi, e per un attimo l’universo s’e’ fermato, e il tempo scorreva solo nei nostri occhi, che avevano troppe cose da dirsi e troppo poco tempo.

E’ sempre stato cosi’ tra noi, troppe cose e troppo poco tempo.

L’abbiamo sottratto, rubato qui e la’ alle nostre vite, per fare spazio a questa condivisione.

Lo rubavamo alle mie partenze, sempre troppo vicine, con colazioni che non finivano mai, ai tuoi esami, con buonanotti che duravano ore.

Mi ricordo quell’inverno a Torino, in cui con astuzia sottraevamo pochi istanti alle albe e alle notti, solo per ricordarci che ci volevamo bene.

La distanza non ci ha mai spaventato, e il tempo e’ diventato una merce preziosa, che estorciamo alle nostre piccole vite di persone serie.

E poi sono venuti altri amori, altri interessi, altri progetti…e a me sale l’angoscia che forse, questa e’ la volta che i minuti rubati non basteranno, che tutto morira’ cosi’, e diverremo solo sottrazioni negli affetti dell’altro.

Ma tu schernisci le mie paranoie, e con pazienza mi spieghi che annacquare si, puo’ darsi, ma uccidere no…questo affetto non si puo’ piu’ uccidere, perche’ altrimenti sarebbe morto molto tempo fa, strangolato dalla distanza, e i minuti non sarebbero bastati mai.

Sorrido alle circostanze favorevoli della vita e ti propongo il piano: facciamo una rapina!

Una roba vecchio stile, in cui rubiamo alla vita una giornata intera, forse persino un paio.

Mi sorridi e rispondi solo si.

E nella mia testa gli ingranaggi di ladra stanno gia’ lavorando al colpo.

E penso che qualcosa di buono dobbiamo averla fatta, se alla fine, la merce piu’ preziosa della nostra esistenza e’ il tempo, e siamo disposti a sottrarlo a piene mani alle nostre casse, persino dopo cosi’ tanti anni e cosi’ tanta distanza.

 

Image: Commission: warm arms by dziwnym

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